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Thursday, 9 November , 2006 / ermes

Guerre preventive (all’omosessualità)


sarebbe-stato-meglio1.jpg Le guerre non si svolgono soltanto a mezzo militare. Spesse e più volte si tratta del confligger tra idee totalistiche, del cozzare di pensieri assolutistici, di scontri virulenti e nefasti di intelletti violenti e pre-suntuosi. Quante volte la parola può ferire più della spada, quante volte l’assenza di atteggiamenti dialogici, critici, aperti al confronto, la mancata ricognizione dei propri limiti porta a conflagrazioni nelle menti prim’ancora che al campo di battaglia!

Le guerre culturali sono pericolosissime, innanzitutto perché sfiancano i combattenti, non danno origine a maturazioni, elaborazioni innovative, bensì distruggono le parti contrapposte, conducono all’esplosione dei neuroni, alle rabbie che covano nel petto, a desideri di frustrazione e rivincita. Non v’è nel conflitto culturale la possibilità di crescere, emanciparsi, come invece accade nella discussione argomentata, ragionevole, esposta al dubbio. Ognun riman delle sue convinzioni, tutti ci si arrocca ancor più ne’ propri fortilizi ideali, le bardature e i recinti delle nostre teste si corroborano e perfino l’ascolto dell’altro giunge a spegnersi.

Lo scontro violento tra pensieri è da temere massimamente, d’altronde, anche perché non di rado si pone come primo passo per giungere all’attacco fisico, all’impatto materiale, alle truppe schierate, alle masse mobilitate e manovrate; si arriva all’annientamento del corpo dell’avversario, ché non è interlocutore ma sol nemico. La parte contrapposta perde ogni sua altra identità che non sia l’esser l’antagonista, si svuota d’ogni umanità, è ridotta (per chiaro processo psicologico infantile) alla sola essenza della diversità, fa paura, dà noia e fastidio, è protesta se non infino eresia.

freedom-of-expression1.jpg La contrapposizione violenta, fisica e mentale, serve a cacciare i nostri demoni, i nostri, i nostri, riverberiamo su chi appaia differente nostri fantasmi, e guardiamo nell’occhio altrui pagliuzze inesistenti al solo scopo – spesso irriflesso – di nasconderci le travi che ci strapiombano nella fissità dei giorni. Il perdono che si regala e l’atto di espiazione imposto, la pietà che si concede e la distruzione dell’impenitente sono le due facce di una stessa luccicante cattiva moneta, il conio della distinzione arbitraria tra giusto ed ingiusto, naturale ed innaturale, bene e male.

Come si possa giungere a voler vietare una manifestazione di orgoglio – orgoglio, per fortuna – omosessuale a Gerusalemme, a volerla vietare preventivamente è facile da spiegare. Le manifestazioni si dovrebbero controllare, incanalare nel rispetto altrui, e non vietare tout court e in partenza, dico dell’abc della tolleranza, del liberalismo intellettuale… Come si possa desiderare invece di proibire l’espressione di un pensiero, l’espressione stessa, e di più in nome di un Dio che forse non ha più parole ormai per richiamarci all’amore fraterno – l’abbiamo imbavagliato, e mutolo lo conduciamo al macello -, come si possa giungere a tanto, credo si possa capire bene, benissimo, se sol si pensa che la “città della pace”, la “città celeste” è anche la patria – oggi e sempre – di alcuni tra i più temibili sistemi di pensiero cui l’uomo abbia dato vita.

Dico di un metodo di cogitare, che non si espone a fallibilismo, a falsicabilità, non studia i limiti dell’agire umano, ma si incrisalida nella difesa – corporativa – della propria pre-potenza. Dico di quei metodi, talvolta esaltanti la razionalità, talaltra l’irrazionale, che blindano le vite di tanta povera, poverissima, pia gente, condannata a procreare come bestie, a piegar la testa ovunque, ad osannar persino i propri affamatori.

28 Comments

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  1. herpes / Nov 10 2006 11:29 AM

    Il principio “della bisogna”. Dovremmo esserci abituati, ormai. E invece ogni volta cadiamo nello stesso tranello. D’accordo, la Palestina è la terra santa di molti, ma, alla stregua della santità di Roma, dove si trova, da quale spiraglio si intravede un soffio di soprannaturale infondere e perfondere Gerusalemme e le sue genti? Forse dai razzi che ogni giorno valicano fragili confini per massacrare ora di qua ora di là da un checkpoint? E’forse uno spirito così superiore alle umane menti, da indurci a stabilire a tavolino improbabili confini “intra moenia” per spartirci un alito di santità tra cristiani, ebrei e musulmani? E’ questa la santità di Gerusalemme? Da essere ipoteticamente suddivisa in “zona e capitale sotto la giurisdizione della santità cristiana”, “zona e capitale sotto la giurisdizione della santità ebraica” e “zona e capitale sotto la giurisdizione della santità musulmana”? Questo è il massimo della convivenza e del rispetto altrui che sappiamo produrre: un muro, se sei di là non mi pesti i calli ed io ti rispetto. Non condivido la carnevalata del gay pride, ma devo dire che mai trovata fu più geniale. Tanto solo con gli schiaffi, morali e non, siamo capaci di parlare un po’di più della realtà che ci circonda. E allora che ben venga l’invasione “arcobaleno”, chissà se qualcuno prima o poi non si interroghi prima sulla santità, poi sulla giustizia e l’opportunità delle scelte-pardon, comportamenti inclinazionifughi-degli altri. Ah, già, qui si manca del rispetto di pensiero religioso dei cristiani, dei caaaaaaaari frateeeeeelli ebrei e dei cariiiiiiiiissimi frateeeeeelli musulmani, mica del volgare rispetto per l’essenza e l’essere umani.

  2. NickPolitik / Nov 10 2006 4:10 PM

    Anch’io sono contrario alle esibizioni… meglio dire alle ostentazioni di diversità, perchè hanno l’effetto collaterale di creare la discussione al momento, accumulare un bel po’ di alone negativo intorno ai diversi per poi scomparire nell’oblio del passato. Questo tipo di ostentazioni lasciano il segno solo nel passato, perchè i grandi detentori della conoscenza di ciò che è giusto e ciò che è ingiusto non fanno altro che trovare modi sempre più subdoli per condannare al rogo i diversi (intendendo in generale coloro che si distinguono dagli altri per aver visto oltre l’orizzonte e per aver voluto comunicare la loro esperienza a chi non ha ancora visto oltre l’orizzonte).
    Si è passati da “negro”, a “nero”, a “di colore”. Ma la sostanza è sempre quella. Non è Jim, ma Jim l’uomo di colore. Etichette. E tutto il mondo interiore ed esteriore del negro si riduce all’essere “di colore”. Alla luce del fatto che uno è negro, si filtra tutto ciò che può dire o fare… “ti capisco, sì, sì, ti capisco, sei nero, perciò capisco i tuoi problemi”. Come se queste persone non possano essere persone superficiali con problemi tipo “mi sono spezzato un’unghia”. Pietà. Ecco la peggior forma di discriminazione nei confronti dei diversi. E quando quei diversi fanno finta di non aver colto l’atteggiamento di pietà nei loro confronti, prontamente qualcuno gli ricorda che sono diversi, impedendogli magari di ostentare la loro diversità.
    Per me gay pride e processioni pari sono. Li distinguono solo i numeri dei partecipanti. Non prendo parte alle ostentazioni (tranne quella del venerdì santo dove devo “scialare” con l’abito o, meglio, col costume… visto che siamo in tema di manifestazioni carnevalesche.
    Ma dopo aver detto questo, mi aspetto di non essere più convocato…sigh!). Ma se le vogliono fare, le facciano.

    Scusate, ho un dubbio, ma non c’è scritto che il corpo è tempio dello Spirito? Quindi adorare il Signore in un tempio, passa in secondo piano se il tempio è il proprio corpo. Quindi, che senso ha parlare di città sante? Non sono teologo, però questo dubbio ce l’ho. Lungi da me pensare che i papi sbaglino. Ma posso avere un dubbio sulla bontà di un simile concetto?

  3. simona / Nov 11 2006 12:08 AM

    Facile per noi cittadini del terzo millennio apparentemente inseriti in una realtà multietnica,denigrare coloro i quali rifiutano l’espressione delle diverse tendenze religiose,sessuali,culturali…ma non vi sembra tutto ciò piuttosto moralistico e paradossalmente “bigotto”?
    Se è vero che i problemi macroscopici su scala mondiale(omosessualità-eterosessualità;occidente-oriente;pacifismo-azione militare;…)sono soltanto la dimensione amplificata di quelli microscopici delle singole comunità,
    perchè come soggetto pensante continuo perpetuamente ad affermare la mia apertura al dialogo religioso, e poi non apro la porta al progetto,più o meno condivisibile,di evangelizzazione dei testimoni di Geova?
    perchè accetto che i gay sfilino a Gerusalemme,ma lontano da me osservare uno spettacolo di effusioni affettuose tra due omosessuali,pensiero che mi suscita,passatemi il termine, anche un sentimento di “schifo”?
    perchè condanno l’azione bellica e per prima sarei disposta a ferire non solo nel corpo,ma soprattutto nell’animo, chi mi sta vicino,per ottenere ciò che voglio?
    E qui direbbe il Manzoni:”ai posteri l’ardua sentenza…”.
    [forse mi sono discostata dal tema di partenza,ma insomma è la prima volta che scrivo…uuu che fatica]

  4. NickPolitik / Nov 11 2006 11:03 AM

    Ai testimoni di Geova apri la porta ma cerca anche tu di evangelizzare. Se pensi che esista qualcuno che evangelizza e qualcuno che è evangelizzato, forse dimentichi che nel dialogo spesso ci si viene incontro, senza la necessità che ci sia qualcuno più importante che impone il proprio punto di vista agli altri. I risultati di un dialogo sono dei più disparati: se si parte con la convinzione di avere ragione punto e basta, è allora che il dialogo prende la piega della lotta.

    Per lo “schifo”: fattelo passare! Se ci pensi sono tutte persone come te, uomini con i propri limiti e con le proprie idee a loro modo rivoluzionarie. Mi riferisco anche alle persone che sono diverse te per le convinzioni politiche o per il colore della pelle o perchè sono su una sedia a rotelle. Anch’io ho lo schifo fisico per determinate persone, ma sto facendo l’esercizio per farmelo passare. In fondo non ha senso.

    Se parti dal presupposto che non devi ferire le persone, ma mettere in dubbio idee e convizioni, hai risolto pure il problema della guerra.

    E’ più semplice di quel che si creda.
    Basta non vederlo come un problema gravoso a cui è impossibile trovare soluzione. A tutto c’è rimedio. E non pensare che sia esclusa la morte da questo ragionamento: dopo la morte la resurrezione.

  5. NickPolitik / Nov 12 2006 9:11 PM

    Mi trovavo per caso su wiki e ho trovato un link a Giovanni Paolo II. Da questo un link al seguente:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Barbero

    Lascio a voi i commenti

  6. francemo / Nov 13 2006 9:12 PM

    ma qualcuno di voi ha mai provato a parlare con i testimomi di geova?!!!se sì, nn vi è capitato di avere davanti un muro, a cui puoi dire qualsiasi cosa, ma ricevi sempre e cmq la stessa risposta?
    cari miei, ma vi sfugge che i testimoni di geova mentono su basi storiche?

    il progetto, poi, dell’evangelizzazione è così articolata ke nessuno di noi può comprenderne la dimensione…una cosà è dire, una cosa è FARE! e l’importante è fare (bene)…

    se io assistessi (come mi è già capitato) a effusioni affettuose tra omosessuali, avvertirei un senso di… è pur questione di “gusti”…li tollero, ma mi fanno “skifo” (x usare lo stesso termine già utilizzato)…

    ripeto: l’importante è [FARE]

  7. ermes / Nov 14 2006 4:34 AM

    Amici miei, con affetto… cosa vi può mai esser di tanto riprovevole in un abbraccio, in un una carezza, in un bacio… ad una madre, ad un fratello, ad un compagno di vita si dona il proprio amore, non altro… si può mai discriminare tale sentimento in base alla bruta materialità, si può dire dell’amore se naturale, corretto, giusto… oppur v’è solo da accogliere come regalo l’altrui sorriso, sensibilità, sguardo, presenza, corrispondenza, parola…

    di quale evangelizzazione si dice, se fu scritto “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”… aveva quell’amore un limite, una misura, una contezza, una inclinazione, una direzione… o non fu piuttosto, non è piuttosto abbandono all’altro, al diverso di tutto se stesso, dono del proprio corpo e del proprio spirito, comunione salvifica, crocifissione delle proprie pre-sunzioni, dei propri fastidi, di ogni avvertita suscettibilità di fronte alle occasioni di dialogo e condivisione…

    perché pre-tendere di conoscere il cuore di chi ama, pre-sumere di saperne le vibrazioni, i silenzi, le angoscie, le assurdità, i sobbalzi, le fisime, il palpitare e l’arrossire, le perdizioni e i vezzeggi, le attese e le stanchezze, la letizia, le perplessità, il freddo, il colore, il dolore, il sognare, la speranza… perché pre-cludere che ogni individuo possa dar corpo e parola alle sue speranze…

    ancora con affetto, davvero, sulla parola tolleranza… non mi piace, letteralmente significa sopportare, indica uno sbilanciamento dei piani, v’è qualcuno più in alto che consente, lascia che accada qualcosa di inferiore… ricordo Pasolini: “mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza”… mi sa che è meglio che vo a nanna altrimenti fo un romanzo! mé ciaaaaao!

  8. franScemo / Nov 14 2006 7:05 PM

    Carissimo vitino, ma ke fai a quella tarda ora ancora in piedi, ovvero davanti al pc?! io ero ancora al (come si suol dire)”1°sonno”! vorrei solo sottolineare l’uso del termine “tollerare”. Lo intendo come MIA capacità o sforzo di vivere pacificamente (nn in maniera biasimevole) con coloro che credono ed agiscono in maniera diversa dalla mia. Lo intendo come “rispetto”… ma se mi fa senso vedere effusioni (ke preciso, posson essere pure tra uomo e donna!)… mi fa senso! se a voi nn piace, mangiate il minestrone a tavola xkè i vs familiari lo mangiano?… continuo dopo… salutoni!

  9. ermes / Nov 14 2006 8:22 PM

    franBravo!!!!!!!!!!!!!

  10. lagiardiaintroversa / Apr 12 2008 9:47 AM

    Stanford Report, April 9, 2008
    In pilot program, Stanford to offer ‘gender neutral’ housing options for 2008-09

    BY KATHLEEN SULLIVAN

    Printable Version
    In an effort to better serve transgender students and to offer more choices to students who want to live with friends of the opposite sex, Stanford will offer “gender neutral” housing options to sophomores, juniors, seniors and graduate students starting autumn quarter.

    The one-year pilot program will be offered during the 2008-09 academic year in five residences: Narnia and Terra (Row houses), Castaño (an upper-class residence hall), Mirrielees (an undergraduate apartment complex) and Rains (a graduate student apartment building).

    Rodger Whitney, executive director of student housing, said Stanford chose those five residences for the pilot program because they provide privacy in living and bathroom spaces, including private bedrooms, lockable bathrooms and shower stalls with private changing areas.

    There will be no changes in the undergraduate housing draw or the graduate housing lottery as a result of the pilot program, he said.

    Under the program, upper-class students will enter the draw as usual and list any or all of the four undergraduate residences as housing choices. Once students are assigned to one of the houses, they will have the option of requesting a roommate of another gender through the in-house draw.

    Graduate students taking part in the pilot program will make their requests through the graduate room assignment process.

    Whitney, who served as chair of the Gender Neutral Task Force, which developed the pilot program, said no students would be randomly assigned to a mixed-gender room or apartment. He emphasized that the new program was not designed for romantic couples. The housing option will not be available in freshman residences or in four-class houses.

    Transgender students may apply for campus housing through the pilot program or through an existing confidential process.

    Whitney led the 15-member task force, which was convened last spring by Shirley Everett, senior associate vice provost for residential and dining enterprises, and Greg Boardman, vice provost for student affairs.

    “Stanford takes great pride in the variety of housing alternatives available to students and in the rich residential experience that results when communities are centered on principles of diversity and respect for individual differences,” Boardman said.

    The task force included five senior university staff and 10 students, including Associated Students President Hershey Avula, who described the pilot program as a “wonderful step in the right direction.”

    According to a recent article in the Boston Globe, more than 30 campuses across the country have adopted gender-neutral housing policies, including Dartmouth College, Wesleyan University and Oregon State University.

    Currently, all student residences are coed at Stanford, except fraternities and sororities, and one all-female house. In most residences, men and women live on the same floor

  11. Mons.(ter) / Dec 1 2008 6:01 PM

    Il mondo Migliore

  12. ermes / Dec 1 2008 7:48 PM

    Lo so che vi scoccio… ma anche il commento precedente potrebbe dar vita ad un meraviglioso articolo!

    Questi (i Migliori…) sono i più vergognosi e disperati venditori di fumo che possano darsi sulla facciaccia della Terra…

    A loro avviso, meglio (molto meglio) non offendere i carnefici, non infastidire i criminali, dimenticare gli aguzzini pur di non prestare orecchio alla voce delle vittime…

    Ormai la soglia dell’indecenza è bella che superata: e davvero meriterebbero, lor signori, di essere trattati a suon di risate, se tutto non fosse così terribilmente drammatico…

    P.S.: sia detto solo per inciso, cosa pensa il resto del mondo cattolico di questi violenti? dove sono le sollevazioni delle comunità di base? dove le parrocchie? dove i curati di campagna?

  13. Eva Adamoed / Jan 17 2009 11:56 AM

    Il partito di quest’uomo (delle caverne) è (stato reso) l’ago della bilancia della politica italiana.

  14. Eva Spiazz / Jun 4 2009 10:07 PM

    Natura patrigna

  15. Eva Nonceadamosenza / Aug 10 2009 4:13 PM

    Ladies and gentlemen……Her Majesty Francesco D’Agostino!
    ovviamente solo su Avvenire del 9 agosto 2009.

    I GIUDICI E LE NOZZE FRA OMOSESSUALI
    Indebolisce le libertà l’uso strumentale del diritto
    FRANCESCO D’A GOSTINO
    Hanno diritti gli omosessuali?
    Assolutamente sì: in quanto cittadini, anzi in quanto persone, essi sono titolari di tutti i diritti umani fondamentali e in modo particolare di quello di non essere vilipesi, ingiuriati, discriminati in ragione del loro orientamento sessuale (e non si farà mai abbastanza per stroncare ogni forma di omofobia). Hanno diritto a convivere, due omosessuali? Ancora una volta assolutamente sì: la convivenza, e più in generale, la vita privata delle persone, purché qualificata da reciproco rispetto, va ritenuta assolutamente insindacabile da parte del diritto e dello Stato. Va riconosciuto a una coppia omosessuale il diritto di sposarsi?
    Assolutamente no: il requisito giuridico fondamentale del matrimonio è la differenza sessuale dei coniugi: non a caso, nella dottrina civilistica tradizionale l’eventuale matrimonio tra persone dello stesso sesso veniva ritenuto più che nullo, ‘inesistente’. Ciò che è in gioco, nel matrimonio, è la costruzione di una comunità familiare, nell’ordine delle generazioni; il che è precluso alle unioni omosessuali. Tolta questa profonda finalità antropologico-sociale, il diritto non ha alcuna ragione per dare uno stato giuridico pubblico alle unioni omosessuali. Si dirà: ma così si violano i diritti delle persone. Per questo diversi Stati hanno aperto il matrimonio agli omosessuali. Chiediamoci però: di quali diritti stiamo parlando? Non dobbiamo infatti confondere i ‘diritti’ con gli eventuali interessi economici delle coppie omosessuali, che possono senz’altro esistere (e che per la loro quasi totalità possono facilmente essere soddisfatti altrimenti), ma che non per questo soltanto meritano di essere riconosciuti e tutelati pubblicamente (oltre tutto con particolari e ingiustificati oneri per il bilancio pubblico) come diritti fondamentali delle persone. Il punto è che il cuore della questione non è né economico né sociale, ma simbolico. Gli omosessuali chiedono di potersi sposare non per soddisfare un loro ‘interesse’ ma per dimostrare al mondo di non essere ‘diversi’. Il paradosso è che nel momento stesso in cui si sposano la loro ‘diversità’, anziché essere superata o cancellata, viene invece resa, per dir così, ufficialmente pubblica, in quanto ‘istituzionalizzata’. È per questo che la richiesta di accedere al matrimonio non è affatto condivisa da tutti gli omosessuali, anche se mediaticamente di questo si parla fin troppo poco. Il tribunale di Venezia e la Corte d’appello di Trento si sono rivolti alla Corte Costituzionale, convinti che rifiutare il matrimonio agli omosessuali violi i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione. Ma la Corte è saggia e sa bene che la questione si può sinteticamente ridurre in questi termini: ci si può appellare ai diritti umani fondamentali per dare soddisfazioni simboliche alle persone? La risposta è no: non perché i simboli non siano importanti (tutta la nostra vita ne è intessuta), ma perché i simboli non sono di per sé coniugabili in termini di giustizia, come invece lo sono – e devono esserlo – i ‘diritti’. Possedere un titolo di studio ha un alto valore simbolico, ma non si ha ‘diritto’ a fregiarsene, in assenza di quei requisiti assolutamente oggettivi che bisogna possedere per conquistarlo. L’amicizia tra due persone ha un valore simbolico ancora maggiore, ma non ha senso chiedere alla legge di istituzionalizzarla. Dietro qualsiasi pretesa di uso strumentale del diritto non dobbiamo vedere un ampliamento delle nostre libertà fondamentali, quanto piuttosto e purtroppo un loro indebolimento. Aspettiamo, con fiducia, il responso della massima magistratura del nostro Paese.

  16. Lino Giorna / Oct 15 2009 8:59 PM

    E c’è ancora chi sta lì a giustificare, interpretare, stigmatizzare. Qui abbiamo superato da molto l’ammazzacaffè!

  17. Lino Popo / Oct 15 2009 9:15 PM

    A lume di naso, Renato Farina è semplicemente scemo…

  18. Tina Fui / Oct 20 2009 8:43 AM
  19. Eva Soffr / May 19 2010 12:05 AM

    “…ladri, omicidi e via discorrendo”.

    Senza pudore.

  20. Eva condann / May 20 2010 11:51 AM
  21. Eva Arcobal / Jul 4 2010 5:43 PM
  22. lagiardiaintroversa / Jul 15 2010 10:14 AM

    Segniamo l’ennesima sconfitta. Pure l’Argentina ci mazzula.

  23. Eva Statu / Jul 24 2010 2:21 AM

    E’ inutile, questi sono proprio scemi. E parliamo del primo giornale d’Italia e di due Ministri della Repubblica…

  24. Eva Ragion / Oct 15 2010 12:43 AM

    Quando (e dove) si anticipa (e determina) la realtà…

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