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Monday, 11 June , 2007 / Iperione

“La gente non capisce…”


Si dice che gli ultimi giorni di quel tratto di storia che amano chiamare “primarepubblica”, vedevano certi politici di certi partiti intrecciare riflessioni sulla presunta incapacità di capire della gente. Si dice anche che tangentopoli non fu altro che lo sfogo di un sistema giunto al proprio collasso, un sistema costituito in ultimo da rendite, protezioni, affari e arroganza.

Probabilmente non è così. Si può nutrire più di qualche sospetto, però, che una certa spavalderia regnasse su una classe politica fino ad allora quasi intangibile, una “casta”, come amano chiamarla oggi Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.

Perchè dico questo? Perchè oggi (e purtroppo non solo oggi), uno dei simboli più eccelsi della vecchia classe dirigente, della vecchia politica, l’on. D’Alema ci offre la sua arguta, ironica, attenta analisi della situazione politica domestica ed internazionale.

Con il suo solito savoir faire si rivolge ai suoi “compagni” di coalizione indicando la retta via: il primo [insegnamento] riguarda questa dissociata “sinistra a due piazze” vista all’opera per le strade di Roma. “Il ciclo dei partiti di lotta e di governo è finito, la gente non li capisce, non li apprezza più.”.

“Non li capisce”. “Non li apprezza più”. E che c’è da capire?! Le sassaiole, le bastonate, le risse, le occupazioni di treni, di binari, di stazioni ferroviarie? La prepotenza con il viso dipinto dei più bei “colori della pace”, vestita da teppista? La pace di Che Guevara, di Fidel, del “nuovo mito” Chavez? Che c’è da capire?! Le nostalgie delle sinistre più o meno estreme, le crisi d’identità di chi ha rinunciato al “sogno comunista” ma è a corto di qualunque altro ideale? L’ “anti-americanismo” travestito da “atteggiamento critico nei confronti dei nostri partners internazionali”?

Mr.Farnesina sa benissimo che l’unica salvezza, l’unica certezza, ad oggi, sta nel fatto che la gente, quella che “non capisce”, è la stessa che fruisce dei TG1 e dei TG3 e dei giornalisti come Masotti, Borrelli e via elencando. Sa benissimo che questo sistema permetterà all’intero Paese di dimenticare ben presto le “piccole divergenze con gli States” (USA che attraversano una “fase un pò difficile”).

Sa benissimo che a quella “gente che non capisce” può passare il brodo della “dottrina teocon” degli USA,del “siamo più forti in Europa” e “più credibili nel mondo arabo”; può propinare slogan del tipo “gli States sono un grande paese…” con susseguente critica “mancino-democratica”.

C’è gente che non capisce, però, che ne è stato degli appelli dell’ONU per la crisi in Darfur, che ne è della moratoria sulla pena capitale, cosa ne è stato del nostro interesse per le popolazioni dell’Iraq, che ne è delle nostre posizioni con i Paesi del bacino del Mediterraneo, degli accordi sull’immigrazione e sulla tratta di esseri umani che attraversano l’Africa, la Libia, sfiorando Malta.

Ma riflettendoci, in effetti alla gente che non capisce è meglio non parlare, no?

10 Comments

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  1. Jean Masot / Jun 11 2007 8:50 PM

    Caro Ministro di cerimonie e salamelecchi verso i duri e puri della violenza…

    Caro Maestro dell’orchestra sinfonica dell’ideologia degli ex…

    Caro Mastro Geppetto (e chiedo scusa a uno dei miei miti non solo d’infanzia) dei burattini demogratisci, rivoluzzzzionisti, de sinistra, nogggglobal, vivafidel, bbbrogrestisti, benaltristi…

    Le comunico che il signor Oliviero Diliberto, per l’ennesima volta, apostrofa il Presidente degli Stati Uniti d’America (un Presidente che non amo, non amo certo come invece amo Martin Luther King o Thomas Jefferson) come uomo dalle “mani grondanti di sangue”, non già portando sul piano della critica ragionata una riflessione smentibile o condivisibile, insomma falsificabile, bensì sobillando gli istinti più grevi, viscerali, crudeli, irriflessi e esecrabili delle masse robesperriane…

    Le faccio notare, caro Vice-Presidente del Coniglio… ehm Consiglio italiano che il signor Diliberto è appartenuto per decenni alla Sua storia, appartiene in posizione di primo rango alla Sua coalizione (non ridete vi prego!) di Governo, e per anni e anni e anni e anni ancora Le sarà fratello – o quasi…

    Osservo che, in tal contesto, Lei liscia ancora una volta il pelo alla faina irriverente e bisognosa di poveracci da sottomettere nel pensiero prim’ancora che alle grinfie, nel mentre si porta da supponentissima mosca cocchiera nei riguardi della prima democrazia del pianeta – piena di limiti, è ben noto, li dimostra essa stessa per propria “costituzione”, senza bisogno di aspettare i figlioletti di Togliatti…

    Concludo consigliandoLe, se non troverà non dico il coraggio, ma la dignità politica di scontrarsi a viso aperto contro i pericolosissimi autoritari sparsi per il Suo “campo”, di smettere fin da subito di fare il profeta di destini colorati di rosa pastello per la sua “maggioranza”… a breve riuscirà a consegnare il Paese non dico al “Casino delle illibertà” del nazistume da suburra di Bossi, del post-fascismo dei Valori di Fini, dei ragionieri dell’inganno manifesto alla Tremonti, dei vetero-clericali cesaropapisti alla Volonté, Pera, Buttiglione… ma addirittura ad un monocolore governativo costruito intorno al solo Berlusconi… un venditore di fumo, illiberale, imprenditore “all’italiana”, copia di “Vanna Marchi” su tutto, gerontocrate, formalista, amico di Vladimir, ispiratore di Fede, demagogo che mettete nelle condizioni di giungere, se solo volesse, a conquistare da sé solo la maggioranza parlamentare alle prossime elezioni…

    Complimenti, impresa più ardua non poteva darsi!

  2. Anch'io oggi sono uno stupido / Jun 14 2007 1:10 PM

    Ormai non so più nemmeno se ridere o piangere: ecco a chi, e come, preferisce stringere le mani, ovviamente a nome del Governo italiano, il signor Robespierre

    P.S.: e chiedo scusa a Robespierre.

  3. ermes / Jun 16 2007 4:55 PM

    “Piccola isola caraibica alla quale continueremo ad essere vicini, a sostenere e ringraziare per l’esemplarità di resistenza, ai limiti dell’impossibilità. Que viva Cuba!”

  4. ermes / Jun 16 2007 5:18 PM

    «Il mio Viet Nam, tra mito e futuro»

    «L’ambasciatore americano che fugge in elicottero dal tetto dell’ambasciata è per me un’immagine indelebile». Il Viet Nam è, per la generazione dei cinquantenni di sinistra, almeno per quelli non pentiti, un tatuaggio dell’anima. Oliviero Diliberto non fa eccezione, e di ritorno dal Viet Nam, il presente si fonde con una memoria che sconfina nel mito: «Era un piccolo paese contro il colosso dell’imperialismo. E’ un po’ la fascinazione di Cuba, piccola isola a 100 miglia marine dagli Usa, che è riuscita a resistere. Il Viet Nam aveva per noi un fascino doppio, era la lotta d’indipendenza di un popolo e un partito comunista che aveva con i comunisti italiani un rapporto solidissimo: oggi nessuno lo ricorda, ma la sede dell’ambasciata del Nord a piazza Barberini era pagata dal Pci. E infine, era una lotta vincente: nel 1973, la tragedia cilena e la vittoria del Viet Nam. Una cosa strepitosa, sembrava impossibile…».

    Non è la prima volta che visiti il Viet Nam. Ma il tuo resta un legame emotivo.
    «Sì, in un misto di terzomondismo e di comunismo, per noi Ho Chi Min dal punto di vista ideologico e Giap dal punto di vista dell’azione, erano due miti assoluti, complice il clima dell’epoca. Soprattutto è stata grandissima l’emozione di incontrare il generale Giap, il cui nome scandivamo nelle strade d’Italia: ha più di novant’anni, ma sta bene. E’ l’uomo di Dien Bien Phu, è stato uno dei più grandi geni militari della storia, al punto che viene studiato nelle accademie militari. Ma anche la visita ai famosi cunicoli di Qu Chi è stata incredibile. Credevo servissero solo per attraversare le linee nemiche: ma ci stava un intero villaggio, hanno vissuto nove anni lì dentro. All’ultimo di tre livelli c’era la scuola, l’ospedale… Io ho fatto solo cinque metri lì dentro, e ho capito perché gli americani non potevano che perderla la guerra…»

    Il Viet Nam comunista non è certo un regime democratico all’occidentale. Ma non è mai stato accusato dei crimini che di norma pesano sulla storia di altri paesi…
    «Erano comunisti dal volto umano: sono stati i vietnamiti a deporre Pol Pot e i khmer rossi cambogiani, un merito storico oggi dimenticato».

    Miti e leggende a parte, parliamo di una nazione sopravvissuta a una guerra devastante. Ne porta ancora i segni?
    «Le armi di distruzione di massa Usa come i defolianti hanno creato malattie genetiche che si trasmettono tuttora ai bambini vietnamiti. Sono conseguenze che rimangono nell’aria, nel terreno, nell’ambiente per decenni».

    Il Viet Nam oggi è una delle cosiddette “tigri asiatiche”. L’economia pianificata è definitivamente accantonata?
    «Loro la chiamano economia di mercato a orientamento socialista.. Hanno una crescita al 13% annuo, più della Cina. Il partito si pone il problema di “guidare” l’apertura dell’economia: hanno come modello quello cinese, ma ne vedono a posteriori anche gli effetti non positivi. E’ un’economia mista con un’attenzione sia all’inquinamento, che ha danneggiato la Cina, sia alle condizioni di vita della gente. Il loro obiettivo (sono tra gli ultimi che fanno i piani quinquennali) è ridurre il tasso di povertà soprattutto nelle campagne, da qui al 2016».

    Il 2016 è lontano. Quali sono oggi le condizioni di vita della popolazione?
    «Sono stato laggiù tre volte, sempre a distanza di cinque anni, e ho potuto verificare di persona i cambiamenti: è una crescita più equilibrata rispetto a quella della Cina, si vede palesemente che il benessere è diffuso. E’ un esempio banale, ma 10 anni fa c’erano solo biciclette, adesso tutti hanno la motoretta. Rispetto alla Cina, stanno cercando di evitare, nella misura del possibile, l’inurbamento forzato, migliorando la qualità del lavoro nei campi. Ho girato con la macchina in lungo e in largo, e la meccanizzazione dell’agricoltura si vede».

    Il Viet Nam sta entrando nel Wto, e deve adeguarsi alle regole dell’economia cosiddetta liberale. Cosa resterà della “diversità” socialista?
    «Loro hanno fatto da tempo la scelta di convivere nella diversità, e non sono unici. L’esempio cinese è clamoroso, la Cina è entrata nel mercato globale come un colosso, sia con i privati sia con il settore pubblico: è l’Accademia delle scienze di stato cinese che si è comprata il settore computer dell’Ibm. Come i cinesi e per altri versi gli indiani, che non sono un paese socialista ma hanno una forte presenza della sinistra, anche i vietnamiti stanno investendo sul serio, non a chiacchiere come in Italia, nell’economia della conoscenza: in Viet Nam la scolarizzazione è al 90%, dato enorme per un paese in via di sviluppo. In quelle aree del mondo si assiste a una moltiplicazione di centri studi e università, in certi campi all’avanguardia (basti pensare all’informatica indiana) ma comunque gli studi progrediscono in tutti i settori: pochissimi sanno che un bestseller cinese dell’ultimo periodo è Cicerone, introdotto nelle scuole perché la cultura classica, negletta in Occidente, è stata riscoperta come fonte di educazione nel mondo cinese».

    Paolo Barbieri
    Rinascita nr. 43 del 24.11.06

  5. Anch'io oggi sono uno stupido / Jun 28 2007 12:18 AM

    Do you understand???????

    Oggi ho sentito un po’ il gentleman Veltroni autocandidarsi a capo di quel “futuro” Partito Democratico che, dopo decenni di viziosa e privilegiata e pietosa e putrefatta gestazione, madre centro-sinistra (con trattino oppure senza, con doppio slash o tuttattaccato, parentesi quadre o virgolette apicali… insomma fate vobis) probabilmente partorirà in ottobre (esulatate prego!)

    Tra le miriadi di buone e giuste e nobili e dignitose e illuminate e demograddddiche intenzioni, mi capita di sentire che il Nostro non vuol più assistere al perdurare di un violentissimo scontro, nel Belpaese, tra integralisti religiosi ed estremisti laicisti… Cominciamo bene! Estremisti laicisti????? Scusate: dove sono??? e soprattutto chi sono, di chi parliamo????? e cosa chiedono mai???? Vogliamo dare un senso minimo – minimo – alle parole che usiamo???????

    Ma, appunto, dicevo di vizio, privilegio, putrefazione…

    Vizio perché s’arrende (e crede!) il gentile Walter al più petulante e comodo e volgare e pervicace luogo comune invalso nella politica italofona da un lustro a questa parte… lui, l’ameriggggano, il sedicente kennediano, il tollerante, il nuovo che avanza, il salvatore della patria…

    Privilegio perché fosse lui nella condizione di rivendicare minimi diritti di civiltà a fronte di discriminazioni violentissime basate su pre-giudizi sessisti, sessuofobici, omofobici, populistici, accidiosi, roba da curva da stadio… fosse lui violentato da mane a sera nella sua coscienza innocente, costretta a domandarsi diecimila volte al giorno se stia peccando per il sol fatto d’amare…

    Putrefazione perché ormai siamo a livelli di irrespirabilità tale…

  6. ermes / Jun 28 2007 9:05 AM

    Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi (Don Fabrizio Corbera, Principe di Casa Salina…)

  7. Jean Masot / Jul 3 2007 11:27 AM

    Al Lingotto niente di nuovo sul fronte progressista – Giuliano Da Empoli, Il Riformista 02.07.07

  8. ermes / Sep 12 2007 9:49 AM

    “Sembra gente che, avendone i mezzi, cerchi di allestire una grande illuminatissima vetrina di moda in via della Spiga per esporre due o tre camicette con buchi prese da una discarica e un paio di vecchie pantofole affezionate ai piedi di una pensionata che si circonda di consunto”:

    Il PD visto da un passante – Guido Ceronetti, La Stampa 12.09.07

  9. Jean Masot / Jun 18 2008 6:24 PM

    In uno dei precedenti commenti, si diceva del rischio di amministrazioni monocolore… Appunto.

  10. Ivo Esplorat / Oct 16 2008 11:51 AM

    Il Ministro Raffaele Fitto a Vittorio Zincone:

    – A cena col nemico?
    «Con Massimo D’Alema».
    – Le è mai capitato di andarci a cena?
    «Andiamo avanti, la prego».
    – Racconti, racconti.
    «Roba vecchia, non insista».
    – Insisto.
    «È capitato alla fine degli anni Novanta. Nel periodo dei ribaltoni nei consigli regionali».
    – D’Alema la corteggiò politicamente?
    «Eh, già. Chi si occupava dei ribaltoni? Ma la Puglia fu l’unica regione del Sud in cui non gli riuscì l’operazione. Mi offrirono di fare il presidente col centrosinistra, ma rifiutai. Mi proposero pure un posto da sottosegretario nel governo D’Alema»,
    – Ma fu proprio il lider Massimo a farle le proposte?
    «Non mi faccia dire … Lasciamo un generico “mi proposero”».

    P.S.: vabbé, nel resto dell’colloquio altra roba meno sugosa, tipo il fatto che Berlusconi “regge due notti in discoteca”, o che l’Egitto dovrebbe confinare col Marocco, o ancora che prima o poi vi sarà una visita di Bossi ad Otranto, per non dire dell’intervistato che si dichiara “un democristianino” dopo essere stato uno “scapocchione” con “le nottate a ballare e corse in moto: la ruota davanti restava praticamente nuova”.

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