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Saturday, 14 October , 2006 / ermes

Ove pur barlumi di democrazia non sono


Riporto un’intervista al Presidente georgiano Saakashvili, apparsa sulla Stampa del 10 ottobre scorso (saakashvili.pdf; saakashvili-2.pdf). Credo sia un documento che ben dice dei drammi apertissimi in Europa orientale, Russia, territori caucasici e oltre. In Georgia – e d’intorno al mondo georgiano – continuano ad accadere, e inasprirsi, fenomeni di una pericolosità estrema per il destino di milioni di individui, anche, anche cittadini della più che mai vile e fantomatica Unione Europea. Unione negatrice del “supplemento d’anima”di Spinelli, Rossi, Colorni, ma diciam pure Leger, Briand… Un’Europa sempre più gollista, patria d’ogni accolita di sedicenti “pacifisti” (ma anche pacificatori?), patrocinante a vuote parole ogni iniziativa di “amicizia tra i popoli”, dimentica della sua storia, addormentata nel sonno della memoria il più imo dai tempi immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale.

ceceniamappacaucaso3.gifLa situazione, il contesto georgiano, del par del dramma ceceno, è oggi cartina di tornasole per l’intero stato della democrazia in Russia, e quindi del procedere sempre più autarchico e incontrollato del potere al Cremlino. In Georgia nacque Stalin, il curatore per Lenin del dossier nazionalità, il silenziatore – prima indiretto, poi direttissimo – d’ogni diversità tra le nazioni, le genti, gli individui sopposti al tacco moscovita. Oggi siamo ancora e sempre a quel tempo, il pericolo di nuovi Stalin che vengan fuori dal territorio caucasico è grandissimo e subito sarebbero (e già sono?) ricevuti con onori nella Piazza Rossa. D’altronde già si va preparando una logica analoga alla Conferenza di Monaco del ’38: ad Hitler allora assegnati bocconi di territorio della Cecoslovacchia, pur di tener buono il folle di Berchtesgaden, di tenerlo a bada, di non provocarne i deliqui verbali più deliranti; al ragionier Putin invece potremmo lasciare Ossezia, Abkhazia e Adjara… almeno per ora.

All’interno dell’articolo alcune frasi dicono quanto l’Europa unita, a partir da Parigi, davvero non sappia che fare, sbuffi, s’appisoli, sudata, stanca, appollaiata sulla presunta grandeur della sua Storia, chiusa nei sogni di liberté, egalité, fraternité, cantrice di più che mai inutilissimi inni alla gioia, ignara – o consapevolissima – dei drammi che la circondano e infine aggrediranno. Ma si sa, l’è tutta colpa di Guantanamo…

– “Ciò che accade ora dovrebbe essere un campanello d’allarme per tutte le capitali europee: di fronte a questo genere di comportamenti – mai applicati su così vasta scala negli ultimi sessant’anni – non si dovrebbero adottare atteggiamenti passivi.” – “Reagiremo con le riforme democratiche, con la costruzione di nuove strade, con il miglioramento delle scuole e degli ospedali, con la lotta alla corruzione e con il progressivo avvicinamento all’integrazione euroatlantica.” – “Ciò che noi cerchiamo di realizzare in Georgia non è diverso da ciò che hanno fatto altri piccoli Stati europei – siano essi Belgio, Olanda, Repubblica Ceca o Lettonia.”

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38 Comments

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  1. ermes / Jun 18 2007 10:42 AM

    “Nel futuro della Georgia l’obiettivo è l’Europa” – Donato Sinigaglia, Il Gazzettino 18.06.07

  2. ermes / Jan 9 2008 10:38 PM

    Elezioni in Georgia, perché riguardano gli equilibri globali

    di Marco Guidi, Il Messaggero 09.01.08

    La situazione della Georgia pare interessare pochissimo i grandi mezzi di comunicazione nostrani. Pochi titoli sui giornali, qualche accenno nei notiziari tv e radio. All’estero invece la situazione della Georgia è seguita da sempre con un interes­se, che a noi può parere eccessivo per uno Stato caucasico di nemmeno 70mila km quadrati e 5 milioni di abitanti scarsi. Ma bisogna dire che ha ragione chi ha dato importanza alle elezioni che, al momento, paiono aver confermato la presidenza di Mikhail Saakashvili, senza nemmeno biso­gno di ricorrere al ballottaggio.

    I motivi dell’importanza delle vicende georgiane sono più d’uno. Intanto sarà il caso di ricordare che le elezioni presiden­ziali anticipate sono state concesse dallo stesso Saakashvili dopo che forti disordini di piazza contro i suoi metodi, giudicati autoritari e antidemocratici, avevano scos­so l’intero Paese e in particolare la capitale Tbilisi. Saakashvili, è il leader della “rivo­luzione delle rose”, che ha portato la democrazia nel Paese, scardinando la vecchia nomenclatura postsovietica e apren­do all’Occidente. Proprio questa apertura ha causato le ritorsioni della Russia imperiale di Putin. La Russia ha sempre favori­to le rivolte autonomiste in due territori che solo di nome fanno parte della Georgia, l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia. Ma non solo, numerosi incidenti di frontiera, l’interruzione periodica dei rifornimenti di carburante e gas naturale, i finanzia­menti agli oppositori del presidente sono lì a testimoniare come il desiderio della Georgia di entrare nella Nato e, in futuro, anche nell’Unione europea non sia affatto gradito dai signori di Mosca.

    Al di là della situazione geopolitica esiste anche un altro fattore di frizione con la Russia. In Georgia dovranno passare gli oleodotti e i gasdotti destinati a portare a Ovest il petrolio e il gas dell’Azerbaigian e dell’Asia Centrale. Una rete che scavalche­rebbe la Russia, non consentendole più di ricattare, come, di fatto, sta facendo, l’Eu­ropa.

    Tutti questi motivi rendono la confer­ma di Saakashvili, filoccidentale, amico degli americani, tanto più importante per l’Occidente e irritante per Mosca. Mosca che appoggia le proteste dell’opposizione, che giudica illegali le elezioni, accusando il presidente uscente (ed entrante) di brogli. Brogli che invece gli osservatori dell’Ocse (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) hanno, forse in mo­do un po’ eccessivo, giudicato inesistenti. Ora tra l’opposizione e gli osservatori europei verrebbe da credere più ai secondi che non alla prima. Certo i segnali russi sono stati chiari, Putin farà il possibile per ostacolare i progetti politici, militari e soprattutto economici della piccola repubblica confinante. Sarebbe buona cosa che l’Unione europea, in primis, coadiuvata dagli Stati Uniti, invece, li favorisse tutti. Essi vanno a nostro vantaggio e anche a vantaggio della democrazia, magari in­completa, ma certamente superiore a quel­la russa, della Georgia. Questo in uno scacchiere caucasico, che, ricordiamolo, è percorso dalla guerra strisciante tra Armenia e Azerbaigian, dalla questione cecena, dal contrasto turco-armeno e da cento altri problemi. Avere lì un Paese alleato e democratico, che, oltretutto, offre un’alter­nativa energetica a Mosca, non sarebbe affatto male.

  3. Vladimir Putin Medvedev / May 31 2008 9:11 PM

    Same old rampage. Here we go again?

  4. ermes / Aug 15 2008 11:23 AM

    Giudizio simile di Max Boot sul LA Times.

  5. ermes / Aug 15 2008 1:58 PM

    Idem per Bob Kagan sul Washington Post.

  6. ermes / Aug 15 2008 6:26 PM

    La lettura di Glucksmann e Henry-Lévy, in contrapposizione alle “lezioni” delle mosche cocchiere del Belpaese.

  7. ermes / Aug 16 2008 11:08 AM

    Billy Kristol sul NYT.

  8. ermes / Aug 16 2008 3:49 PM

    Ancora più deciso (se possibile) un qual certo Brzezinski, su Huffington.

  9. ermes / Aug 16 2008 4:27 PM

    Mike Barone sulla National Review.

    Commento dell’Economist.

  10. ermes / Aug 17 2008 1:26 PM

    Di nuovo il Post, questa volta con Asmus e Holbrooke.

    Ma sicuramente, per qualcuno sarà più facile parlare dello scandaloso “bellicismo” dei neocon…

  11. ermes / Aug 20 2008 2:16 AM

    Anne Applebaum su Slate.

  12. ermes / Aug 20 2008 3:19 AM

    Per non dire naturalmente del WSJ.

  13. ermes / Aug 20 2008 10:15 AM

    Diverse le valutazioni di Thomas Friedman (e già prima di George Kennan).

    Così come differente la lettura di Michail Gorbaciov.

  14. ermes / Aug 20 2008 10:48 AM

    Come invece riesce a sproloquiare il nostro Ministro della Difesa in merito all’estensione dell’ombrello NATO a Tbilisi:

    “…ed è vero che parlare di allargamento alla Georgia vuol dire difendere la Georgia, o almeno così si diceva, da altri e non dalla Russia”.

    D’altronde, “io mi ci metto nei panni della Russia”.

  15. ermes / Aug 20 2008 10:52 AM

    Intervista a Walesa.

  16. ermes / Aug 20 2008 10:59 AM

    Mentre per Max Gallo, la causa di tutto è nel fatto che “Washington ha voluto stravincere la guerra fredda”.

  17. ermes / Aug 21 2008 11:54 AM

    E’ mai possibile che nell’era della/e globalizzazione/i, il Corriere recuperi il giudizio di Kagan sulla crisi georgiana 10 (dieci!) giorni dopo la sua pubblicazione negli States? Per fortuna, abbiamo Abeona…

  18. ermes / Aug 24 2008 2:10 AM

    “…if America comes to rely on a policy of conservative realpolitik, meaning, a courting of dictators–a more stable Eastern Europe will still not emerge, nor a more stable Middle East. A conservative lurch by America will only weaken the democrats in other parts of the world–therefore, it will weaken the prospects of America’s only dependable friends. A weakening of America’s commitment to democratic solidarity will also enfeeble Europe’s, and the echo effect will set in. And yet, unless someone offers a vigorous argument in favor of democratic solidarity, a realpolitik conservatism is certain to grow.

    “An American retreat from the principles of democratic solidarity will represent one more retreat in the face of the Russian invasion–the biggest retreat of all, ultimately”.

    (stupendo Paul Berman, sulla New Republic)

  19. ermes / Aug 24 2008 3:50 AM

    Editoriale del Washington Post.

  20. ermes / Aug 25 2008 12:20 PM

    The risk of a self fulfilling prophecy, according to Charlie Kupchan.

  21. ermes / Aug 25 2008 4:18 PM

    Le richieste del Presidente ucraino Victor Yushchenko.

  22. ermes / Aug 26 2008 9:28 AM

    Ancora una volta, Abeona prima del Corriere…

    E ancora una volta, il Corriere senza citare la fonte…

  23. ermes / Aug 26 2008 9:50 AM

    Graham e Lieberman (già scelto come vice del ticket presidenziale da Gore e ora super sostenitore di McCain…) sul WSJ.

  24. ermes / Aug 27 2008 12:18 PM

    Sul Telegraph, articolo scritto quattro mani dal leader dei conservatori britannici e dal Presidente della Repubblica ceca:

    “…while the West made strong expressions of sympathy in the wake of the Prague Spring, there was a strong dose of Realpolitik thrown in. Western nations persuaded themselves that this was a quarrel within the Soviet camp and that Czechoslovakia was in the Soviet sphere of influence — an unwilling captive in Russia’s backyard, doomed to stay there.

    “Not everyone accepted this morally ambivalent approach. Margaret Thatcher certainly did not, noting in her 1988 Bruges speech that “we shall always look at Warsaw, Prague and Budapest as great European cities”. At the time, it seemed to some a bold display of rhetorical bravado. To the Czech people, it was an inspiring message of solidarity (…)

    “We must not return to the days of Yalta, when whole nations were allocated according to spheres of influence. If we go along with that in the case of Georgia, where will it apply next? Ukraine? Estonia?”

    Tutto quanto ricorda lo straordinario libro di Natan Sharansky e Ron Dermer, In difesa della democrazia

  25. ermes / Aug 27 2008 12:23 PM

    Post Scriptum inerente al commento precedente: buonanotte all’antikomunista amico di Vladimiro e sedicente tatcheriano Berlusconi, buonanotte al suo educatissimo Ministro degli Esteri, buonanotte all’inestente Veltroni, buonanotte al promesso rivoluzionario PD…

    P.P.S.: o forse dovrei dire buone vacanze a tutti…

  26. ermes / Aug 27 2008 4:37 PM

    Di altra levatura Bernard Kouchner.

  27. ermes / Aug 28 2008 3:05 PM

    La scommessa del Cremlino secondo l’Economist.

  28. ermes / Aug 28 2008 3:46 PM

    Per valutare le scelte, valutare gli attori in campo.

  29. ermes / Aug 29 2008 1:07 AM

    Il pallone gonfiato si accascia quando il giornalista chiede: “What evidence do you have?”

  30. ermes / Aug 30 2008 3:50 PM

    “…the US administration did press hard for the expansion of Nato, in part because the EU dragged its feet about opening its doors. Some doubted the wisdom of the Nato policy. George Kennan, the author of the cold war doctrine of containment, was among those arguing against Mr Clinton. But then, the revered Mr Kennan was not infallible. He had, after all, opposed the creation of the alliance”.

    (Phil Stephens, FT)

  31. ermes / Oct 9 2008 10:20 AM

    Quando anche i più pantofolai del reame si danno una scossa, vuol dire che la faccenda è proprio grave…

    Resta la convinzione che sia davvero assurdo si debba arrivare a tanta gravità per smuovere i mammut che oggi si atteggiano ad indignati resistenti…

    Heri dicebamus: “Cavalier language“… appunto…

  32. ermes / Jan 30 2009 4:53 PM

    Forgetting Krauthammer:

    “Dissolve the G-8. Putin’s dictatorship long made Russia’s presence in this group of industrial democracies a farce, but no one wanted to upset the bear by expelling it. No need to. The seven democracies simply withdraw. (And if Italy’s Silvio Berlusconi, who has been sympathetic to Putin’s Georgia adventure, wants to stay, he can have an annual G-2 dinner with Putin.) Then immediately announce the reconstitution of the original G-7.”

    (August 14, 2008 – WP)

  33. Eva Determin / Mar 16 2009 10:55 AM

    L’amico del giaguaro.

  34. Eva Sottoline / Aug 9 2009 8:47 AM

    “È una Georgia messa in ginocchio economicamente dalla guerra e dalla crisi, con mendicanti a ogni angolo della strada e dove i cantieri di lussuosi complessi per conferenze e negozi nel centro sono interrotti da mesi, e dove la gente più che al governo preferisce affidarsi alle preghiere, come dimostra l’attaccamento impressionante alla religione e anche la massiccia presenza di negozi che vendono oggetti sacri a poca distanza dai palazzo del potere, un tempo sede delle istituzioni dell’Urss”.

  35. Eva Abbandon / Dec 4 2012 1:28 PM

    Paul Berman, Straziante Georgia, IL – mensile del Sole 24 Ore, 15 novembre 2012

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