Spazzatura riversa per metri e metri quadrati di strada, cassonetti dei rifiuti date alle fiamme, topi e insetti a rincorrersi, liquami sui marciapiedi, olezzi vomitevoli nelle periferie sì come in centro, bidoni ricolmi davanti alle decine di chiese chiuse delle trecento nel centro storico, discariche in mano alla criminalità, scioperi selvaggi (ormai anche i termini han rubato e deturpato…) di operatori ecologici e lor dirigenti, assunzioni nel settore enormemente pilotate, alcun concorso, tutta cooptazione (per la scelta del personale dragaggio dei canali familistici o prelievi a strascico nelle pozze del fango partitocratrico), la regola non è data, non è costume ma giornaliero arrabattamento, abusivismo agricolo, industriale, nei servizi, commissioni e commissari d’emergenza a ciclo continuo, patti bi-tri-multilaterali come crisalidi cave e pulite, neppure più lessico o financo retorica, interviste e commenti a ripetersi uguali ogni lustro, l’urgenza come norma, colonne infami, gente qui si flagella, v’è Caravaggio, falde e fiumi inquinati, mari morti, campagne acide, aria nera, treni in viaggio verso nord a disperdere altrove immonda roba, qui non può esser smaltita, né esserne diversificata la raccolta, né dalla stessa prodotta energia, né concime, né ricchezza, in compenso vi giungono vagoni carichi di pericolose scorie, difficilmente eliminabili e ammorbanti i terreni per dozzine e dozzine d’anni, veleno verde.
Morti quanti morti ammazzati per le vie, con puntualità fredda più che la morte, donne che si strappano i capelli, donne grasse, donne tutte con lo stesso volto, gonfio dalla bile o smunto da secoli di nervi, donne tutte uguali, siano poco più che bambine o femmine di vita, assenza di piani urbanistici, trasporti pubblici inesistenti, mille passaggi a livello, alcun parco, affatto giardini, secca persino la gramigna, tutto cemento, tutta calce che brucia, il giallo ocra, il grigio carcerario, si è in prigione anche quando a casa, le forze dell’ordine per paura per terrore vanno a due a due nelle piazze che dovevan essere agorà, eppoi han dato loro auto troppo grandi per entrar nei vicoletti, i clan in faida, i bimbi ad imitare i balordi, la scarpa di marca iridescente d’obbligo, il far west e la giustizia di Hammurabi, i vendicatori mascherati sono qui col passamontagna, letterale stato di guerra e si parla di eserciti, rapine per gioco, scoppiano i neuroni a veder gli amici che si perdono per sempre, la droga illegale e vietata che sale, sale, sale, sale, sale nelle vene, e nel prezzo, e per procurarsi la dose nuove rapine, sciocche, assurde, di minuzie, bisogna rubare ai genitori ormai accasciati, rubare nella giacca del padre, nel seno della madre, i figli si consumano e svaporano come il sego delle candele, aggrediscono la zia sola, le vecchiette amiche, entrando di soppiatto nelle cucine, facendole morir di crepacuore, per cinquanta euro o poco meno.
Cantanti disperati e canzoni disperanti, portici neri, colorati solo di spray, caverne oscure che schiantano, ove si passan prima i meriggi da bambini, poi sempre più anche le sere, le notti, le mattine in cui la scuola si salta, si fa di buon grado saltare, e si gioca alla figurina, alla canna, alla siringa, le società del vino e delle carte, il pallone e i pallonari come tutto e subito e sogno di riuscita, l’umidità di ghiaccio ne’ vicoli che spenge il sole paonazzo, i panni a sciorinare da mane a sera, le voragini che strapiombano, le case che cadono, crollano di botto, i botti che uccidono, è sempre festa, la festa del martirio che s’eterna, catrami secchi e pece sulle pietre, le spade tagliano e santificano, le università bizantine, orientali, ma tanto non c’arrivi, ti fermi molto prima, lavori con altro, vai a brigar in altro, contrabbandi l’esistenza, insegnanti che non sanno ormai cos’ancora dire, analfabetismo che scava e svuota e mastica, scolarizzazione è deserto, maestri che vedono i fanciulli farsi uomini a dieci anni, corrieri del nulla, emuli delle fotocopie, adolescenti che s’accoppiano come cavallette, quando le ragazzine, tirate a lucido, s’avvinghiano per solitudine a violenti, poveri cristi, scappano dai miasmi di casa per condannarsi a intere vite di oppressione, come scipparsi da sole, e conoscere amore incubando gelosia e morbo, e il male di vivere che ti rode dentro.
Centinaia di migliaia di persone sulle pendici del vulcano, ora dorme, si sa che si sveglierà, forse subito, forse fra cent’anni, per mandarle via furono loro offerti tempo fa più di duecento milioni di lire, taluni han preso i soldi e lì pure son rimasti, doppia beffa, il pizzo nei negozi, la malasanità che qui nasce e qui è regina, l’imbroglio come certezza, il presepio teatro dell’assurdo, tutti attori, e oppressione borbonica con palazzi chiusi svenduti sventrati, traffico che non si può dire, per le strade e nelle teste, metrò che porta disperati in giro come ischerzo, biciclette mai viste, i santi pullulano e li lascian pullulare, le reliquie s’adorano e s’odorano, povere nonnine condannate a baciare superstizione, sangue di san Gennaro che continua ad esser sbandierato e non studiato, non un fiore, un giglio od un giacinto, che addenti e strappi la tradizione, si procede in processione seicentesca, quartieri spagnoli, e ancora e sempre nelle piccole vite s’imbastiscono auto da fé e sacre recite di espiazione, peccati mai commessi, peccati che non fanno dormire, qualunquismo e demagogia, politici a ballar sulle teste delle genti, da decenni sempre gli stessi, gerarchie di vecchi, decrepiti gerontocrati, democratici “cristiani” che non sentono stridore dei denti, populisti missini sempre piegatisi come giunchi e mai spezzati, sinistri comunistoidi falliti e senza più senso e sensi, decine e decine di Ministri e pre-potenti, un Presidente al Quirinale: l’Italia è la Campania: vedi Napoli e già muori.





Lunedì, 30 Aprile , 2007 alle 4:33 PM
La nostra Napoli, la nostra Italia, vista da fuori:
Perché i nostri lettori comprendano, è bene che diciamo loro qualche parola sul modo com’è fatto a Napoli il servizio delle pompe funebri.
Una vecchia tradizione vuole che i morti siano seppelliti nelle chiese, il che è malsano, dà l’aria cattiva, la peste, il colera; ma non importa, è l’abitudine, e di fronte a questa parola s’inchina, da un capo all’altro, tutta l’Italia.
I nobili hanno cappelle gentilizie, ricche di marmi e d’oro, adorne di quadri del Domenichino, di Andrea del Sarto e del Ribera.
Il popolo è gettato alla rinfusa, uomini e donne, vecchi e bambini, nella fossa comune, in mezzo alla grande navata della chiesa.
I poveri sono trasportati da due beccamorti, in una carretta, al Camposanto.
E’ la più penosa sventura, l’ultimo avvilimento, la più crudele punizione che si possa infliggere a quei disgraziati che hanno sfidato la miseria per tutta la loro vita, e che cominciano a sentirne il peso subito dopo la morte. Così ognuno, da vivo, prende le sue precauzioni per sfuggire ai beccamorti, alla carretta e al camposanto. Di qui le associazioni fra cittadini per le pompe funebri: le assicurazioni mutue, non sulla vita, ma sulla morte.
Ecco le formalità generiche di ammissione in uno dei cinquanta clubs mortuari della gaia città di Napoli. Uno dei membri dell’associazione presenta il neofita, che è eletto confratello con votazione a scrutinio segreto; a partire da quel momento, ogni volta che vuole ottemperare a qualche dovere religioso, va alla chiesa della sua confraternita; è la sua parrocchia adottiva, che deve, merce’ un mite contributo mensile, comunicarlo, cresimarlo, sposarlo, dargli l’estrema unzione durante la vita, e infine seppellirlo dopo la morte. Il tutto gratis e magnificamente.
Se, al contrario, si è negletta questa formalità, non solo si è obbligati a pagar caro tutte le cerimonie che si compiono in vita, ma inoltre i parenti sono forzati a spendere somme favolose per raggiungere quella magnificenza di funerali che è il grande orgoglio dei Napoletano, a quale classe appartenga e quale che sia stato il grado delle sue pratiche religiose.
Ma se il defunto faceva parte di qualche confraternita, la cosa è ben diversa; i parenti non hanno altro da fare altro che piangere, più o meno, il morto; tutte le noie, tutte le spese, tutte le magnificenze spettano ai confratelli. Il defunto è trasportato pomposamente in chiesa. Lo si interra in una fossa particolare, su cui s’iscrive il suo nome e le date di nascita e di morte; più due righe sulle virtù, a libito dei congiunti.
Infine, per un anno intero, si celebra ogni giorno una messa per il riposo dell’anima sua. E non è tutto: il 2 novembre, giorno dei morti, le catacombe di ogni confraternita sono aperte al pubblico, il pronao è addobbato con velluti neri; fiori e profumi imbalsamano l’atmosfera, e le nicchie mortuarie sono illuminate come il teatro San Carlo nelle serate di grande gala. Quindi si esumano gli scheletri dei confratelli morti durante l’anno, si rivestono dei loro abiti più belli, si collocano religiosamente nelle nicchie preparate a tale scopo torno torno alla sala; poi i defunti ricevono le visite dei parenti che, fieri di loro, conducono amici e conoscenti, per mostrare con quanta dignità sono trattati, dopo la morte, i membri della famiglia. Dopo di che vengono definitivamente sepolti in un giardino d’aranci che si chiama terrasanta.
Tutte le congreghe funebri hanno rendite, diritti, privilegi assai rispettati, e sono governate da un priore eletto ogni anno dai confratelli. Vi sono confraternite per tutti gli ordini e tutte le classi: per i nobili e per i magistrati, per i negozianti e per gli operai.
Una sola, l’arciconfraternita dei Pellegrini, che è una delle più antiche, ammette tanto i nobili quanto i plebei con una uguaglianza che fa onore al modo come ha conservato lo spirito della Chiesa primitiva. Qui nessun privilegio. Tutti siedono sugli stessi sgabelli, tutti sono ricoperti dello stesso costume, tutti obbediscono alle stesse leggi; e lo spirito repubblicano dell’istituzione è spinto a tal punto, che il priore è scelto un anno fra i nobili e un anno fra i popolani, e che, da quando l’arciconfraternita esiste, tale ordine non è stato invertito neanche una sola volta.
(Alexandre Dumas padre, Il servizio delle pompe funebri a Napoli, 1835)
Lunedì, 7 Maggio , 2007 alle 3:24 PM
Iervolino a Khatami “Camorra marginale Napoli è ordinata” – Ottavio Lucarelli, La Repubblica – ed. Napoli 07.05.07
Giovedì, 17 Maggio , 2007 alle 12:08 PM
L’”affaire Campania”, sprechi e consulenze d’oro. Spesi due miliardi ma i rifiuti sono ancora in strada – Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, Corriere della Sera – 17 Maggio 2007
Sabato, 30 Giugno , 2007 alle 11:27 AM
Dicevamo di sempre più stupefacente Repubblica delle banane…
Sabato, 30 Giugno , 2007 alle 12:59 PM
Perché i rifiuti a Napoli non sono un’emergenza – Giuseppe D’Avanzo, La Repubblica 29.06.07
Mercoledì, 11 Luglio , 2007 alle 3:48 PM
Iervolino: le scuse degli Usa a Napoli – Biagio Coscia, Corriere della Sera 11.07.07
Nemmeno il pudore del silenzio… D’altronde quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito…
Martedì, 8 Gennaio , 2008 alle 5:28 PM
Dopo aver ricoperto per due mandati la carica di Sindaco della città di Napoli, nell’aprile 2000 Antonio Bassolino è eletto Presidente della Regione campana.
Pochi giorni prima del successo, vergava sull’Unità uno tra gli statement più rivoluzionari dell’universo mondo…
Fatevi due risate…
Giovedì, 10 Gennaio , 2008 alle 8:17 AM
[...] Solo un regime non democratico può permettersi (e provoca) la riedizione a ciclo continuo di drammi e violenze sociali, economiche, culturali. Solo un regime non democratico può permettersi classi [...]
Mercoledì, 21 Maggio , 2008 alle 2:19 PM
[...] Ribadivo la mia convinzione che il più delle volte la e le qualità di un soggetto politico siano già tutte, se non completamente sussunte, quanto meno decifrabili, già leggibili, prefigurabili alla luce della sua propria maniera di esprimersi. Credo sia osservazione tanto più verificabile e corroborata nel contesto italiano, ove financo non son più “lucciole giù per la vallea”. Paese che non vive dibattito, ma solo prevaricazione, non conosce confronto, bensì soltanto forza “bruta”. La Penisola che fu la casa di Cesare Beccaria ed Alessandro e Pietro Verri è ora terreno di cultura dei peggiori integralismi e massimalismi dell’età nostra: nella sfera religiosa come in quella economica, nello studio del diritto così pure nella ricerca storica. Altro che l’ambizione di “trasumanar e organizzar“: gente qui si crepa. [...]
Giovedì, 1 Gennaio , 2009 alle 8:48 PM
Giornalismo impegnato.
Giovedì, 5 Marzo , 2009 alle 2:17 AM
“Ma lei dove vive? In Italia oppure vive nel paradiso terrestre?”
Per caso dove si fanno rispettare le leggi è il paradiso terrestre?
Complimenti a Pierpaolo Marino!
Venerdì, 6 Marzo , 2009 alle 4:35 PM
L’occasione (non) fa l’uomo ladro!
Giovedì, 16 Aprile , 2009 alle 1:28 AM
«In effetti», ci dice al telefono da Parigi, dove lavora, il professor Luca Scarantino, che s’è occupato della segreteria del simposio, «già un paio d’anni fa alcuni colleghi che venivano a un incontro a Napoli furono borseggiati a Roma. Dunque è vero che queste cose non succedono soltanto a Napoli ».
E’ proprio vero che: “E Napoli è la piaga del Mezzogiorno, come Roma è la piaga di tutta l’Italia.”