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Friday, 23 February , 2007 / Iperione

In Francia gli intellettuali tengono la sinistra…


Da un articolo pubblicato su Notizie Radicali la situazione dell’ “intellettualismo” francese, che però emette ancora qualche gemito, contrariamente a quello italiano il quale, già da tempo, è in stato di morte cerebrale (tuttavia non certificata e non conclamata).

Ieri Camus, oggi Glucksmann e Finkielkraut: il fuoco di sbarramento dei progressisti francesi

di Enrico Rufi

La sinistra francese è in pieno psicodramma. Per colpa di Sarkozy e degli intellettuali che da sinistra hanno deciso di puntare su di lui. Accomunati dalla fedeltà etnica alla sinistra, si ritrovano dietro la stessa barricata personaggi civili e personaggi incivili, nel senso di presentabili e di impresentabili. Per esempio Jean Daniel fra i primi, e certo Jean-Marie Laclavetine, di professione scrittore, fra i secondi. Che comunque non dev’essere proprio l’ultimo arrivato se lo fanno scrivere su “Le Monde”. Cominciamo con Jean Daniel, a cui abbiamo già avuto modo di riconoscere l’onestà per essersi dissociato da chi a sinistra aveva subito bollato il discorso d’investitura di Nicolas Srkozy come reazionario e pericoloso. Ciononostante, il vecchio Jean Daniel aveva tenuto a rassicurare i suoi lettori che lui mai tradirebbe la propria famiglia di appartenenza, e che quindi mai e poi mai voterebbe a destra, servendosi abusivamente di Albert Camus. A distanza di tre settimane, il senso d’appartenenza ha finito non solo per prevalere, visto che non è mai venuto meno, ma per chiudere la brevissima carriera del Jean Daniel dissidente. Per uscire dai guai in cui si era ficcato ha dovuto però pagare un prezzo piuttosto alto: scrivere sul suo giornale, il “Nouvel Observateur”, che il discorso di Ségolène Royal di due domeniche fa lo ha convinto, e che non ha più dubbi. Un discorso, come è noto, che è riuscito a galvanizzare solo i militanti socialisti, e neanche tutti. I sondaggi parlano chiaro a questo proposito.

Debole debole è così il contrattacco di Jean Daniel. “ Dunque, scrive, ricapitoliamo: rimaneva da sapere se bisognava veramente essere ancora e comunque di sinistra semplicemente perché la sinistra è una patria che non si deve tradire. Be’, dico la verità, cominciavo proprio a pensare che non bastava, per ridare un’autenticità moderna alla sinistra, essere una donna ed essere bella, quando domenica scorsa ho avuto netta la sensazione di assistere allo spettacolo di una donna che aveva qualcosa da dire e che lo diceva bene, nel ruolo in cui aveva avuto l’audacia di porsi e dove aveva avuto il talento d’imporsi. Ségolène Royale era semplicemente in stato di grazia. Una serenità luminosa, una fiducia tranquilla in se stessa, una vera capacità di commuovere […]. E dire che non ci speravo più, continua Daniel. E invece ecco che Ségolène ci mette nelle condizioni di rimanere fedeli alla sinistra; grazie a lei è di nuovo legittimo affermare la propria appartenenza alla sinistra”.

Ed ecco il passaggio centrale, se possibile ancora più imbarazzante di quanto letto finora, perché i toni sono da scomunica :

“Ormai la tentazione di quegli intellettuali che dicono di essere di sinistra di buttarsi a destra non ha più alibi, e coloro che a questa tentazione adesso cedono devono assumersi la responsabilità delle loro scelte. Col suo programma Segolène ha mandato in frantumi le critiche formulate da certi intellettuali sulla sua presunta incompetenza. Un intellettuale di buona fede come Alain Finkielkraut dovrebbe a questo punto gettare la spugna. Sia chiaro, non trovo per niente disonorevole che intellettuali di sinistra decidano di votare per un candidato della destra repubblicana. Ma ormai si ha il diritto di trovare poco serie, per non dire sospette, le ragioni che invocano per farlo”.

Poco serie, se non sospette, dice Jean Daniel. Glucksmann avvertito, quindi, e Finkielkraut pure. Fa finta di non sapere, Jean Daniel, che sia per Glucksmann che per Finkielkraut, il problema non è tanto la caratura della candidata socialista, quanto la deriva della sinistra francese. Se pure Ségolène avesse la stoffa e gli argomenti di una ‘presidenziabile’, a poco servirebbe di fronte al vuoto culturale e politico del Partito Socialista e della Gauche più in generale. Del resto, dato che il ragionamento di Jean Daniel è quanto di più laico, aperto e obiettivo si riesca a cavare dallo schieramento cosiddetto progressista, è difficile non condividere l’analisi di chi, come Glucksmann, come Finkielkraut, esclude di votare Ségolène. Certo, si passa per traditori, lo abbiamo visto. Perché poi si trova sempre chi è disposto a fare il lavoro sporco. Così su “Le Monde” di qualche giorno fa si è consumata la criminalizzazione di André Glucksmann.

“Suvvia, Glucksmann – scrive l’intellettuale Laclavatine – “Perché scelgo Sarkozy”…, e c’era bisogno di spiegarlo? Anche tu, come Sarkozy, sei innamorato di te stesso e degli uomini forti. Ieri veneravi Mao, oggi ammiri Bush. Altro che scelta!, tu e Sarkozy avete tante ti quelle cose in comune, che bisogna semmai parlare di destino. Sarkozy discendente di Victor Hugo, dici tu, e lo dici seriamente, mica ridendo. Sarkozy che raccoglie l’eredità di quella che voi chiamate, sempre serissimi, “la Francia del cuore”, magari pensando ai Restos du coeur, i Ristoranti del cuore di Coluche, quelle mense per poveracci dove Sarkozy manda i suoi sbirri a fare le retate, perché lì, attorno ai poveri piatti di minestra, sono sicuri di trovare la loro razione quotidiana di sans-papiers, di clandestini. Sarkozy che da una parte glorifica l’abbé Pierre, e dall’altra manda i suoi poliziotti a prelevare nelle scuole i bambini che hanno la pelle più scura degli altri”.

Parole di una violenza inaudita, le ha definite Alain Finkielkraut, che ricordano molto gli anni ’50. “È così che trattarono Camus all’uscita dell’Homme révolté, accusandolo di aver voluto scoraggiare le masse, di aver criticato la Rivoluzione e di aver scelto la destra. E questo all’epoca era visto come una vera e propria mostruosità. Oggi succede esattamente la stessa cosa, stessa caccia alle streghe. La scelta di Glucksmann è mostruosa, perché da sempre Glucksmann ama i mostri. Gli piace Sarkozy come gli piaceva Mao. E Sarkozy è come Mao, anzi peggio, visto che va nelle scuole a far retate di bambini con la pelle scura. Sarkozy fa una politica razzista, quindi chi lo sostiene è come se sostenesse Vichy. Siamo al delirio. O da una parte o dall’altra. Il mondo è diviso nel campo del progresso e nel campo della reazione. Basta con quest’idea demenziale secondo la quale la patria dell’intellettuale è necessariamente la sinistra. Sarà stato così in una determinata epoca, ma le cose sono molto cambiate. Alcune idee di sinistra sono diventate patrimonio comune, e d’altra parte la sinistra ha tradito non poche speranze che erano state riposte in essa”.

E così Finkielkraut ha risposto pure a Jean Daniel. Per ascoltare l’intervista, basta andare sul sito del settimanale “Marianne”.

A dire il vero, Finkielkraut prende un altro piccione con la stessa fava, perché, senza saperlo, risponde pure a Giuliano Ferrara, sarkoziano, come sappiamo, senza se e senza ma. Di questo, però, ci possiamo occupare un’altra volta.

2 Comments

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  1. ermes / Feb 24 2007 1:16 PM

    “Tutti siamo parte attiva del disastro. Non un solo governo occidentale ha osato contestare il palmarès di un pompiere piromane che in cinque anni di guerra non è riuscito ad «ammazzare i terroristi anche nelle fogne» bruciando case, città e villaggi, ma al contrario ha esteso il caos all’intero Caucaso. L’Europa e gli USA gli lasciano carta bianca e fanno a gara per conquistarsi la sua amicizia. Spaventosa rinuncia all’intelligenza.
    “Ricordiamo che il dibattito sull’Iraq ha visto il confronto tra “due visioni del mondo”. Parigi e «il campo della pace» affermano che il terrorismo è figlio della guerra, guerra che bisogna evitare a qualunque costo. Washington e i suoi alleati proclamano che l’oppressione è la causa del terrorismo, e che la libertà è madre della pace: un intervento militare in suo nome può dunque rivelarsi necessario. Nessuno ignora che la popolazione cecena ha perso un quarto o un quinto dei suoi membri. Per chi è privo di immaginazione, diciamo che il salasso equivarrebbe, per la Francia, a una perdita compresa tra i dieci e i quindici milioni di abitanti. La Cecenia ha subito la più sanguinosa tra tutte le guerre che attualmente si combattono sull’intero pianeta: quarantamila bambini uccisi, senza documentazione fotografica, nel buio e nella nebbia. Un dispotismo dei più sanguinari governa a porte chiuse quello che la giornalista russa Anna Politkovskaia definisce «un campo di concentramento a cielo aperto», ovvero un intero paese sistematicamente depredato, vietato alle telecamere, in cui si avventurano soltanto pochi giornalisti estremamente coraggiosi. Bella occasione per le nostre “due visioni del mondo” per accordare i propri violini e onorare i principi cui si ispirano: il calvario della Cecenia rientra in entrambi i criteri. Tre secoli di oppressione hanno creato la ribellione. La crudeltà dell’ultima guerra ha favorito il terrorismo. E più che urgente tirare Putin per la manica spiegandogli, dal punto di vista di Parigi che la sua guerra — e da quello di Washington che il suo regime di terrore — causano il caos nichilista. Ma no! I grandi principi sono scomparsi! La politica dello struzzo trionfa: con la testa affondata nella sabbia, i potenti del mondo non vedono nulla.”

    André Glucksmann, Il discorso dell’odio. L’Islam, l’America, gli ebrei, le donne: la strada dell’odio è lastricata di buone intenzioni, Casale Monferrato: Piemme, 2005 – pagg. 33-34

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