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Saturday, 25 November , 2006 / ermes

Sciascia e gli zelanti più zelanti degli zeloti


Sottomissione della donna, azzeccagarbugli borbonici, Ottocento italico e siciliano (la Sicilia come Italia al quadrato, la Sicilia come metafora del mondo), silenzi e silenziamenti, ammazzamenti e superstizione popolare, arabeschi sentimentali, gelosie distruttive, prepotenze religiose, conversioni sacrileghe, rimozione ideologica e mausolei di Stalin, filologie romanze e mediterranee, ritrovi della buona società, banche e metafisica, pianti e investigazioni, pentimenti e genuflessioni, coscienze e riviste, processi e violenze, occultamenti, criminologi, Stendhal, viceré, cavalieri e tragedie…

leonardo_sciascia.jpg Ecco Leonardo Sciascia, ecco il primo scrittore a parlar di Mafia nella letteratura italiana, ecco il dimenticato e mai forse conosciuto maestro di Racalmuto. Ecco lo stupendo suo libro “Il mare color del vino”, uscito nel lontano 1973 e ancora oggi poco noto, studiato, vissuto. Il volume raccoglie una ricca produzione di saggi, quasi a costituire – al pari d’altre opere quali “Cruciverba” o “La corda pazza” – una sorta di summula della novellistica dello scrittore. Di seguito riporto il quartultimo capitoletto del libro, che mi pare sintomatico di tanta parte del nostro modo di essere italiani, democratici, tolleranti, in fondo brava gente, generosa, pia, altruista, a parole scevra da pre-giudizi, pre-concetti, diffidenze…

Nel brano Sciascia decide di non parlare – ormai la voce è mozza – ed in effetti, spesso, lasciar la parola all’assurdo val più di qualsiasi osservazione. Egli si limita a trascrivere, sol ricopiare con stupenda semplicità, disarmante modestia, l’intero incartamento dedicato dagli organi di polizia fascista ad una questione di cattivo “costume” che parve imperversare per parecchi mesi nella cittadina siciliana di Cefalù negli anni Venti. Un uomo, un inglese – toh che strano! – arrecava scandalo alla pubblica morale patriottica giacché girava voce si portasse ignudo per casa. La gravità della qual cosa è a tutti, ancor oggi, facilmente comprensibile.

Quanto più colpisce son le risposte de’ burocrati di regime al Mussolini che richiede chiarimenti sull’affaire: realisti più realisti del re, ligi al potere più del potente stesso, essi costruiscono risposte tanto risibili e stellari che alla fine il capo stesso ha un sussulto di reazione, e pare di una apertura mentale sconvolgente. Invero Mussolini è stato il padre e demiurgo di tali suoi epigoni, e il suo ben figurar qual attento e liberale governante può avvenire solo se posto in foto di gruppo coi suoi stessi yesmen ed eredi. A conferma che il vero danno e la vera dannazione di questo Paese è il veder costantemente grigi greggi sempre alla ricerca e sequela di Mon-archi, Duci, Principi e princìpi, Papi-re, Pastori e Presidenti, idee-forza, idee-bandiera (la pace, l’ambiente, la rivoluzione, il dirsi di sinistra, appunto “la sinistra come kitch” nelle denunce di Milan Kundura).

il_sorriso_dell_ignoto_marinaio.jpg Proprio in quel di Cefalù, nel Museo della Fondazione Culturale Mandralisca, è conservato il forse più geniale e sarcastico e beffardo dipinto di Antonello da Messina, quel “Sorriso dell’ignoto marinaio” che tutto dice del nostro mondo, della nostra Penisola, delle vessazioni che ivi si subiscono, dell’assenza di parola che ne consegue, del mutismo imposto ed accettato, dell’unica via di fuga trovata nell’ironia, nelle Pasquinate, nell’adattamento alla finzione, Pulcinella che irride e bastona, piange e si vendica, di soppiatto scappa dalla porta e rientra dalla finestra. Un dipinto che tutto dice delle fedeltà ai Fasci e agli sfasci di turno, dei pre-poteri e pre-potentati economici, baronali, universitari, delle pirandelliche pose sicule, delle nostre maestrie in tema di vuoto cosmico, di repentini amori sì come di tradimenti eterni.

(Il passo è tratto dal primo dei tre tomi dell’Opera omnia di Sciascia, edito da Bompiani, anno 2000 – pagg. 1355-65)

 

APOCRIFI SUL CASO CROWLEY

__________

Per il capo della polizia.

Indagare et riferire sulla vita che conduce a Cefalù il cittadino inglese Edward Alexander Crowley.
M.

__________

A Sua Eccellenza Benito Mussolini
Capo del Governo
Roma, l5 luglio 1924

In riferimento alla nota dell’eccellenza Vostra, in cui si ordinavano indagini a carico del cittadino inglese E.A. Crowley, in atto residente a Cefalù (Palermo), trascrivo i punti essenziali del rapporto ora pervenuto da parte del Commissariato di P.S. di quella località.
“Il nominato Edward Alexander Crowley, nato a Learnington il 12 ottobre 1875, vive in una villa, situata a circa tre chilometri dal paese, fin dall’aprile del 1920. Regolarmente paga il canone d’affitto ai proprietari, i quali soltanto lamentano certa mania del Crowley di dipingere a fresco le pareti e con figurazioni, a quanto pare, non conformi a decenza; ma essi proprietari non hanno mai avuto modo di vedere la villa, da quando l’hanno ceduta in affitto al Crowley, e soltanto da dicerie che corrono in paese sanno della mania dell’inglese. Dicerie alimentate dal fatto che convivono col Crowley ben cinque donne relativamente giovani e ben portanti (oltre a tre bambini di cui uno negro o mulatto), sulle quali la fantasia di un paese come questo si scatena e sbizzarrisce in tal modo che è difficile distinguere, in tutto quello che si racconta, il vero dal falso. Pare comunque che le stranezze di cui in paese si fa carico al Crowley, si riducano ad un modo di vita secondo natura: i bambini, le donne e lo stesso Crowley sono stati visti nudi a prendere il sole; ma da parte dei vicini mai è pervenuta lagnanza a questo commissariato. Pare anzi che i contadini della zona attivamente si dedichino a spiare nella villa, peraltro ben recintata, dell’inglese: traendo dalla nudità delle giovani donne un diletto di cui poi, in tutto il paese, si favoleggia fino allo scandalo. Di ciò siamo stati avvertiti da Sua Eccellenza il Vescovo, ma una nostra indagine, condotta con molta discrezione, altro non ha accertato che delle violazioni, da parte dei contadini della zona, di quel diritto alla privata libertà che è di ogni cittadino e a cui gli inglesi particolarmente tengono. Si è creduto perciò di non dar seguito alla cosa, assicurando però a Sua Eccellenza il Vescovo che quanto avveniva nella villa del Crowley non sfuggiva all’attenzione nostra e che alla prima violazione che gli abitanti della villa avessero commesso delle leggi del nostro Paese con immediatezza e decisione avremmo adottato provvedimenti.
“Riassumendo: certamente il Crowley conduce una vita al di fuori della norma comune, ma più con mistero che con scandalo; e appunto in forza del mistero la sua presenza a Cefalù è elemento di inquietudine. In quanto a una sua eventuale attività spionistica o comunque volta contro la sicurezza dello Stato Italiano, crediamo il sospetto del tutto infondato: e basti la considerazione che i suoi rapporti col mondo esterno si riducono al puro e semplice approvvigionamento, che di regola viene fatto una volta al mese in un negozio del luogo. Dal che si deduce che a fare il pane provvedono le donne, poiché la villa è dotata di un forno a legna, mentre le carni, ammesso che ne consumino, vengono dall’allevamento di capre e animali da cortile cui la piccola comunità si dedica.”
In attesa di altri eventuali ordini, con saluti fascisti
il capo della polizia
gen. E. De Bono

__________

Appunto per il capo della polizia.

L’indagine sull’inglese Crowley deve continuare. Fare un sopralluogo. Riferire. Chi ha detto che è sospettato di spionaggio? E’ l’ambasciatore inglese che ha delle preoccupazioni sul suo connazionale: teme, per il buon nome dell’Inghilterra, che dia scandalo in Italia. Io me ne frego.
M.

__________

A Sua Eccellenza Benito Mussolini
Capo del Governo
Roma, 11 settembre 1924

In ordine alle disposizioni impartite da Vostra Eccellenza relativamente al suddito inglese Edward Alexander Crowley, in atto residente a Cefalù (Palermo), si trasmette il rapporto del Commissario di P.S. di quella località.
Con saluti fascisti,
il capo della polizia
gen. E. De Bono

__________

A Sua Eccellenza il Capo della Polizia
Roma

Il sottoscritto, in seguito a quanto disposto da Vostra Eccellenza con lettera del 20 luglio 1924, prot. 19328, si è con ogni diligenza adoperato allo svolgimento della delicata missione. E innanzi tutto, ad evitare insorgesse incidente con l’Autorità Giudiziaria, si è portato ad informare dell’incarico ricevuto il signor Procuratore del Re presso il Tribunale di Cefalù, in modo che il sopralluogo nella villa abitata dal Crowley avvenisse conformemente alla legge e che ad una eventuale protesta dell’inglese per la nostra intrusione nella sua vita privata non seguisse il risentimento del signor Procuratore. Il quale non subito, e non senza esitazione, ha aderito alla richiesta del sottoscritto, nonostante la motivazione del superiore interesse, e forse della sicurezza della Patria, cui l’inchiesta sul Crowley si ispirava. Da ciò il ritardo nel dare contezza a
Vostra Eccellenza di ciò che il sottoscritto ha potuto infine personalmente constatare.
Il sopralluogo nella villa abitata dal Crowley è stato dal sottoscritto, coadiuvato dal brigadiere Lo Turco Angelo e dall’agente Vasta Bartolomeo, effettuato nelle ore antemeridiane del 7 c.m., in compagnia del professore Paolo D’Alunzio, docente di inglese nella locale Scuola Tecnica, che dal sottoscritto è stato chiamato per fungere, eventualmente, da interprete. Ma in verità della sua opera non c’è stato bisogno, parlando il Crowley un italiano abbastanza comprensibilè. La presenza del professore è tornata comunque utile per un dettaglio di cui si dirà in seguito.
Il Crowley ha mostrato dapprima una certa indignazione per il fatto che in Italia si potesse sottoporre una persona, che in nessun modo ha violato la legge né dato luogo a scandalo, ad una inquisizione patentemente in contrasto con l’elementare principio della libertà individuale; ma subito ha assunto un atteggiamento di condiscendenza e persino di divertimento, come recitando la parte della guida in un museo, non senza prima spiegare la filosofia di cui le persone e le cose intorno a lui vivevano e testimoniavano. La quale filosofia, se al sottoscritto è permesso far ricorso alla memoria dei suoi studi liceali, approssimativamente risulta dalla commistione di certi elementi delle antiche civiltà medio-orientali, magia ed astrologia, con elementi di un epicureismo denaturato e corrente nell’accezione oraziana dell’Epicuri grege porcum. Ma con una controparte di feroce pessimismo; ed il tutto esaltato in un rituale di estrazione cattolica e massonica insieme, a giudicare dagli oggetti che servono ad esso rituale e che ci sono stati esibiti e spiegati. Non mancano, naturalmente, catene e strumenti di flagellazione: poiché in questa religione che il Crowley ritiene di aver fondato, religione del sole e del sangue, il piacere è frutto del dolore. Ma del dolore altrui, probabilmente, anche se il professor D’Alunzio afferma che in Inghilterra non sono infrequenti, per raggiungere il piacere, pratiche di reciproche o auto flagellazioni.
Il sottoscritto ha altresì constatato che rispondono al vero le dicerie riguardo alle pitture a fresco dispiegate dal Crowley sulle pareti interne della villa: pitture che raffigurano, non senza talento, strane posizioni di accoppiamento non solo, ma anche scene di pervertimento e di sodomia ed esaltano, quasi come motivi di ricorrente ornamentazione, quelle parti del corpo umano che la decenza vuole coperte e innominabili. Il Crowley ha voluto convincere il sottoscritto che la vita in altro non consistesse e significasse che nelle cose da lui rappresentate e praticate e che in effetti ogni pensiero e azione dell’uomo da quelle cose discende e quelle cose, sotto forme diverse, realizza. E così è passato a dichiararsi ammiratore del Fascismo e del suo capo, e che era felice di trovarsi ospite di un Paese come l’Italia: ché in questo momento, grazie al fascismo, l’Italia gli sembra il Paese in cui più trova elementi di riscontro alla sua visione della vita. Complimento, questo, che il sottoscritto ha creduto di dover respingere: ma il Crowley ha insistito con argomentazioni speciose e contorte, anche se non prive di intelligenza. Più tardi, scorgendo il sottoscritto una pietra squadrata, sulla quale erano evidenti tracce di sangue, e domandato quale ne fosse l’uso, il Crowley rispondeva che su essa si consumavano i sacrifici. Ma ha aggiunto una frase in inglese nella quale il sottoscritto colse soltanto il nome Matteotti; e il professor D’Alunzio spiegò poi che il Crowley aveva testualmente detto: “l’onorevole Matteotti è stato ucciso altrove”. Forse non senza ironia.
Per quanto riguarda le donne, benché sia da presumere vivano in una specie di schiavitù, non sembrano né si sono dichiarate infelici. Evidentemente, hanno per il Crowley una adorazione incondizionata.
I bambini, al momento del nostro sopralluogo, dormivano sotto un albero. Sembrano in buona salute.
In definitiva, le impressioni ricavate dal sottoscritto sono del tutto negative e basterebbero a motivare una espulsione del Crowley dall’Italia, tanto più che sono state raccolte testimonianze di contadini della zona in cui si afferma che più di una volta sono state viste le donne del Crowley, ora una ora un’altra, legate nude ad una roccia, esposte al sole nelle ore più ardenti.
In attesa di ordini, con saluti fascisti,
Cefalù, 8 settembre 1924
il commissario
A. Caminiti

__________

Per il capo della polizia:

Provvedere urgentemente all’espulsione dall’Italia del signor Crowley.
Il commissario di Cefalù è un cretino.
M.

__________

Per il ministero degli esteri.

Informare l’ambasciatore di Gran Bretagna che è stata decisa dal ministro degli interni l’espulsione dall’Italia del signor Crowley.
M.

__________

20 Comments

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  1. Pio Bove / Dec 23 2007 11:18 PM

    Si diceva che le pagine di Sciascia spesso mettono a nudo le nostre pretese, le nostre fisime, il “nostro modo di essere italiani”, di considerarci “democratici, tolleranti, in fondo brava gente, generosa, pia, altruista, a parole scevra da pre-giudizi, pre-concetti, diffidenze…”

    Chissà cosa avrebbe scritto, oggi, il maestro siciliano di fronte all’ennesima prova di demagogia scialba, spicciola e micragnosa del nostro Presidente del Con(s)iglio… chissà cosa avrebbe detto apprendendo che “i nostri soldati sono i migliori“…

  2. Eva Riduc / Mar 25 2009 4:45 PM

    E forse solo Pirandello

    (E’ davvero un Paese spassoso!)

  3. Eva maledic / Aug 23 2010 6:35 PM

    “Aleister Crowley al medico che gli negava, nell’agonia, la morfina: «Tu che non mi dai la morfina, mi seguirai nella morte». Il medico non ebbe il tempo di negare la morfina ad altri”.

    (Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo. Materiali per studio di medicina, Milano, 2001 – pag. 50)

  4. Doemnico / May 30 2012 8:34 PM

    ciao a tutti!
    mi puo aiutare? ho una presentatzione di leonardo sciascia e il articolo ” I professionisti dell antimafia”
    Non lo so la consequenza dell articolo! C`e una relazinone del questo articolo e il morte del borsellino e falcone??
    Sciasca non era un mafioso?
    grazie per aiutarmi

  5. Eva Azzim / Aug 12 2012 1:09 PM

    “…da lire 500’000 a lire 5’000’000″

  6. Eva Senesc / Sep 19 2012 2:13 PM

    A proposito di Italia, a proposito di Crowley.

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