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Thursday, 12 October , 2006 / ermes

Baffino epigono di Baffone


Parole terribili, parole tremende: eppur non è licenza poetica o volgare cimento giornalistico il mio parlare, rectius: denunciare. Si tratta, bensì, di consapevolissima scelta dei termini: Baffino epigono, risibilmente drammatico, di Baffone. D’Alema erede culturale, intellettuale, psicologico (e psico-somatico spesso…), partitocratico, storico, antropologico di Stalin. D’Alema qual comico e disperato derivato, coagulato, portato del maestro, coerentissimo e banalissimo figlio della scuola “metodologica” – nel metodo è tutto – di Stalin.

D’Alema considerantesi artefice del proprio ed altrui agire, costruttore di teorie e meneur d’hommes… ed invero solo e sempre più schiavo del suo vuoto disquisire, discettare, ironizzare – oh amato Diderot dove t’han rinchiuso? o Condorcet ascosi e dimenticati scatenate i vostri piombi!

Imbrigliato ne’ suoi fantasmi di gioventù, nelle letture che più che formarlo l’han sfatto, reso liquido, vago, incomprensibile, fluido, sommamente trasformista e diplomaticamente sgusciante, il Mini(e)strone D’Alema crede di poter esser machiavellico, arguto, inquisitivo, sottile, capace di traghettare l’italica zattera di tra un mondo in confusione. Novello radeau de la Méduse il nostro bastimento ridotto ad assi marce, novello periglioso murmure marino il globo intiero.

Il contesto è dato, l’Italia è in sfacelo, ricettacolo di ignoranza, egoismo, berlusconismo… il mondo è alla deriva perchè ormai v’è una sola superpotenza, non vi sono più limiti al pre-potere del Nuovo Mondo etc. etc. Scenario da incubo: ma per fortuna, non sappiam se per grazia divina o volontà della Nazione, il capitan D’Alema è lì pronto a guidarci, condurci ed educarci.

[Excursus storico-semantico: Baffino ci educe, appunto da e-duco, condurre fuori: davvero avaro di fantasia il destino della nostra Penisola! volta a volta siam sempre tratti lontano dalla caverna da un Condottiero, dal Duce di turno, del momento: aveva ben ragione Gobetti, il fascismo e i mille fascismi sempre pullulanti son la più lucida autobiografia che possa darsi la nostra cara Nazione.]

Oh zuavo D’Alema, come gagliardo ti vedo correr incontro alle difficoltà, petto irsuto e pie’ veloce, lancia in resta e… scolapasta in testa! Ohibò qual tempra la tua, canuto, arcigno e burbero Caronte, che col tuo remo batti chi non comprende il da farsi, il necessario, il giusto, l’ineluttabile! Oh, buon vecchio lupo marino, astuta lince, rotta ai pericoli più incredibili, ai venti più insondabili, alle burrasche più pitardiane che Simenon abbia mai potuto raccontare, o alle malavventure più malavogliesche che Verga sia riuscito ad eternare.

Ti ammiro e ti rimiro, perfetto pontiere, traghettatore savio, primo maestro di cerimonie: oh Pontefice Massimo, in grado di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, capacissimo nel parlar di tutto e parlar di nulla, scherzar sui fanti lasciando stare i santi, gallina vecchia e buon brodo insieme, acuto e fine nel tuo banale argomentare come sol può essere la musica della rubrica “Intervallo”… Caro Massimo circense, tu fai acrobazie retoriche sublimi, da sempre realizzi trapezioidali balzi e balzelli pel Paese nostro, tu se’ grandioso nel ballar sui drammi delle genti, sei ancora e sempre la riedizione di Maria Antonietta e dell’Ancien Régime a tutto tondo:

– la gente è allo stremo, chiede pane, Sua Maestà…

– la gente chiede pane? sì certo, ah ah!, perchè non diamo loro direttamente le brioches?

Nel mentre in Russia accade quanto accade, dopo anni di denunce, omicidi, inchieste, solitudini a fronte di un potere sempre più irriformabile e autarchico, il politologo e tuttologo D’Alema non trova altro da notare, sottolineare e condividere che le parole del Ministro degli Esteri di Putin, egregissimo sig. Lavrov. D’Alema osserva, chiosa e condanna col piglio del professorino represso e frustrato che con matita blu e rossa segna i torti e le ragioni, l’errore di semantica e lo sbaglio di lessico: ed è genìa, quella di cotal professorini, che ben conosciamo dominare le scuole di quest’Italia di luoghi comuni, comunisti e comunardi.

Berlusconi amava e ama l’amico Putin, D’Alema lo seguiva e lo segue a ruota. D’Alema come Berlusconi gestisce la politica estera come fosse un valzer, il gioco del bridge, una gioia, il pescare con la lenza, un divertissement… Povero Pascal, anche i termini oramai ci fan fuori, ci sottraggono e fanno loro: e sia. Diceva il Berlusconi che si fidava di Putin sommamente e assicurava lui stesso che in Cecenia nulla accadesse di quanto si blaterava da parte di Amnesty, Human Rights Watch, Réporters, Médecins… D’Alema dice, oggi dice, oggi, roba da Stalin, che è a Lavrov che bisogna guardare, a Lavrov… e sentirsi in colpa… sentirsi nell’impossibilità di agire, prendere iniziative.

Ho terrore nel dire, accusare, inchiodare una persona ad un gesto, una frase, una parola: eppure, eppure ormai son anni, ormai son anni che attendiamo da D’Alema e dal suo mondo una marcia per Grozny, un contributo per Memorial, l’istituzione di nuove “Radio Londra” o “Radio Liberty” faccian loro, ospitalità per dissidenti russi, qui ed ora, inItalia, la patria di Verri e Beccaria, un invito per Glucksmann o Kouchner – nel mentre perdon i lustri a vanverare di democrazie e Partiti democratici, ramoscelli d’ulivi e Ulivi per la pace, lustri, lustri… Ormai son anni che attendiamo un’inchiesta per Antonio Russo, Andrea Tamburi, una denuncia, una denuncia D’Alema… E’ terribile contrapporre i morti, i morti… eppure, oggi, dopo la morte di Anna, colui parla di Lavrov, non una parola su Anna, la sua storia, la storia di chi le è stato accanto, l’ha ascoltata, amata, sentita, non una parola su chi ancora resta… e non sappiamo per quanto…

Ricordo D’Alema con in sulle spalle il figliolo in Piazza San Pietro, e accanto Fini naturaliter, si era agli inizi degli anni Novanta: entrambi lì convenuti, assieme a molta altra sottile e gustosa gente, ad ascoltar le parole del Papa – non ci facciam mancare proprio nulla. Parole contro l’intervento ONU in Iraq, ripeto ONU, intervento che voleva tentare (il mondo è un continuo tentare, e non saper dove infine s’arriverà) di costringere Saddam ad abbandonare il Kuwait, e forse andar via definitivamente. Oh com’eran alternativi, benaltristi D’Alema, Fini e il Papa…

Pochi anni dopo ritroviamo D’Alema e Fini ancora insieme, sempre alternativi, sempre casual, l’un dopo l’altro alla Farnesina… Nel frattempo l’uno si era riqualificato, riverniciato ad Occidente, aveva traghettato l’Italia nell’alleanza contro Milosevic – ma i nostri caccia non potevano sparare in Kosovo come quelli amerikani, bensì solo all’uopo difendersi… oh che mongolfiere insufflate d’ipocrisia! L’altro, invece, avea fatto bagno catartico ad Oriente, riusciva ad “ufficialmente” dismettere l’eredità missina, predappiana, almirantiana dell’antisraelismo e antisemitismo preventivo, e giungeva ordunque a Gerusalemme, indossando persino la kippah… neanche il pudore…

D’Alema traghettatore, D’Alema salvifico, quindi, D’Alema che pensa allo scacchiere internazionale infischiandosene degli attori primi dello stesso, ché son per noi non già gli Stati, ma gli individui… gli individui, appunto: ma lo capiamo, lo comprendiamo D’Alema, cosa vogliamo che ne sappia Baffino della storia del liberalismo… Solo diciam lui di far attenzione, per sé, per il suo futuro. Così legato com’è, come abbarbicato e avvinghiato appare al senso di riconoscibillità e alle lodi, così lusingato dagli onori, dal rispetto, dall’interesse altrui, dal vanto che mena in ogni dove, si renda pur conto che il successo è fugace nel nostro rio tempo, e passato lui subito altri prenderanno il suo posto e i suoi incarichi dorati… v’era riuscito Berlusconi prima, eppoi Frattini e infine addirittura Fini…

Capitan D’Alema che crede di dirigere la barca Italia in accogliente porto, usando il metodo che fu di Moro, regista di grandi movimenti ingarbugliati, non evidenti, nascosti, detti e non detti, marinaio che passa oltre i problemi dei singoli per guardare agli Stati, alle grandi forze, sbarazzandosi di questi pesi che son le biografie delle genti, de’ poveracci… Capitan D’Alema stia attento, almeno per sua gloria, non per altro se non per edonismo, estetica, stia attento che la Storia (quella che ama, quella maiuscola) difficilmente potrà serbar di Lei memoria: oggi ricordiamo Gandhi, ma poco Nehru, oggi ricordiamo Cavour ma poco Vittorio Emanuele, oggi teniamo a mente Churchill e non Chamberlain, amiamo Giovanni XXIII e non Pio IX, Sacharov e non Stalin.

Se continua così, se non parlerà al cuore degli uomini, presi nella loro individualità, irripetibile singolarità, se non acolterà le parole anche dell’ultimo individuo per capire il mondo e nel mondo agire, ebbene nei libri di scuola Lei sarà e rimarrà solo uno dei tanti, uno dei moltissimi, non sarà novatore, creativo, geniale, sarà scribacchino, passerà per autorevole burocrate, funzionario… oggi la vediamo sugli scudi, Sua Maestà, domani dimenticato…

Nella Tempesta, ultima sua opera sulle scene, Shakespeare consegna un messaggio straordinario, a dire come transita la gloria nel mondo: il nostromo rivolto al Re ricorda indelebilmente che spesso chi vuol sovrastare gli eventi sol con presunzione, e non invece facendosi servo dei propri compagni, amministrati, governati, finisce dagli eventi stessi divorato:

what cares these roarers for the name of King?

5 Comments

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  1. NickPolitik / Oct 13 2006 4:14 PM

    Paganello bada come parli, lasciami stare il mio caro Massimino. Non mi distruggere il mito della mia adolescenza. E’ un abile oratore. E poi sai davvero se qualcosa non la fa per il bene comune? La smetti di perseguitarlo?
    Tu non capisci niente di politica!!!
    IGNARUS ES

  2. ermes / Oct 13 2006 8:54 PM

    Abile oratore?! Celeberrimo retore, piuttosto! (Chissà se pur valido, per giunta!) Eppoi codesto forum l’è dedicato ad Abeona, Nickolino… scappa dai miti dell’adolescenza, figliol mio! Oh quante cose si fanno per la Vita, la Saggezza, la Sapienza, il Bene comune… CILICIO 2006!

  3. giovanni / May 5 2007 11:29 AM

    Quello che non sopporto dei politici, è quella loro arroganza e presunzione.Posso solo ricordare che prima luomo politico nasceva da una storia politica dove regnava una ideologia,e da questa ideologia, nasceva anche l’elettore al fine di eleggere l’uomo giusto al posto giusto, per meglio governare. Ma via via tutto questo è scomparso, quello che prevale oggi nei politici è l’interesse proprio, non facciamo altro che assistere a continui litigi, critiche e corruzioni,trascurando gli interessi del paese.Deve assolutamente sorgere un nuovo movimento,più onesto, che faccia realmente l’interesse del popolo italiano.

  4. Eva Cit / Jul 12 2009 11:16 PM

    “Chi si compiace d’essere adulato è degno dell’adulatore”.

  5. Eva Distorc / Nov 9 2011 1:02 AM

    A proposito della (in)credibilità internazionale dell’Italia. Al di là di Burlesquoni.

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