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Friday, 7 December , 2007 / germes

Quando la “democrazia” organizza le feste patibolari


Quando la “democrazia” organizza le feste patibolari

Un giovane iraniano, Makwan Moloudzaden, è impiccato nella prigione di Kermanshah dove era detenuto in seguito alla condanna a morte per “lavat” (sodomia), nonostante il ministro della Giustizia avesse sospeso la condanna pochi giorni fa. Secondo gli organizzatori delle feste patibolari (“autorità giudiziaria iraniana”, la chiamano), il giovane era colpevole di aver amato un coetaneo di 13 anni e di aver avuto con lui rapporti sessuali. Gli autorevoli criminali vanno dalla famiglia un’ora dopo: venitevi a prendere vostro figlio, morto stecchito. I poveri genirori chiamano l’avvocato Said Eqbali: non ne sapevo niente; non mia hanno neanche avvertito; mi avevano detto che il riesame del caso avrebbe richiesto due mesi. Ma non è tutto. La sola morte non sazia questi criminali, cinici, bigotti, ottusi, bugiardi, ciarlatani, monchi del sentimento morale: non basta ammazzarlo, bisogna prima umiliarlo. E allora, prima di dare seguito alla festa patibolare, portiamolo in giro per le strade. Bene: porta qui il morto vivente, che io prendo l’asino su cui montarlo. Gli abitanti del villagio, benevoli (benché ignari) volenterosi carnefici del boia iraniano, s’accaniscono. La notizia data 6 dicembre 2007. “In Iran gli omosessuali non sono perseguitati” perché non esistono, afferma tre mesi fa, alla Columbia University, il supremo regista delle feste patibolari. Evidentemente la macchina statale non è perfetta. Non acora. Qualche perverso sfugge all’ingranaggio: il giovane Makwan e i suoi genitori sanno bene ora qual’è la risposta. Posto al vertice della macelleria, Mahmud Ahmadinejad s’impone sulle ali del consenso “democratico” il y a 2 ans. 175 ne sono passati da quando Alexis Henri Charles de Clérel visconte di Tocqueville pubblica la sua Democratie en Amérique: quando abbia mano libera, l’organismo collettivo differisce poco dall’individuo; troppo potere nuoce e il Partito vittorioso costituisce una «force irrésistible», che nel lessico teologale è definita potentia absoluta. L’opinione pubblica «forme la majorité», rappresentata nell’organo legislativo; i governi gli ubbidiscono, lo stesso fa «la force publique». In tal caso i jury le prestano la voce: del resto, gli stessi giudici sono talvolta eletti. Insomma, iniqua o dissennata che sia «la mesure qui vous frappe», bisogna subirla: pertanto, «l’omnipotence de la majorité» può superare ogni dominio subito; se non addirittura immaginato.

Iran, impiccato perché era gay”Per la sodomia c’è solo la forca”

Dal la repubblica.it, 6 dicembre 2007

Il presidente iraniano Ahmadinejad aveva affermato che gli omosessuali non sono perseguitati nel suo Paese “perché non esistono”. L’aveva detto durante la visita negli Usa alla Columbia University meno di tre mesi fa. Ma un gay di 20 anni è stato impiccato con l’accusa di violenza sessuale su tre ragazzini quando aveva appena 13 anni. Non è bastata la sospensione dell’esecuzione decretata dalla magistratura e il ritiro della denuncia delle parti civili. Neppure la mobilitazione internazionale è servita per salvarlo. Quella stessa mobilitazione che nell’agosto scorso evitò la pena di morte alla lesbica iraniana a rischio di espulsione dall’Inghilterra, è fallita quando si è trattato di fermare la mano del boia. Makwan, arrestato sei anni dopo i reati contestati, è salito sul patibolo ieri mattina nel carcere di Kermanshah, nell’ovest dell’Iran. Un’esecuzione frettolosa, secondo quanto scrive oggi il quotidiano Etemad Melli. La famiglia è stata avvertita un’ora dopo perché andasse a prelevare il corpo. E all’impiccagione non era presente nemmeno il suo avvocato, Said Eqbali. Secondo testimoni, dopo essere stato arrestato nella cittadina dove risiedeva, Paveh, Makwan era stato umiliato venendo portato in giro per le strade sopra un asino. La sodomia è uno dei reati per i quali nella Repubblica islamica è prevista la pena di morte. La legge è ambigua, poiché non vi è discriminante tra la violenza carnale e gli atti consensuali. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tuttavia, come Human Rights Watch, che ha reso noto il caso di Makwan, hanno denunciato le esecuzioni di giovani condannati solo perché omosessuali. La condanna a morte, inoltre, è applicata in Iran anche nei confronti di minorenni, o di persone che erano minorenni all’epoca dei reati contestati. E questo è il caso di Makwan. Lo scorso agosto anche il ministero degli Esteri italiano aveva manifestato preoccupazione a Teheran per il fatto che l’omosessualità figurasse tra i capi d’accusa contro alcuni dei molti impiccati, anche in pubblico, nei mesi passati. Per cercare di salvare la vita di Makwan si era mobilitata nei giorni scorsi in Italia anche l’organizzazione Gruppo Everyone. Ma tutto è stato inutile. Il 15 novembre scorso il capo dell’apparato giudiziario, l’ayatollah conservatore moderato Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva sospeso l’esecuzione di Makwan chiedendo un nuovo giudizio. Ma l’impiccagione è avvenuta comunque, in modo evidentemente affrettato. L’esecuzione infatti, che doveva aver luogo nel Parco Shahid Kazemi di Paveh, dove il giovane avrebbe commesso gli atti contestati, è avvenuta nel cortile del carcere di Kermanshah. “Mi avevano detto – ha sottolineato l’avvocato Eqbali – che il riesame del caso avrebbe richiesto due mesi. Invece Makwan è stato impiccato dopo nemmeno un mese”. Il sospetto è che qualcuno abbia voluto vanificare l’intervento dell’ayatollah Shahrudi, che in passato aveva sospeso anche le esecuzioni di altri condannati minorenni e quella di Kobra Rahmanpur, una ragazza condannata a morte per avere ucciso la suocera dopo anni di soprusi.

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