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Monday, 16 April , 2007 / Iperione

Stato e mercato: la parola ai veri “professori”


Quello che segue è un editoriale del Corsera del 13 Aprile 2007, firmato dal professor Giavazzi. Vi ho anche inserito il link all’articolo comparso sul Sole24Ore dell’ 8 Aprile 2007, firmato da un altro professore, il prof. Tabellini, che Giavazzi, a ragione, ricorda nel suo editoriale.

Per fortuna ogni tanto ci è dato di respirar aria buona…

I tempi di Fazio e l’italianità di Telecom

Il vecchio che torna

di
Francesco Giavazzi

Che differenza c’è fra la battaglia di Antonio Fazio in difesa dell’italianità di Antonveneta e le manovre in corso per impedire che il controllo di Telecom passi ad un soggetto estero? Forse di stile, perché l’ex-governatore preferiva le bonarie tavolate della Ciociaria ad alcuni ossequiosi salotti della buona borghesia del Nord. Ma le differenze finiscono qui. È facile infatti tracciare un parallelo tra quanti oggi sono impegnati a difendere l’italianità di Telecom e coloro che due anni fa difesero Fazio fino all’ultimo, usando tutta la loro influenza per impedire l’approvazione in Parlamento della legge sul risparmio proposta dall’ex-ministro Tremonti, le cui norme avrebbero limitato le possibilità del governatore di ostacolare l’Opa su Antonveneta. Allora Abn Amro offriva un forte premio sul valore in Borsa della banca patavina: evidentemente gli olandesi ritenevano che una migliore gestione avrebbe giustificato il prezzo che erano disposti a pagare.
Per ostacolarli Antonio Fazio favorì un soggetto debole, la Popolare di Lodi, che non aveva né le risorse finanziarie, né la capacità manageriale necessarie. Fu un tentativo disperato, e fortunatamente fallì. Oggi, come ha scritto domenica sul Sole24Ore Guido Tabellini (un articolo che chiunque si occupi di economia e di politica in Italia dovrebbe imparare a memoria), l’azionista principale di Telecom, al termine di una gestione poco efficiente, è disposto a vendere il controllo al migliore offerente. Aziende straniere, esperte nel settore, hanno offerto un premio del 30% rispetto ai valori di Borsa. Per mantenere il controllo in mani italiane, il governo auspica che un gruppo di banche e fondazioni, senza alcuna esperienza nelle telecomunicazioni, facciano un’offerta analoga. L’assurdità, come ha osservato Alessandro Penati su la Repubblica del 5 aprile, è che queste stesse istituzioni sono corresponsabili degli errori della gestione attuale, perché fino a ieri erano soci di Pirelli in Olimpia o siedono ancora nel sindacato che controlla Pirelli. Se qualcuno è disposto a pagare il 30% in più per il controllo di un’azienda, può avere due ragioni per farlo: o crede di riuscire a migliorarne la gestione (come gli olandesi con Antonveneta), oppure vuole ricavarne dei benefici privati.
Quando il governo oggi auspica l’impegno di banche che hanno condiviso, seppur indirettamente, la gestione di Telecom è evidentemente pronto ad accordare loro questi benefici: ad esempio la garanzia che nessuno metterà in discussione la governance autoreferenziale delle fondazioni che controllano la maggior parte del sistema finanziario italiano e nominano gli amministratori delle banche. La soluzione sarà in realtà ancor più diabolica. Gli stranieri che hanno fatto un’offerta per Telecom (At&t e América Móvil) saranno obbligati a condividere il controllo (almeno per alcuni anni) con qualche banca italiana, così da poter dire che l’italianità è salva. Per convincerli si offrirà qualcosa anche a loro: un po’ di protezione dalla concorrenza, un buon prezzo per la rete che alcuni nel governo vorrebbero ri-nazionalizzare. E così a pagare sarà ancora una volta il contribuente-consumatore. Il presidente del Consiglio si lamenta che il mercato in Italia «fa ridere »: certo questo non è il modo per far crescere né il mercato né una nuova generazione di imprenditori.
13 aprile 2007

9 Comments

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  1. Iperione / Apr 17 2007 9:32 AM

    …poi c’è pure il teatro dell’intellettualità di casa nostra:

    Corriere della Sera – La Guzzanti sconcertata: Prodi dovrà risponderne; Bellocchio:senza vergogna

  2. ermes / Apr 18 2007 10:12 AM

    Ancora meritatissimi pesci in faccia…

    Il tipico caso di differenza tra società apertà e società chiusa: dal sito del Corsera, le parole dell’ambasciatore statunitense in Italia.

    «Il caso dell’offerta At&t su Telecom ha dimostrato una grandissima differenza tra Italia e Usa per quanto riguarda il concetto dell’importanza della presenza del governo negli affari dell’economia», ha detto l’ambasciatore. «Quella americana è una società in cui il governo stabilisce le regole, che in certi settori sono molto importanti e molto dure, però lascia che i settori si sviluppino nella maniera giusta. In Italia c’è una lunga tradizione di una presenza molto più forte del governo negli affari dell’economia», ha sottolineato Spogli, secondo il quale «negli anni a venire sarà molto importante per gli italiani determinare se questo è il sistema che loro vogliono per il futuro».
    «Il livello di investimenti americani in Italia è basso rispetto a Germania, Francia e Spagna», ha spiegato il diplomatico. «Ciò è dovuto a diversi motivi, uno dei quali è non capire esattamente se le regole siano uguali per tutti».

  3. Iperione / Apr 18 2007 10:26 AM

    …a proposito di società aperte e chiuse, dal Corriere della Sera di ieri, un’intervista a Francesco Giavazzi:

    Corriere della Sera – Giavazzi:”In una società aperta devono vincere merito e concorrenza”

  4. ermes / Apr 18 2007 10:46 AM

    Mentre invece Mr. IRI e sedute spiritiche cantanti…

    Cioè a dire, il tipico caso politico italico di uomo adatto per tutte le stagioni, se tutte le stagioni (ovviamente) si riducono all’eterno inverno!

    Come dire che di fronte ai processi di globalizzazione, va indossato un ulteriore cappotto per intabarrarsi, piuttosto che approfittarne per spogliarsi d’ogni pastrano corporativo e protezionista che ci ricopre da che il Duce…

    Ancora dalla edizione on line odierna del Corsera:

    TOKYO – Romano Prodi non è sorpreso dalla decisione degli americani di AT&T di ritirare l’offerta presentata per entrare con i messicani di Movil in Olimpia, la holding che controlla Telecom Italia. Il premier lo ha detto a Tokyo, dove si trova in visita ufficiale, aggiungendo che rinnova il suo auspicio a che il gruppo di tlc resti in mani italiane. «Non sono rimasto eccessivamente sorpreso avendo avuto l’impressione che si trattasse soprattutto di un interesse messicano cui si era aggiunta una azienda Usa», ha detto Prodi. «La partita è ancora lunga. Credo avremo una pluralità di protagonisti in futuro». «L’augurio che almeno una impresa di telecomunicazioni resti in mani italiane mi sembra doveroso», ha proseguito il Primo Ministro. Alla domanda se a un partner industriale extra comunitario per Telecom preferirebbe un partner europeo il capo del governo ha risposto: «In linea di massima credo che un raggruppamento di imprese europee è probabile che diventi un elemento positivo per avere più influenza nella futura capacità decisionale».

    Ma sì, ormai si può dir tutto e il contrario di tutto! Non riesco a stupirmi più di nulla. Ha cucinato un bel minestrone di dichiarazioni che hanno un’enorme influenza sui mercati, le oscillazioni di borsa, gli investimenti pubblici e privati di un Paese tra le prime potenze al mondo… manco la grammatica dell’economia politica!

    Visto che c’era, avrebbe potuto anche cantare dalla prima all’ultima nota il brano “Piacere Rai1” di Toto Cutugno, riflettere alla maniera di Margherita Hack sulla formula matematica (t al quadrato uguale a k per a al cubo!) con cui s’identifica la terza legge di Keplero, e perché no? suvvia pure gridare “banzai” brandendo una katana vestito di tutto punto da samurai ottocentesco della regione di Hokkaidô! Potere e potenti politici di una irresponsabilità tale da far spavento anche solo quando chiacchierano del più e del meno…

  5. ermes / Apr 18 2007 11:16 AM

    Credibilità Zero
    di Massimo Gaggi
    Corriere della Sera, 18 aprile 2007

    La British Aerospace ha comprato alcune aziende americane della difesa, ma manager e ingegneri inglesi non possono avere accesso alle loro tecnologie ritenute dal Pentagono «strategiche» per la sicurezza nazionale e perciò rese inaccessibili a qualunque soggetto straniero. Una vecchia legge in vigore negli Stati Uniti vieta al capitale estero di acquistare una compagnia aerea americana. Il magnate australiano Rupert Murdoch si è dovuto fare cittadino americano per poter costruire un impero mediatico negli Usa (la rete nazionale Fox, varie «cable tv» e giornali come il New York Post).
    Il liberismo economico che caratterizza il sistema americano non è assoluto: in alcune aree il possesso di aziende è sottoposto a vincoli anche più stretti di quelli in vigore in Italia. La vicenda At&t-Telecom, con la repentina decisione del gigante Usa di ritirare l’offerta per il controllo della società italiana, danneggia la credibilità del Paese come possibile partner industriale e finanziario non perché è stato rivendicato il ruolo strategico di un settore o di un’impresa, ma perché, ancora una volta, tutto ciò è avvenuto non al momento di fissare regole «uguali per tutti», ma solo dopo l’offerta lanciata da americani e messicani.
    Come al solito la politica italiana scopre l’interesse nazionale—una protezione che, con modalità e livelli di intensità diversi, c’è in ogni Paese — quando è troppo tardi. E si considera in diritto di rimettere indietro le lancette dell’ orologio. E’ un grosso errore. Nel merito perché, intervenendo «a posteriori », si finisce sempre per creare un’interferenza politica nelle dinamiche di mercato: oggi tra gli analisti Usa si parla di ritorno al vecchio dirigismo italiano e anche di uno sgradevole aroma di antiamericanismo diffuso da questa vicenda. Ma l’errore è anche nel metodo perché, osservato dall’esterno, lo spettacolo di esponenti politici che si azzuffano quotidianamente e di ministri che dichiarano a getto continuo pro e contro l’affare, è francamente desolante.
    Probabilmente l’offerta dell’At&t non sarebbe andata comunque a buon fine, ma chi oggi gioisce per il «salvataggio della Patria telefonica», dovrebbe riflettere su un dato: At&t non stava cercando subdolamente il colpo gobbo. E’ solo la più grande società di telecomunicazioni del mondo (vale 242 miliardi di dollari) che, volendo crescere anche all’estero, aveva individuato la possibilità di acquisire un importante «asset» europeo con un investimento abbastanza limitato (2 miliardi di euro). Davanti alla levata di scudi, ha deciso di rivolgere altrove il suo interesse.
    A noi rimane la proprietà nazionale di Telecom e l’immagine di un Paese nel quale è difficile investire. Incertezza delle regole, scarsa trasparenza, problemi di corruzione e illegalità dilagante li hanno anche altri Paesi. In genere sono quelli emergenti, come la Cina. Che riescono comunque ad attirare investimenti: le imprese rischiano perché lì il costo del lavoro è bassissimo e i mercati locali stanno crescendo molto rapidamente. L’Italia dovrebbe far parte di un altro mondo: quello delle democrazie industriali avanzate, che non crescono come l’Asia, ma hanno l’appeal della tecnologia, della stabilità e della credibilità.

  6. ermes / Apr 19 2007 10:27 AM

    Dall’ultima puntata della Corrida.

    Gerry: “Signore e signori è con grande piacere e immensa gioia che introduco il prossimo concorrente! Oh vedo che non c’è bisogno vi chieda un applauso d’incoraggiamento, siete già esplosi in un battimani da guinness… Ebbè il signore vi è simpatico, no? Venga qui che la presento: lei si chiama?”

    Romano Pride: “Il mio nome è Bond, Romano Bond!”

    Gerry: “Ah leggo sulla mia cartellina che lei ama scherzare, atteggiandosi a massima seriosità! Ma lei è un affabulatore incredibile, a quanto mi dicono! Grande signor Romano Gagarin: leggo che lei potrebbe mettere in scena qualsiasi recita, dall’ilare al drammatico… lei è in grado di assumere qualsiasi ruolo, e travestirsi da qualsivoglia gigionesco personaggio della commedia dell’arte?”

    Romano Brodo: “(Con un filo di voce) Beh, sa, vede, guardi… Ovviamente considerando, non si può dire (sorrisino emozionato) a tutti gli effetti, perchè, d’altronde… se poi s’affronta il tema, ecco questo punto è importante (mani che si allungano a squadrare e tranciare l’orizzonte), non si può transigere… e dunque, suvvia, ma noi peraltro, lei sa, anche se (momento pensosissimo), certo no? (pugno a mo’ di yoyo) come dire, ebbene non si può…”

    Gerry: “Eh sì naturalmente, signor Romano Kennedy, lei ha ragione! E ci dica, ci dica: quale maschera le vien meglio?

    Romano Prode: “(Con sempre meno voce) Sì, non vorrei sembrare, in un ambiente così, quindi… (pausa di sette secondi di fila) giammai, e perché si sappia, è vero… viva la felici…tà (con l’ultima sillaba appena appena accennata, una parola – felicità – che va a spengersi come una candela senza più sego)”

    Gerry: “Incredibile, signor Romano Mandela, lei sarebbe un ottimo politico, vista la nostra Italia… Ma bando ad ogni indugio, è ormai giunto il momento della prova: il signor Romano Newton si esibirà davanti al nostro amato pubblico nella stupenda e indimenticata lirica “PiacereRai1“!!!! Di Cutugno Toto e Prodi Romantico, canta Prodi Romano!!!!”

    SEUL – “Non e’ corretto dire che vi sia stato un intervento del Governo nel caso di Telecom Italia”. Lo ha detto Romano Prodi oggi a Seul. Il premier ha anche precisato che l’ambasciatore Usa Spogli ha fatto sapere al governo che il suo pensiero e’ stato travisato. “Il governo si e’ limitato ad osservare – ha detto Prodi- che Telecom e’ un’azienda chiave per la crescita del paese”. (Notizia Ansa del 18 aprile 2007).

    Come dire: il cerchio (la società) si è chiuso.

  7. ermes / May 6 2007 9:57 AM

    A maggior documentazione:

    Telefoni e polizze – Mario Monti, Corriere della Sera 30.04.07

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