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Monday, 19 March , 2007 / ermes

Incarichi privati e pubbliche virtù


Apro uno spazio per la raccolta di articoli, discorsi, prolusioni, interviste di maestri dell’autoritarismo, ahinoi investiti di responsabilità pubbliche come fossero svaghi privati: un’antologia di fenomenali docenti della violenza, letteralmente un coglier fior da fiore, dedicata a coloro cui ancora capita di scandalizzarsi con occhi di fanciullo.

1) Il tour del “camel” dell’assessore

2) Una rappresaglia come quella dei nazisti

3) Islamici estranei alla nostra umanità

4) L’Inghilterra vota la legge che autorizza i mostri

etc. etc. etc.

(Si può ben continuare nella sezione commenti!)

6 Comments

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  1. ermes / Mar 21 2007 2:33 PM

    Per paradossi ed iperboli.
    Ovverosia Formigoni e Prosperini: cattolici devoti e praticanti.
    Riporto le incredibili dichiarazioni dei due, a seguito dell’intervista dell’Assessore – sopra segnalata al punto 1)

    Dal Corsera, addì 21 marzo 2007 – inizia la primavera!

    Aveva invocato la «garrota» contro gli omosessuali
    Accuse ai gay, Prosperini si pente
    L’assessore lombardo di An, criticato anche da Fini, legge una dichiarazione in Consiglio: «Non volevo offendere nessuno»

    ROMA – «Sento il dovere di rivolgermi a tutta la comunità omosessuale nei confronti della quale affermo di non aver mai provato alcuna forma di ostilità o avversione». Con queste parole, pronunciate al Consiglio regionale lombardo, l’assessore allo Sport e ai giovani, Piergianni Prosperini, si è scusato con quanti «al di là della mia volontà si sono sentiti offesi dal tono e dal contenuto delle mie parole». Il riferimento è a una sua intervista, criticata anche da Gianfranco Fini, in cui Prosperini parlava di usare la «garrota» contro i gay che offendono il Papa.

    IL CASO – L’intervento però non spegne le polemiche con l’opposizione che torna a chiedere le dimissioni di Prosperini. Eventualità che non viene contemplata dal governatore Lombardo Formigoni che ha già perdonato il suo assessore. «La posizione dell’opposizione mi sembra strumentale, tanto più che l’assessore Prosperini ha letto delle parole molto chiare e inequivocabili che chiariscono in maniera definitiva la sua posizione. Ha fatto un gesto di grande dignità politica» spiega il presidente della Lombardia. Caso chiuso, dunque. Almeno a livello del Pirellone.

    SCUSE – «La libertà di costume e di espressione dei sentimenti personali – ha spiegato Prosperini parlando al Consiglio – certamente al centro dei valori di questa aula, rappresenta anche per me un riferimento ideale e culturale dal quale non posso e non voglio prescindere».
    L’assessore ha sottolineato che non era nelle sue intenzioni offendere nessuno e le sue parole «erano tanto esagerate quanto, proprio per questo, non suscettibili di essere letteralmente interpretate».

    L’INTERVENTO – «Piuttosto, ho sentito irrefrenabile, nella mia personale qualità di cattolico devoto e praticante, esprimere il mio disappunto – prosegue Prosperini – nei confronti di chi ha inteso, nei giorni scorsi, sbeffeggiare ed oltraggiare in una pubblica manifestazione la figura del Santo Padre. Signor Presidente, colleghi consiglieri, da tempo conoscete la mia foga verbale che mi porta, assai spesso, ad esprimermi per paradossi ed iperboli, anche se, allo stesso modo, conoscete l’assoluta mitezza dei miei comportamenti personali».

  2. ermes / Mar 26 2007 2:38 PM

    Sioooore e siooori… per la gioia degli amanti del vuoto cosmico e del vuoto disquisire, ecco qui pubblicato, fresco fresco di giornata, un saggio sul concetto di nullità del niente: ovverosia l’analisi e i consigli della “demogratica” operaia Lucia Annunziata, già autorevolissimo e incisivo Presidente “super partes” di mamma Rai, superstar del video e della stampa impegnata “de sinistra”, moglie del corrispondente dall’Italia del Washington Post – ecco, davvero fuori non si rendon conto a che livelli siamo… -, inquisitiva mente pensante del mondo culturale “brogressista”, esponente di spicco del giornalismo d’inchiesta “denoartri”…

    Oh che parto di idee, che modernità di sguardo, oh qual profondità di convinzioni… Categorie somme che alcunché identificano, righe l’una dietro l’altra votate allo sperpero intellettuale: un qualunquismo di vecchia, vecchissima (e nobile) maniera che tutto dice per nulla esprimere… Eccetto l’opinione che “la foga della battaglia con la Chiesa ha spostato i Dico su toni di estremismo omosessuale” (?!) Oh violenti della più violenta genìa, così normali, così imbellettati, come forse solo le statue di cera da museo…

    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=DVZZJ

  3. Andrea F. / Mar 28 2007 6:45 PM

    Riporto il testo della nota della CEI del 28 marzo…”custodi di una verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo”…peccato siano stati così umili dall’evitare di scrivere Verità e Sapienza: ci avrebbe fatto respirare appieno l’atmosfera ad altre epoche.
    Ecco comunque il testo integrale, che ritengo degno di figurare in future raccolte come “Il sillabo e dopo” di Ernesto Rossi: chi avrà l’onore di scriverlo tra un secolo?!

    Conferenza Episcopale Italiana

    Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto

    L’ampio dibattito che si è aperto intorno ai temi fondamentali della vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedeltà e di servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie. Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune.

    La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda. Per questo, la presentazione di alcuni disegni di legge che intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta è stata oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la voce di numerosi Vescovi che si sono già pubblicamente espressi in proposito. È compito infatti del Consiglio Episcopale Permanente «approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che meritano un’autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l’azione convergente dei Vescovi» (Statuto C.E.I., art. 23, b).

    Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l’impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli.

    Anche per la società l’esistenza della famiglia è una risorsa insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli: solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile.

    A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume.

    Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile.

    Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignità di ogni persona; a tutti confermiamo il nostro rispetto e la nostra sollecitudine pastorale. Vogliamo però ricordare che il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di là della dimensione privata dell’esistenza.

    Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare.

    Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con l’insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis: «i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana», tra i quali rientra «la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna» (n. 83). «I Vescovi – continua il Santo Padre – sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato» (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto.

    In particolare ricordiamo l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di «un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge» (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10).

    Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l’insegnamento del Magistero e pertanto non «può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società» (Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 5).

    Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica.

    Affidiamo queste riflessioni alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni. Questa Nota rientra nella sollecitudine pastorale che l’intera comunità cristiana è chiamata quotidianamente ad esprimere verso le persone e le famiglie e che nasce dall’amore di Cristo per tutti i nostri fratelli in umanità.

    Roma, 28 marzo 2007

    I Vescovi del Consiglio Permanente della C.E.I.

  4. ermes / Apr 26 2007 3:27 PM

    Il giornalista Giovanni Masotti merita il Premio Pulitzer alla carriera: per il peggiore (e minore) contributo di idee, impegno, acume, informazione reso ai suoi connazionali.

    Mr Masotti è l’inviato principe della corazzata MammaRai nel Regno Unito: in particolare egli ama dispensare le sue pillole di saggezza dall’interno di quel calderone di continui minestroni e sughi cotti e ricotti che è diventato il TG1 (e ne rendiamo grazie anche all’ultimo eccezionale Direttore, il post-modernista illuminato Gianni Riotta).

    Sir Masotthaund è inarrivabile: impunemente, senza che alcuno dica nulla (bravo Fassino commosso all’ultimo Congresso DS, bravo Gentiloni Ministro dell’informazione, bravo Martino maestro di liberalismo friedmaniano, bravi teodem così attenti alla sacralità della Vita…) egli continua, credo con cadenza quotidiana, a propinare delle perle di banalità inenarrabili al povero pubblico italiano.

    E quando dico pubblico italiano, ovviamente intendo mia madre, mio padre, mia nonna, i miei zii, i vostri genitori, i vostri parenti, gente che ha lavorato una vita e ancora continua a lavorare da mane a sera e quindi figurarsi se ha mai potuto studiare le lingue, se trova facilità nell’imparare a usare internet, se può mai spengere il televisore e andarsi a cercare le notizie da se sola sul web.

    Ebbene il nostro Lord è così, bisogna farsene una ragione: oggi dirà di una leggiadra Kate che a ragion veduta, e dimostrando grande maturità intellettuale (!), abbandona William, principe ereditario di Sua Maestà; domani di Sua Maestà che per il cocktail di primavera nella magione di campagna indossa un pastello più calcato del solito, dietro quanto mai provvidenziale consiglio di Daria Bignardi (?); fra due giorni, della sorprendentemente positiva performance canora di Camilla che intona una canzone di Arbore in occasione del ballo delle debuttanti di corti (?!); fra una settimana dell’improvviso allarmante proliferarsi di mucillagini nella piscina privata di una Judi Dench spaventatissima; fra un mese dell’intorcigliarsi della lingua di un lettore accanito di Harry Potter, nel mentre pronunciava ad alta voce l’incantesimo più pericoloso del maghetto; fra due mesi del debito presso una beauty farm di Twickenham che Rowan Atkinson – rigorosamente nelle vesti di Mr. Bean – rifiuta ancora e sempre di pagare; in piena estate della scarsa legatura che gli ingredienti della salsa Worchester potrebbero manifestare se esposti senza protezione ai raggi UVA e UVB per più di trentasette minuti (sic!); in autunno della inconsueta pettinatura che un sedicente “ET telefono casa” presentava allorché è apparso nel riguadro del suo videocitofono; a Natale del frugale pasto consumato con le renne di un vecchietto con fluente barba bianca e stranissimo vestito rosso sopra i tetti delle case dell’isola di Pasqua…

    Ecco Masotti: quanto di più astruso e inutile capiti di là dalla Manica – o meglio gli capiti di incrociare o sognare di là dalla Manica -, egli sente il dovere di riportarci e ragalarci condito da apposito contorno di minima moralia: memorabili (ma ora non scherzo più, davvero) le sue denunce sugli scienzati Frankenstein che eserciterebbero nelle isole britanniche; formidabile il suo servizio sul mantello che renderebbe invisibili realizzato da scienziati inglesi (credetemi, vi prego!); indimenticabile il suo servizio di aperta e commossa lode verso il giornale che rinnega le sue scelte liberali del passato. Mah!

    Cosa vorrei da Masotti: non già il paradiso in terra, ma qualche speciale sulle migliori università del Regno Unito, una rubrica sui dibattiti parlamentari di Westminster, un approfondimento – uno! – su Amartya Sen, quando passa per caso da Heathrow (mi sa che ora è ad Harvard… boh!), un po’ di interviste agli italiani emigrati in UK perché troppo qualificati per l’Italia, una specie di brevario su come funziona la City, un minimo d’attenzione al procedere del sistema giudiziario inglese, un approfondimento sul perché negli stadi non ci si comporta da belve, una visitina a David Cameron, inchieste sul Londonistan, la sola citazione dell’ennesima scoperta scientifica, dell’ennesima applicazione tecnologica… in altri termini, caro Masotti, la lettura di qualche giornale un po’ più qualificato del Sun e del Daily Mirror…

    P.S.: ultimo servizio a cui ho assistito oggi, come sempre spellandomi le mani dagli applausi al termine: Hugh Grant lancia scatola di fagioli (e giù approfondita analisi sul tipo di scatola e sul tipo di fagioli) addosso a forse importuno paparazzo.

    Vi prego aiutatemi a comporre una bio-bliografia del professionista: quando avremo raccolto un po’ di materiale, gli dedicheremo meritatissimo post! Per esempio: pliiiis Iperione, riraccontami il servizio sulle bare… pliiiiiiiiis!

  5. ermes / Dec 4 2007 6:32 PM

    Usare contro gli immigrati i metodi delle SS

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