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Wednesday, 18 April , 2007 / ermes

Ipse dixit… e buonanotte ai suonatori!


its-a-mistery-to-me.jpgQuand’anche apparisse, un giorno, ben stufo di tutte le nostre assurdità, violenze, vessazioni, insufficienze; quand’anche si presentasse chiaramente, senza dubbi, manifesto, evidente, nella sua meravigliosa e scandalosa beltà; quand’anche si mostrasse infine senza paura, modestia, ma con tenero abbraccio, dolce sorriso, forse Signore Iddio, forse Re degli eserciti e Sovrano dei mari, forse maestro d’amore e pargolo tra i pargoli…

Quand’anche ciò accadesse, se mai ciò accadrà, ebbene ritengo che se Colui non avesse, per caso o per necessità, per sua propria natura e costituzione, per sua libera scelta (sarà pur Dio..) o per costrizione, le caratteristiche che lor Signori conoscitori dell’Alfa e dell’Omega pretendono ch’Egli abbia, le qualità di cui lor Signori stabiliscono ch’Egli sia pieno… ebbene Costoro arriverebbero sicuramente, ne son convinto, a rifiutare d’un sol colpo il Divino che così gentilmente, finalmente si offre: non sei quale Noi esigiamo che Tu sia, dunque allontanati.

Queste poche righe ho vergato di getto, dopo aver letto sul giornale Avvenire alcuni stralci della prolusione che il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha pronunciato oggi nella Basilica della Salute di Venezia, alla presenza del cardinale Angelo Scola, in occasione del “dies academicus” dello Studium Generale Marcianum. Si tratta, a mio avviso, di un’infinita circumnavigazione a mezzo di facili strumentucoli retorici – e senz’altro senso se non quello della difesa corporativa di un proprio sublime Regno delle idee e della materia – attorno all’immensa complessità che ci circonda in materia di fede, ragione, politica, filosofia…

god-at-his-computer.jpg Troppo elementare sparare nel mucchio per colpir comunque qualcosina, far di tutta un’erba un fascio e non separare mai il grano dal loglio, troppo semplice spaccare ogni capello in quattro quando pare (pare!) che i nostri riposati neuroni vengan impunemente turbati e, d’altro canto, continuare ad ingoiare qualsiasi foglia di carciofo per quanto concerne la propria verità che si ritiene assoluta… Umano, troppo umano.

Non ci vuol davvero alcun impegno intellettuale, fisico, di pensiero che giunge nella sua estrema tensione a rabdomanticamente stringere ogni giuntura del corpo, nel dipingere Darwin come un fantoccio “ossessionato” della/e bruta/e materialità, ridurlo a profeta del materialismo dialettico e sedicente “scientifico” di un Marx e di un Engels qualunque, dimenticando i suoi studi sulla metodologia della ricerca, i suoi dubbi sull’incomprensibile mistero che ci è attorno, il suo atteggiamento tollerante, limatato, socratico nelle analisi.

Ecco lo schema, il telaio teorico che si vuol calare dall’alto: di là Darwin, l’assolutista per antonomasia chiuso nel suo relativismo dozzinale, di qua i custodi della vera Fede. Purtroppo, o per fortuna, tutto m’appare molto più complicato. Che poi le riflessioni che riporto di seguito sian le argomentazioni di un Principe del Sacro Collegio Ecclesiastico, ormai non mi scandalizzo più: troppo avvezzo ad ascoltar Soloni incredibili in sideree discussioni sui più piccoli nonnulla, mentre di sotto il naso si lascian passare infiniti drammi nelle carni degli uomini e delle donne che hanno avuto (in dono?) la ventura di popolare la nostra ria Terra.

Darwin, mancano prove

È plausibile l’attuale spiegazione dell’origine della vita? E quale deve essere il rapporto tra scienza e teologia? Una riflessione del cardinale Schönborn

Avvenire, 18 aprile 2007

Quando Laplace fu in grado di dare una spiegazione «meccanica» dell’orbita dei pianeti, replicò a Napoleone, che preoccupato gli chiedeva quale fosse il posto di Dio in quella spiegazione, dicendo la celebre frase: «Je n’ai pas besoin de cette hypothèse».
Laddove Dio deve riempire le lacune del sapere, il suo posto diviene sempre minore con ogni scoperta che riesce a spiegare qualcosa fino ad allora inspiegabile. Queste «nicchie di sopravvivenza» del creatore sono divenute sempre più ristrette, e quanto maggiore è stato il successo delle scienze naturali, tanto più sicuri si sentivano tutti quegli appartenenti alla scientific community che affermavano che un giorno «l’ipotesi di Dio» sarebbe divenuta del tutto superflua.
Sotto il medesimo auspicio si è presentato anche Charles Darwin. Come il professor Stanley L. Jaki ha più volte dimostrato e accuratamente documentato, Darwin era «ossessionato» dall’idea di fornire una spiegazione scientifica plausibile dell’origine delle specie che potesse interamente fare a meno dell’atto separato della creazione divina. La sua «teoria della discendenza», che soltanto in seguito fu chiamata teoria dell’evoluzione, era una lunga argomentazione a favore di una spiegazione «intramondana», ossia puramente materiale, meccanica, dell’«origine delle specie». Laddove Newton affermava ancora che dalla cieca necessità non poteva generarsi alcun mutamento e quindi alcuna varietà delle cose, poiché ciò sarebbe possibile soltanto a partire dall’idea divina e dalla volontà divina, in Darwin valeva il contrario: l’intera varietà delle specie ha origine nelle mutazioni casuali e nelle loro opportunità di sopravvivenza. Il che non rende necessario alcun intervento separato del creatore.
Secondo le ricerche approfondite di Stanley Jaki, non resta dubbio alcuno sul fatto che Darwin, con la sua teoria, intendesse favorire la vittoria scientifica del materialismo. E Dio sa che non era l’unico a volerlo, nell’Ottocento. Non pe r caso Karl Marx e Friedrich Engels hanno salutato la teoria darwiniana come il fondamento scientifico della loro teoria.
Questa componente ideologica della teoria darwiniana è probabilmente anche la causa principale del fatto che sino ad oggi di essa, dell’evoluzione e creazione, si continui a discutere con altrettanta intensità e passione che in passato. Il dibattito degli ultimi mesi l’ha dimostrato ancora una volta chiaramente. […]
La possibilità che il creatore si serva anche degli strumenti dell’evoluzione è accettabile per la fede cattolica. La questione è piuttosto se l’evoluzionismo (come visione del mondo) sia conciliabile con la fede in un creatore. Tale questione presuppone a sua volta che si differenzi fra la teoria scientifica dell’evoluzione e le sue interpretazioni ideologiche o filosofiche. Ciò presuppone dal canto suo che si addivenga ad un chiarimento dei presupposti filosofici, di pensiero, dell’intero dibattito sull’evoluzione.
Sono conciliabili la fede nella creazione e la teoria dell’evoluzione? Il «concordismo», oggi ampiamente diffuso, afferma che «la teologia e la teoria dell’evoluzione non possono mai entrare in conflitto perché le due discipline si muovono in ambiti completamente diversi» (A. Walker, Schöpfung und Evolution Jenseits des Konkordismus, in Intern. Kath. Zeitschrift Communio H 35/2006). Questo rapporto, che Stephen Gould definisce principio NOMA (Non-Overlaping Magisteria) non regge, a mio avviso. Devono necessariamente esservi delle sovrapposizioni fra la teologia e le scienze naturali, fra la fede, il pensiero e la ricerca. La fede in un creatore, nel suo progetto, nel suo «governo universale», il suo condurre il mondo ad un obiettivo da lui preposto, non può restare senza punti di contatto con la ricerca concreta del mondo. Per questo: non ogni variante della teoria dell’evoluzione è conciliabile con la fede nella creazione.
A tal proposito Adrian Walker: «Un esempio classico di u na simile variante problematica della teoria dell’evoluzione è ciò che definisco darwinismo stretto: la tesi secondo cui il concorso di mutazione (genetica) e selezione naturale sia una spiegazione sufficiente della nascita di nuove forme di vita. Poiché se mutazione e selezione bastano a spiegare tale nascita, non c’è in realtà alcuna ragione del perché la materia cieca non possa essere la prima origine della vita; una tesi che è… inconciliabile con la teoria cristiana della creazione».
Spesso si cerca una via d’uscita nell’affermare che la biologia o in generale le scienze della natura sono materialistiche soltanto a livello metodologico, senza per questo professare il materialismo come visione del mondo. Anche se ciò fosse vero, resta comunque chiaro che quest’opzione metodologica è un atto spirituale che presuppone ragione, volontà, libertà. Basta già questo a dimostrare che limitando il metodo delle scienze naturali a processi meramente materiali non si può venire a capo della totalità della realtà. […]
Quali pretese pratiche risultano dalle riflessioni abbozzate? Fra le molteplici possibili riflessioni di approfondimento ne scelgo due:
1. Perché l’evoluzionismo, con il suo materialismo ideologico, è divenuto ormai una sorta di surrogato di religione? Perché tanto spesso viene difeso con argomenti così aggressivi ed emotivi? Oso affermare che attualmente non c’è probabilmente un’altra teoria scientifica contro la quale esistano altrettante gravi obiezioni, e che ciononostante venga difesa da molti come assolutamente sacrosanta. Le obiezioni più importanti sono ben note e sono state avanzate frequentemente:
– i missing links, le numerose forme intermedie mancanti fra le specie, che anche dopo centocinquant’anni di intense ricerche semplicemente non esistono;
– il fatto, spesso ammesso, che finora non è mai stata realmente dimostrata un’unica forma di evoluzione da una specie all’altra;
– l’impossibilità a livello di «teoria dei sistemi», che un sistema vivente (ad esempio i rettili) mediante innumerevoli mutazioni di minima entità possa essere trasformato in un altro sistema vivente (ad es. gli uccelli);
– la problematica del concetto di survival of the fittest. Marco Bersanelli ha dimostrato in base ad esempi che la sopravvivenza spesso dipende soltanto dalla fortuna, è una casualità, una contingenza, e non la prova di una particolare fitness. I dinosauri, e molte altre specie, sono scomparsi per delle catastrofi naturali e non a causa della loro non adattabilità.
Queste sono soltanto alcune delle maggiori difficoltà della teoria. Ma perché è ancora così affermata, come teoria scientifica? Perché finora non ne esiste un’altra migliore, e perché come teoria scientifica è semplice ed «attraente».
Ma perché allora viene così caricata di ideologia e diviene uno shibolet materialista? Perché la visione del mondo alternativa è la fede nella creazione. Chi dice creazione, dice anche diritto del creatore. Se esiste un linguaggio leggibile del creatore, allora esiste anche un rivolgersi a noi del creatore. Da esso deriva anche un dovere, un ordinamento etico, ad esempio nella questione dell’ordine dei sessi o nella difesa della vita. Al preteso materialismo e relativismo si può più facilmente collegare una visione materialista dell’evoluzionismo. Non è un caso che l’evoluzionismo ideologico sia stato l’orpello scientifico sia del comunismo che del nazionalsocialismo. Ed è oggi l’orpello del darwinismo sociale economico, che giustifica la lotta senza quartiere per l’esistenza economica.
Ci rallegra l’illogicità dell’affermazione di Richard Dawkins, principale teorico del darwinismo ideologico, quando in un’intervista dice che non vorrebbe vivere in una società darwinistica, poiché sarebbe troppo inumana.
2. Esiste però ancora un altro motivo che rende plausibile il darwinismo. La fede in un buon creatore, nel suo «progetto intelligente del Cosmo» (Benedetto XVI, ud ienza generale del 13/11/06), viene messa in dubbio da una serie infinita di atti crudeli:
– perché questa strada faticosa dell’evoluzione, con innumerevoli tentativi, vicoli ciechi, con miliardi e miliardi di anni e l’espansione dell’universo, le esplosioni gigantesche delle supernovae, gli elementi che si fondono nella fusione nucleare delle stelle, la macina instancabile dell’evoluzione con i suoi infiniti inizi e distruzioni, le sue catastrofi e crudeltà, fino ad arrivare alle indicibili brutalità della vita e della sopravvivenza? Non è forse più sensato considerare il tutto come il gioco cieco della casualità di una natura priva di progetto? Non è più onesto questo, che non i tentativi di teodicea di un Leibniz, cui vengono a mancare gli argomenti? Non è forse più plausibile dire semplicemente: sì, il mondo è per l’appunto così crudele?
Giunti al termine delle nostre riflessioni occorre dire una cosa: non cerchiamo di voler affrettatamente mostrare l’intelligent design ovunque, in maniera apologetica. Come Giobbe, anche noi non conosciamo la risposta al dolore. Abbiamo ricevuto soltanto una risposta, quella scritta da Dio. Il logos attraverso il quale e nel quale tutto è creato, è divenuto carne e con essa l’intera storia dell’universo, l’evoluzione, con i suoi lati grandiosi ed orribili. Si è assunto su di sé l’intera negatività del dolore, della distruzione e soprattutto del male morale. La croce è la chiave del progetto e consiglio divino. Per quanto importante, essenziale, sia un approfondimento rinnovato della filosofia della natura, il logos della croce è l’ultima saggezza divina. Perché con la sua Santa Croce ha conciliato il mondo intero. Ma la Croce è la porta della resurrezione.
Nella sua prima omelia pasquale, Papa Benedetto ha detto quest’anno: «La risurrezione di Cristo … se possiamo una volta usare il linguaggio della teoria dell’evoluzione, è la più grande “mutazione”, il salto assolutam ente più decisivo verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia… È un salto di qualità nella storia dell’evoluzione e della vita in genere verso una nuova vita futura, verso un mondo nuovo che, partendo da Cristo, già penetra continuamente in questo nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé» (15 aprile 2006).
Se la risurrezione di Cristo è «la più grande mutazione», o come dice Papa Benedetto nella stessa predica l’«esplosione dell’amore», che sciolse l’intreccio fino ad allora indissolubile del «muori e divieni», allora anche noi possiamo dire: questo è il traguardo «dell’evoluzione». A partire dalla sua fine, dal suo completamento, si evidenzia anche il suo senso. Se nelle sue singole fasi può forse apparire priva di fine e di orientamento, dalla Pasqua in poi quella lunga strada ha trovato un senso. Non «la strada è la meta», ma la risurrezione è il senso della strada.

20 Comments

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  1. io sono SEMPRE uno stupido / Apr 18 2007 3:18 PM

    “non c’è probabilmente un’altra religione (di quella cattolica) contro la quale esistano altrettante gravi obiezioni, e che ciononostante venga difesa da molti come assolutamente sacrosanta”.

  2. io sono SEMPRE uno stupido / Apr 18 2007 3:30 PM

    …e poi ormai lo sanno tutti che quel comunista di Keplero, quel radicale di Copernico, per non parlare di quel mangiapreti-stregone di Galileo Galilei abbindolarono le genti al solo scopo di non riconoscere la Santa Divina Autorità delle Loro Santità dei loro tempi.

  3. Oggi la Terra è piatta / Apr 18 2007 3:34 PM

    ….quasi che il fu ermellino, ora scialle Prada, possieda un ascendente comune (filogeneticamente parlando) con i preti….e il suo stesso portatore

  4. Strega Varana / Apr 18 2007 4:35 PM

    shhhhhhh! non fate sapere a Re Quercia che per la festa di compleanno (80 anni), ho preparato un’essenza di scivolizia per arrotondare la Terra, altrimenti mi mandano al rogo!

  5. ermes / Apr 20 2007 6:25 PM

    Ecco perché il primo atto del fedele dovrebbe essere l’analisi dei propri errori e non già dar seguito alla spasmodica volontà di proclamare cosa sia giusto, buono e naturale “oggettivamente”…

    ecco donde nasce il dovere di farsi piccoli per terrore di sbagliare, il continuo gridare ai quattro venti d’esser limitati, imperfetti, alla costante ricerca, critica e riscoperta delle proprie assurdità…

    ecco perché coloro che dovrebbero essere ultimi tra gli ultimi (gerarchie ecclesiastiche & so on) non dovrebbero mai ritenersi megafono della Verità, ma sopportare il tremore dei polsi che nasce dall’avvertire un incarico insostenibile…

    ecco la necessità di tentare di dare corpo, realizzare la modestia dell'”umile servo nella vigna del Signore”…

    Di seguito un articolo dal sito del Corsera di oggi 2 aprile 2007: il mondo all’incontrario!

    Salvi i bimbi morti senza battesimo
    Il Papa abolisce il limbo
    L’esclusione di bambini innocenti dal Paradiso non sembra riflettere lo speciale amore di Cristo per «i più piccoli»

    CITTÀ DEL VATICANO – La Chiesa abolisce ufficialmente il limbo. Un documento della Commissione teologica internazionale approvato dal Papa e pubblicato oggi afferma infatti che il tradizionale concetto di limbo – luogo dove i bimbi non battezzati vivono per l’eternità senza comunione con Dio – riflette una «visione eccessivamente restrittiva della salvezza».
    Il documento che sancisce questo passo era alla discussione della Commissione teologica internazionale dal 2004, quando questa era presieduta proprio dall’allora cardinale Ratzinger ed è stato sottoposto al Papa dall’attuale presidente della Commissione, il cardinale William Levada, che ha incontrato il Pontefice lo scorso 19 gennaio.
    «LA GRAZIA HA PRIORITA’ SUL PECCATO» – L’abolizione del limbo non è un fatto solo teorico: il testo pubblicato oggi lo definisce «un problema pastorale urgente», perché il numero dei bimbi morti senza battesimo è in aumento sia perchè molti genitori non sono cattolici sia perchè molti piccoli sono «vittime di aborti». L’argomento principale del testo è che la misericordia di Dio «vuole che tutti gli esseri umani siano salvati», la Grazia ha priorità sul peccato, e l’esclusione di bambini innocenti dal Paradiso non sembra riflettere lo speciale amore di Cristo per «i più piccoli».
    I FATTORI CONSIDERATI – La Chiesa, spiega il documento, ha continuato a parlare del limbo perchè, a causa del peccato originale, il battesimo è la via ordinaria per la salvezza e per questo si stimola i genitori a battezzare i figli. Ma, riflettendo sulla misericordia di Dio, «la nostra conclusione – scrivono gli esperti vaticani con l’approvazione del Papa – è che i molti fattori che abbiamo considerato…danno serie basi teologiche e liturgiche alla speranza che i bambini morti senza battesimo siano salvi e godano della visione beatifica». Il testo, di 41 pagine e intitolato «La speranza di salvezza per i bimbi che muoiono senza essere battezzati», è stato elaborato dalla Commissione di 30 membri, che funge da staff di consulenza per il Vaticano e in particolare per la Congregazione per la dottrina della fede.

  6. Oggi la Terra è piatta / Apr 20 2007 6:58 PM

    41 pagine!?

  7. ermes / Apr 21 2007 11:18 AM

    Appunto…

    Certo mai parlare di un testo non letto, ma temo (è questa la caratteristica prima dei sistemi di pesiero chiusi, delle società chiuse, dei cerchi che si chiudono: ti mettono nelle condizioni di predire il corso degli eventi che producono, ti trasmettono la presunzione di poter guardare nel futuro, annullano le stesse categorie del dubbio e del caso) temo fortemente che si tratti dell’ulteriore “infinita circumnavigazione a mezzo di facili strumentucoli retorici – e senz’altro senso se non quello della difesa corporativa di un proprio sublime Regno delle idee e della materia – attorno all’immensa complessità che ci circonda in materia di fede, ragione, politica, filosofia…”

    Scusate se mi cito, ma solo così posso chiudere il cerchio (soltanto così posso utilizzare le lor medesime categorie logiche ed argomentative: ipse dixit).

  8. ermes / May 4 2007 12:16 PM

    Come li ho trovati alla rinfusa, così li pubblico: una dozzina di aforismi di Oscar Wilde che forse valgon più di mill’altre parole…

    “In un tempio tutti dovrebbero essere seri, tranne colui che vi viene adorato”

    “Quando gli dèi vogliono punirci, esaudiscono le nostre preghiere”

    “Mi sembra che tutti noi guardiamo troppo alla Natura e viviamo troppo poco con essa”

    “Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle”

    “Posso sopportare la forza brutale, ma la ragione brutale è insopportabile. Vi è qualcosa di sleale nel suo uso. come sferrare un colpo basso all’intelletto”

    “‘Esperienza’ è il nome che tutti danno ai propri errori”

    “Posso credere a tutto, purché sia sufficientemente incredibile”

    “La base di tutti gli scandali è un’assoluta immorale certezza”

    “Qualsiasi cosa può diventare un piacere, se la si fa ripetutamente”

    “E’ molto pericoloso ascoltare. Se si sta ad ascoltare si può farsi convincere, e un uomo che si lascia convincere da un’argomentazione è una persona assolutamente irragionevole”

    “Coloro che hanno molto sono spesso avidi”

    “Sono contrario a tutto ciò che compromette l’ignoranza naturale. L’ignoranza è come un delicato frutto esotico: toccalo, e ne viene meno la freschezza”

  9. ermes / May 4 2007 12:30 PM

    Ehm, sorry…

    “Mi piacciono le persone più dei princìpi, e, più di ogni altra cosa al mondo, mi piacciono le persone senza princìpi”

    “Il mondo è lo stesso per tutti noi e bene e male, peccato e innocenza, lo attraversano tenendosi per mano. Chiudere gli occhi di fronte a metà della vita per vivere in tranquillità è come accecarsi per poter camminare con maggior sicurezza in una landa disseminata di burroni e precipizi”

    “Che cosa si dice di un uomo non è importante. Il punto che conta è chi lo dice”

    “Lo sfortunato aforisma proposto sull’Arte come Specchio della Natura è volutamente espresso da Amleto per convincere gli ascoltatori della sua assoluta pazzia in materia d’arte”

    “Un bambino che si è scottato ama il fuoco”

    “Le persone educate contraddicono gli altri. I saggi contraddicono se stessi”

    “Mi piace parlare di fronte a un muro di mattoni: è l’unico interlocutore al mondo che non mi contraddice mai”

    “I miei affari mi annoiano a morte. Preferisco quelli degli altri”

    “Più si analizzano gli altri, più scompare ogni ragione d’analisi”

    “Forse, dopo tutto, l’America non è mai stata scoperta. Io personalmente direi che è stata appena intravista”

    “I buoni fanno un gran male al mondo. Certamente il maggior male che fanno è quello di dare tanta importanza al male”

    “Ella ha certamente una prodigiosa capacità di ricordare i nomi delle persone e di dimenticare i loro volti”

    (ancora Wilde…)

  10. ermes / Sep 12 2007 4:07 PM

    L’Omo e la Scimmia

    L’Omo disse a la Scimmia:
    – Sei brutta, dispettosa:
    ma come sei ridicola!
    ma quanto sei curiosa!

    Quann’io te vedo, rido:
    rido nun se sa quanto!…
    La scimmia le disse: – Sfido!
    T’arissomijo tanto!

    (Trilussa, 1922, da Le favole)

  11. Tony Divertity / Oct 16 2007 1:03 AM

    L’antenato

    – L’omo è sceso da la Scimmia :
    – barbottava un Professore –
    nun me pare che ‘sta bestia
    ciabbia fatto troppo onore…

    – E’ questione de modestia ;
    – je rispose un Ranguttano (1) –
    l’importante è che la scimmia
    nun sia scesa dar cristiano

    (1) Orang-utan

    (Trilussa, da Ommini e Bestie, 1908)

  12. Jean Masot / Oct 16 2007 1:20 AM

    Er giorno der giudizzio

    Quattro angioloni co le tromme in bocca
    Se metteranno uno pe cantone
    A ssonà: poi co ttanto de vocione
    Cominceranno a dì: “Fora a chi ttocca”.

    Allora vierà su una filastrocca
    De schertri da la terra a ppecorone,
    Pe ripijà ffigura de perzone
    Come purcini attorno de la biocca.

    E sta biocca sarà Dio benedetto,
    Che ne farà du’ parte, bianca, e nera:
    Una pe annà in cantina, una sur tetto.

    All’urtimo uscirà ‘na sonajera
    D’angioli, e, come si ss’annassi a letto,
    Smorzeranno li lumi, e bona sera.

    (Giuseppe Gioacchino Belli, 25 novembre 1831)

  13. Gina Leg / Apr 18 2008 2:51 PM

    Scemo chi legge

  14. Cherelle Gallivan / May 17 2012 9:25 AM

    Thx for information.

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