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Thursday, 12 October , 2006 / Iperione

Lo schianto di Alitalia


Riporto uno degli articoli, credo interessante, sulla difficile situazione della nostra compagnia di bandiera.

Così lo stato ha tagliato le ali della compagnia
di Oscar Giannino, il Messaggero, 11 Ottobre 2006

Giancarlo Cimoli è l’ennesimo amministratore delegato di Alitalia che merita rispetto, perché immolato sull’ara di una causa impossibile: risanare una compagnia piegata da tre condizioni impossibili, un’azionista che gli ha creato guai, regole sindacali che non pesano su nessun concorrente, una frammentazione dell’infrastruttura aeroportuale che con il moltiplicarsi dei campanilismi gioca più a favore dei grandi hub esteri che di quelli italiani. Ieri Prodi ha chiesto ai sindacati tre mesi per uno sforzo estremo: partorire lui in prima persona da palazzo Chigi l’ultimo piano possibile, per un’alleanza strategica con un partner internazionale dal quale il governo italiano si veda garantito che Alitalia non sarà solo considerata la chiave per impadronirsi del nostro mercato domestico, ma un partner in grado di integrarsi preservando una propria autonomia e capacità di generare reddito. E’ assai stretta, l’ipotesi di un’alleanza “politica”: messa così, riporta alla prospettiva della fusione con Air France che anni fa fu resa impossibile, dopo che già era caduta la carta olandese Klm.
A Cimoli è stata negata l’ultima difesa in Parlamento. La palla è alla politica. Ma viene da chiedersi se non sia proprio questo, il problema numero uno dell’Alitalia. Sono lontanissimi i tempi in cui Alitalia era un fiore delle Partecipazioni Statali, come nei primi anni 70 quando amministratore delegato era Cesare Romiti. Da quando è stata quotata in Borsa ormai vent’anni fa Alitalia ha avuto un rendimento negativo, con una perdita media annua di quasi il 15%. Rispetto al prezzo di partenza del 1986, il valore in 20 anni è crollato del 94%. Negli stessi anni, i titoli pubblici hanno reso in media quasi l’8%. Negli ultimi 14 anni, un solo bilancio Alitalia ha prodotto utili, nel 1998. Un solo anno, il 1999, ha visto dividendi ai soci. Sommando le perdite e i fondi di dotazione pubblici per ripianarle, i ben 6 diversi aumenti di capitale succedutisi fino all’ultimo – autorizzato a tale condizione da Buxelles all’avvento di Cimoli – gli interessi pagati sulle perdite e l’abbattimento del capitale per i soci, la cifra “bruciata” in Alitalia è da vertigine, sui 14 miliardi di euro.
I tempi dei manager “politici” sono lontani, come Giovanni Bisignani, amministratore delegato “andreottiano” dall’89 al 94. Poi, i manager risanatori. Renato Riverso, dal 94 al 96. Roberto Schisano, “il texano”, che voleva risanare la compagnia spacchettandola in diverse aziende a basso costo. Messo alla porta dal governo Dini, perché l’azionista non gli scioglieva le mani, e lui disperato aveva firmato un accordo segreto che prometteva maxi aumenti se smettevano gli scioperi. Poi Domenico Cempella, che negoziò con i sindacati concessioni salariali in cambio di azioni gratuite, per il 20% del capitale. Ma i conti non tornavano. Venne Francesco Mengozzi, l’ultimo manager che seriamente abbia tentato di mettere l’azionista di fronte alle sue responsabilità: ne ottenne, dai tre governi Prodi-D’Alema-Amato, quattro diverse versioni del decreto che istituiva per ragioni politiche il doppio hub Fiumicino-Malpensa, incompatibile per costi con le condizioni di una società in rosso profondo. Poi l’anno del caos con tre diversi ad, il 2004 con Mengozzi, Marco Zanichelli e infine Giancarlo Cimoli. A quest’ultimo, all’inizio i sindacati concessero ciò che da anni negavano a tutti. Ma era troppo tardi.
Ancora negli ultimi 4 anni ben 560 dipendenti di Alitalia si sono assentati dal lavoro per più di 200 giorni l’anno. Un’enormità, tenuto conto che i contratti interni per i piloti costano all’azienda il 114% in più dei concorrenti italiani, il 66% in più per gli assistenti di volo. La flotta è vecchia, troppo diversificata, per lo più ipotecata alle banche, incompatibile con ogni strategia sul lungo raggio. Senza risorse nuove e un piano industriale vero che non sparisca dal lungo raggio, persegua un’alleanza extra-europea e rifugga dalle follie del passato, il futuro non può esistere. E’ l’azionista pubblico con le sue indecisoni e le sue scelte irrealistiche, non i tanti ad inascoltati, il colpevole di un simile sperpero. C’è da giurarci che anche nei prosismi tre mesi, la politica continuerà a dire che l’Italia ha diritto a una propria compagnia di bandiera. Ma dell’illusione di un’azienda politicizzata noi paghiamo due volte, come contribuenti e come viaggatori che pagano biglietti più cari per servizi peggiori. Per una compagnia che continua perdere 50 mila euro ogni ora, e i cui dipendenti ci sono costati ciascuno un milione e duecentomila euro in dieci anni.
Senza un piano serio, che si aspetta da troppo tempo, non ci sarà futuro per la compagnia, e quindi, purtroppo, neppure per i suoi dipendenti. Il tempo delle decisioni è scaduto da un po’. Il margine che resta è davvero ristretto.

15 Comments

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  1. herpes / Oct 12 2006 7:45 PM

    ALITALIA è la nostra compagnia di bandiera….bianca.

  2. ermes / Oct 14 2006 9:15 PM

    “…la cifra “bruciata” in Alitalia è da vertigine, sui 14 miliardi di euro.” Ovviamente, senza contare le esternalità negative e i costi opportunità e i costi di transazione etc. etc., dico bene prof. Infans? Roba da matti… roba da tesi di laurea, roba da giornalisti, roba da magistrati, cioè in fondo, cioè in Italia, res nullius…

  3. francemo / Oct 15 2006 3:04 PM

    Ma qualcuno mi potrebbe spiegare perchè i prezzi di Alitalia sono notevolmente superiori rispetto ad altre compagnie!? C’entra per caso il servizio (ottimo, x carità, ma forse un pò “eccessivo”) fornito durante i voli?

  4. Dina Nzi / Dec 13 2007 9:27 PM

    L’Alitalia e i consumatori – Francesco Giavazzi, Corriere della Sera 13.12.07

  5. Iperione / Dec 18 2007 10:49 AM

    E la Banca prende il volo di A.Boitani, C.Scarpa – La Voce.info

  6. Iperione / Dec 24 2007 11:17 AM

    Prodi, le lobbies e il rischio del rinvioF.Giavazzi, Corriere della Sera 23/12/2007

  7. Gino Passeg / Jan 4 2008 7:11 PM

    Il 2007 è stato l’anno delle privatizzazioni mancate – Giuseppe Pennisi, Italia Oggi 03.01.08

  8. ermes / Apr 4 2008 10:07 AM

    “Non credo di fare una confessione scabrosa…”

  9. Gina Fun / Apr 24 2008 5:31 PM

    Consegnarsi mani e piedi legati…

  10. Iperione / Apr 29 2008 4:39 PM

    (Al)Italia senza speranza, purtroppo…

    Corriere della Sera – Berlusconi “minaccia” la UE: «Alitalia potrebbe essere acquistata da Ferrovie», 29/04/2008

    bruxelles: «neutrali su acquirente ma si rispettino regole del mercato»
    Berlusconi “minaccia” la Ue: «Alitalia potrebbe essere acquistata da Ferrovie»
    «C’è una squadra che va al di là del capitale necessario».

    Tronchetti: «Disponibili a investire qualche milione»

    ROMA – Se l’Unione Europea «si mette a zignare, allora potremmo prendere una decisione, per cui Alitalia potrebbe essere acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie dello Stato. Questa è una minaccia, non una decisione – Silvio Berlusconi parla con i cronisti in Transatlantico durante la seduta inaugurale della legislatura e non lesina le parole sul futuro della compagnia di bandiera dopo i dubbi espressi da Bruxelles sul prestito ponte concesso dal governo -. Noi andiamo avanti con la compagine di azionisti, l’ho fatto in rispetto alla Ue, ma noi abbiamo bisogno di un’Europa che ci aiuti e non che metta difficoltà a chi governa». Berlusconi ha comunque sottolineato che la strada principale resta la cordata di imprenditori italiani: «C’è una squadra di persone che va ben al di là del capitale necessario. Vedremo adesso di fare la due diligence. Quando avremo il piano industriale, questa compagine nuova, assistita da banche che già ci sono, avanzerà delle proposte ai sindacati». Solo allora – spiega il Cavaliere – si deciderà sui tagli al personale.

    BOSSI PERPLESSO – Un’ipotesi, quella dell’acquisto di Alitalia da parte delle Fs, che non convice Umberto Bossi. «Non so se si può fare: se la compra Fs sarebbe una concentrazione enorme – è l’analisi del leader del Carroccio -. Non so cosa voglia fare Berlusconi, ma di sicuro per sopravvivere Alitalia deve cambiare profondamente». Bossi è dell’idea che la cosa migliore sarebbe applicare la legge Marzano per le aziende in crisi: «Non era vero che o si svendeva ai francesi o falliva: la Marzano avrebbe salvato comunque Alitalia, come ha salvato la Parmalat».

    RISPOSTA UE – Alla Commissione europea non importa che una società, come Alitalia, sia acquisita da un ente pubblico o privato. Lo spiega il portavoce dell’Antitrust, Jonathan Todd. «Parlando in termini puramente teorici il Trattato ci chiede di essere completamente neutrali sul fatto che un acquirente di una compagnia sia pubblico o privato» ha detto, sottolineando però che se c’è «un trasferimento di risorse dello Stato questo ricade chiaramente sotto le regole sugli aiuti statali» e che «il problema potenziale sorge se il trasferimento di risorse è superiore e al di sopra di un ragionevole prezzo di mercato della compagnia». Il portavoce del commissario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, ribadisce che la commissione «è completamente neutrale» di fronte alla natura dell’acquirente di una società, ma aggiunge che per Bruxelles è fondamentale il rispetto delle regole di mercato.

    TRONCHETTI – E i nomi nuovi non tardano a venire allo scoperto. Per esempio quello di Pirelli. Di fronte a un progetto «chiaro e trasparente» per il rilancio di Alitalia e Malpensa «noi abbiamo dato la disponibilità di mettere il nostro nome e un chip, che vuol dire qualche milione di euro a tutela dei nostri interessi economici, per un interesse generale delle nostre aziende – ha spiegato il presidente Marco Tronchetti Provera nel corso dell’assemblea annuale degli azionisti -. Abbiamo mille persone che prendono voli intercontinentali e che ci costano parecchie centinaia di migliaia di euro. Se Malpensa fosse chiusa, ci costerebbero milioni di euro. Dunque a fronte di un costo di sistema, di una minor presenza di operatori nel territorio e di progetti inconsistenti per Malpensa, abbiamo dato la nostra disponibilità a dare il nostro nome». Diversa la posizione espressa dal presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Enrico Salza. «Le bocce sono ferme, non c’è nessuna novità – ha detto Salza -, aspettiamo che qualcuno produca delle idee». Riguardo all’ipotesi del coinvolgimento di banche nel salvataggio di Alitalia, oltre all’istituto guidato da Corrado Passera, Salza ha detto di non saperne niente: «Non abbiamo nessun elemento». Si tira invece fuori con decisione dall’ipotesi cordata Carlo De Benedetti, presidente della Cir, che rispondendo a una domanda circa il suo eventuale interessamento ha risposto senza mezze parole: «Neanche per sogno».

    MALPENSA – Un’altra questione aperta è quella del futuro di Malpensa, per cui lunedì è stato firmato un accordo tra Sea e Lufthansa. Poche ore dopo il ceo della società tedesca, Wolfgang Mayrhuber, ha annunciato la possibilità di nuovi investimenti rispetto a quelli stabiliti in un primo tempo. «Vista l’attuale situazione di stallo a Malpensa, stiamo analizzando le possibilità di ulteriori investimenti – ha detto Mayrhuber -. Sul breve raggio abbiamo reso noti i nostri progetti, ma il lungo raggio ha bisogno di investimenti di portata ben diversa, e al momento non abbiamo piani concreti». Mayrhuber ha aggiunto che Lufthansa non prevede al momento di operare da Malpensa con un aereo a lungo raggio. «Dopo mesi di trattative siamo riusciti a chiudere l’accordo con Lufthansa, che valorizzerà un aeroporto importante come Malpensa – ha detto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, in un’intervista a Radio R101 -. La svolta è arrivata quando Lufthansa si è resa conto che avrebbe potuto realmente fare di Malpensa un hub, cioè un punto di riferimento nel network mondiale».

    29 aprile 2008

  11. Etta Inc / May 22 2008 12:05 PM

    “(tre milioni di perdita ad ogni calar del sole)”

  12. Iperione / Jul 2 2008 5:40 PM

    E pensare che i “cattivi”erano quelli di AirFrance… Galoppiamo con letizia verso il monopolio nazionale.

Trackbacks

  1. Ad imperitura memoria (Elettorale e non) « Abeona forum

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