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Monday, 4 December , 2006 / NickPolitik

Nei panni di un uomo


Mi è stato insegnato a non pensare a me stesso come unico detentore della verità: sin da piccolo sono stato “bastonato” quando agivo con prepotenza o pensando che il mio punto di vista fosse privilegiato. Di qui potrebbe prendere nuovamente vigore una mia discussione sul relativismo in termini astratti e poco calati nella realtà.

Questa volta vorrei mostrare come si possa viaggiare fra inferno e paradiso restando sempre sul piano dell’umanità, del contingente, di tutto ciò che è storico, di tutto ciò che è stato ed è.

Cercherò di mettermi nei panni di alcuni uomini, senza la pretesa di possedere la loro verità, ma con lo sforzo di interpretarne le ragioni e le convinzioni. In fondo sarà una esplorazione della mia coscienza, visto che solo questa ho la presunzione di conoscere abbastanza.

Nei panni di Hitler, mi vedrei circondato da uomini sottomessi al mio potere, io con la facoltà di sterminare uomini, distruggere famiglie. Io con il potere di inficiare il libero arbitrio di un uomo. Senza sporcarmi le mani di sangue, ordino a degli uomini di uccidere altre persone. Sono convinto che il bene comune si possa realizzare per il mio popolo. Una civiltà superiore cancella una civiltà inferiore. E’ sempre successo e succederà ancora. Sono io l’homo novus che estirperà l’imperfezione dal mondo. La mia perfezione è assoluta e nulla val più del mio ideale di libertà per il mio popolo.

Nei panni di Giovanni Paolo II, ho visto l’uomo crollare nel buio delle idee, ho visto tante persone accorse ad incontrarmi, ho visto santi, ho visto nel mio cuore Dio, ho visto persone che senza di me non vivono più come prima. Avrò fatto bene? Hanno spostato l’attenzione da Dio a me. Io rimarrò immortale nei libri di storia, forse mi faranno santo, ma sono sempre un uomo. Forse ho sbagliato a farmi riprendere nottetempo da una telecamera. Il culto di un uomo. Io sono il nuovo vitello d’oro.

Nei panni di un ateo, non trovo spiegazione al modo di vedere dell’uomo un ente superiore che ti spia e ti controlla e pronto a giudicarti. E’ solo la paura di restare soli, la paura della morte, il dolore e la sofferenza a creare dio. Non c’è nulla al di fuori di ciò che è tangibile. La scienza e la ragione dimostrano e dimostreranno le solide basi dell’universo e della nostra esistenza. Sono io il mio dio, esisto e colgo dalla terra tutto ciò che è possibile per avere una esistenza degna di questo nome. Come tutti gli esseri viventi sono nato e morirò. In questa vita posso solo trovarmi a fronteggiare problemi e a risolverli. Non c’è spiegazione alla mia esistenza. Esisto e basta. Come potevo anche non esistere.

Nei panni di Gesù, sto sulla croce e osservo…vedo gli uomini che mi hanno tradito, offeso, sputato, ripudiato. Cosa ha spinto loro ad odiarmi? L’aver detto di pace e amore? Di aver sovvertito l’ordine momentaneo di una società? Ho distrutto dei dogmi e ne ho creati altri. Avrò fatto bene? Avrò davvero mostrato la via, la verità e la vita per tutti gli uomini? Saranno in grado di agire senza di me. Aia quanto fanno male questi chiodi, sto soffocando, sto morendo, sono distrutto, moralmente a pezzi. Voglio che la morte sia veloce. Accetto volentieri questa spugna imbevuta di aceto, mi farà soffrire di meno. Non si può reggere la morte in questo modo. Aiutami Padre, toglimi velocemente questo calice, ma sia fatta la tua volontà. E prego perchè capiscano che non vanno confusi il piano della umanità e il piano della spiritualità. Dio aiutali, perdonali perchè non conoscono e hanno bisogno della Tua guida.

Nei panni di Piergiorgio Welby, non posso soffrire ancora e vedermi dipendere da altri, vedere il dolore, la sofferenza sui loro volti, a volte la non sopportazione di tale situazione. Non riesco a pensare di poter vivere ancora, quando non c’è speranza di guarigione. Non aspetto miracoli, non servono, ho vissuto la mia vita e questa, spero, sia l’ultima prova. Vorrei poter andarmene senza arrecare ancora disturbo ai miei cari. E perchè questo avvenga è necessario che io crei scompiglio nell’opinione pubblica, lo devo a tutti coloro che sono nella mia condizione, perchè ci sia libertà nel paese in cui vivo, anche dopo, quando io non ci sarò più.

Nei panni di un astensionista al referendum sulla fecondazione assistita, non capisco questo voler porre in atto una legge non umana, che va contro la vita. Distruggere embrioni equivale ad omicidio. Sembra strano, ma è così, uccidere un embrione, è uccidere un potenziale uomo, una creatura di Dio, per di più la sua preferita, l’uomo. Ma a parte il mio credo religioso, come posso avere autorità su un essere come me, un uomo, sia esso potenziale o nell’atto, come posso decidere della sua sorte?

Nei panni di un/una omosessuale, non viene riconosciuta la mia libertà, la mia umanità. Io non sono umano/a, dicono. Come se l’omosessualità fosse una invenzione dell’uomo, quando invece è presente in tutte le specie animali. Non è un desiderio, ma una realtà. Provo attrazione per il mio stesso sesso, al di là di ciò che pensa la maggioranza delle persone. Il mio dramma non lo capiscono e agiscono e mi fanno soffrire per ideologia. Credo in Dio e non credo che egli mi voglia male e vada contro la natura che egli stesso ha creato.

Nei panni di madre Teresa di Calcutta. Vedo disperazione intorno a me, vorrei avere la forza di alleviare le sofferenze, di mostrare che la vera gioia può esserci anche quando si ha fame, quando si è poveri, quando si è malati, che la vita è stupenda se penso ai colori, agli odori, alla realtà di tutti i giorni, e soprattutto che Dio ha fatto tutto questo per amore di me. Vorrei avere la forza per non mollare mai, per dare speranza a chi non l’ha ancora intravista. E sento di non essere a sufficienza pronta a ridare a tutti gioia. Mi consumerò fino in fondo per l’ultimo dei miei fratelli.

Nei panni del papa, vedo la ragione utile alla fede, utile per comprendere che non tutto va preso così come è, senza che ci sia una consequenzialità di causa ed effetto. A volte i principi fanno male. Ma i principi sono il sale di ogni società che si rispetti. Principi che devono assolutamente rispettare la dignità della persona, la vita.

Nei panni di Maria la madre di Gesù, vederlo nascere e morire, vederlo piangere e sorridere, vederlo andare incontro al martirio e non trovare più il suo corpo nella tomba. Mi ha sconvolta, ha dato senso alla mia esistenza. E prego per tutte le mamme che vedranno morire il loro figlio, perchè esse non si sentano sole, ma abbiano motivo per andare avanti nella vita, comprendendo che a tutti capiterà di trapassare. E’ una condizione necessaria. E poi grazie a mio figlio, so che dopo la mia morte lo reincontrerò.

Nei panni di Galileo: eppur si muove…

Nei panni di chi mi conosce, NickPolitik è un rompicoglioni, inutilmente attaccato a dettagli privi di qualsiasi significato. Si arrampica in ragionamenti assolutistici, come se dalla sua bocca uscisse oro colato. Non si accorge che potrebbe sbagliare, che potrebbe essere in errore, a volte sembra così testardo da non accorgersi che la soluzione è semplice. Ma lui deve trovare il pelo nell’uovo. E’ pesante!

Nei miei panni, sono confuso, frastornato, privo di dati certi, di possibilità di vera azione per il bene. Se penso a quanti hanno fallito, a quanti non sono stati creduti nella bontà dei loro ragionamenti, a quanti sono stati fraintesi, a quanti vengono calpestati nei diritti, a tutte le personalità contrastanti che esistono nel mondo, alle lotte, ai riappacificamenti, non trovo senso a questa vita, se non la contraddittorietà delle sue espressioni. Tutti hanno ragione e tutti torto e credo che non ci sia una via di mezzo. Nel mio porto sepolto continua a svilupparsi il mio pensiero, la mia ragione limitata, il mio essere infinitamente piccolo e fragile. E spero di vedere ancora la diversità nella vita, di tenermi allenato e soprattutto di scorgere negli occhi della persona più misera, come in quella della persona più forte, il soffio vitale di una esistenza inspiegabilmente per me intrisa di un quid non-umano. Per essere infine più esplicito: cerco, cerco e ricerco Dio.

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3 Comments

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  1. Luana / Dec 5 2006 4:28 PM

    Un viaggio nel tempo e nello spazio credo sia quello che intraprendiamo tutti per scoprire le ragioni del nostro essere…Credo che sia una condizione dell’essere…anzi dell’essere uomo…interrogarsi sulla propria esistenza. Del resto è quello che hai fatto tu in questo articolo e immagino che lo faccia ogni giorno. Cercare di capire cosa siamo, perchè lo siamo, chi ci fa essere…Cercare di capire dove e quando dobbiamo essere, come dobbiamo essere…Decidere se quello che dobbiamo essere è quello che vogliamo essere…Credo sia questo il fine di ogni uomo…Capirsi. E capire se stesso è solo il ponte per capire tutto ciò che ci circonda, la realtà in cui viviamo, gli altri. A volte ci riusciamo, a volte no!Penso che il viaggio che molto semplicisticamente hai tentato di intraprendere nel tempo e nella spazio di un uomo che non sei tu, sia solo il modo per capire te stesso e per cercare te stesso! Non penso invece che il fine del tuo viaggio cia cercare Dio…Dio è solo la chiave di lettura che tu hai già scelto (e personalmente io no) per leggere questo mondo e per scrivere il tuo nome in questo stesso mondo. Un errore che fai è quello di assolutizzare tutto… e tu lo fai sempre. Ciò che pensa un povero uomo condannato a vivere steso in un letto(non riesco neanche a descrivere la sua condizione di vita)lo sa solo lui…Quello che tu credi lui pensi è solo la tua visione della sua realtà. Il bisogno che tu hai di capire la realtà di un altro uomo è solo finalizzato a conoscere la tua realtà ogni giono di più. Sono abbastanza convinta di quello che ho scritto…o meglio sono sicura che questo vale certamente per me! Ne ho avuto la dimostrazione poco tempo fa!Continua così…e non preoccuparti se gli altri pensano che sei un “rompicoglioni”.Ammesso e non concesso che tu lo sia, hai il diritto di esserlo!

  2. NickPolitik / Dec 5 2006 5:16 PM

    Ripeto: è una esplorazione della mia coscienza, non so cosa provi veramente un uomo sdraiato su un letto senza la possibilità di muoversi, cerco solo di immedesimarmi e cercare di capire cosa si può provare. Non è capitato a me di stare su una croce, di avere il potere su altri uomini, di essere uno scienziato e tutto il resto, non sono io quelle persone.
    Nell’ultimo punto sono tornato virtualmente nei miei panni e ho parlato di quello che cerco che è Dio, il mio obiettivo primario. Ciò non esclude il fatto che io metta alla prova me stesso con esperienze che non mi sono appartenute.
    E poi l’assolutismo di cui parli è ovvio, se pensi che io non sono le persone che ho citato. Solo che sforzarsi di mettersi nei panni delle altre persone penso sia un modo per “relativizzarsi” agli altri… e di cercare di aiutarle se sono in difficoltà.
    Quindi il mio viaggio spaziotemporale non penso sia solo una ricerca di me stesso, ma di me stesso per gli altri. E non nascondo di essere affascinato dalla figura di madre Teresa (oltre a quella di Gesù ovviamente).
    Infine: non mi sono mai preoccupato di essere considerato un rompicoglioni. Anzi è una gratificazione (purtroppo devo ancora riuscire a liberarmi totalmente dal desiderio di gloria degli uomini).

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