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Tuesday, 28 November , 2006 / Iperione

Caso Welby: parlare coi muri


E’ giunto il momento di una nuova puntata del “Caso Welby”, nel nostro bel Paese che di casi riempie le fosse. Questa puntata è fatta di tre articoli:
La Stampa 28-11-06 : Siccome Welby non si è voluto dar fuoco, non ha voluto assumere veleni, non si è voluto soffocare con un tubo di gas, allora, per evitare questo scempio, cioè il dibattito nella società e nelle istituzioni, la Binetti ha deciso di pregare affinchè muoia, accolto dal Signore che quindi al più presto è invitato a risolvere il problema alla radice.

Corriere della Sera 28-11-06 : Il Mons.Fisichella, in una bella intervista, spiega che in Italia, le leggi non si fanno mica ad personam, ma badando agli interessi dei più, per questo Welby è un solitario che cerca ciò che non può legittimamente nemmeno chiedere. Inoltre disegna le prospettive future, in un Paese che prima o poi sarà pure liberato dall’oppressione di queste lobby di liberali, laicisti, anticlericali, che, però, nulla possono per impedire il fiorente e produttivo dialogo tra Stato e Vaticano, come già accaduno per la meravigliosa vittoria ai referendum. Come dire, il diritto è una faccenda seria, parola di monsignore.

Il Giornale 28-11-06 : Testamento biologico, accanimento terapeutico e la brutta strada intrapresa dal signor Welby, che evidentemente non ha mai sentito parlare di Giovanni Paolo II. Parliamo di tutte, ma proprio tutte, le possibilità alternative alla richiesta di Piergiorgio Welby, purchè non si dia spago al demonio.

13 Comments

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  1. adriano / Dec 1 2006 12:45 PM

    E’ mio modesto parere che una priorità del Governo Prodi deve essere l’istituto della laicità nazionale sempre prevalicata dalla chiesa cattolica. Il povero Welby ha il diritto al libero arbitrio e quindi può e deve decidere al meglio per se stesso e per favore non parliamo più di preghiere e di accettazione delle sofferenze che in modo oltremodo bigotto la chiesa cattolica ci stà propinando. Forse non sarà che il buon Vaticanismo ha paura di un’eventuale precedente che aprirebbe uno spiraglio alla nostra scelta, nel pieno delle facoltà mentali, ad una vita dignitosa e di conseguenza anche ad una morte altrettanto dignitosa?
    grazie per l’attenzione

  2. Iperione / Dec 1 2006 2:46 PM

    Grazie per l’intervento, Adriano.
    Io voglio andare anche oltre, arrivando forse all’utopia, pensando che la priorità delle libertà civili individuali debba divenire primaria nell’agenda di qualsiasi governo, di qualsiasi maggioranza, soprattutto in un Paese come la nostra Italia che subisce un deficit di libertà e di democrazia davvero troppo pesante rispetto ai partner euro-americani.
    Qualche tempo fa (e anche ier sera) il buon ermes parlava dei “giocatori di poker”: è proprio questo il senso delle manovre delle gerarchie cattoliche, il bluff e il calcolo, la psicologia del rischio. Non smetto di ricordare i referendum “sulla vita”, come li hanno ribattezzati, come esempio magistrale del “dialogo truccato”. In questo senso probabilmente Piergiorgio Welby è finito con l’essere una variabile da gestire, in questa colossale partita di poker, che assume, giorno dopo giorno, i contorni del gioco dei bari. Grazie ancora per l’osservazione.

  3. Nicola / Dec 23 2006 3:22 AM

    eutanasia: sconfitta dell’amore.

    Rispetto la scelta e il dolore di Welby, ma Il problema é se Welby ha deciso di amare o di amarsi. Credo che amandosi troppo giunse a non amarsi più. Se avesse amato avrebbe insegnato agli uomini ad essere eroi nel dolore e non deboli. Non chiamiamo eroismo scelte simili; possono essere solo espressione di libertà dal dolore, non di libertà interiore che solo l’amore è capace di esprimere.
    Poi se vogliamo fare monumenti ai deboli sarebbe meglio edificarli ai centinaia di uomini che soffrono come lui, ma amando e contribuendo all’edificazione di uomini forti e non disperati. In battaglia non si dicono eroi quelli che fuggono, così é nel dolore.
    La debolezza di Welby é la prova di come il messaggio Cristiano sia superiore a quello laico; non vi é alcun dubbio su questo.
    Il pensiero laico? E’ il pensiero del mondo non di Dio. Come dice il Signore: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. E il pensiero dell’uomo è debole.
    Il mondo non sa dare una risposta al dolore.
    Il problema sta nel chiarire se l’uomo vale per quello che é o per quello che fa. Molti credono che la salute e i piaceri del corpo siano beni più preziosi dell’amore; questo accade perché il piacere diviene il criterio del bene. La vita è solo in funzione del piacere sensibile.
    Non é così quando si ama. L’amore non ha bisogno per forza di gambe per esprimersi.
    Che risposta da il mondo di fronte al dolore? La fuga, la morte.
    Il Cristo di fronte al dolore risponde con l’amore, questa é la vera e grande rivoluzione apportata da Dio.
    Solo chi ama Dio ha questa forza spirituale di tramutare in amore infinito il proprio dolore. Mai é così grande e nobile l’uomo se non quando é chiamato a confrontarsi con il dolore.
    Il dolore rivela quello che l’uomo é. L’uomo interiore e virtuoso ama nel dolore, l’uomo esteriore e materiale fugge e dispera.
    Welby è il simbolo della sconfitta dell’amore; non ha vinto in lui l’amore ma il dolore.

  4. NickPolitik / Dec 23 2006 11:23 AM

    “Welby è il simbolo della sconfitta dell’amore; non ha vinto in lui l’amore ma il dolore.”: vorrei avere la tua stessa convinzione nel fare simili affermazioni… ma non ce l’ho.

  5. lagiardiaintroversa / Dec 23 2006 2:59 PM

    mi vengono due dubbi: 1) che cos’è l’Amore? 2)Qual è il pensiero di Dio?

  6. Eva Accuratamentedistingu / Feb 11 2009 11:28 AM

    Per l’ex radicale, attualmente sedicente “liberale vecchio stampo” Gaetano Quagliariello, “il caso Welby non è il caso Englaro, lì c’era una volontà personale e accertata di rifiuto delle cure…”

    Ed è presente alla memoria di tutti il grande impegno profuso dal politico di scuola barese in difesa della volontà di Welby: il nulla.

  7. campus sanctus / Feb 11 2009 12:34 PM

    ma pensa te…… costui è figlio dell’eponimo del campus universitario!

  8. Eva Rispond / Feb 11 2009 12:40 PM

    Costui ha pure scritto un libro su Gaetano Salvemini…

    E’ proprio vero che chi patisce in vita, patisce anche dopo la morte.

  9. Iperione / Apr 24 2009 12:49 PM
  10. zazuera / Apr 24 2009 3:11 PM

    Avvenire I (èvita, 23 apr 2009): esercizi d’illogica

    Su acqua e cibo vietati i giochi di parole
    Ci sono in giro dei presti­giatori che riescono a confondere le idee anche sulle cose più evidenti. È il caso dell’alimentazione e idratazione assistite, che alcuni considerano vere e proprie cure e quindi, come tali, potrebbero essere rifiutate dal paziente. Ecco di seguito alcune tra le obiezioni più ricorrenti a riguardo, che proveremo a smontare, svelando i trucchi del prestigiatore di turno.

    Si sostiene ad esempio che alimentazione e idratazione sono trattamenti sanitari quando gli alimenti e i liquidi si presentano sotto forma di preparati reperibili in ospedale dietro prescrizione medica, contenenti gli elementi di base di ogni cibo: proteine, sali minerali, carboidrati, zuccheri, vitamine, etc.
    Come ribattere? Anche pane, pasta, carne e acqua, succhi di frutta e vino sono composti da carboidrati, proteine, zuccheri, vitamine e sali minerali. La differenza sta solo nel fatto che il nostro organismo, una volta ricevuti tali cibi, scompone questi alimenti e liquidi nei loro elementi di base. Nulla cambia se non l’aspetto esteriore in cui si presentano.
    Seconda obiezione: qualcuno
    Alimentazione e idratazione, anche se artificiali, non sono mai terapie Attenzione alle invenzioni concettuali e lessicali cui si fa ricorso per dimostrarlo: c’è sempre il ‘trucco’…
    afferma – è il caso di Ignazio Marino – che quando acqua e cibo vengono somministrati in modo artificiale (sondino e Peg) l’alimentazione e l’idratazione da mezzi di sostentamento vitale si trasformano in cure. È un ragionamento che non sta in piedi. Infatti nutrizione e idratazione non si trasformano in cure in base alla loro maggiore o minore artificiosità. Anche usare forchetta, coltello e bicchiere è un modo artificiale di nutrirsi e bere, ma questo non significa che ogni volta che ci sediamo a tavola e prendiamo questi utensili ci stiamo curando. Il sondino nasogastrico e la Peg non mutano la natura dell’atto dell’alimentazione e idratazione.

    Terza obiezione: alimentazione e idratazione quando vengono prestate grazie all’intervento di un medico diventano terapie. Anche in questo caso il ragionamento fa acqua. Alimentazione e idratazione non diventano cure dal momento che c’è un qualcuno qualificato che aiuta il paziente a mangiare e bere. Il medico semplicemente aiuta il malato, grazie anche a sondino e Peg, nello svolgere quelle attività naturali che prima compiva da solo. L’intervento del medico non snatura l’atto del nutrirsi e dell’idratazione che rimarranno sempre e comunque funzioni fisiologiche e non cure, e quindi non potranno mai essere oggetto di rifiuto da parte del paziente.
    è infine chi, per avvallare la liceità del distacco del sondino nasogastrico o della Peg, cita a sproposito un passaggio delle risposte della Congregazione per la Dottrina della Fede «a quesiti della Conferenza episcopale statunitense circa l’alimentazione e idratazione artificiale» del 1° agosto del 2007 che così recita: «La somministrazione di acqua e cibo […] è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente».

    Alimentazione e idratazione dunque non costituiscono quasi mai accanimento terapeutico.
    Spieghiamo quel ‘quasi mai’. Se il paziente in fase terminale – una delle condizioni che non può mancare nel configurare accanimento terapeutico – non può materialmente assumere acqua e cibo, oppure se si verifica l’impossibilità di assimilazione da parte dell’organismo di questi elementi, oppure se l’alimentazione e idratazione provocano più effetti negativi che benefici, è ovvio che si debba sospenderle fino a quando le condizioni di salute non permetteranno di somministrare nuovamente acqua e cibo. Se il fine dell’alimentazione e idratazione non può essere soddisfatto dato che la somministrazione di acqua e cibo è impossibile o provoca più danni di quelli che vuole riparare è intuitivo che si debba desistere da tale intento. In caso contrario sarebbe accanimento terapeutico.

    di Tommaso Scandroglio

  11. zazuera / Apr 24 2009 3:13 PM

    Avvenire II (èvita, 23 aprile 2009) :

    Il bebè lo scelgo sul catalogo
    Come previsto, ecco il Welby due, il dramma (reale) sul quale far leva per orientare l’opinione pubblica. I quotidiani rilanciano con generosità il messaggio video che Paolo Ravasin, da 10 anni malato di Sla, ha inviato al presidente Napolitano. Alcuni titoli: «Il video shock del malato di Sla. ‘Mi hanno tolto la libertà di morire’» ( Repubblica). «Video choc a Napolitano. ‘Questa legge mi toglie il diritto di morire’» ( Stampa). «È malato di Sla: ‘Lasciatemi libero di morire’» ( Libero). «Malato di Sla a Napolitano: no all’alimentazione forzata» ( Unità).

    Sempre sull’Unità Maria Antonietta Coscioni spiega senza infingimenti la strategia: «Ci sarà, temo, ancora bisogno di altri ‘casi’, come quello di Paolo (Ravasin, ndr), di Eluana, di Luca (Coscioni, ndr) e di Piergiorgio (Welby,
    ndr), veri e proprio ‘eroi’ per rendere il dibattito politico autentico e non, come avviene, incutendo paura nella collettività». Il titolo, «Se lo Stato non ascolta Paolo», ci aiuta a ricordare che mentre la grande maggioranza dei media rilancia l’appello di Paolo al Presidente, un altro appello analogo viene quasi da tutti cestinato. Soltanto Caterina Maniaci su Libero parla «dei promotori dell’appello ‘Liberi di vivere’, che hanno consegnato al Quirinale migliaia di firme raccolte per chiedere che le Regioni attivino i fondi già stanziati per i malati di Sla, per le loro famiglie e per i disabili a causa di malattie invalidanti. Tra i sostenitori dell’appello Mario Melazzini, oncologo, presidente dell’Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica».

    Ma è ovvio: migliaia di firme valgono meno del «filmato shock», nel senso che emozionano meno e – chissà – sono anche politicamente scorrette. Corret­tissimi – da Liberazione – sono invece «i due giornalisti presenti alle ultime ore» di Eluana, intervenuti al festival del docu­mentario di Pordenone, il fotoreporter Francesco Bruni e la giornalista RaiTre Ma­rinella Chirico. La notizia vera è che per la prima volta Liberazione dà credito a due cronisti embedded.
    Diamo spazio, infine, a una testata finora trascurata, Viver Sani e Belli, e al suo dibattito da brivido: «Bambino su misura: può essere una realtà accettabile?», con due pareri, pro e contro, raccolti da Roberta Raviolo. A favore Carlo Alberto Redi (Università di Pavia): «La scelta del colore di occhi e capelli è senz’altro secondaria rispetto al benessere e alla buona salute del bambino, ma si tratta comunque di una ‘preferenza’ sicuramente voluttuaria e innocua. Dire di no sulla base di un pregiudizio ideologico o religioso significherebbe negare i traguardi raggiunti fino a ora, come la possibilità di eliminare un gene portatore di una malattia».

    Contro, Marina Casini (Università Cattolica, Roma): «Una volta che la via imboccata è quella dell’autodeterminazione, abbinata alla riduzione dell’essere umano a oggetto, certamente questa via può portare a qualunque tipo di uso, sperimentazione, distruzione, manipolazione, selezione degli embrioni umani. Siamo di fronte a nuove forme di eugenetica e di predominio del più forte sul più debole.
    La logica della diagnosi preimpianto ha molto a che fare con questo, perché sostanzialmente riduce gli esseri umani appena concepiti a cose da selezionare ed eventualmente da buttare se non risultano geneticamente ‘a posto’». Viver sani e belli d’accordo, ma a qualunque costo?
    di
    Tommaso Gomez

  12. Alicia Loader / May 18 2013 6:22 PM

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