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Sunday, 8 April , 2007 / germes

“Istruzzione obbligatoria”


papa_pio_ix.jpgLe religioni positive presuppongono gli specialisti delle cose divine, se non altro perché l’azione sacra del culto richiede un iniziato: la potenza potrebbe risultare fatale al profano. Ma quello che più importa è che il grado successivo di mediazione, determinato dalla presenza della gerarchia, trova il suo presupposto emotivo nello scarto continuo che si determina tra ciò che sappiamo e quello che avviene.

In altre parole, il paziente umano non riesce a guardare al fondo della potenza suscitata dalla sua attività di ricercatore; attività rivolta a ridurre la paura dell’imprevedibile, le cui leggi sono nelle mani della personalità divina. Tutto questo si traduce nella paura del sacro che induce a cercare un mediatore, il quale non la rimuove (la paura), circostanza che renderebbe inutile la sua presenza, ma la riduce a proporzioni accettabili: così, con fiducia ci si affida allo stesso per ottenere una garanzia di salute e persino di felicità; il più delle volte ultraterrena, eterna. Ma il mediatore del divino, gestendo l’apparato dei dogmi religiosi, in questo modo diventa esso stesso potente.

Si entra, infatti, in una logica del potere che non ammette compromessi. Un potere che, in quanto tale, è esercitato sugli altri soggetti appartenenti alla comunità e che bisogna difendere ad ogni costo. Di più, esso per re-esistere deve prevenire ogni forma d’offesa: non si tratta di conservarlo quanto di accrescerlo fino al punto di valutarlo sopra ogni cosa. Essere fedeli al dettato di Dio significa “fare verità”, e fare verità si traduce allora nel diritto al dominio: un diritto che si iscrive nella cornice teologica, ove Dio è il fondamento che giustifica la bontà dell’operato dei mediatori. L’attività di questi ultimi si spoglia in tal modo del suo valore strumentale per diventare essa stessa un fine esclusivo: nel dominio si raccoglie il senso del fare verità, che null’altro tende se non all’ampliamento dell’orizzonte dominabile. Le gerarchie trasformano l’ecclesia in un’istitutuzione autoreferenziale a carattere corporativo.

Ci si può limitare ad osservare il materiale offerto dall’esperienza, ma la cosa richiede una grande capacità di astrazione, nonché un coraggio poco compatibile con il ventre molle dei cacciatori d’essenze. Meglio, allora, che il repertorio rimanga nella cornice indefinita di un apparato di dogmi, stratificati nel corso dei secoli sui testi sacri: perché portare a galla qualche verità spiacevole, rischiando così di fare cadere tutto il castello teorico faticosamente (e molto spesso, tragicamente) costruito in secoli di monopolio pedagogico? La gerarchia perderebbe il rango di mediatore del soprannaturale e la Chiesa il suo migliore strumento di pressione: «oculatamente gestito, l’apparato dogmatico può vivere di rendita su quest’impulso autoinibitorio dei critici».

E non è certo un caso che il terreno più di ogni altro prescelto dalla gerarchia ecclesiastica per legittimare la sua potenza sia stato (e per molti versi lo è ancora) quello della scuola; specialmente per i gradi inferiori dell’istruzione, ove si struttura la capacità critica dell’organo pensante. Lo sapeva molto bene Giovanni Maria Mastai Ferretti (Pio IX).

Lo scenario è quello di un Regno d’Italia appena proclamato. L’oggetto è di quelli scottanti per l’epoca dei fatti di cui si parla: il problema dell’istruzione obbligatoria delle scuole elementare. Protagonisti assoluti della vicenda sono Pio IX e Vittorio Emanuele II.

Ecco la lettera che il futuro Beato invia a Sua Maestà il Re:

Roma 3 gennaio 1870

Maestà, non ho dato corso alla prima lettera qui unita, e che ho diretta a Vostra Maestà, perché il Sig. Ministro di Portogallo mi assicurò di aver scritto in proposito, ma non avendo riscontro invio a V. M. la stessa lettera. Vi unisco poi la presente per pregarLa a fare tutto quello che può affine di allontanare un altro flagello, e cioè una legge progettata, per quanto si dice, relativa alla istruzzione [sic! l’errore scompare nella copia e nella riproduzione a stampa] obbligatoria. Questa legge parmi ordinata ad abbattere totalmente le Scuole cattoliche, e sopra tutto i Seminarj. Oh quanto è fiera la guerra che si fa alla Religione di Gesù Cristo! Spero dunque che la V. M. farà sì che in questa parte almeno la Chiesa sia risparmiata. Faccia quello che può Maestà, e vedrà che Iddio avrà pietà di Lei. La abbraccio nel Signore.

Pio IX è stato fatto santo. A suggerirlo l’attuale supremo ecclesiocrate caduto sul trono di Pietro. Pio IX è beatificato in Roma il 3 settembre 2000 assieme a Giovanni XXIII (ironia o memesi della storia; “o degli storicismi”, avrebbe detto Popper): sono senza vergogna i mediatori del divino.

11 Comments

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  1. ermes / Apr 8 2007 12:00 PM

    Mè, e tutta ‘sta sparata… e il titolo?????

  2. NickPolitik / Apr 8 2007 8:02 PM

    Penso che essere un uomo comporti l’autocoscienza, l’autoconoscenza, l’autodeterminazione. Spesso però, nel seguire questo percorso, si incontrano ostacoli, si hanno dei dubbi, ci si continua a chiedere “perchè?”, ma non si trova risposta. E’ qui che si mettono in moto dei processi di comunicazione con la realtà circostante simili ai precedenti, ma spogli di ogni autoreferenziazione: coscienza, conoscenza, determinazione. Cioè si passa dall’io a tutto ciò che non è io. Proprio perchè l’io ha dei limiti insormontabili, dovuti alla mancanza di retroazione dall’esterno.

    Il rapporto tra due o più esseri umani è il sale di ogni gruppo sociale. Dalla autocomunicazione si passa alla comunicazione.

    Per il relativismo dei punti di vista, discende che gli ostacoli incontrati singolarmente da ogni ente pensante, potrebbero avere una probabilità maggiore di essere superati. Se ci si benda un occhio per un certo periodo di tempo, si perde la cognizione della profondità e della tridimensionalità. Riaprendo l’altro occhio si riaccende l’accelerazione 3D e tutto ritorna come prima di bendarsi l’occhio. Per estensione, due persone hanno 4 occhi, quindi la possibilità di vedere la realtà tridimensionale come una realtà a 6 dimensioni.

    Tutto ciò per arrivare alla conclusione che mi sembra “normale” che in tutte le realtà, siano esse fisiche o metafisiche, c’è sempre bisogno dello scambio di informazioni fra almeno due esseri umani per accrescere la probabilità di comprendere meglio. Il dialogo, insomma, è l’essenza stessa dell’accrescimento culturale. Attenzione: esprimo il mio punto di vista, ma non credo che ciò che sto dicendo sia davvero giusto… mi sembra giusto, ma non credo lo sia in assoluto. Tradotto: correggetemi se per voi sbaglio.

    Nelle questioni che coinvolgono il concetto di Dio e tutto ciò che trascende la fisicità della realtà percepibile direttamente dai 5 sensi, è scontato, direi ovvio, che per ragioni di esperienza ed elaborazione pregressa maggiore o minore, ci siano delle distinzioni tra guida spirituale e persona guidata. Tuttavia sono abbastanza convinto che fra le due persone il rapporto di conoscenza non sia unidirezionale, magari solo sbilanciato in un verso, in virtù dell’esperienza e della elaborazione pregressa maggiore o minore. Questo non implica direttamente una gerarchia.

    Se vogliamo la questione gerarchica non è dominio esclusivo delle religioni, ma di ogni organizzazione sociale umana.

    Francamente sono contrario al concetto di gerarchia. Forse potrebbe essere necessaria in un sistema che si dica democratico: gli elettori eleggono dei rappresentanti. In un contesto religioso, invece, mi sembra che l’applicazione del concetto di gerarchia sia fuorviante. Proprio perchè davanti al trascendente siamo messi tutti indistintamente nella stessa condizione di ricerca: l’esperienza e l’elaborazione pregressa sono approssimativamente della stessa quantità per ogni uomo, visto che di Dio non si conosce nulla con certezza assoluta. Se Dio è infinito, la conoscenza pari a un miliardo di un uomo di chiesa, è pari alla conoscenza uno di uno qualsiasi dei non iniziati.

    Ad essere sincero dovrei citare il mio prof. di matematica del liceo che diceva questo: Dio di matematica sa infinito, io un milione, voi zero, ma alla fine io e voi sappiamo ben poco di matematica rispetto a Dio.

    Fondamentalmente ci sono teoremi che affermano e dimostrano che nella matematica non si raggiungerà mai la conoscenza assoluta della stessa.

    Da ciò il mio prof. derivava la similitudine tra Dio e la matematica e l’ipotesi sul loro stretto legame.

    Ora, che la Chiesa e soprattutto il suo monarca assoluto abbiano il potere spirituale di spalancare le porte del paradiso ottenebrando la mente dei fedeli con la presenza di dogmi e con il rifiuto del porre in discussione certe cose, è risaputo. E ormai ho la nausea di questi atteggiamenti che tutti etichettano con il nome di conservatorismo, ma che secondo me è solo cecità compiaciuta e infine gloria umana (per la serie: come rimanere nei libri di storia).

    Forse però ho avuto la fortuna di conoscere un “don” che riesce a mettere in discussione perfino le apparizioni di Gesù narrate nel Vangelo, dicendo che non sono necessarie per la fede. Insomma si capisce che Gesù non era come il mago Silvan che spariva e riappariva a piacimento. L’esempio della messa in discussione delle apparizioni è uno dei tanti che potevo fare su questo “don”. Ma potrei citare anche la sua messa in discussione della forma di governo vaticana (monarchia assoluta), il suo dire “quante porcherie ci sono nella Chiesa Cattolica”, il rifiuto dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, come crocifissi vari appesi nelle aule scolastiche.

    In generale mi ha insegnato il “porre in discussione”, soprattutto ciò che riguarda la fede. E il suo ridurre i dogmi a due: “unità e trinità di Dio”, “incarnazione di Dio in Gesù Cristo”. E basta. Tutto il resto deriva dalla ragione. Senza, con questo, imporla per legge a chi la ragione la usa in modo diverso, partendo dal presupposto che Dio è una invenzione umana. Insomma la sfera politica è distinta da quella religiosa.

    Il suo nome è Giacinto Ardito.

    Ho speranza che un giorno la Chiesa si ravveda. Però forse quel giorno non lo vedrò.

  3. germes / Apr 9 2007 6:48 AM

    a ermes dico che il titolo non c’è, semplicemente; il solito megalomane incastrato nella forma(lità).

    A Nickpolitick dico che il suo è un punto di vista rispettabile, ma a condizione che si rimanga nell’area del mistero e del sentimento religioso, e non si svolga la rivelazione in filosofia, magari imponendo al prossimo (ai Giordano Bruno, ai Galileo Galilei e ai Don Ernesto Buonaiuti: per stare agli esempi più celebri) di condividerla ad ogni costo. Non sta bene giocare alternativamente sulla filosofia, sulla logica, sui sentimenti e sul mistero, a seconda che l’una renda più delle altre.
    La discussione appare, infatti, sempre aperta, e gli intenditori delle cose divine vi disputano, ma nei limiti del gioco combinatorio: il dibattito è circoscritto alle conclusioni, senza mai sfiorare il calderone delle premesse fluide e modellabili. Quasi mai, ad esempio, si dice che cosa significhino i termini elementari quali bene, dovere e giustizia. Definirli vorrebbe dire alzare il coperchio sul loro contenuto artificiale, desunto da un umano brulichio di sentimenti e di interessi pratici. E ciò, lungi dal degradarlo, può anche esaltare l’uomo e le sue capacità di agire sulla (cosiddetta) essenza naturale delle cose, modificandola (quando, è vero, ciò è umanamente possibile). Si è consapevoli che un’importante sezione della realtà è intellettualmente inammissibile; e questo non vuol dire che dobbiamo negarla o travestirla sotto categorie inadeguate, ma non è neppure il caso di dichiarare la bancarotta della ragione, abolendo sintassi e ogni altro arnese discorsivo.

  4. Iperione / Apr 9 2007 5:24 PM

    Approfitto per agganciare un paio di articoli tratti dal “Le Temps” di sabato 7 Aprile 2007:

    La fin des dogmes?

    Le christianisme sans dogmes?

  5. NickPolitik / Apr 9 2007 7:10 PM

    Rivelazione?

    Imponendo?

    Non sta bene? (Attenzione: come si fa a dire che qualcosa non sta bene, se riguardo al concetto di bene, come a quelli di dovere e giustizia, si dice che “Definirli vorrebbe dire alzare il coperchio sul loro contenuto artificiale, desunto da un umano brulichio di sentimenti e di interessi pratici.”)

    Mi rendo conto che ho selezionato parole singole o frasi singole prese da un contesto più ampio (cosa alquanto sbagliata, a mio parere, se le usassi per controbattere in qualche modo). Il fatto è che non capisco davvero il motivo del loro uso. Nè il mio accostare frasi prese da capoversi differenti vuol confondere le idee e fomentare fraintendimenti. Vorrei solo cercare di capire, tutto qui.

  6. NickPolitik / Apr 9 2007 7:12 PM

    Aò Iperiò, che male ho fatto se non conosco affatto il francese?
    Già l’inglese…
    Ti dispiace tradurre? (E so già che la risposta è sì… ti dispiace).

    Ma almeno una sintesi per gli ignoranti come me!!!

    :-))))

  7. NickPolitik / Apr 9 2007 7:13 PM

    Una sintesi in italiano… pliiiiis

  8. Oggi sono uno stupido / Apr 9 2007 7:25 PM

    E perchè mai qualcuno dovrebbe fare questo lavoro al posto tuo?

  9. NickPolitik / Apr 9 2007 7:31 PM

    Caro stupido, non conosco il francese… e dai!

  10. ermes / Apr 10 2007 12:56 AM

    Credetemi, non sono stato io a dare il titolo all’articolo scritto da quel “germes” impenitente che definire positivista scientista autoritario è offendere quel poveretto di Auguste Comte…

    E’ vero, excusatio non petita, accusatio manifesta… ma credetemi, anche in merito al ritrattino di Pio IX “io non c’entro” (alla faccia di Pierferdy Casini!)

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