Nel tranquillo dopopranzo di sabato, avendo mezz’ora di relax, ho deciso di guardare la TV. Mi è capitato che fosse sintonizzata su History Channel, canale che del resto non mi dispiace affatto. Era appena iniziato un documentario che credo s’intitolasse più o meno “L’eredità fascista” e che purtroppo non ho potuto finire di vedere. Che c’è di particolare? Nulla che le nostre emittenti non ci abbiano fatto già vedere: attentati, bombe, rappresaglie, forche, cadaveri, teste mozzate, corpi di innocenti, sorrisi e giubilo dei temporanei vincitori. Di particolare c’è che quelle immagini sbiadite, in bianco e nero, erano immagini di italiani, con gli italiani spavaldi e “celoduristi” (perdonatemi). Si parlava di Etiopia, del fallito attentato al vicerè Rodolfo Graziani, cui subito dopo seguì una feroce carneficina che coinvolse tutta la popolazione in tutta la Regione. Si parlava di processi e di prove, di scuse e insabbiamenti. Si parlava di Jugoslavia, delle deportazioni, dei campi italiani come quello di Rab, dove morirono migliaia di bambini e di anziani, delle esecuzioni sommarie, dell’ “italianizzazione”, pratica ripresa dalla storia dell’antico impero romano e consistente nella cancellazione culturale dei vinti, fino al cambiamento dei cognomi, delle strade, dei titoli dei giornali, della lingua.
Se ci si vuole fare un giro su internet le informazioni, con la dovuta cautela, si trovano. Se si ha Sky, con un minimo di fortuna, si può beccare il momento giusto, ma io oggi alzo il calice alla cultura italiana, ai ministri, agli insegnanti, ai filosofi, ai filologi, ai politici, agli educatori, ai pacifisti, ai progressisti, agli “occidentalisti”, al giorno della memoria: la memoria dei peccati altrui, perchè noi siamo troppo buoni per scusarci, ricordare e tramandare.




