“Il tradimento dei chierici”

La campagna elettorale da poco conclusa ha visto la Conferenza episcopale italiana - in quanto tale: e cioé in quanto organo tutto religioso - rivendicare il proprio compito di indirizzo politico per i cristiani cattolici (ma non solo) in una miriade di temi.

Sarei tentato di dire che il consesso guidato da monsignor Betori ha quasi discettato sull’infinito mondo, se non avessi tema che la parola “infinito” sia ancor oggi considerata demoniaca…

La Cei ha prestabilito che i candidati e gli elettori “credenti” dovessero - e debbano - comportarsi conformemente ai propri dettati in politica, annientando ogni minimo spazio di libertà di coscienza, spengendo ogni dubbio, violentando ogni diversità.

La perversione della propria missione costitutiva (la cura delle anime?) ha raggiunto una vetta evidentemente sublime, allorché il Consiglio dei vescovi si è ritenuto in dovere di dettare persino la giusta strada da seguire per una riforma della legge elettorale del nostro Paese.

Di fronte a cotanto esercizio di profanazione delle menti, il magnifico direttore del Corriere della Sera, intervistato dall’Osservatore romano, riesce a prodursi in una ispiratissima e sperticata lode della “sobrietà” dimostrata dalla “Chiesa”…

La Chiesa ha tenuto un atteggiamento molto responsabile: davvero nessuno può dire che la Chiesa abbia appoggiato un contendente a vantaggio dell’altro, anche in presenza di liste come quella di Giuliano Ferrara che poteva indurre i cattolici a esporsi oppure in casi come le elezioni di Roma, con la presenza di un candidato come Francesco Rutelli che nella scena politica è uno dei più sensibili ai temi della Chiesa. La Chiesa ha fatto tutto quello che noi laici le chiediamo sempre di fare, si è mantenuta in un atteggiamento di assoluta sobrietà, ha continuato a difendere i propri temi ma non in modi che avrebbero potuto alludere all’appoggio a una o a un’altra lista. Considero questo il contributo più grande che la Chiesa possa dare a una evoluzione positiva della vita politica italiana. E chiaramente nei diritti e nei doveri della Chiesa battersi per la difesa dei valori in cui crede, per cui si tratta di neutralità ma non di disinteresse. È una neutralità «esibita», è un dato molto positivo. È il frutto di un autocontrollo voluto e condiviso: non ricordo nessuno che in questa campagna elettorale sia uscito dalle righe, a dimostrazione della volontà di non ridurre un’alta missione a una presa di posizione contingente a favore di un partito o di un singolo candidato. Una dimostrazione di grande civiltà.

Non resta che consigliare a Paolo Mieli (il sedicente laico, il sedicente liberale) la lettura della Trahison des clercs di Julien Benda

Pubblicato in Religion.

6 Risposte a ““Il tradimento dei chierici””

  1. ermes Dice:

    Intervento (che non condivido completamente) di Sandro Magister su tema affine.

  2. ermes Dice:

    Come segnare un rigore a porta vuota…

  3. Anch'io oggi sono un libertino Dice:

    Quando si dice che l’Imperatore è circondato da mandarini

  4. Iperione Dice:

    Del resto… Abeona aveva già detto

  5. Tina Pas Dice:

    “L’omelia cardinalizia esorta alla politica come servizio per costruire giustizia, pace, fraternità. I politici sappiano garantire ordine e sicurezza, rimarca. Poi affiora un monito preciso. Non si scordino i «principi non negoziabili». È un richiamo rigoroso. Bertone cita il documento della Congregazione per la Dottrina della fede, firmato dal cardinale Ratzinger e passato alle cronache come il “Manuale per i politici cattolici”. Dove è scritto che in tema di vita, aborto, famiglia e scuola - valori non negoziabili - non c’è autonomia di coscienza per il parlamentare cristiano.”

  6. Etta Asp Dice:

    Passare alla cassa

Lascia una Risposta