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Saturday, 30 December , 2006 / NickPolitik

Cilici di capodanno


Ecco la democrazia e i suoi processi: si mette a morte un uomo, lo si fa soffocare, in nome della democrazia… ma sto parlando di Saddam o di un malato di distrofia muscolare?
Ecco il ribaltamento dei valori.
Ecco gli errori e gli orrori della democrazia… se questa è la democrazia, consentitemi di essere triste. Questo mondo è il mio cilicio: certo non lo gradisco, ma ce l’ho… e non provo gioia nel portarlo. Anzi, non è una mia scelta.
O forse sono io il cilicio del mondo?

Ma a parte i dubbi marzulliani, vi sembra che un paese come il nostro, così apertamente contrario alla pena di morte, faccia davvero il massimo che potrebbe per criticare la pena di morte? Al posto di fare telegiornali in forma breve per rinnovi di contratto vari, non sarebbe meglio scioperare per una giusta causa? Ok, l’informazione deve essere garantita… ma fino al punto di fare edizioni straordinarie per mostrare gli istanti prima della morte di un uomo, giusto per fare lo scoop, per raggiungere punte di share incredibili? Il vuoto spinto abbonda sulle labbra dei giornalisti.

Non mi rassegno a credere che sia quel che ci meritiamo… I telegiornali stessi formano (perchè informano?) le coscienze. Come si può pretendere che le persone abbiano la forza di proporre qualcosa di nuovo, se il nuovo non gli viene mostrato come alternativa possibile?

D’altronde siamo nel paese in cui si fa soffrire per ideologia…

Cilicio… di platino!!! (l’oro è sorpassato)

18 Comments

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  1. NickPolitik / Dec 30 2006 12:27 PM

    Lancio il sasso, che sembra più il titolo di un tema di attualità alle scuole superiori:
    Bush moderno Ponzio Pilato.

  2. simona / Dec 31 2006 4:53 PM

    A.molti dei telegiornali non hanno trasmesso le immagini della morte, ma quelle precedenti e del funerale…
    B.siccome spesso parli in termini biblici,io ti rispondo:”NON FARE AL PROSSIMO TUO, QUELLO CHE NON VUOI TI SIA FATTO”(era più o meno così la frase);è stato proprio il dittatore a volere l’impiccagione come pena di morte…e io non oso pensare alle migliaia di persone morte come lui…e forse sono un essere vile e squallido se dico che vedendo quelle immagini sono stata attraversata da un brivido, non di pena o di orrore…ma di gioia e soddisfazione…ma quale martire?io spero che la sua morte rappresenti un exemplum, affinchè i crimini scellerati e nefasti che ha prodotto non si verifichino più; e se la morte anche violenta di un uomo(pazzo)può servire a questo, allora che le trasmettano a ripetizione in tv, durante i tg e sui giornali…e vada al diavolo questa perenne utopia democratica…tanto il così tanto declamato “demos” non governerà mai;
    la nostra non è democrazia…la nostra è DEMAGOGIA!!!

  3. NickPolitik / Jan 1 2007 9:20 PM

    Questo forum è fatto apposta per discutere delle proprie idee, sarebbe estremamente noioso se tutti la pensassero allo stesso modo. Tutto è lecito pensare ed esprimere, purchè non si utilizzi lo stesso per discutere cosa si è mangiato a pranzo.
    In effetti il tuo commento è pertinente, una idea del tutto opposta alla mia, ma pertinente. Potrei cancellarlo, senza preavviso, eppure lo lascio scritto, come inno alla democrazia intellettuale e alla libertà d’espressione.

    Sei invitata, cara Simona, a contestare rigo per rigo quello che sto per scrivere. Farò l’analisi del tuo ultimo commento. Scriverò quello che ho capito del tuo pensiero e lo contesterò, pur sapendo che potrei sbagliarmi nell’interpretarlo.

    1) Da quello che hai scritto, potrei citarti un altro passo biblico, che mi sembra più azzeccato di quello che hai messo tu: occhio per occhio, dente per dente. Legge del Taglione. Tu mi rompi la gamba, io ti rompo la gamba. Il passo che hai citato tu (sinceramente non so dove sia presente, se nel vecchio o nel nuovo testamento, ammetto la mia ignoranza) invece è ben diverso: è una legge morale piuttosto comune a tutte le religioni, ed è il principio base per il rispetto delle libertà reciproche, affinchè la libertà di una persona non diventi libertinaggio per se stessa e schivitù per le persone che gli stanno accanto. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te… significa (secondo me) “mettiti nei panni del tuo prossimo e osserva: l’azione ti arreca danno e limita la tua libertà?”. Non mi sembra che ci sia un nesso logico “non fare al prossimo tuo” altrimenti “verrà fatto a te”. Dal tuo commento sembra che hai interpretato la frase in quest’ultimo senso, applicandola poi al caso di Saddam, dicendo che, visto che lui ha impiccato un sacco di persone, è giusto che la stessa pena gli sia inflitta.
    Insomma, hai citato una frase della bibbia, a mio parere disinterpretandola, quando ne avresti potuto utilizzare una che si avvicina molto di più.

    2) La cosa a mio parere più limitativa è che hai citato “solo una frase” della Bibbia, dimenticandone tante altre, come quelle che hanno a che fare con il perdono, con la preghiera per i nemici, con la carità cristiana in generale.

    3) Solo perchè una persona ha sbagliato, non è detto che si debba scendere al suo stesso livello e sbagliare al contrario.

    4) L’omicidio è negazione di un diritto fondamentale dell’uomo. Se i diritti fondamentali dell’uomo sono inviolabili, non credi che la pena di morte neghi il principale, cioè quello alla vita? Per questo non mi sembra che la pena di morte sia accettabile in un paese che si dica democratico.

    5) La democrazia non è una bestia feroce, un male, ma è il fine a cui tendere per la civile convivenza fra gli uomini, per non vivere come bestie. Forse quella che conosciamo non è democrazia: sta a noi sforzarci di cambiare le cose affinchè la democrazia nel suo vero significato esista su questa terra.

    6) Saddam non è un martire, ma tale diventa nella negazione di un suo diritto, non in quanto personaggio storico, ma in quanto uomo. Se è possibile per lui essere messo a morte, lo sarà anche per altri, magari anche per persone innocenti, condannate per sbaglio. Ma a prescindere da questo, a nessun uomo, a nessuno può essere negato il diritto di respirare, anche al peggiore dei criminali. In caso contrario, ci sarebbe qualcuno che decide per la vita o la morte di un’altra persona. Pensare che la mia vita possa essere messa in gioco dal giudizio pur sempre relativo di un’altra persona (che fa assurgere il suo giudizio relativo a giudizio assoluto nel caso di pena di morte), mi fa venire brividi di terrore.

    7) Secondo te la morte di Saddam è un esempio? Secondo me è il simbolo del potere che si arroga un uomo su un altro uomo, il simbolo dell’odio, il simbolo dell’inversione dei valori, il simbolo della schiavitù.

    8) Se hai letto bene il mio articolo, ti accorgerai facilmente che ho scritto “… ma fino al punto di fare edizioni straordinarie per mostrare gli istanti prima della morte di un uomo”; non ho detto che hanno mostrato l’attimo della morte. Il fatto stesso che si indugi sulle espressioni del volto di Saddam, sulla sua paura, su tutto ciò che è avvenuto, discettando sul nulla, la dice lunga sull’inutilità dei tg italiani… non so all’estero che aria tiri, ma sembra che vada meglio.

    9) A che serve parlare di “exemplum” quando avresti potuto dire semplicemente “esempio”?

    10) A che serve dire “demos”, quando si sa che la democrazia è il potere del “popolo”?

    11) Ti sembra demagogia difendere il diritto fondamentale alla vita? Credi davvero che abbia senso parlare di democrazia, quando stiamo discutendo di un concetto basilare come il diritto alla vita? Se nell’articolo che ho scritto ho citato la democrazia è perchè ho astratto per un attimo dal diritto alla vita, riferendomi nel complesso a tutti i diritti civili, compreso quello alla morte dolce (pensavo fosse chiaro il riferimento al malato di distrofia muscolare). In effetti mi accorgo che nell’articolo ho sfiorato diversi argomenti, d’altronde il titolo è “cilici di capodanno”, giusto perchè ho voluto fare una riflessione di fine anno su ciò che secondo me ancora non va, sugli ingranaggi ancora poco oliati della nostra società.

    A presto

  4. ermes / Jan 4 2007 9:02 PM

    Per me va bene anche esprimersi su cosa si è mangiato a pranzo… eppoi perché cancellare ad altri ciò che non vorremmo fosse cancellato a noi?
    Mit(olog)ica Abeona!

    P.S.: a me (e scommetto anche ad Herpes) piace di più exemplum…

  5. simona / Jan 5 2007 11:20 AM

    grazie ad Ermes(e forse anche ad Herpes)per il sostegno morale nella mia battaglia contro “Il Latino solo a scuola”…
    comunque a proposito ieri ho mangiato spaghetti con il tonno!!!NickPolitik vuoi contrabbatere anche questo???

  6. NickPolitik / Jan 5 2007 1:20 PM

    Bè, è meglio fare chiarezza una volta per tutte sui punti 9) e 10) del mio precedente commento.
    Partiamo dal presupposto che il latino secondo me non è lingua morta, anzi penso che sia necessario a formare la mente di una persona, sia che si voglia dedicare all’ambito scientifico, che all’ambito letterario.
    Tuttavia l’utilizzo del latino da parte di Simona a me sembra utile solo al fine che ella stessa contesta: demagogia. Come legge del contrappasso mi viene in mente una frase da me coniata tempo fa, che però esprime un concetto abbastanza noto e presente anche in altri detti e proverbi: chi accusa qualcuno di qualcosa, in realtà accusa se stesso di quel qualcosa.
    Evidentemente questo principio è applicabile alla lettera anche per chi scrive in questo momento.
    Poi, giusto per calcare ancora un po’ la mano, consideriamo il punto 10) (visto che finora si è parlato solo di latino). Io non conosco il greco, perchè non l’ho studiato. Eppure la parola demos la conoscevo e ne sapevo anche la traduzione. Ergo, (adesso mi si contesterà l’uso del latino con “ergo”, ma essendo una parola che utilizzo spesso e che si utilizza spesso nel linguaggio comune, peccando di presunzione affermo di sentirmi ancora sulla via della coerenza; lo stesso non si può dire di exemplum, che non sento utilizzare nel linguaggio comune (smentitemi su questo) così spesso, e che sembra solo un atto di supponenza intellettuale (cosa che forse sto facendo anch’io in questo momento (leggi: chi accusa qualcuno di qualcosa, in realtà accusa se stesso di quel qualcosa) e non me ne rendo conto)) mi sembra che l’utilizzo di una parola greca che tutti conoscono solo per fare sfoggio di una cultura che non si possiede (non dirmi Simona che hai studiato il greco di notte…) sia quanto di più ridicolo ci possa essere (ma è solo il mio pensiero). Poi ognuno è libero di esprimersi come meglio crede. Io per parte mia ho un certo modo di esprimermi (forse abbastanza contestabile) e cerco di farmi capire il più possibile (chissà perchè vengo sempre frainteso… evidentemente sono poco chiaro).
    Sul Campanini-Carboni c’è la parola demos (ovviamente con relativa scrittura in greco) e dice che è stata utilizzata da Plinio il Vecchio e Paolo Diacono. Voglio credere che Simona, avendo letto Plinio il Vecchio e Paolo Diacono per tanto tempo, e credendo che fosse latino, abbia utilizzato la parola demos, credendo di rendere giustizia alla battaglia contro “Il Latino solo a scuola”.
    A me sembra che fregiarsi del titolo di combattente contro “Il latino solo a scuola” e poi utilizzare parole greche quando non si è studiato il greco, sia un po’ incoerenza… ma no, che dico… di futilità.
    E abbiamo parlato solo del latino.
    Lasciamo stare la filosofia comparsa in altri commenti di Simona… io di quello che pensavano effettivamente i filosofi non so quasi nulla, giusto qualche nozione. Il resto lo filtro attraverso il mio modo di vedere e costruisco il mio sistema filosofico (sembra quasi una masturbazione mentale, nel senso che mi compiaccio di me stesso…ed in effetti è così… ognuno c’ha i suoi limiti, il mio è il mio egocentrismo).
    Ma adesso sarò incoerente e farò accenno all’argomento “cosa si è mangiato a pranzo”… bè, tra un po’ dovrò andare a pranzare, ma sicuramente stamattina ho mangiato qualcosa di molto pesante… non credete?

    P.S.: Per ermes: è capitato tempo fa che qualcuno si divertisse a prendere in giro quello che era scritto su Abeona, nel senso che venivano fatti commenti beffardi senza neanche aver letto quel che c’era scritto e soprattutto che divagavano su argomenti diversi (inutili). Il mio riferimento a quel che si mangia a pranzo, serve giusto a sottolineare che ho apprezzato l’intervento di Simona, pur non condividendolo nella forma e nel contenuto. Il mio oscillare tra “lo cancello” o “non lo cancello” era solo, chiamiamola così, una “finzione letteraria”.
    Anzi, per parte mia, non cancello commenti, fossero anche beffardi, inutili, ecc. Però non mi sento di criticare nemmeno se qualcuno dei gestori impone un limite sul tipo di commenti che vengono fatti. “Liberali” non vuol dire “fessi”.

    P.P.S.: Giusto per non lasciare nulla a fraintendimenti, non sono contrario all’utilizzo delle parole ed espressioni latine, se queste non hanno una traduzione efficace in italiano; “exemplum” ha altri significati oltre a quello di “esempio” se usato nel contesto della lingua italiana? C’è qualcosa che mi sfugge?

  7. simona / Jan 5 2007 6:24 PM

    vorrei correggere il mio squallido errore(di distrazione)che il petulante NickPolitik mi ha fatto notare…volevo scrivere controbattere!!!
    comunque Nick,rileggiando ciò che hai scritto, comprendo che dal latino non hai davvero ereditato NULLA…ti manca proprio quella “concinnitas” ciceroniana,quell’ordine sillogistico-deduttivo…scrivi un marasma di concetti in due parole…
    quindi forse sono stupida io(anche se ne dubito fortemente)ma non riesco a seguire i tuoi ragionamenti…ma visto che sei così pignolo, ti riporto la definizione che il Devoto-Oli 2007 dà del termine “demagogia”:degenerazione della democrazia, per la quale al normale dibattito politico si sostituisce una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni economiche e sociali al fine di mantenere o conquistare il potere.
    E quindi mi sorge spontanea una domanda…visto che mi hai accusata di demagogia che tipo di potere dovrei conquistare?sai giusto a titolo informativo, perchè credimi se ce ne fosse uno sicuramente utilizzerei tutti i mezzi possibili per raggiungerlo(bravo Macchiavelli…peccato che quello che intendeva dire non era proprio questo)!!!ah e giusto per la cronaca io ho già studiato Plinio il Vecchio…e per quanto concerne le mie citazioni filosofiche,ti ripeto che mi sembrerebbe davvero inutile e vano studiare per dare un’interrogazione;per questo cerco di far fruttare il mio studio inserendo il pensiero di altre persone nei discorsi e nelle situazioni quotidiane, poi ognuno intende le cose un pò come vuole…siamo in paese democratico…o no?

  8. ermes / Jan 6 2007 10:41 AM

    Oh cari Nick e Simona (in rigoroso ordine di intervento, ohibò…), semplicemente vi adoro!!!!!

  9. NickPolitik / Jan 6 2007 7:03 PM

    Petulante io? Non sono io quello che fa notare che tenzone è femminile e non maschile. Visto che si prova quando qualcuno vuol trovare a forza il pelo nell’uovo? Eppure se te l’ho fatto notare, non l’ho fatto qui su Abeona. Presumo che, per citarlo, ti ha ferito più questa cosa che tutto il resto di quello che ho scritto nel commento.

    Io non ricordavo proprio cosa fosse la concinnitas. Senza andare a ripescare libri di letteratura latina (che non so nemmeno dove siano finiti), ho visto la traduzione sul vocabolario di latino. Ma a parte questo, ti sembra che quando ho parlato della necessità dello studio del latino, mi riferivo solo alla tua “concinnitas” ciceroniana? Come se Cicerone, nonostante la sua grandezza, e la sua produzione letteraria siano gli unici argomenti necessari per discriminare la “forma mentis” di una persona che ha studiato il latino.

    Sulla tua presunta demagogia… riconosco che potresti aver ragione. Il tuo discorso non è demagogia… sarà che associo il concetto di demagogia a una definizione mia personale: “tutto ciò a cui non riesco a dar credito”. In effetti è difficile che tu riesca ad impossessarti del potere… per averlo dovresti farti eleggere… perciò dovresti conquistare la stima e la fiducia delle masse… ergo… A meno che tu non voglia fare qualche colpo di stato!

    In realtà, a ben pensarci, credo che di demagogia nel tuo caso si possa ancora parlare. Se tu utilizzi il tuo modo di parlare potresti conquistare un certo potere, d’altronde la via è piena di beoti, di persone che hanno bisogno di un leader che mostri di credere nelle fesserie che proferisce.

    Noto con sommo piacere che sei una studentessa modello… e basta! E il resto? Astraendo da nomi, citazioni, pensieri altrui, qual è il tuo pensiero? Avrò l’onore di leggerlo o ascoltarlo qualche volta? Ti sembra che elaborare pensieri propri sia uguale per una persona che ha studiato e per una che non lo ha fatto? Pensi che una persona che non sfrutta il suo sapere o, meglio, non fa citazioni, non possa parlare e discutere allo stesso livello di chi le fa e possiede una memoria infinita?
    Non dico che tu non abbia una opinione… piuttosto che la tua opinione va al contrario di ciò che crede la massa… una anticonformista a tutti i costi… che è pari ad essere conformista. Comunque è una mia impressione e spero davvero di sbagliarmi… sicuramente non conosco fino in fondo come sei e cosa pensi realmente.

    Sembra che il concetto che hai acquisito di Abeona sia quello di una torre d’avorio, dove si può parlare solo in un determinato modo… bè io ho capito questo: parlo come mi va di fare, senza il complesso del giudizio altrui… cosa che invece traspare dal tuo voler giudicare la “forma mentis” delle persone che ti circondano (ora è capitato con i miei futili discorsi). Pensi davvero quello che scrivi?

    Visto che ti voglio bene, ti assegno un premio con ritardo: “la penna rossa d’oro 2006”.

    P.S.: A proposito… rileggi ciò che hai scritto prima di premere su “invia un commento”… se rileggi ti accorgi degli errori grammaticali che fai. Un consiglio fraterno: non starti a preoccupare degli errori grammaticali che si fanno, quanto piuttosto della foga con cui premi “invia un commento”.

  10. Oggi sono uno stupido / Jan 6 2007 9:42 PM

    Cari amici,

    quel paio di neuroni ancora vivi e che ancora hanno il coraggio di girare non armati nel mio cervello, con espressione interrogativa e terrorizzata insieme, hanno preso a cercarsi, a chiamarsi, per poter unire le forze ed affrontare le teste del Cerbero che avete evocato.

    Il neurone A, latore di sciagurata stupidità, si chiede come mai lui riesca a sopravvivere discretamente (anche se con qualche innegabile rimorso) al fatto di non aver studiato latino (o greco, o aramaico, o geroglifico). Si chiede come mai a lui basti aggirare le bizzarre curve del fato, leggendo e ascoltando, utilizzando ciò che il buon B.Russell nel 1917 chiamava conoscenze trasferibili.

    Il neurone B, tronfio fino alla sconsideratezza, suggerisce di valutare nell’ottica del valore gli sforzi prodotti nel vostro argomentare. Egli rimane convinto, per oscure dinamiche economiche, che un repentino surplus di offerta di sapere, di conoscenza, inevitabilmente produce una spinta del suo valore verso il basso, in modo non necessariamente proporzionale.

    Vi prego d’aiutarmi a liberarmi da quest’assillo, anche perchè, nel vuoto del mio cervello anche i pensieri rimbombano…

  11. NickPolitik / Jan 6 2007 10:01 PM

    Secondo me il neurone B è il più saggio…in effetti sembra che a volte le parole si sprechino (e io l’ho fatto già abbastanza).
    Chissà perchè mi ricordi il caro amico Iperione con i suoi discorsi economici!!!

  12. simona / Jan 8 2007 6:37 PM

    io credo invece che nessuno abbia il diritto di giudicare quando il sapere e la conoscenza siano travolti da “una spinta verso il basso”…avere opinioni differenti non coincide con averne migliori…quindi mi dispiace per il neurone B ma penso sia in preda ad una “stupidità” più grave di quella del nel neurone A…!!!
    per quanto concerne la conoscenza del latino, probabilmente, colui che non si rivela, ne possiede una ottima della grammatica italiana e quindi riesce perfettamente a sopravvivere, forse anche meglio perchè evita di ascoltare le inutili critiche di Nick…un saluto ad entrambi i neuroni CIAO

  13. Iperione / Jan 8 2007 8:08 PM

    Lodate siano le tue opinioni, anche se del commento nr.2 non condivido un’acca (come direbbe Ermes), ma questo già lo sapevi. E parlando di non condivisione, allora condivido ben poco di tutti i commenti successivi, soprattutto nel modo, ma ciò non macchia i nostri e vostri diritti, Simona.

    Quanto ai due neuroni, credo che essi rappresentino solo l’espressione di un paio di punti:

    a) La cultura è un bene disponibile, trasmissibile, non monopolizzabile. Non è necessario alcun certificato di buoni studi per poter esprimere un’opinione nei modi che si ritengono più incisivi.

    b) Le pedanterie non sono opinioni. Quando si scende sul piano degli sfoggi di cultura andata e ritorno il valore dei discorsi più mirabili diviene basso, perchè inutile, perchè strumentale a dipingere un bel quadro di chi scrive o parla. Questo è il motivo per il quale siamo tutti fuori dalla riflessione originaria che si è fermata più o meno al commento numero 4 o 5.

    Detto questo per il solo bene della puntualizzazione, ritorno a quanto accennato tanti scrolls più su da Ermes: “Fosse per me io parlerei anche di ciò che s’è mangiato a pranzo”.

  14. ermes / Jan 8 2007 8:34 PM

    Vabbù se proprio desiderate tanto saperlo… lo ammetto… farfalle, funghi e panna! E ce cooooos! (Buoooooon!)

  15. herpes / Jan 8 2007 8:39 PM

    ehi…sono in ritardo? io la pasta coi fagiuoli.

  16. NickPolitik / Jan 9 2007 1:17 PM

    Intervengo nuovamente su questo articolo perchè mi porto avanti un dubbio da un po’ di giorni: ma perchè Marco Pannella si è destato solo in occasione della morte di Saddam per proporre una moratoria sulla pena di morte, con tanto di sciopero della fame e della sete, e non lo ha fatto anche per i condannati a morte sotto il regime di Saddam? Perchè si parla di questo argomento solo ed esclusivamente quando c’è il condannato famoso o il condannato americano di turno (magari cattolico o convertito al cattolicesimo)? Perchè solo ora ci si sta muovendo?
    Queste iniziative a cicli sanno di oppio per popolo.
    Come più volte si è proposto su questo sito, sarebbe meglio che si parlasse di tragedie come quelle del Darfur, e non dell’ennesima uscita papale sui pacs, che si parlasse continuamente della negazione dei diritti fondamentali dell’uomo in Corea del Nord, e non solo della minaccia atomica del tipetto-coi-capelli-alzati-per-sembrare-più-alto.
    Questi telegiornali di formazione perchè non formano la coscienza civile sui problemi realmente esistenti e non sulla cultura del “tanto noi stiamo bene”?
    Così come quando ci fu l’intervento russo in Bulgaria (ultimamente ho visto lo speciale di “Correva l’anno”), in Italia si andava a prendere la tintarella sulla riviera toscana e su quella romanola, senza che i giornali italiani (forse influenzati da ideologie filo russe?) ne parlassero. Solo molti anni dopo se ne è parlato con vigore; si è dovuto aspettare Occhetto perchè il PCI prendesse le distanze da quell’evento.
    Ritornando al tema originario, non è una notizia il fatto che in Cina la pena di morte sia uno strumento ampiamente utilizzato. Eppure si parla ancora dei rapporti buoni ed economici dell’Italia con la Cina. La critica più forte fatta dall’Italia alla Cina? Le varie marche italiane contraffatte. Ma per piacere!

    Cilicio del nuovo anno

  17. ermes / Jan 9 2007 4:09 PM

    Precisamente cinquant’anni or sono i carri dell’Armata Rossa invadevano il territorio ungherese, riportando il Paese al “silenzio”, all'”ordine”, alla “pace”. Al silenzio delle coscienze, all’ordine militare, alla pace dei morti. Budapest non poteva, non doveva cercare libertà di parola, associazione, stampa, cultura, libertà religiosa, fisica, intellettuale: semplicemente era parte del neonato Patto di Varsavia, Stato cuscinetto per un Impero insicuro e tremendo, terra di confine colonizzata e martoriata dal potere centrale del Soviet Supremo moscovita.

    La terra ungherese, la terra di Kertesz e Petofi, Soros e Nagy, era di là dalla “cortina di ferro” che da Stettino a Trieste e infine Istambul segnava l’inizio del Regno del Bene, le pianure dell’uomo nuovo, il sole della società comunista, e marxista, e leninista e stalinista e kruscioviana… Nelle parole di Churchill, il manto calato sull’Europa orientale – e i suoi popoli, i suoi individui… – non era altrimenti descrivibile se non similmente al sipario di metallo che nei teatri separava le quinte dal proscenio, a tenere a bada le fiamme che da esso potessero divampare.

    Di fronte al dramma ungherese Palmiro Togliatti fu capace di esprimersi nei seguenti termini: “È mia opinione che una protesta contro l’Unione Sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, nel nome della solidarietà che deve unire nella difesa della cività tutti i popoli”. A Pietro Ingrao, che era andato a trovarlo subito dopo l’invasione per confidargli il suo turbamento, rispose: “Io invece ho bevuto un bicchiere di vino in più”. E Ingrao buttò la coscienza all’ammasso… e ammassatore di coscienze per decenni è rimasto.

    Luigi Longo sostenne la tesi della rivolta fascista: “L’esercito sovietico è intervenuto in Ungheria allo scopo di ristabilire l’ordine turbato dal movimento rivoluzionario che aveva lo scopo di distruggere e annullare le conquiste dei lavoratori…”. Su L’Unità si arrivò a definire gli operai insorti “teppisti” e “spregevoli provocatori” giustificando l’intervento delle truppe sovietiche sostenendo invece che si trattasse di un atto di “stabilizzazione internazionale” e di un “contributo alla pace nel mondo”.

    Giorgio Napolitano, attualmente Presidente della Repubblica (credetemi!) e nel 1956 responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, condannò come controrivoluzionari gli insorti ungheresi. [A mezzo secolo di distanza da quei fatti Napolitano, nella sua autobiografia politica “Dal PCI al socialismo europeo”, parla del suo “grave tormento autocritico” riguardo a quella posizione, nata dalla concezione del ruolo del Partito comunista come “inseparabile dalle sorti del campo socialista guidato dall’URSS”, contrapposto al fronte “imperialista”. Non una fondazione ha creato, non una collana editoriale, non convegni con dissidenti ha organizzato in tutti questi anni: semplicemente il “grave tormento autocritico”, Amleto de’ noartri.]

    Per la vicenda ungherese Peppino Di Vittorio di lì a poco morirà di crepacuore… Per la vicenda ungherese, tra gli altri, Antonio Giolitti e Loris Fortuna usciranno dal PCI. Per la vicenda ungherese e per la vicenda cecoslovacca Marco Pannella e suoi compagni di lotta, non già di “protesta”, sono arrestati a Sofia, in Bulgaria, nel pieno di una azione di dissidenza nonviolenta appunto in territorio sovietico. Pannella ha mille limiti, mille eppoi mille, ma quanto ancor oggi gli accade è sentenza di morte, condanna a morte e sua esecuzione in vivo. Il suo volto, caro Nick ti capisco, è ormai negato e denegato, non esiste, semplicemente deve rendersi pagliaccio per parlare, travestirsi, camuffarsi, esplodere, bere urina per essere. Ancora.

    Noi stessi delle sue lotte non si sa, non si ricorda quasi più nulla. Chi ricorda più le sue interviste a Sartre che denunciava i massacri algerini, chi ricorda le iniziative per l’abolizione della e delle leve, per l’affermazione delle obiezioni (tutte) di coscienza, chi più le proposte di federalismo europeo con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, l’organizzazione di progetti contro la piaga delle mutilazioni genitali femminili, le battaglie contro le guerre in Cecenia, la promozione di politiche antiprotezionistiche e antiproibizionistiche, lo scandalo arrecato al benpesiero religioso e politico e sociale per il continuo parlare del flagello della droga, le condanne della prostituzione forzata, di sessualità libere e responsabili…

    Chi più ricorda la morte come un cane di Antonio Russo, il rapimento di Emma Bonino da parte dei talebani a Kabul, le denunce sul macellaio Milosevic, l’impegno per l’istituzione di Tribunali Speciali per i crimini commessi in Ruanda, Sierra Leone, ex-Jugoslavia, la firma a Roma dello Statuto del Tribunale Penale Internazionale, le campagne per l’abbattimento delle morti per fame nel mondo, l’accoglimento di e l’apprendimento da dissidenti cubani, vietnamiti, cinesi, il sostegno alla causa tibetana ed uigura, le parole del muto e silenziato Luca Coscioni…

    A Pannella si posson muovere mille critiche, e io più di mille ne muovo, a partire dal suo rendersi spesso incomprensibile e fluviale e irrefrenabile e testardo e pro-rompente (rompere per, a favore, onde ottenere…). Eppur quanto gli accade ogni giorno, ogni giorno mi lascia sempre più stupefatto, incredulo, allucinato: trattato da questa selva di fiere che è l’impenetrabile blocco dirigente del nostro Paese (docenti, politici, giornalisti, magistrati, religiosi…) come bestia feroce, buona nel passato, me ben pazza oggi, figlia della provocazione, maestra del fango, indegna di vivere in un consesso di umani. Un “vecchio bestione” da relegare – come fu proscritto per Leonardo Sciascia – per sempre al margine di una sedicente e invero pietosa società civile.

  18. NickPolitik / Jan 9 2007 5:00 PM

    Ho qualcosa da rimproverarmi se queste cose su Pannella non le sapevo? Io non so neanche cosa pensi effettivamente Napolitano. Me la prendo con i mezzi di informazione che molte cose tacciono e lasciano nell’ombra. Adesso forse fa loro comodo lo sciopero della fame e della sete di Pannella. Quello che chiedo, a chi eventualmente dovesse saperlo, Marco Pannella ha già fatto scioperi simili per protestare contro la pena di morte? Se è vero quel che dici, caro Ermes, mi aspetto che i mezzi di informazione abbiano taciuto o poco evidenziato eventuali altri scioperi di fame e sete contro la pena di morte da parte del leader radicale.

    Caro Ermes, sento l’esigenza di conoscere meglio la storia, soprattutto da un punto di vista imparziale. A scuola odiavo la storia, forse era il modo mnemonico con cui la si doveva imparare, non so. Ti faccio una esplicito invito (che sei libero di declinare): perchè ogni tanto non mi (ci) allieti con argomenti a tua scelta, con quello che hai scoperto nei tuoi studi, verità celate e poco conosciute della storia? Io sento di non avere ora a disposizione gli strumenti per conoscere, per comprendere e farmi una idea. Ti va?

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