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Thursday, 7 December , 2006 / NickPolitik

Suicidio e dintorni


Scrivo di getto i miei pensieri, così come si affollano nella mia mente, non pretendo che ci sia senso, e cominciano a venir meno punti virgole le parole iniziano a fuoriuscire prepotentemente senza senso ma con la voglia di giungere ad una conclusione plausibile sul mondo che circonda i miei sensi e i miei sensi percepiscono una infinità indescrivibile di cose oggetti non so come chiamare le percezioni gli enti che circondano me, unico detentore della mia verità.

Nei panni di un suicida, una persona che si toglie la vita. Una persona che si autoconosce decide, afferma, impone se stesso su se stesso, toglie la vita a se stesso, nega a se stesso la possibilità di continuare a percepire il mondo. La sua vita ha avuto inizio, la sua vita ha una fine. Proverò a fare un viaggio immaginario nella mente di un suicida.

La fine è vicina, posso calcolarla, tra cinque secondi un proiettile perforerà il mio cranio, una corda stringerà il mio collo, una lama reciderà la giugulare e il cervello non sarà più alimentato dall’ossigeno. Non c’è più speranza. Solo una forte dose di coraggio e vigliaccheria insieme. Sapere che di lì a poco non ci sarà più il mondo come l’ho percepito mi dà i brividi, ma mi attrae. Resterà il mio corpo, fermo immune dai cambiamenti imposti dalla mia volontà, immune da qualsiasi atto di autodeterminazione, libero da qualsiasi libertà, schiavo delle leggi fisiche della decomposizione.

Un attimo, una singolarità nel tempo, un punto di non ritorno, uno spartiacque tra il prima e il dopo. Più che altro sono certo del prima, di tutto ciò che c’è stato e tutto ciò che avviene mentre esplico i miei ultimi pensieri.

Ripercorro le mie percezioni al contrario, spingendomi sin dove i ricordi consentono di andare, e poi torno in avanti alla mia condizione di suicida.

Ma no, non sono un suicida. Sono ancora vivo. Sarò suicida se imporrò il mio volere sulla mia volontà, come un cane che si morde la coda, un circolo vizioso, un ciclo dal quale è impossibile uscire, un limbo infinito nello spazio temporale di un nanosecondo e meno.

Non saprò mai di essere un suicida, come non saprò mai di essere mortale. Sono immortale e nessuno può contestare questa mia affermazione, perchè non sono morto e nessuno, nonostante tutte le esperienze visive di corpi morti, può asserire per me che sarò un corpo privo di vita. Potrei esserlo, ma siccome non lo sono, con il candore di un bambino che crede in Babbo Natale, posso dire che sono immortale.

Ma rinuncio a questa noiosa immortalità, pretendo la morte ora e subito anche se non la conosco ancora, non so come è, non l’ho mai provata, non posso immaginarmela sulla mia pelle. Ma la sperimenterò, come quando un bambino rompe un giocattolo per vedere come è fatto e come funziona. Romperò la vita per vedere come è fatta e come funziona.

Tra un po’ sarà tutto finito, concluso, per sempre. AMEN

Ho dovuto fare questo viaggio al limite. E’ ancora un tabù, una cosa di cui non sento parlare efficacemente. Io ne parlo perchè per me non esistono tabù. Volutamente non ho fatto accenno alle motivazioni del suicidio, per essere più generale possibile. Forse è un modo per discutere del tabù della morte sotto il punto di vista di chi si sente padrone di togliersi la vita, senza nessuna critica positiva o negativa del gesto. Nessuno può giudicare, prendersi la responsabilità di dire che è giusto o sbagliato in assoluto per tutti. Nonostante un giudizio consapevole sulla questione, nessuno deve permettersi di imporre una morale a favore o contro il suicidio. Si possono esprimere i pareri, ma non fare leggi di stato; lo stato non può considerare una morale più giusta rispetto ad un’altra, ma rispettarle tutte, in nome della libertà di pensiero.

E questo è pur sempre il mio “relativo” giudizio (sintetico a priori?).

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5 Comments

Leave a Comment
  1. simona / Dec 7 2006 10:58 PM

    eh…a volte vai ad intricarti in pensieri così intorcinati…innanzitutto ti consiglio di riflettere un pò più sulla vita che sulla morte.
    ma tu stesso martedì hai detto che dovrebbero esistere “regole”,”principi”,…,non rispettosi della religione o dell’etica, ma dell’individuo, e per questo condivisibili da tutti…e non credi che, mettendo da parte il credo religioso,il suicidio vada a tangere o almeno mettere in crisi il rispetto e la dignità per la vita di una persona?

  2. NickPolitik / Dec 8 2006 12:40 AM

    Una risposta? Non lo so! Sull’omicidio sono dell’idea che sia un atto che leda il diritto alla vita. Ma il suicidio, anche se negazione della vita, non penso leda il diritto alla vita. I diritti di una persona sono tali perchè ne “può” usufruire, non perchè ne “deve” usufruire. O sbaglio nella valutazione? Dovrei tenere in conto qualche altro dettaglio?

  3. simona / Dec 8 2006 3:58 PM

    chiedi a me la soluzione?io non saprei dartela davvero…probabilmente le nostre opinioni seppur diverse sono quelle di persone che hanno tutto dalla vita…che hanno la possibilità di realizzarsi e di essere se stessi…non riusciamo neanche lontanamente ad immaginare cosa voglia dire avere il desiderio di morire…o trovare nella morte l’unica via di fuga…

  4. Erica Libertaugualeam / Mar 4 2009 1:46 AM

    Bella questa!

Trackbacks

  1. Principio di autodeterminazione « Abeona forum

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