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Thursday, 19 October , 2006 / ermes

Film dell’orrore


Si dice che appena un decennio fa, se non più ancora di recente, tremende carestie abbiano portato alla morte due milioni e più (o meno, chissà: nomi scritti sulla sabbia…) di individui nella Corea del Nord, così di getto, così di colpo, spazzolati dalla crosta terrestre, due milioni di individui, individui, irripetibili nella loro singolarità… Due milioni di sudditi, non cittadini, pari a circa un decimo dell’intera popolazione nordcoreana: una devastazione in proporzione più ampia di quella causata dalla peste nera e oscura, dimenticata, forse sconosciuta, che furon le carestie cinesi degli anni Cinquanta e oltre, più della falcidia immane delle carestie sovietiche negli anni Trenta, i terribili…

korea.gif Si è calcolato che per costruire un carro-armato di medio livello sia necessaria una quarantina di milioni di euro, per giungere a possedere l’arma nucleare una somma duemila volte più grande… La Corea del Nord ha una popolazione, si crede, si pensa, costituita per i quattro decimi da bambini sotto i sette anni… Pyongyang ha espulso nel 2004 gli esperti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, incaricati di controllare che il Paese di Kim Jong-il non giungesse a fabbricare la bomba più temuta, un processo del tutto simile all’intemerato e squallido agire di Saddam prima, Ahmadinejad poi e non solo, non soli… Un portarsi dei dittatori, questo, evidente, manifesto, chiaro, ma che si dimentica in fretta, subitissimo, si passa d’acchito a valutarne le ragioni, le giustificazioni, se vi sian cause di provocazione, motivi legittimi…

korea2.gif Si racconta che sopra il trentottesimo parellelo non esista mercato, non esista una briciola di mercato, e quindi agli uomini, alle donne, ai bambini siano lasciate solo le briciole che cadono dalla putrida e dorata tavola del Sovrano… Si ricorda che sol minime, parcellizzatissime aperture al libero scambio, al libero baratto, sian state tentate – forse imposte dai cugini cinesi -, e che tali scisti ingovernati abbiano provocato esplosioni inflazionarie crudeli e immaginabilissime, al punto che acquistare un paio di scarpe equivalga ad investire un mese di stipendio, laddove pure le si trovino… Si narra che il “Caro Leader” sia immortalato in centinaia e centinaia di imponenti statue ricchissime e maestose, disseminate come mine antiuomo, antineuroni, per l’intiero territorio sottoposto al suo tacco… a Pyongyang, celestiale, si ricorda una statua alta quarantacinque metri…

Si vocifera che spie provenienti da quel gran cementificio delle menti che era – e spesso permane, attenzione alla Polonia! – l’Europa orientale si siano rifugiate qui, in Nord Corea, al riparo da domande, giustizia, condanne, inchieste, sguardi muti e attoniti… spie già sovietiche, funzionari e burocrati forse di Ceausescu, forse di Honecker, abbarbicate e inchiodate a nostalgie dei perversi tempi che furono… Questo Paese grande quanto il Portogallo, con densità di popolazione pari all’italiana, territorio estremamente montuoso e impervio, prodotto interno lordo pari a trenta miliardi di dollari, e reddito pro capite corrispondente ad un ventesimo di quello sudcoreano…

Si sostiene che la gente non parli in Corea del Nord, che in Corea del Nord vi sia pace… la pace del silenzio, la pace dei morti, non c’è guerra, non albagìa, sentimenti nocivi, non scontri, neppure incontri, non ci sono conflitti umani, relazionali, solo calma piatta, morte placida e sonno eterno… Il figlio è delatore del padre e della madre, il padre del figlio e del fratello, Caino e Abele qui si inverano in ogni casa, qui si amano e strappano come nella notte dei tempi, qui non è dato discutere, sorridere perfino, si continua a leggere il “Rodong Sinmun“, l’ennesima “Pravda“, il giornale di partito… talvolta si captano radio sudcoreane, oh dramma supremo, il pericolo di nuove Radio Londra è avvertitissimo nei Palazzi di Sua Maestà, colui è tremebondo al pensiero della forza di attrazione di massa che promana la democrazia di Seul, teme sommamente il sorger della speranza di cambiamento nelle teste… le teste vanno schiacciate…

Si sa che non v’è istruzione in Corea del Nord, che non v’è formazione, fantasia, i bimbi non giocano al soldato, sono il soldato, il milite ignoto di domani è già oggi un morto che cammina, lo si conosce, forse dovrà sparare allo zio, all’amico di giochi… Si filmano incredibili e olimpioniche scenografie, il colore oscura per un giorno, uno solo, il grigio di sempre, il grigio dovunque; ordine e disciplina sovintende alle parate, alle marce, i reggimenti sono le mani del regime, reggono le menti sospese in su per l’aria: Kim può esercitarsi al tiro al piattello… Imponenti e spettrali sono gli archi di trionfo, trionfano i tronfioni, gli architetti della violenza, del torchio, gli inquisitori del nostro tempo prendono forma, carne e carni, schiacciano gli eretici, si svagano, vanno a pesca…

Si scrive nei libri di storia, che raramente si leggono, quasi mai si insegnano, che nel giugno del 1950 un matto, un folle, Kim Il Sung, il padre di Kim Jong-il, il fondatore della patria, invase la Corea del Sud, guidata dal non specchiatamente democratico Syngman Rhee, per sgranocchiarla pian piano, roderla del tutto e instaurare un unico e assolutistico governo della penisola… Si rimane increduli a sapere che le Nazioni Unite, stranamente, pazzamente e coerentemente con i propri principi fondanti, decisero di muoversi, intervennero, chiesero al pagliaccio rosso di ritirarsi, ed incaricarono gli unici disponibili alla guida delle operazioni per la difesa del territorio sudcoreano ad agire; si trattava degli amerikani, gli amerikani del Truman che sganciò le bombe ad Hiroshima e Nagasaki, ma qui non volle, del Truman che liberò il mondo da Hitler, del Truman del “sipario di ferro”…

Si riman perplessi, stupiti ad immaginare l’ONU che opera, si mobilita: l’incredulità forse vien meno se si pensa che il Consiglio di Sicurezza, in quel momento storico, vedeva la presenza della Cina nazionalista di Taipei, di Chang Kai-shek, e non già la Repubblica popolare di Mao, quale Paese titolare di un seggio permanente e con diritto di veto… L’incredulità vien meno se si considera che in quei mesi l’URSS praticava la politica della sedia vuota nella stessa assise per protestare contro l’assenza dei delegati di Pechino, e pertanto non poteva opporre il suo niet all’agire dell’Organizzazione… Si studia (ma dove, ma come?) la guerra di Corea qual guerra atroce di tre anni, tempo che vide lo scatenamento in un territorio ristrettissimo di un tonnellaggio di bombardamenti maggiore del complessivo materiale bellico impiegato negli interi lunghissimi sei anni della Seconda guerra mondiale, roba da incubo… dai due ai tre milioni di morti…

Si conosce che lo stesso folle, lo stesso buffone Kim Il Sung, morto nel 1994, ha lasciato la conduzione della “cosa pubblica” in eredità al figlio Kim Jong-il, un po’ ciò che accade in tante satrapie che si ammantano del colore rosso sangue, delle falci e dei martelli e tagliare e battere i corpi… Un nazional-socialismo, quello nordcoreano, avvicinabile nella sua grettezza e schizofrenia solo da altri caricaturali regimi sopravvissuti al crollo dell’Impero sovietico: in Azerbaijan, dopo la morte di Gheidar Aliev è stato eletto al timone del Paese il figlio Ilham; Nursultan Nazarbayez prepara il terreno per la successione della figlia delfina Dariga in Kazakhstan; in Uzbekistan, Gulnara Karimova potrebbe ereditare la presidenza del padre Islam; Saparmurad Nijazov in Turkmenistan è dittatore a vita e forse dopo toccherà al figliolo Murad… di Fidel e Raul meglio non dire…

Si vede che lo stesso Marx che voleva un tempo abbattere le monarchie oggi diviene facitore di assolutismi ereditari… E così, si sussurra che pure Kim Jong-il già pensi all’avvicendamento con uno dei suoi figli, chissà il viaggiatore che fu arrestato in aeroporto giapponese allorché voleva visitare il parco dei divertimenti Disney di Tokyo (il padre invece non viaggia se non in treno…), o il troppo giovane terzogenito, non ancora maturo l’è chiaro, o forse, ecco probabilmente il secondo nato, il venticinquenne Kim Jong-chol, il “Piccolo Generale”, di cui si favella non vi sian foto da che aveva tredici anni, sia di carattere riservatissimo, abbia studiato in Svizzera…

Si capisce, dopo il nonno il padre e dopo il padre il figlio… il sessantacinquenne Kim Jong-il, il paffutissimo e pasciutissimo, il basso che si chiacchiera s’arruffi i capelli per sembrare più alto, è alla ricerca del suo erede, il terzo Kim, il Kim 3, ma v’è pericolo che proceder troppo alla svelta possa portare al potere un ragazzo non ancora ben rotto ai precetti della disciplina confuciana: la Corea del Nord, le donne e gli uomini di Corea dovranno attendere ancora un po’… Nel frattempo omaggio al nonno: la mummia del primo Kim, la mummia del supremo Kim Il Sung, tre anni dopo la sua dipartita, è fatta assurgere al ruolo di “Presidente Eterno” del Paese: tutte le riunioni di partito e di governo si aprono con l’ascolto di nastri che conservano la voce del defunto, che apre le sedute, indica i principi da seguire nelle scelte, discute degli ordini del giorno… i gironi danteschi s’inverano…

Si comprende, per il Padre della Patria questo ed altro, ecco appunto anche, molto altro… Si riporta che il mausoleo di Kim Il Sung sia edificio di quaranta stanze, e la gente muore di fame, letteralmente… quaranta stanze una più stupenda dell’altra, una più ricca, più incantevole dell’altra, mentre la centrale, la più nascosta è invece tutta bianca, un sepolcro lucidissimo, da obnubilare la ragione… In ogni camera un percorso da seguire, una catarsi da compiere, un preparativo da espletare, imposto, coerente, sublime: colà abluzioni e fontane, altrove preghiera silenziosa, e via impazzendo infino a giungere nella camera delle lamentazioni delle prefiche… donne che piangono a pagamento, si strappano i capelli senza sosta, donne tarantolate, si danno il cambio per coprire ogni giorno le ventiquattr’ore, t’assalgono, ti stringono e piangono addosso, ti gridano intorno, si disperano nell’abbraccio funereo… La tomba è al centro del Palazzo dedalo, dell’infuggibile labirinto, ci entri, ci rimani, vi arrivi: è tomba circondata da coorte di guardie, quasi non la si può guardar, scompare alla vista, si sottrae il Re Taumaturgo…

Di seguito riporto alcuni articoli credo significativi: l’atomica al caviale del re sole marxista.pdf ; un paese in armi ostaggio di un despota.pdf ; un paese in armi ostaggio di un despota 2.pdf ; dove sono finiti tutti i disabili?.pdf

9 Comments

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  1. NickPolitik / Oct 20 2006 5:03 PM

    Leggendo il tuo articolo mi è venuto in mente un servizio fatto sulla Corea del Nord da TV7 qualche anno fa, quando il polverone dei test nucleari odierni non si era ancora sollevato.
    Mi sembra che lo fecero ai tempi dei Mondiali di Corea del Sud e Giappone.

    Già allora rimasi sbigottito davanti alla tragedia nord-coreana.
    Le cose che mi colpirono nel servizio fatto erano i balli organizzati per onorare il regime, i palazzi della capitale che si ergono imponenti nel deserto delle idee. Tutto un rigore estetico prestabilito, preordinato, senza possiblità di errore. La ricerca smodata di una perfezione inesistente.
    E poi sentire della fame patita dai sudditi nord-coreani ha rotto un equilibrio nel mio cervello: mangiavano le scorze delle patate e nel peggiore dei casi di notte si consumavano degli atti (inaudibili, ma anche razionalmente ammissibili e giustificabili, se si vuole continuare a vivere) di cannibalismo. Il debole che, pur di vivere, si fa forte con uno più debole. Uomini che non sono più uomini, ma ridotti a bestie in cattività.

    E poi quei confini così sorvegliati fra le due coree…

    Orwell forse c’ha davvero azzeccato.

    E mi chiedo se sia giusto che io me ne stia ancora qui a scrivere davanti ad un computer senza far nulla e a pensare solamente.

    Scusate ma questo mi mette molta, molta tristezza.

    E quasi quasi piango disperato a pensare di essere nato senza conoscere il buio delle idee. Disperato perchè il mio è buio dell’azione. Disperato perchè sento che gli strumenti che ho a disposizione non mi consentono di poter guardare negli occhi e cercare di strappare al suo triste destino il bambino che in questo momento sta per essere mangiato dagli altrettanto disperati suoi genitori.

  2. ermes / Jun 5 2007 11:32 AM

    Ieri, sul New York Times, in contrapposizione a chi afferma con elegante e convinta semplicità che non tocca ai paesi democratici rovesciare (si può, si deve discutere con quali strumenti) le dittature ancora presenti nel mondo… invero, saranno i “popoli” ad esse sottomessi che un giorno, se vorranno, si ribelleranno al tacco dei satrapi… un discorso, questo, che riconoscere come manifestazione di lascivo e comodo razzismo intellettuale credo sia il minimo per chi ha conosciuto anche un solo spicchio di Novecento europeo…

    Escape from North Korea
    by Nicholas Kristof

    In an archipelago of safe houses here, part of a 21st-century Underground Railroad, I met groups of people who live every moment with sickening fear.

    These are North Koreans who have escaped to the ”free world” — China — and are now at constant risk of being captured by Chinese police. The Chinese government, in a disgraceful breach of its obligations under the 1951 Refugees Convention, hands these escapees back to North Korea, where they face beatings and imprisonment, occasionally even execution.

    In one shelter is a 14-year-old North Korean girl: shy, sweet and terrified. Her parents led her across the frozen Tumen River from North Korea in the middle of winter, but then they became separated while trying to flee the police. ”I don’t know where my parents are, or if they are even alive,” she said.

    Now a joint crackdown by the North Koreans and Chinese is greatly increasing the peril for people like her.

    The North Korean authorities used to detain citizens returned by China for a few weeks or months and then release them after a bit of ”re-education.” But about a year ago, North Korea greatly increased the penalties.

    Now those returned by China are often sentenced to prison for several years, and repeat offenders or Christians can be sent with their entire families to labor camps for life.

    Some North Koreans told me that their government now holds regular sentencing rallies, at which the punishments are publicly announced — or in extreme cases, such as those who became Christian evangelists while in China, the accused are executed in front of the crowd by firing squad.

    One Christian I spoke to had been beaten so badly after his return by China that he tried to commit suicide by swallowing a handful of pins. The prison, not wanting to have to dispose of a corpse, freed him — and he eventually made his way back to China.

    ”If he is sent back again,” said his wife, ”he’ll be beaten to death.”

    China has also increased its punishments for its own citizens who are caught helping North Koreans. The penalty used to be a fine, but now it is jail for a year or two — or for a decade or more if someone smuggles escapees to South Korea.

    ”Now most Chinese don’t dare help the Koreans,” said one local official who secretly protects a safe house full of North Koreans — and who even stood guard outside as I interviewed them. ”But I feel so badly for them. They’re just wretched.”

    With the help of incredibly courageous conductors on the modern Underground Railroad, I visited four shelters that together house dozens of North Koreans, and residents of a fifth shelter were brought to my vehicle so that I could talk to them safely. My entire visit was conducted under very tight security to make sure I did not lead police to the safe houses.

    The North Koreans I talked to described a society that is increasingly corrupt and disillusioned. One said that even with the latest crackdown, a $400 bribe to guards will win a prisoner’s immediate release. Another estimated that up to 20 percent of North Koreans in her area are disaffected enough that they listen illegally to Chinese broadcasts.

    Chinese and South Korean missionaries are also beginning to evangelize secretly in North Korea, a sign of weakening government control. One Chinese Christian I talked to had made four trips into North Korea to evangelize. ”If I’d been caught, I don’t think I would have been executed,” she said, ”but it wouldn’t have been good.”

    All the same, none of these North Koreans thought an uprising was imminent. Indeed, a surprising number of them are so steeped in propaganda that they still insist that ”Dear Leader” Kim Jong-il is a good man. ”The problem is with lower officials, not with Kim Jong-il himself,” claimed one man who has arranged for smugglers to bring his entire family out to freedom in China. (For more on the North Koreans, go to my blog, http://www.nytimes.com/ontheground.)

    President Bush should raise China’s breach of its international obligations with Hu Jintao. Mr. Bush might think of that 14-year-old girl, who spends her days minding two 9-year-old boys whose mothers were caught and sent back to North Korea. Those three children are modern reminders of the terrors of Anne Frank. They fear with every footstep outside their door that China will arrest them and send them back to their national torture chamber.

  3. ermes / Sep 18 2008 8:13 PM

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