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Thursday, 12 October , 2006 / Iperione

Allons enfants de la patrie…!


Mentre la diplomazia internazionale s’arrovella per trovar soluzione al fatto che la coperta dei diritti umani par esser divenuta troppo corta per tutti, mentre gli ambasciatori corrono su e giù per il globo come formiche operose, e febbrilmente alla ricerca d’una rassicurazione dal Kim Jong-il o Ahmadinejad che si voglia, ecco che l’opulenta, robespierriana Francia, con la mollezza dettata dalla sua stessa stanchezza intellettuale, starnutisce.

Non è affare da poco, perchè lo starnuto francese è finito in Turchia, dove si sa, che pur ad uno starnuto, bisogna starci attenti… Ai francesi proprio non è riuscito di trattenersi, ma si sa, non tutti son bravi a smorzar starnuti tappandosi il naso. L’Italia ci riesce, ma questa è un’altra storia di cui s’è già parlato.

Mettendo da parte starnuti e fazzoletti, ciò che mi diverte è guardare le affinità, tra l’episodio turco e quello russo. Se i russi utilizzano Guantanamo per fare surf sulle onde alzate dal G8 e dall’omicidio della Politkovkaya, i turchi, senza perdersi in chiacchiere, fanno un tiro da tre punti, mandando il pallone francese nel canestro algerino.

Gli episodi, nella loro tragedia, sono simili: si parla del rapporto Russia-Cecenia, del rapporto Turchia-Armenia. Si risponde in un caso con il rapporto Comunità Internazionale-Guantanamo, nell’altro con quello Francia-Algeria. Similmente al caso Guantanamo, così per quello franco-algerino esistono documenti storici, processi, inchieste ed accuse su torture, rapimenti, stupri, violenze d’ogni tipo, perpetrate dai francesi ai danni del popolo algerino. Questo i turchi lo sanno bene, come lo sa bene tutta la comunità internazionale.

Eppure all’epoca, e parliamo degli anni tra i cinquanta del rock’n roll e i sessanta dei capelloni, nessuno ha potuto nulla contro i processi-farsa, i diritti negati, lo stato di polizia in un’Algeria che strenuamente lottava, vomitando sangue, per la propria indipendenza.

Oggi l’aristocratica Francia, appollaiata sui suoi seggi, sui suoi scranni, nazionalista più che mai, narcisista come le sue avenues, riscopre i delitti d’altri commessi. La Francia, sì come la Storia, non dimentica quel che da molti è ricordato come “genocidio” degli Armeni, ad opera dei turchi nel 1915. Siamo negli anni di quella “guerra civile europea”, come la definirà J.M.Keynes qualche anno più tardi, e nei balcani si combattono più guerre, guerre civili nella guerra civile, per la definitiva indipendenza dalla Turchia.

La Francia se ne ricorda oggi, varando una legge ridicola, in una Europa che pesa i suoi interventi con attenzione e che è ancora poco convinta di quell’allargamento ad est, a sud, ad ovest tanto necessario per sè stessa e per milioni di potenziali “europei”. La Francia lo sa perfettamente, che bisogna condurre il treno dei dissenzienti, contro quei “criminali dei turchi”, caricandoci anche quei meneghini, pulcinella e balanzoni degli italiani, che son scettici su Israele in Ue e nella Nato, figuriamoci sulla Turchia.

Dunque bene hanno fatto alcuni commentatori (ovviamente nessun italiano pervenuto, finora), soprattutto interessati all’integrazione, che importi, in un processo lento ma pur auspicabile, il riconoscimento, da parte della Turchia, della sua stessa storia, a storcere il naso.
La Francia, invece, obesa, continua a sventolarsi sbuffante, sudando, appollaiata sulle ghigliottine, sui libertè fraternitè egalitè, paccottiglia sepolta nei tombini delle sue meravigliose, multi-franco-culturali, avenues.

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