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Thursday, 28 September , 2006 / Iperione

Dei dis”ordini professionali”


Il mio amico Vito P. mi direbbe: “Ma che fai, non perdere tempo a legger ciance! Toh, ti passo un link così potrai viaggiar per ben altri lidi!”. Non posso negargli di avere ragione. Ciò nonostante, quando le coincidenze sono propizie, non posso rinunciare al piacere di scrivere articoli come questo, che mi fanno amare ancor di più le cavalcate su link per lidi lontani.
Veniamo al punto. Ho letto questo articolo pubblicato su Corsera riguardante da un lato il premio Saint Vincent di giornalismo, dall’altro la storia di sempre e che per sempre sarà del nostro Paese: sciopero della categoria suddetta. Si badi, io i loro motivi li capisco benissimo, perchè lavorare con un contratto scaduto, se non sbaglio, dal Febbraio 2005 e con una frattura apparentemente insanabile con il mondo degli editori non dev’essere facile, nè dignitoso.
La coincidenza propizia è questa: ancora prima di leggere l’articolo, sempre nel pomeriggio, mi capita di cavalcare un link trovato in una email del Mises Institute. E’ la chiave di volta! E’ un articolo titolato “Walking into a trap”, di Gary North. Prima mi lascio affascinare dalla lucidità di un tal Hayek che scrive:

“There is some justification at least in the taunt that many of the pretending defenders of ‘free enterprise’ are in fact defenders of privileges and advocates of government activity in their favor rather than opponents of all privilege. In principle the industrial protectionism and government-supported cartels and the agricultural policies of the conservative groups are not different from the proposals for a more far-reaching direction of economic life sponsored by the socialists. It is an illusion when the more conservative interventionists believe that they will be able to confine these government controls to the particular kinds of which they approve. In a democratic society, at any rate, once the principle is admitted that the government undertakes responsibility for the status and position of particular groups, it is inevitable that this control will be extended to satisfy the aspirations and prejudices of the great masses. There is no hope of a return to a freer system until the leaders of the movement against state control are prepared first to impose upon themselves that discipline of a competitive market which they ask the masses to accept.”

Hayek published this in Individualism and Economic Order(University of Chicago Press, [1948] 1963), pp. 107-08. This is taken from Hayek’s address to the Mont Pelerin Society in 1947.

Poi le idee si fanno sempre più chiare, raggiungendo uno dei punti che riporto nelle parole dell’ autore di quest’articolo, scritto addirittura nel 1977, parole che, riportate ad oggi, svestono l’Italia e la nostra stessa realtà: si parla di ordini professionali.

“…There are several possible forms in which the aid may come.”…

…”For professional groups, another approach is offered. It is usually in the form of licensing, which is a grant of monopoly rents to those inside the protected profession. The profession elects representatives who sit on government boards, or who actually make up the whole board. They can police entry into the profession’s ranks by unqualified competitors, meaning those who have not passed certain educational and/or skill requirements established by the board. Most professionals believe that such restrictions on entry are entirely natural for the sake of preserving the present-day standards of practice that the majority of the profession accepts.

Like the businessmen, they see these benefits as normal, natural, and altogether beneficial to the public. Result: higher fees and fewer choices.”…

tratto da “Walking into a trap”, Gary North

Questo è il compimento della coincidenza propizia. Ancora una volta, sommessamente, il messaggio lanciato dal premio Saint Vincent è il tributo al sistema, a chi aderisce al privilegio. Premiare le mille voci, le mille penne, le mille teste schiave del sistema attuale e schiaviste di quelli futuri. E così fra mille professioni protette e mille protezionismi ancora…

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One Comment

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  1. ermes / Oct 2 2006 1:51 AM

    Al Presidentissimo Napolitano, che pur tenuto al silenzio dalla lettera della Costituzione, ad evitare di disperdere parola, acché la doni a chi non ha voce, si faccia orecchio dei mille drammi invisibili e che non trovan ascolto in questo Paese di strilloni ad ogni angolo;
    al Presidentissimo Napolitano, che al contrario, parla e straparla di tutto, in perfetto lessico burocra-diploma-partitocratico, a dire tutto e non dir nulla insieme (ah il principe di Salina del Gattopardo di Lampedusa sempre più m’appare quale il ritratto del governante di turno!);
    al Presidentissimo Napolitano, che in cotal guisa tenta di sostituire ne’ nostri cuori colui che de’ nostri cuori porta ancora ambo le chiavi (un po’ come il Pier delle Vigne dantesco!), e cioè a dire il buon caro nonno Ciampi, dicitore di mille favelle, affabulatore di mille dicerie;
    al Presidentissimo Napolitano, che sì facendo mostra manifestamente di non capire che il buon caro Carlo Azeglio aveva e avrà sempre a maggior scorno dalla sua una dote impareggiabile, quale la presenza modesta e frugale della consorte donna Franca (come dimenticare il suo dire a Giovanni Paolo II:”Santità… si riguardi!”);
    al Presidentissimo Napolitano, così preso e compreso della vicenda del rinnovo contrattuale della “categoria” dei giornalisti (oh barbari britanni dove siete?!), e che pure nulla dice dello stato economico pietoso dei “freelance”, delle violazione delle più elementari regole di diritto civile da parte di Telekabul e Studiapertissimi vari, di abolizione del dis”ordine” organizzato, di albeparietti e clarisseburt elevate al rango di “opinionmaker”, di letterale assenza di inviati nelle principali aree del pianeta, eppoi finanziamenti a grandine di organi di “deformazione” di partito, fazione, associazione, conventicola, confraternita;
    al Presidentissimo e tristissimo Napolitano, alla napoletana, e cioè con una pacca sulla spalla, bonariamente, rivolgendomi anch’io per ottenere pur io, come accendendo un cero a San Gennaro, ma non dimenticando san Ciro, e chiedendo un po’ all’uno e un poco all’altro, e un po’ a chiunque incontri, parlando di me, per ottenere per me, giacchè mi trovo paisà, Presidentiello bello… olè;
    al Presidentissimo e saggissimo Napolitano, in tal modo, sommessamente, sussurando fo notare che le borse di studio per dottorati di ricerca in Italia son ferme alla quota di 826 euro mensili, stabilita con decreto governativo nel 1998 (peraltro a partire dall’anno 2000);
    al Presidentissimo viaggiatore Napolitano, infine, non presento paragoni con l’estero, saprà già bene: e allora, spendi na’ parola, già che stai, cumpa’, una in più qual è o’problem… jamme Preside’, facimme ambresse!

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