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Wednesday, 22 November , 2006 / ermes

Notte fonda


La Conferenza Episcopale Italiana nel Messaggio “Amare e desiderare la vita”, per la 29a Giornata per la vita del 4 febbraio 2007, tra l’altro afferma:

Chi ama la vita si interroga sul suo significato e quindi anche sul senso della morte e di come affrontarla, sapendo però che il diritto alla vita non gli dà il diritto a decidere quando e come mettervi fine. Amandola, combatte il dolore, la sofferenza e il degrado – nemici della vita – con tutto il suo ingegno e il contributo della scienza. Ma non cade nel diabolico inganno di pensare di poter disporre della vita fino a chiedere che si possa legittimarne l’interruzione con l’eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà.

Diabolico inganno… Per pietà, signori di fede, signori di speranza e carità, solo per pietà un po’ di silenzio, un po’ di pace nell’animo, sospensione di giudizio, astensione dalla condanna, per pietà un grano di attenzione, calma, un grano di silenzio. Mettete fine, signori, alla furia di tutto sottomettere e catalogare e su tutto pontificare e manovrare ora con distinguo, eccezioni, codicicilli, sacre ruote, ora tutto assommando e su tutto generalizzando, di tutto facendo gran brodo e tutto affasciando. Per pietà fratelli, non trasferite i vostri demoni sugli altri, non procedete come elefanti in cristalliere, per pietà fratelli, non banalizzate chi pensa altro, vive altro, circondandolo con le fiamme della Geena, per pietà fratelli, solo per pietà.

Ricordo Ungaretti, i versi della sua poesia “Non gridate più”, oh quei versi, parlavan di chi ormai non c’è, ci ha lasciato soli ad impazzire soli su questa ria Terra, oh quei versi invocavano il silenzio, la cura, la modestia, il rispetto, la pietà infine:

Cessate d’uccidere i morti,
non gridate più, non gridate,
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

La stessa preghiera, a maggior ragione, per chi ancora, ancora, ancora – domineddio! – vive e con occhi vivi guarda lo sferragliar di scuri e falci di quella gelida e nera e inutile signora che è la morte, sempre uguale, sempre diversa, sempre rancida, sempre assurda. Cessate fratelli d’uccidere in vita i fratelli, non gridate più, non gridate, se volete ancora udire i fratelli, i loro ultimi istanti, le loro ultime parole, la loro parola, se sperate che non periscano, se sperate di non perire voi stessi. Hanno già l’impercettibile sussurro, non fanno più rumore del crescere dell’erba, lieta dove – mio Dio… – non può passare l’uomo.

7 Comments

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  1. lagiardiaintroversa / Sep 14 2007 5:17 PM

    con un (bel) po’di confusione tra coma e stato vegetativo….
    …e la riflessione di chi ci passa fisicamente….

  2. Jayne Haubrick / Nov 25 2011 7:10 PM

    Good article, thanks. Can you tell us about the second paragraph in more detail?

  3. Eva Rintuzz / Nov 25 2011 10:20 PM

    Mè mò vuoi assa’……

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