Cioè a dire, l’orgoglio del Paese… Il tema del rispetto dei diritti umani come sanciti in innumerevoli documenti internazionali e, sia detto en passant, anche dalla nostra Costituzione? Semplicemente non pervenuto.
Andreotti, Dini, Latorre, Pisanu. Tutti nel deserto da Gheddafi
Tripoli, festa e onorificenze. Tra i premiati Sgarbi e Valentino Parlato
Cerimonia per onorare gli «amici italiani». «Finalmente le scuse per tanti soprusi»Corriere della Sera, 08.10.08, articolo dell’inviato Francesco Battistini
TRIPOLI — «Lunga vita al nostro leader», e l’occhio di Lamberto Dini già si appanna. «Gheddafi è come il Nilo che sale al mare» e Beppe Pisanu ha un sussulto. «Tutto il mondo guarda a lui», e anche Vittorio Sgarbi si appanna un po’. Tre ore di cerimonia. Con la prima fila delle autorità italiane che si muove, si scuote, si danna. Un uomo solo ascolta tutto in cuffia. Non gira uno sguardo. Non perde un nome. Giulio Andreotti. Quando viene chiamato sul palco del Palazzo dei Congressi, è rapido come un laureando: cinque scalini saliti in scioltezza, altri tre, l’abbraccio, un diploma e giù per la gobba cala una fascia verde. La medaglia di benemerito della Jamahiriya. Nell’eternità dei deserti, lui che ha passato la sua eternità a lavare la faccia sporca del Colonnello, anche quando gli americani lo chiamavano il cane pazzo, lui, la volpe, a garantire: bella soddisfazione! «Non guardiamo al passato, quel che conta adesso è il futuro», dice il quasi novantenne.
Tripoli bel suol d’onori. Il Giorno dell’Odio antitaliano è ora il Giorno della Lealtà, nel personalissimo calendario gheddafiano, e c’è un aereo intero a presentarsi cappello in mano su quella che fu la nostra Tripolitania e oggi è trippa per tutti. L’accordo di Berlusconi del 30 agosto, quello che chiude 40 anni di controversie, apre un bel po’ d’affari. E allora è meglio una bella pietra su tante liti. L’elenco dei premiati è lungo e trasversale, in cima la triade degli ex Dc che la Libia considera più amici: «Gheddafi è l’unico leader democristiano del mondo arabo — dice Sgarbi —, per questo si intendono alla perfezione». E aggiunge: «Colonnello, lei è come Berlusconi e Bossi, proprio come loro ». Gheddafi ride, gli altri un po’ meno. Non manca — quasi — nessuno di mezzo secolo di amicizie: i politici venuti fin qui, da Guido Folloni al critico d’arte oggi sindaco di Salemi (che dieci anni fa violò con Niki Grauso e due Cessna l’embargo aereo), ma anche gli assenti Massimo D’Alema (a rappresentarlo Nicola Latorre) e Romano Prodi, l’ex direttore del manifesto Valentino Parlato (che visse in Libia fino ai vent’anni e finché non fu cacciato dagli inglesi, «pericoloso comunista»), Angelo Del Boca… Una fascia verde per ciascuno, con una costante di tutte le motivazioni: «È stata una grande vittoria per il popolo libico, finalmente l’Italia ha chiesto scusa di tanti martirii e soprusi».
Scuse. I gheddafiani le esigono ad ogni frase. Più sfumati i nostri, che preferiscono ricordare l’importanza del momento. «Il senso di questa giornata è la distensione — dice Andreotti —, la politica estera non si fa con un partito e con un leader. Si fa con un intero popolo». E come una volta diceva che «la pace è meglio farla con i vicini di casa», ora ritiene che «è meglio andare d’accordo con chi ci è vicino, non con chi ci è lontano». L’incontro con Gheddafi è a sera, nell’attesa del deserto: Andreotti, Dini, Pisanu, di verde fasciati, sul divano, Sgarbi accovacciato alla bell’e meglio sul bracciolo. «La vedo bene in salute!», si illumina il Colonnello di fronte al divo Giulio. «Grazie, anch’io ho un ricordo positivo di lei», la risposta.
La missione è chiara: caro Gheddafi, saremmo lieti di averla ospite in Italia. Una visita che era in programma, ai tempi di Sarkozy, e saltò proprio per questa faccenda delle scuse… L’aggancio è fatto, il Colonnello ci sta. E a rovinare le cose non basta la trovata finale di Sgarbi, che illustra a Gheddafi le meraviglie di un’intesa con la siciliana Salemi e propone di rispondere a Bossi annettendo la Trinacria alla Libia intera. Le scuse ormai sono fatte. Adesso, avanti con gli affari. Si comincia dai gadget: quando la delegazione sbarca a Roma, ed è notte, ci sono chili di pesce fresco e quintalate di datteri per tutti. Gentile omaggio del nuovo amico.






Venerdì, 23 Gennaio , 2009 alle 12:43 PM
Vox clamans in deserto
Venerdì, 23 Gennaio , 2009 alle 12:51 PM
R/esistenza radicale
Venerdì, 30 Gennaio , 2009 alle 6:08 PM
Una Gheddafi tax per l’Eni – Maria Cecilia Guerra, Lavoce.info, 27.01.09
Martedì, 3 Marzo , 2009 alle 8:11 PM
Come il cacio sui maccheroni:
“Il Colonnello, in serata, riceve il Cavaliere nella sua tenda nel deserto della Sirte. Berlusconi lo invita a partecipare al vertice del G8 alla Maddalena e motteggia: «Siamo felici di averti in Italia, con l`ambasciatore siamo andati a cercare il posto migliore per posizionare la tua tenda». Nel giorno in cui il Congresso generale del popolo libico dà il via libera definitivo al Trattato di amicizia e cooperazione con Roma, i due si giurano amicizia «eterna» (e canali di investimento «privilegiati» per le aziende italiane). Berlusconi si scusa per il passato colonialista italiano e la «prevaricazione» sul popolo libico: «Vi chiedo perdono». Gheddafi accetta le scuse”.
Mercoledì, 4 Marzo , 2009 alle 6:20 PM
Come dire nel democristianese più puro: date al Divo (Giulio) Cesare quel che è del Divo (Giulio) Cesare…
Sabato, 13 Giugno , 2009 alle 9:54 PM
Così il “cane pazzo” ha portato il terrore in tutto il mondo – Giulio Meotti, Il Foglio, 12.06.09
Sabato, 13 Giugno , 2009 alle 9:59 PM
Due statisti senza pari (almeno in miopia…)
Domenica, 14 Giugno , 2009 alle 12:56 PM
Utilizzando lenti diverse…
Martedì, 21 Luglio , 2009 alle 9:17 AM
Merlo che (le) canta…
Mercoledì, 19 Agosto , 2009 alle 10:07 AM
Civiltà e barbarie.
Lunedì, 31 Agosto , 2009 alle 9:19 AM
Con il Premier sono già d’accordo: quando arrivano li prende lui…
Lunedì, 7 Settembre , 2009 alle 5:20 PM
E dopo il Colonnello….anche il Divo!
Lunedì, 7 Settembre , 2009 alle 6:13 PM
Ma torniamo ai pataccari di cui sopra…
Mercoledì, 11 Novembre , 2009 alle 2:30 AM
“…dopo vent’anni di quel suo modo d’essere ministro degli esteri non è rimasto neanche un nome, ma un semplice articolo indeterminativo“.