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Sunday, 24 September , 2006 / Iperione

Caso Welby: Ma siamo sicuri che Ahmadinejad non sia italiano? Analisi in 8 punti


Il Giornale, 24 Settembre 2006, articolo di Luca Doninelli, apprezzato scrittore, sul caso Welby.
La mia analisi:

“…non so nemmeno quali pensieri mi passerebbero per la testa se mi trovassi in una situazione analoga alla sua. Forse anche a me verrebbe voglia di dire: facciamola finita, per favore. Quello che so, però, è che avrei intorno amici diversi dai suoi.”

Ma che ne sa il sig. Doninelli degli amici di Welby? E della moglie? Forse la moglie di Welby vuole segretamente veder morto suo marito…

“Nemmeno loro mi obbligherebbero a tenermi tenacemente attaccato a una vita che, forse, nemmeno a me sembrerebbe più tale. Sono certo, tuttavia, che mi direbbero parole diverse, ricordandomi con discrezione che cos’è questa vita che amiamo, cosa la rende tanto bella e amabile.”

Certo, sig. Doninelli, li vedo già gli amici di Piergiorgio Welby, in fila e tutti giù a dirgli che vivere fa schifo, che è meglio farla finita, che sì, ha ragione se vuole proprio smettere di vivere…

“Prima, tuttavia, bisogna dire quello che non va in questa storia.”

Ohibò, qui le cose si fanno serie, mi par già di vedere i minareti di Teheran…

“Innanzitutto, le storie sono due. Una riguarda il caso personale di Welby, l’altra la battaglia civile che dal caso Welby prende spunto. È lo stesso Piergiorgio Welby (che è,ricordiamo, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica) a presentare le due storie come se fossero una sola. Ma non è così. L’attenzione viene immediatamente spostata dalla realtà della sofferenza, una vicenda umana viene usata, proprio usata, ai fini di una propaganda ideologica.”

Peccato che il co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, non si sia svegliato ieri, usando il suo corpo come testimone della malattia e dei diritti e delle capacità dei malati. Peccato che in certi Paesi bisogna vederle le teste mozzate per poterci credere.

“Anche il modo di diramare il comunicato, con un video che lo mostra in tutto lo spettacolo (che non è, scusate tanto, la realtà) della sua sofferenza atroce e la voce sintetizzata al computer ha qualcosa di orribile, ma orribile soprattutto perché costruito, calcolato, misurato. C’è, dunque, una finzione il cui scopo è quello di riportare al centro del dibattito civile la questione dell’eutanasia.”

Certo, la finzione di chi, praticamente da una vita, vede il suo corpo progressivamente assopirsi, privo di controllo. La finzione di chi ha solo il proprio cervello, le proprie mani e il pc a tenerlo fra gli uomini. E ora nemmeno più questo. Bella finzione.

“Il cuore del contendere si fonda sul seguente dilemma: i padroni della nostra vita siamo noi, oppure la vita è un dono?”

Finalmente siamo alle porte di Teheran! Finalmente!

“una volta deciso che la vita è nostra proprietà, che la si può volere e disvolere, una volta deciso che non è un dono gratuito, che non è una porta aperta sul mistero, chi potrà fermare la marcia del più forte? Dove porremo il limite alla sperimentazione genetica? Chi potrà dire «fin qui si può, da qui in avanti non si può»?”

Queste erano domande a cui bisognava rispondere ai tempi dei Referendum… Ma ormai si capisce quale sia il cruccio dell’ editorialista: “Mica ritorniamo indietro?”. Ciò che è stato deciso per assenteismo non può mica essere cambiato per colpa di un solo furbetto di malato…

“Io non voglio essere obbligato ad accettare il principio che la vita mi appartiene. Lo dico non solo da cristiano, lo dico anche come narratore.”

Dovrebbe accadere lo stesso anche a chi non la pensa come l’editorialista Doninelli, in un Paese evoluto che si gloria della sua etichetta di democrazia.

“Vorrei ricordare che in Italia esistono cinquemila malati di distrofia laterale: cinquemila persone che, diversamente da Welby, vogliono continuare a vivere. I parenti e gli assistenti di queste persone devono spendere centinaia di euro al giorno per sostenere le cure dei loro cari malati. Lo Stato non si fa nessun carico di queste situazioni. Mi domando dunque se la voce di un solo Welby, per quanto forte, debba trovare ascolto mentre nessuno si preoccupa di quei cinquemila.”

Siamo al culmine… La bordata è partita. Povero quell’ accattone, ipocrita di un Welby! Ecco dov’era l’inghippo! E’ solo un egocentrico che pensa a sè stesso, dimenticando ben cinquemila persone che vogliono continuare a vivere. E allora, quale pietà? Vuoi morire? E suicidati, no? Che so, staccati un tubo, spegni il polmone artificiale, sospendi lo svuotamento artificiale dell’intestino, ma mi raccomando: NIENTE ROBA STRANA NELLE FLEBO!

“Ma Lei, Presidente Napolitano, che nella risposta a Welby ha mostrato tutto il suo equilibrio e la sua saggezza, non dimentichi l’appello muto, il grido ignorato di tutti quelli che, anziché morire, vogliono vivere.”

E’ la degna conclusione di un’invettiva anti-libertaria nella quale si confonde il privato con il pubblico, le proprie convinzioni con quelle rappresentate dallo Stato, il proprio credo con l’assoluta e unica verità praticabile. Alzi il dito chi si ricorda chi proponeva certe scempiaggini sulla cura di certe strane malattie che colpiscono un certo numero di persone. Ma quella è solo cultura della morte…

3 Comments

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  1. Adriano / Nov 6 2006 11:50 AM

    Sono d’accordo con Doninelli.

  2. Iperione / Nov 6 2006 10:38 PM

    Caro Adriano, ti ringrazio per aver lasciato il tuo commento, però mi/ci avrebbe fatto piacere capire più “approfonditamente” le nostre divergenze, del resto questo spazio l’abbiamo pensato così apposta…
    Spero vorrai farlo in futuro, e spero vorrai farlo sempre più spesso :). Ciao.

Trackbacks

  1. Istinti tribali « Abeona forum

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