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Saturday, 12 May , 2007 / ermes

Persone coerenti


Di seguito un articolo tratto dal Corsera di ieri (naturalmente riadattamento di scritto del Guardian… neppure semplice traduzione, vabbù!) Si tratta di una introduzione al personaggio, all’autore, al politico, all’uomo Mario Vargas Llosa. Si tratta di un invito a scoprire i suoi romanzi, le sue letture, le sue assurdità, il suo errare… Maestro di tolleranza e democrazia, egli è tra i massimi pensatori antiautoritari oggi viventi: si può esser d’accordo o meno con le sue idee (ed azioni), impossibile però non amarlo, massimamente convinto com’è che la migliore delle coerenze sia la coerenza di saper continuamente mettere in discussione le proprie coerenze. [E non dico nulla del su’ figliolo Alvaro… altro gigante di libertà!]

mario-vargas-llosa-writing.jpgMario Vargas Llosa – L’importanza di cambiare idea
Il grande scrittore peruviano racconta le sue trasformazioni politiche, personali e letterarie

Vargas Llosa è a Londra per la pubblicazione di Touchstones, (in uscita da Faber & Faber) da lui definita un’ autobiografia letteraria. Il libro, che presenta l’ autore come un uomo del Rinascimento interessato a politica, arte e letteratura, comprende saggi critici su scrittori e pittori, articoli di politica sull’ America Latina, una difesa appassionata della globalizzazione e brani dal diario scritto per il giornale spagnolo «El País» nel 2003, durante il viaggio in Iraq fatto con la figlia Morgana, fotografa, poco dopo la sconfitta di Saddam.

All’ inizio «del tutto contrario» all’ invasione, durante il viaggio ha rivisto la sua posizione e da allora non ha più cambiato idea. Il prezzo è stato troppo alto?, Dice: «Questo è quel che dicono persone che non hanno mai conosciuto una dittatura. Un latino-americano, asiatico o africano, che sa cosa significa. non lo direbbe mai».

Quel che è interessante di Vargas Llosa, dice John King, professore di letteratura alla Warwick University (Gran Bretagna), curatore e traduttore del libro, è il modo in cui le sue idee sono cambiate: «Non si cristallizza su una particolare posizione ed è anche disposto ad accogliere idee contraddittorie. C’ è stato un momento in cui la sinistra si era coalizzata contro di lui, ma le sue posizioni erano sempre più complesse, più meditate, di quel che gli veniva attribuito».

Vargas Llosa ha combattuto nella guerra fredda svoltasi sullo scenario latino-americano nella seconda metà del secolo scorso, e ne conserva le cicatrici. Nel 1990 si è candidato alle elezioni presidenziali in Perù con un programma politico favorevole al libero mercato. Il Paese era nel caos dopo una serie di colpi di Stato militari, il governo era sul punto di nazionalizzare le banche e i guerriglieri maoisti di Sendero luminoso stavano facendo una campagna per l’ insurrezione armata. Fu sconfitto per poco da Alberto Fujimori, un candidato di destra più populista di lui che l’ aveva attaccato definendolo un rampollo della vecchia élite spagnola, e che due anni dopo divenne dittatore. Che la cosa ancora gli bruci si vede da due pezzi furenti nel nuovo libro, in cui parla della «putrefazione» del regime e chiama i suoi sostenitori nelle élite affaristiche «spazzatura umana».

Gli dispiace, allora, non essere mai stato presidente? «La sconfitta elettorale è stata una forte delusione, perché avevo lavorato sodo e penso avessi un buon programma. Ma la politica non è mai stata la mia vocazione. Sono entrato in politica con alcune idee che pensavo avrebbero potuto essere utili al Perù, idee che al tempo erano così nuove che venivano violentemente avversate… Ormai neanche i partiti politici più radicali mettono in questione l’ economia di mercato, e questo è un cambiamento fantastico!»

mario-vargas-llosa.jpgOra che il continente sta di nuovo spostandosi a sinistra, che cosa pensa Vargas Llosa dei suoi leader? Sprezzante nei confronti di Hugo Chavez («un piantagrane che spreca i petrodollari»), dice che «Lula in Brasile rappresenta una novità per l’ America Latina. La sinistra è passata dal radicalismo alla democrazia sociale, come il partito laburista inglese, e questo è positivo. Abbiamo bisogno di una sinistra e di una destra democratiche se vogliamo avere una vera democrazia in America Latina». Approva il governo di centro-sinistra di Michelle Bachelet in Cile e crede che anche il Perù (con Alan Garcia, un sopravvissuto degli anni Ottanta a cui una volta era aspramente contrario) sia probabilmente sulla strada giusta.

Ma preferirebbe non parlare di politica: «La mia vita è organizzata intorno alla letteratura, cosa che trovo molto piacevole». Vive tra Lima, Madrid, Parigi e Londra, dove ha un appartamento con una vista che spazia sui tetti fino al Brompton Oratory e una collezione di ippopotami di ceramica.

A 71 anni dice che non andrà mai in pensione: «Morirò scrivendo o leggendo, che per me sono la stessa cosa – non importa dove». Ma anche se si definisce «cittadino del mondo», si anima quando parla del Perù. Suo padre è partito prima della sua nascita e lui è cresciuto con la famiglia materna i genitori si sono poi riconciliati, ma il padre lo ha mandato alla scuola militare Leoncio Prado, per farlo diventare uomo. L’ accademia è invece diventata l’ argomento del suo primo romanzo, La città e i cani, in cui è rappresentata come il cuore corrotto di una società prepotente, maschilista e razzista.

Nei libri successivi ha continuato a esplorare i luoghi oscuri del Perù e a sperimentare con audacia nuove forme. Ma le sue idee politiche sono decisamente cambiate. «Per la mia generazione – dice – era impossibile, quando eravamo giovani, non essere molto vicini alla sinistra: la sinistra sembrava rappresentare la giustizia, l’ uguaglianza, il modo migliore di lottare contro l’ imperialismo, il colonialismo, ma poi sono successe molte cose. Sono andato a Cuba varie volte negli anni Sessanta e ho cominciato ad avere dei dubbi. Sono diventato piuttosto critico». Dopo essere stato discepolo di Sartre, è tornato a rileggere tutto e, dice, «ho scoperto che aveva ragione Camus, non Sartre. Ho riletto i pensatori che difendevano e promuovevano la cultura della libertà. Poi sono andato in Gran Bretagna durante la rivoluzione della Thatcher e mi sono entusiasmato del filone libertario del liberalismo, e così sono diventato quel che sono». Su uno scaffale c’ è una foto di lui con la Thatcher.

A differenza di altri nomi importanti della sua generazione, Vargas Llosa scrive ancora romanzi, come l’ acclamato La festa del caprone del 2001, che descrive la brutale dittatura del generale Trujillo nella Repubblica Dominicana. «Sono sempre stato avverso a tutte le dittature,» dice. «Ero assolutamente contrario a Pinochet fin dal primo giorno.»

Parla di Conversazione nella Catedral, altro romanzo ambientato in una dittatura degli anni Cinquanta, come del suo preferito. E definisce Cent’ anni di solitudine di García Márquez «uno dei più bei libri del ventesimo secolo».

di Susanna Rustin (riadattamento-traduzione di Maria Sepa) – Guardian News & Media

21 Comments

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  1. ermes / May 12 2007 2:08 PM

    Sempre dallo stesso foglio del Corriere:

    Il suo scontro con Márquez
    Quando gli scrittori si prendono a pugni

    Sono passati 31 anni da quando Mario Vargas Llosa diede un pugno in faccia a Gabriel García Márquez in un cinema messicano, facendogli un occhio nero, e dichiarò che la loro amicizia era finita. L’ alterco è divenuto leggenda, anche perché nessuno dei due ha mai spiegato che cosa ci fosse dietro. Si trattava di una discussione politica tra il radicale colombiano, amico di Castro, e il disilluso peruviano, che stava abbandonando la sinistra per il liberalismo? O, come ha suggerito il suo biografo Dasso Saldivar, García Márquez aveva instaurato un’ amicizia troppo stretta con Patricia, la moglie da cui Vargas Llosa si era temporaneamente separato? Tuttora lo scrittore peruviano si rifiuta di rispondere sull’ argomento. Ci sono peraltro diversi precedenti di zuffe tra illustri letterati. Il poeta americano Wallace Stevens finì con un occhio nero e una mano rotta dopo che, ubriaco, aveva provocato il giovane Ernest Hemingway, d’ accordo poi nel sostenere che il rivale era caduto dalle scale. Vi fu anche una contesa tra Gore Vidal e Norman Mailer, in uno studio televisivo, dopo che il primo aveva stroncato l’ ultima opera del secondo. A un buffetto seguì una gomitata, poi uno schiaffo e una testata da parte di Mailer. Salman Rushdie definì «asino pomposo» John Le Carre, accusandolo di non averlo sostenuto quando gli fu lanciata una fatwa per «Versi satanici». Infine uno scontro tra donne: quando i residenti di Brick Lane si sono opposti al proposito di trarre un film dal romanzo di Monica Ali ( che prende il nome dalla loro strada, la scrittrice Germaine Greer si è unita a loro.

  2. ermes / May 12 2007 2:22 PM

    Ehm… messaggio di servizio… nel caso in cui vorreste farmi un regalo (sempre benvenuto!) per un qualsiasi motivo… compleanno, onomastico, Natale, Epifania, Ferragosto… ehm, capite a me! Super Mario!

  3. ermes / May 13 2007 7:39 PM

    Cigola la carrucola del pozzo
    l’acqua sale alla luce e vi si fonde.
    Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
    nel puro cerchio un’immagine ride.
    Accosto il volto a evanescenti labbri:
    si deforma il passato, si fa vecchio,
    appartiene ad un altro…

    Ah che già stride
    la ruota, ti ridona all’atro fondo,
    visione, una distanza ci divide.

    (Eugenio Montale, Cigola la carrucola…, in Ossi di seppia, 1925)

  4. ermes / Jun 6 2007 8:22 AM

    Dove il vero miracolo è avere una toilette – Mario Vargas Llosa, La Stampa 19.11.06

  5. ermes / Jun 6 2007 10:09 AM

    Morto Marx rinasce Ortega – Mario Vargas Llosa, La Stampa 13.12.05

  6. Jean Masot / Jun 7 2007 11:27 AM

    Radici cristiane dell’Europa, il silenzio dei tolleranti – Mario Vargas Llosa, La Stampa 14.07.04

  7. Jean Masot / Jun 8 2007 4:05 PM

    “Bisogna essere di una irrimediabile nullità per sostenere un solo ruolo nella vita, per occupare un solo e medesimo posto nella società, per significare sempre la stessa cosa” (Boris L. Pasternak, somewhere in Doctor Zhivago)

  8. ermes / Jun 8 2007 4:39 PM

    Sartre in fuga da se stesso – Mario Vargas Llosa, La Stampa 07.04.05

  9. Jean Masot / Jun 9 2007 11:34 AM

    A Cartesio non piace l’hamburger – Mario Vargas Llosa, La Stampa 27.01.01

  10. Jean Masot / Jun 12 2007 6:00 PM

    Gli ideali di Don Chisciotte – Mario Vargas Llosa, La Repubblica 18.03.05

  11. Gino Tiro Man / Jan 3 2008 9:06 PM

    Boncinelli cita ermes…

  12. ermes / Jan 28 2008 5:46 PM

    Il piccolo capitano che ispira Petraeus – Mario Vargas Llosa, La Stampa 28.01.08

  13. ermes / Apr 7 2008 3:15 PM

    Borges y los piqueteros – Mario Vargas Llosa, El Pais 06.04.08

    (traduzione in italiano)

  14. Etta Carettacar / Jun 24 2008 9:16 AM

    Borges Blues a Manhattan – Mario Vargas Llosa, La Stampa 24.06.08

    “…e i due grandi musei, il Metropolitan e il Moma registrano, ogni anno, più presenze dello Yankee Stadium e del Madison Square Garden”.

    (P.S.: non ditelo a Fabio Mussi…)

  15. Ivo Giul / Oct 7 2008 9:38 AM

    “Non esiste Paese che si sia sottoposto ad un’eguale autocritica (…) Non è difficile stabilire un legame tra questa realtà – aver sempre avuto un giornalismo indipendente e critico – e il fatto che gli Stati Uniti siano uno dei pochissimi paesi del pianeta a potersi vantare di non aver mai dovuto subire una dittatura. Perché l’equazione non ha margini d’errore: il livello di libertà di cui gode l’informazione è un riflesso inequivocabile della libertà che esiste all’interno della società nel suo insieme. E viceversa. E questa è una regola che non conosce eccezioni”.

  16. ermes / Oct 7 2008 11:48 AM

    “Ou plutôt je sens bien, en interrogeant ma propre conscience, que cette antinomie n’existe pas. C’est un pauvre coeur que celui auquel il est interdit de renfermer plus d’une tendresse. Laissons, cependant, ce domaine de l’affectif. Quiconque a la pudeur de soi – même et horreur des grands mots, trop vulgarisés pour traduire comme il le faudrait des réalités spirituelles si intimes, ne s’y tiendra jamais longtemps sans malaise…”

    (Marc Bloch, L’Etrange défaite, Paris, 1946 – come alla pag. 89 dell’edizione elettronica presente tra “Les classiques des sciences sociales” messi in rete dall’Université de Québec à Chicoutimi)

  17. Eva Appunt / Apr 24 2009 9:25 AM

    Se nella durata è la natura delle cose…

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