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Tuesday, 10 October , 2006 / Iperione

Sovietici più dei sovietici


Uno dei punti di forza di una democrazia sta nella libertà di informare e di informarsi. Anna Politkovskaya è morta proprio perchè il suo Paese, quel Paese che lei tanto aveva criticato e che pure doveva tanto amare, non è una democrazia. E non sarà una democrazia per molto altro tempo ancora, se non viene smontato l’ormai divenuto invisibile (ma non meno reale) apparato statalista sovietico, poliziesco, autoritario, sul quale Putin siede con piglio da “compagno” d’altri tempi, baffi esclusi.

La tragedia cecena prosegue mentre ci tappano le orecchie e gli occhi, mentre altre Politkovskaya vengono trucidate nelle strade di Grozny, sconosciute, senza nome nè volto. Per l’Italia la tragedia cecena si ferma alla scuola di Beslan, si ferma al forzato silenzio della Politkovskaya.

Chi ha parlato, in Italia, delle violenze dei militari russi, degli stupri, dei bambini uccisi, delle case abbattute, delle deportazioni. delle torture, delle promozioni assegnate a seconda del numero di uccisioni? Chi ha insistito affinchè una tragedia, come poche altre nella nostra Europa, dovesse essere argomento di informazione, di mobilitazione, di urgente ed improrogabile dovere alla notizia, all’inchiesta? Chi ha svolto il compito, proprio del giornalismo di qualunque Paese evoluto, di essere il pungolo dei responsabili politici, la voce che si fa voce di altre voci? Pochi, troppo pochi per poter ipotizzare distrazioni.

La realtà è che c’è parte del mondo giornalistico che è più sovietica dei sovietici che oggi addita! Il silenzio sul lavoro della Politkovskaya, sulle sue inchieste, sulla sua storia, sulle sue pubblicazioni è un grave reato, sull’altare della democrazia. Non si tratta di dedicare a questa persona mezzo minuto, un minuto o uno speciale, peraltro notturno. Si tratta di informare. Informare mentre le penne scrivono, gli occhi osservano, le orecchie ascoltano. Si deve riconoscere che in Italia abbiamo peccato, e rispetto a tante altre Politkovkaya pecchiamo e peccheremo, d’omissione.

D’omissione ha peccato anche il nostro Ministro degli Esteri, ammettendo che ci sia ben poco da fare. Esattamente come “poco da fare” c’era quando ha deciso di lasciare due cittadini italiani in balìa degli strali bielorussi. In questo caso viene tutta fuori, quella religione della diplomazia, l’ignavia di una democrazia comodamente adagiata nel Mediterraneo, centro di tutto, e responsabile di niente.

Bisognava prendere una posizione, caro Massimo da Gallipoli, bisognava ricordarsi dei tanti già caduti, perchè testimoni delle stesse atrocità! Invece è più comodo riempire i microfoni di riflessioni e proponimenti sulla Corea del Nord, sul Libano, sulla “equidistanza sostanziale” tra Hamas e Israele, sulla “difficile” situazione del Darfur, e via discorrendo amabilmente.

Ma una democrazia che non riesce a difendere i propri valori fondanti e ad offendersi per il loro insulto, vale meno di un pesce rosso in un oceano… Con quale faccia andremo a parlare con gli Ahmadinejad? Con la faccia accomodante dell’ipocrisia, ecco con quale!

Ora è il momento di tenere stretta la mano dell’amico Putin, perchè ci sono problemi più seri di qualche strappo alle regole, di qualche attivista scomparso, di qualche casa rasa al suolo in un posto che nessuno sa più come si chiami… Ma almeno riconosciamo d’essere un pò sovietici, un pò talebani, un pò nazi-fascisti, dinanzi lo specchio dell’umanità.

Di seguito segnalo il link a Radio Radicale, dove c’è un’intervista ad Anna Politkovkaya, fatta nel 2002.

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