Skip to content
Tuesday, 26 September , 2006 / Iperione

Caso Welby: Una gemma preziosa


Di seguito riporto un articolo di Filippo Facci, a mio avviso dice tutto con davvero pacate parole: è tratto dal Giornale di ieri 26 settembre.

Morirai con dolore

    “Non esiste argomento che più dell’eutanasia, a mio parere, divida le coscienze solo sulla base del vissuto personale. Non ho mai incontrato una sola persona al mondo, neanche una, che dopo una lacerante esperienza con una persona cara, ridotta agli sgoccioli di una malattia terminale o perlomeno di certe malattie terminali, non dicesse infine che sì, in certe condizioni di eutanasia si può discutere. Erano persone segnate per sempre, non persone che possono cambiare idea leggendo i giornali di questi giorni. Neanch’io, come loro, ho praticamente visto i giornali di questi giorni: io vidi lei, avevo 9 anni e non potrò dimenticare l’ultima volta che la vidi, il dolore che l’aveva resa pazza sino a non riconoscermi, la devastazione negli occhi fuori dalle orbite, le urla di chi non aveva altra consapevolezza se non che la morte si avvicinava con clinica certezza, e che nell’attesa, con calma, la stava gratuitamente torturando. Guardavo l’agonia dell’animale unita alla più terrificante delle umane coscienze, e neppure sapevo che questo Paese era, e resta, il più arretrato d’Occidente in termini di terapia del dolore. Poi, oggi, quando vedo certe opinioni declarate sull’eutanasia, slogan disinformati, princìpi recitati a freddo, soliti cretinismi bipolari di esponenti di destra o di sinistra che si consultano per sapere che opinione devono avere, ecco, il retrogusto che rimane non è descrivibile.”

Vito P.

6 Comments

Leave a Comment
  1. Andrea F. / Sep 30 2006 12:42 PM

    “…e a mano a mano che il corpo andava in sfacelo, lo spirito incomiciò a perdere la sua virtù, la sua stessa identità. L’eroismo la disertò, l’amore e la bontà si evaporarono. Negli ultimi mesi di vita ella non fu più la zia Mary che avevo amato e ammirato; fu un’altra persona, una creatura (e questo rappresentò il tocco finale e più raffinato dell’ironia) quasi indistinguibile dai peggiori e dai più deboli vecchi che un tempo aveva aiutato, rappresentando per essi una torre saldissima.
    Doveva essere umiliata e degradata; e quando la degradazione fu completa – lentamente e tra infinite sofferenze – mia zia fu lasciata morire nella solitudine.
    Nella solitudine. Perché, naturalmente, nessuno può essere d’aiuto, nessuno può mai essere presente. Le persone possono starti accanto mentre soffri e muori; ma ti stanno accanto in un altro mondo. Nel tuo mondo, sei assolutamente solo, con il tuo soffrire e con il tuo morire, così come sei solo nell’amore, solo anche nel piacere più completamente condiviso” (Aldous Huxley, L’isola)

  2. Fausto Intilla / Dec 22 2006 10:05 PM

    Il problema dell’eutanasia sta esattamente in questo:

    Per poter creare una legge costituzionale, che permetta o meno l’interruzione di determinate terapie fondamentali per il mantenimento in vita del soggetto in questione,in base ai parametri di “volontà-sofferenza” di quest’ultimo, occorre fondamentalmente stabilire alcune cose:

    1) Il soggetto che intende,per mezzo di terzi, interrompere il trattamento terapeutico,nel momento in cui ha dichiarato questa sua chiara intenzione, era nel pieno delle sue facoltà di intendere e di volere?

    2) Vi sono state delle persone che, potenzialmente, stando costantemente vicino al soggetto-paziente in questione, avrebbero potuto influenzare questa sua scelta?

    2.a) L’hanno fatto realmente?

    3) Qual’era il livello di sofferenza (fisico-psichico) in cui il soggetto si trovava al momento di questa sua decisione?

    3.a) Tale livello, sarebbe potuto diminuire,con una terapia psico-analitica ? (non dimentichiamoci che la psiche influenza il corpo, e viceversa).

    Risolvendo:

    1) Oggettivamente decidibile

    2) Oggettivamente decidibile

    2.a) Oggettivamente indecidibile

    3) Decidibile solo in base ai parametri soggettivi di pochi osservatori in stretto contatto con il soggetto-paziente;da un punto di vista oggettivo quindi: indecidibile.

    3.a) Decidibile solo in base ai parametri soggettivi di pochi osservatori in stretto contatto con il soggetto-paziente;da un punto di vista oggettivo quindi: indecidibile.

    Come possiamo notare quindi, da questa “analisi logica” del “problema”, a prevalere sono le questioni oggettivamente indecidibili [punti: 2.a) ; 3) ; 3.a) ], su quelle invece oggettivamente decidibili [ punti: 1) ; 2) ]. Non si dispone quindi di una sufficiente quantità di informazione inerente alla decidibilità del problema.

    Conclusione:

    La terapia di mantenimento in vita di un “malato terminale”,qualora questa possa essere eseguita senza alcun motivo di impedimento fisico (causato da fattori di qualsiasi tipo),non dovrebbe mai venire interrotta.

    Fausto Intilla
    (Inventore-divulgatore scientifico)
    http://www.oloscience.com

  3. ermes / Dec 23 2006 9:04 PM

    Caro Fausto, innanzitutto grazie dell’intervento, della fiducia che ci hai fatto e spero ripeterai, grazie per la pazienza che hai dimostrato nello scriverci, nel dialogare, interrogare, confrontarti. Abeonaforum vuol esser davvero un piccolo, minimo – ma speriamo non misero – tentativo di incontrarsi, scontrarsi e reincontrarsi, e il tuo contributo ci arricchisce di nuove voci e va salutato con il più grande affetto.

    Entrando nel merito del tuo argomentare, ritengo che vi possa ben pur essere una persona, anche una sola, una solissima, distante dalle tue idee, e che tale persona debba trovare, veder riconosciuto come legittimo, in un ordinamento giuridico democratico, tollerante, liberale, laico (laico appunto, né ateo, né confessionale) il suo diritto a gestire direttamente gli ultimi attimi della sua esistenza. Fintantoché la mia libertà non ferisca la libertà del mio fratello, del mio concittadino, del mio prossimo, non v’è libertà alcuna per lo Stato, la legge, l’ayatollah, il medico, il poliziotto, il filosofo, lo scienziato di obbligarmi a rinunciare al mio essere.

    Attenzione, caro Fausto, a non lasciarti irretire e imbrigliare nell’ansiosa e ansiogena catalogazione puramente e semplicemente formale del mondo. Inventore-divulgatore scientifico qual sei e vuoi essere, non cedere alla tentazione di divenire novello profeta, sacerdote del diritto, decisore per procura, attento a vivisezionar i problemi e non guardare i drammi.

    Di seguito, l’ennesima gemma preziosa di Filippo Facci, editorialista che sempre più dà voce ad aneliti di speranza per chi ancora incrocia in edicola, e sol di sfuggita perché appunto subito vi rifugge (che intollerante!), le parole “Il” e “Giornale” messe l’un dietro l’altra, a titolar rotocalchi di cristallina violenza.

    La risposta ai teorici del niente

    di Filippo Facci, Il Giornale, 22 dicembre 2006, pag. 1

    La risposta è questa: niente. Io rovescio la domanda, e chiedo a quei tanti che da settimane declamavano solo ciò che non andava fatto: dite, che cosa andava fatto? Mascherata da astratta difesa della vita, la loro implicita risposta resta questa: niente. Bisogna lasciare le cose come stanno. Bisogna lasciare che il caso Welby possa sembrare solo l’ultima baracconata dei Radicali, bisogna lasciar credere che Piergiorgio Welby fosse un depresso che chiedeva l’eutanasia: e non un uomo coraggioso che da anni aveva chiesto di poter evitare quella morte per soffocamento che nessun respiratore gli avrebbe infine evitato, un uomo che negli ultimi giorni di vita, invitato a resistere, rispose che non voleva più restare nel braccio della morte.

    Un uomo che ha cercato di percorrere una via di legalità formale, un uomo come i tanti che si sono immolati in un Paese incapace di non procedere a strappi, un uomo che mercoledì notte ha chiesto che gli fosse staccato il respiratore non certo sulla base dei tempi della politica o della magistratura e purtroppo dello sciopero dei giornalisti: ha scelto e basta, ha rifiutato l’elemosina di un distacco clandestino, e non esiste il rischio che diventi una bandiera come teme qualche onorevole: lo è già. Ma ciò non si vuole. E allora bisogna lasciar credere che il nostro Paese non abbia neppure bisogno di una normativa più chiara: e non sull’eutanasia, che nessuno o quasi realisticamente chiede, ma sul maledetto accanimento terapeutico o sulla possibilità di un testamento biologico, sul cosiddetto consenso informato, ciò che c’è in tutta Europa mentre da noi c’è questo: niente.

    È così chiara, la norma, che abbiamo delegato la vita o la morte di Welby alle carte bollate dei tribunali, oppure a medici secondo i quali per legge non si poteva intervenire mentre un altro medico ha pensato evidentemente di sì, sicché la spina l’ha staccata. È chiarissima, la norma.

    È per questo che anche il Consiglio Superiore di Sanità ha chiesto una nuova legge per distinguere tra accanimento e cura: perché è chiara. La verità, a latere del nostro prezioso dibattere, è che il fisiologico ritardo culturale della politica ha registrato un ulteriore distacco dalla realtà. Le opinioni sui giornali sono lampanti, ma mai abbastanza da illuminare il grigio di quella clandestinità italiana dove il decesso di centinaia di migliaia di persone è accompagnato da un intervento non dichiarato dei medici.

    È stata un’indagine del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano, e non di Pannella, ad aver appurato che il 3,6 per cento di essi ha praticato l’eutanasia e il 42 per cento la sospensione delle cure, tipo appunto staccare un respiratore. È una rivista autorevole come Lancet ad aver sostenuto che il 23 per cento dei decessi, in Italia, è stato preceduto da una decisione medica, e che il 79,4 per cento dei medici è disposto ad interrompere il sostentamento vitale. Ma come stiano realmente le cose non interessa: la Commissione affari sociali, ieri l’altro, ha inspiegabilmente respinto la proposta d’istituire un’indagine conoscitiva sul fenomeno. Si fa, non si dice né si deve sapere. È questa la morale molto italiana che avvolge un dibattito che Welby chiese al Presidente della Repubblica, ricevendone in cambio questo nostro fumo: del resto si trattava solo di aspettare che morisse, scambiando per vita la sua agonia. Ora è finita.

    Chi lo amava, chi nei suoi occhi leggeva ormai solo la più terrificante delle umane coscienze, chi in quella stanza osservava la morte che pazientava con clinica certezza, senza fretta, così da poterlo gratuitamente torturare, ora dice grazie.

  4. Fausto Intilla / Dec 24 2006 9:21 PM

    Ciò che oggi, non è socialmente accettabile (il ricorso all’Eutanasia),lo dobbiamo ad uno spaccamento culturale sul paradigma che ruota attorno al tema della Morte.La conclusione finale alla quale sono giunto con una semplice “analisi logica” del problema, ha come parametro di base, l’attuale modello di paradigma (sull’interpretazione più o meno oggettiva del “significato della morte”), del tutto incoerente in ogni suo aspetto che tenda ad evidenziarne le “sfumature” più significative; e quindi da un punto di vista oggettivo, unanimemente inaccettabile.
    In parole povere,ciò che io ho fatto,è un’analisi logica su ciò che di logico ha ben poco; ma rimane comunque un’analisi adattabile all’attuale modello di paradigma,e quindi,paradossalmente,oggettivamente accettabile.

    Se vogliamo arrivare a dei disegni di legge che ci permettano di stabilire con assoluta determinazione e oggettività,cosa fare o non fare in particolari e delicati casi clinici,occorre ridurre il tutto ai minimi termini,”relativizzando” e trasformando ogni aspetto sociale-culturale in “stringhe algoritmicamente compressibili”,trascurando quindi delle piccole differenze etico-morali ed intellettive,a favore di un caposaldo costituzionale che permetta di agire,in caso di necessità,in modo rapido e più o meno “unanimemente accettabile”.Per fare un esempio,se nella meccanica quantistica non si fosse giunti a determinati compromessi sulla questione del determinismo-indeterminismo, a quest’ora staremmo ancora discutendo sulle “possibili variabili nascoste” di David Bohm e compagni; cosa che ci avrebbe sicuramente precluso la strada nella ricerca sui computer quantistici e tant’altro.
    Ciò che in futuro non dovrà più accadere quindi,è che un medico rischi 15 anni di carcere, per essersi assunto la responsabilità di far passare a “miglior vita”,un malato terminale.

    Fausto Intilla
    (Inventore-divulgatore scientifico)
    http://www.oloscience.com

  5. Fausto Intilla / Dec 24 2006 9:27 PM

    Andando ad abbracciare anche tutti quegli elementi che generalmente vengono trascurati in tale questione(quelli che potrebbero,qualora venissero mutati da un punto di vista legislativo,cambiare l’approccio medico-terapeutico a dipendenza delle caratteristiche di ogni singolo caso clinico che venga preso in considerazione),mi rendo conto comunque delle implicazioni in ambito sociale che tali mutamenti legislativi comporterebbero,qualora un giorno venissero presi in esame onde deciderne un’effettiva applicabilità o meno (tali emendamenti andrebbero sicuramente contro il Giuramento di Ippocrate);ciò comunque non esclude a priori (considerando il continuo evolversi di determinati meccanismi e “schemi” sociali)che in futuro,forse non tra qualche decennio ma molto più avanti ancora,il tutto venga risolto molto semplicemente grazie ad una “Unanimità sociale” nel considerare ed interpretare una delle questioni più oscure,misteriose e “temibili” presente nella storia dell’Umanita,sin dalla Notte dei Tempi: La Morte.
    Credo che il problema dell’eutanasia, verrà sicuramente risolto in futuro grazie ad un cambiamento di paradigma , unanimamente accolto (e questa è l’unica accezione nella quale va considerato ciò che avevo precedentemente definito come: Unanimità sociale), in relazione a tutto ciò in cui l’uomo si adopera oggigiorno, per contrastare con tutti i mezzi possibili di cui dispone, qualsiasi “percorso umano” che porti ad una morte “prematura” e quindi innaturale ; e forse sarà proprio su quest’ultimo termine, sulla confutabilità di ciò che oggi distinguiamo in naturale e innaturale, che si giocherà la “partita finale” da cui nascerà una nuova visione sociale della realtà, in grado di modificare-aggiornare le attuali leggi costituzionali in materia di Eutanasia (un termine che in futuro, assumerà sicuramente altre connotazioni che oggi la nostra società,difficilmente può accettare).

    Fausto Intilla
    (Inventore-divulgatore scientifico)
    http://www.oloscience.com

  6. ermes / Oct 5 2007 1:02 PM

    Aveva fretta di lasciarli, tutti quanti, Milleran, Emile, Gabrielle, la Marie. Era stanco. Aveva fatto la sua parte, ora gettava la spugna. Se avesse potuto, avrebbe chiesto loro di mettergli un pigiama pulito, adagiarlo sul letto, chiudere le imposte sulla nebbia esterna e spegnere le luci, tranne quella quasi lunare del camino.

    Allora, coperto fino al mento, raggomitolato su se stesso, nel silenzio assoluto e in solitudine, accompagnato soltanto dal battito del suo polso sempre più debole, se ne sarebbe andato lentamente, senza amarezza, solo un po’ malinconico; e, libero dalla vergogna come dall’orgoglio, avrebbe regolato in fretta i suoi ultimi conti.

    “Vi domando perdono…”

    A chi? Non importava, come aveva scoperto. I nomi erano irrilevanti.

    “Ho fatto quel che ho potuto, con tutta l’energia e tutte le debolezze di un uomo…”

    (…)

    Non lo aiutavano con incoraggiamenti. Ma non aveva bisogno di essere incoraggiato. Era solo. Gli altri erano stati semplici testimoni, e aveva imparato che i testimoni non hanno il diritto di trasformarsi in giudici. Neppure lui. Nessuno…

    “Perdono…”

    Nessun rumore, nulla, eccetto quello del sangue che ancora scorreva, a singhiozzo, nelle arterie, e un crepitio di ceppi accesi, da dietro la porta.

    Avrebbe tenuto gli occhi aperti fino all’ultimo.

    (Georges Simenon, Il Presidente, Adelphi, 2007 – prima ed. 1957 – pagg. 146-7)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: