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Monday, 2 October , 2006 / ermes

Herling, Camus, Mann, Orwell, Silone, Vargas Llosa, Borges, Sartre, Gide, Bernard Shaw, Koestler…


Su indicazione del compagno Andrea F., compagno di mille avventure e litigi (ma quando mai?! che io ricordi, anche a volere non siam mai riusciti a litigare, cribbio! ma si sa, la retorica ha i suoi topoi e noi li si rispetta peggio che un valvassore il suo valvassino!) riporto un articolo apparso incidentalmente – ça va sans dire – sul Corsera del 28 settembre scorso.

Gustaw HerlingLa firma è di Gustaw Herling, scrittore polacco scomparso nel 2000 nella nostra Napoli – dopo esser sfuggito ai gulag sovietici e aver peregrinato, inter alia, per Baghdad, Gerusalemme e Alessandria d’Egitto, giunse in quel di Sorrento, ivi conoscendo e sposando Lidia Croce, figlia del nostro “don Benedetto” (a tal proposito chi capiti alla Libreria Laterza in via Dante, noterà una delle poche targhe in ricordo del maestro di Pescasseroli, che ivi solea passare le ore di studio durante gli anni bui della storia italica).

Di Herling è davvero difficile trovare persino una notizia biografica su internet, figurasi indici bibliografici. Eppure il suo modo piano di scrivere, le sue narrazioni e fantasie, la determinazione costante ad interrogarsi cercando di non disperder memoria di quel che s’è visto e di quel che si conobbe, dovrebbero di lui fare uno dei vertici della letteratura del Novecento (o forse son io che non ho capito nulla del mondo!)

Herling aveva appena vent’anni quando decise di fuggire la Polonia e i suoi mali, la Polonia invasa dalle Panzerdivisionen del Fuhrer e la Polonia che s’era rosa da dentro, ché già da se sola avea bruciato nell’autoritarismo militare tutta se stessa. Nel 1939 fuoriuscì nell’Unione Sovietica staliniana, speranzoso di potervi organizzare una resistenza anti-nazista. Appena poche settimane prima, però, Mosca e Berlino venivano siglando quel monumento all’infamia nei secoli futuri (se la memoria avrà un futuro) che porta il nome di Patto Molotov-von Ribbentrop (i due Ministri degli Esteri di URSS e Terzo Reich). e così Herling pote’ solo patire l'”arcipelago” descritto da Solgenitsin.

Con tale accordo – che comunisti e comici comunistoidi di tutte le epoche scordano e fanno scordare – Stalin assicurava perfetta neutralità dell’Armata rossa nei rispetti della Germania, in caso di guerra: democrazie occidentali e nazifascismo per lui pari erano, entrambe sosteneva (e con lui milioni di indottrinati dal circo mediatico terzinternazionalista) manifestazioni dell’imperialismo capitalista – dove ho già sentito questo sintagma?!

In cambio, e segretamente, otteneva dal Capo nazista di potersi sedere al banchetto della spartizione di Polonia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania (e attuale sconosciutissima Moldavia). Naturalmente il Gattone – è Sciascia che così appella Stalin in quello stupendo ritratto dipinto nel secondo racconto degli “Zii di Sicilia” -, apriva il banchetto a Mosca con appropriato brindisi: “So quanto la Nazione tedesca ami il suo Fuhrer; desidero quindi bere alla sua salute”, e bevve preziosissimo e francesissimo champagne.

Hitler a Berlino gongolava, l’amico e maestro Mussolini Dux a Roma… non ne sapeva punto – ma questa è altra storia e riguarda l’indefessa e assoluta centralità del nostro Paese nelle relazioni internazionali.

Di seguito linko un accenno di biografia dello scrittore polacco (pubblicata sulla rivista Pulp…): http://www.nazioneindiana.com/2004/06/03/su-gustaw-herling

e l’articolo di cui dicevo: herling-1.pdf

herling-2.pdf

herling-3.pdf

5 Comments

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  1. ermes / Oct 6 2006 12:09 AM

    Toh, che bella fotina… ha quel po’ di Churchill che dice proprio tutto… thanks kid (ché sta per “infante”)!

  2. Matilda Alston / May 19 2013 10:53 AM

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