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Saturday, 7 October , 2006 / ermes

“E come portati via / si rimane”


Ad Anna Politovskaja ho pensato ieri l’altro e ancora ieri, eppoi oggi ancora. Non ricordavo più il suo nome. Non riuscivo a ricordare il suo nome, e ogni volta ho sospeso tutto, in preda ad una rabbia atroce. La rabbia su di me, la rabbia su quanto mi circonda.

Sono cresciuto con gli articoli, gli interventi, le corrispondenze di Anna Politovskaja, ma puntualmente – come mi capita sempre con altre esistenze, altre vite straordinarie, e penso a Nodar Gabashvili o Akbar Gandji – ne scordavo il nome. Scordare: lontano dal cuore, strappato dal cuore.

Ho pensato a lei perchè mi era stata prospettata la possibilità di far acquistare al mio Dipartimento, alla mia Facoltà un po’ di libri, su mia richiesta. Ieri, poi, scoprivo che tali testi non posson riguardare altro che la mia tesi, e non costituire invece inciampo, perdita di tempo, distrazione (come suole dirsi nei corridoi del sapere).

Pertanto, il pensiero su Anna è andato pian piano via, ieri ed oggi, con sempre maggiore rabbia e sempre più bisogno di calma. Ripetutamente ho pensato a lei, e in preda a nervosismo continuavo a non ricordarne il nome, fin quando ho appreso della sua scomparsa dalle parole tristi del mio amico. Quando non ricordi un nome, sei tu ad averne dimenticato l’immagine… ma è quanto ti circonda che te ne ha strappato via il suono, la musica dal petto.

Nell’intera mia Università non v’è un testo della Politovskaja, forse non v’è un solo testo sui drammi e il terrore in Cecenia. Grozny, la prima capitale europea ad essere letteralmente rasa al suolo dopo Berlino, due guerre in dieci anni, armi di distruzione di massa, centinaia di migliaia di morti, il rischio di consegnare i ceceni all’integralismo islamico che mai li aveva avuti, territorio blindato a giornalisti e organizzazioni non governative (Croce Rossa compresa), strupri e aborti forzati, elettroshock, torture della pressa…

Il tutto a rinverdire le magie di Stalin nel 1944: quasi un milione di persone deportate dal Caucaso verso le steppe orientali in poco più che due soli giorni, un terzo morte nel rastrellamento, e per fame, gelo, infezioni… si tramanda di padre in figlio, di madre in figlio che i nonni per sopravvivere non avevan altro da mangiare che le carni dei propri cari, che morivano di stenti. Ma non esiste storia, siamo alla preistoria.

Purtuttavia, il problema non è la mia Università, bensì il mio Paese. Raramente Anna passava sui giornali o in radio, era necessario che fosse avvelenata, come nel 2004, quando cercò di giungere a Beslan per capire, comprendere quanto accadeva ai bimbi, e poi fosse arrestata in aeroporto…

Premio Osce per la sua lotta a favore dei diritti umani – per dirne solo una – mai, mai, mai è passata nella televisione del mio Paese, credo: v’era e v’è ben altro da dire, da fare, ben altro veleno da inoculare nell’orecchio degli uomini e delle donne di questa maledetta Penisola: un veleno del tutto pari a quello di Iago versato nell’animo di Otello, un veleno d’odio, accidia, stanchezza, livore, presunzione e violenza. Aveva tutto già capito colui: il potere rende folli e vuol tutto anestetizzare, cloroformizzare, stramazzare, abbattere, battere per terra, terrasser.

Ecco perchè si dimenticano i nomi: ad un certo punto, come per malìa o disperazione, non li si sente più, non parlano più, le loro immagini non dicono punto: muovono le labbra di lontano, ma non emettono parola. L’immagine stessa è di lì a breve, infine, a svanire.

4 Comments

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  1. ermes / Oct 7 2007 10:30 AM

    Un anno fa la sua morte…

    “Accanto a noi un’allegra tavolata di garruli francesi da antologia – mezzi artisti di ogni età con l’aria da eterni studenti – si dà alla pazza gioia, ignara e incurante della tristezza e dell’allegria altrui.”

  2. ermes / Jan 1 2008 8:09 PM

    On the first anniversary of her death, RFE/RL looks at the life and work of Anna Politkovskaya and the effect her death had on the media in Russia, as well as the consequences the killing of a well-known critic of the Kremlin has for Russia’s civil society.

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  1. “Rien de neuf, à l’Ouest” « Abeona forum
  2. “La plupart de nos occupations sont comiques…” « Abeona forum

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