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Thursday, 13 December , 2007 / ermes

Julius Borielius Caesar


uragano-w.jpgImperatore perché incontrollato e incontrollabile. Imperatore perché non conosce limiti. Imperatore perché nessuno può, né vuole criticarlo.

Giulio Borrelli è l’alter ego americano di Sir Giovanni Masotti londinese. Basterebbe questa semplice frase per definire il bassissimo livello di impegno professionale, dedizione al lavoro, produzione di conoscenza che sembra caratterizzi le giornate dell’ex-direttore del TG1, ora di stanza a New York. Tutto intento a pescare di là dall’Atlantico qualsivoglia assurda ed inutile futilità per confezionare allucinanti servizi giornalistici a tutte le ore del giorno, il nostro fa da perfetto pendant alle incredibili gesta del corrispondente di Mamma Rai nel Regno Unito.

L’uno, attento sciorinatore dei più insulsi pettegolezzi sulla vita privata dei Windsor, l’altro maestro di bon ton nella descrizione degli scandali made in USA. L’uno, grande critico e fustigatore dell’altezzosità dei sudditi di Sua Maestà, l’altro sublime conoscitore dell’anima noir e spendacciona del mondo a stelle e strisce. Il primo, John Travolta de noartri, assiduo frequentatore di discopub ove inorridire alla vista della bruciata gioventù britannica, il secondo goloso moralizzatore delle insane abitudini alimentari nel Paese dei grassoni…

Insomma, i Gianni e Pinotto dell’informazione del Belpaese. I Franco e Ciccio del tubo catodico degli anni duemila. Il Jack Lemmon e il Walter Matthau in versione italish… o meglio ancora itrash…

Di inchieste su istruzione, formazione, università neanche a parlarne (eccetto forse per la cronaca di violenze nei campus…). Di interviste approfondite e ponderate a protagonisti della vita culturale, religiosa, politica, economica dei centri del potere commerciale, bancario, militare del mondo neppure a sognarne. Di indagini a vasto raggio sulle forze profonde che agitano la culla della democrazia e la patria delle libertà civili nemmeno a ipotizzarne. Sempre e soltanto banale e snervante ironia su luoghi comuni, aria fritta e vecchi stereotipi.

Se questo è il filtro giornalistico attraverso cui nella nostra Penisola si conosce, si pensa l'”America”, prepariamoci pure ad altri decenni di vuoti dibattiti su capitalismi guerrafondai, alienanti tecnocrazie e globalismi new age. Italiani brava gente…

Di seguito la sbobinatura (a questo siamo giunti… tanto dobbiamo per essere creduti, tanto dobbiamo per non apparire faziosi e violenti, ma se possibile liberali) di un servizio sulla campagna elettorale per le presidenziali del 2008:

Su un video sexy diffuso prima da un sito web e rilanciato su youtube, portale internet aperto a tutti, un’altra modella, Adelina Kristina, cerca di farsi pubblicità a buon mercato con piccanti riferimenti alla vita sentimentale di Rudy Giuliani, candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Lui, l’ex sindaco di New York, ama presentarsi come l’uomo tutto d’un pezzo che ha saputo guidare la città dopo gli attacchi dell’11 settembre; lei, la modella, se ne infischia e canta: “Voglio diventare la moglie numero quattro!”

Nello stesso video le Giuliani Girls sono messe a confronto con le fans di Barak Obama, già protagoniste di un altro filmato. Non fate tanto chiasso, replicano le tifose del senatore nero, candidato democratico: almeno Obama non ha sposato sua cugina!

Il riferimento è alla prima moglie, Regina Peruggi, cugina di secondo grado dell’ex sindaco di New York. Quello dei tanti matrimoni e dei tanti divorzi è per Giuliani il tallone d’Achille, perché lo espone alle censure della base repubblicana, attaccata ai valori tradizionali della famiglia.

Con i nuovi siti web e youtube, la campagna elettorale americana, come abbiamo avuto modo di dire, rischia di sfuggire di mano ai candidati apprendisti stregoni: le nuove vetrine web sono sfruttate meglio, finora, da modelle in cerca di fortuna che dagli aspiranti Presidenti!

8 Comments

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  1. ermes / Dec 13 2007 9:16 AM

    Lo scorso ottobre, sulla drammatica realtà cubana:

    L’Avana di una volta, quella dell’epoca coloniale, si può vedere su questo grande affresco su una facciata di Calles de los Mercaderes, la via dei mercanti. Signori compassati, frac e gilet, signore con parasole e ventagli. Il benvenuto nell’Avana di oggi lo danno donne vestite da creole: eccone una mentre bacia un turista davanti alla macchina fotografica, per portargli fortuna in cambio di pesos convertibili.

    Il centro storico dell’Avana, un’area di pochissimi kilometri quadrati è l’unica parte di quest’isola dei Caraibi che, grazie ai fondi dell’Unesco, è stata restaurata, almeno in parte, e le facciate degli edifici mostrano l’antico splendore. E’ il regno dei turisti che cercano immagini esotiche e amano bere e divertirsi.

    “E’ bellissimo proprio il fatto che ci sia una spontaneità nella gente, vivono con poco, non hanno niente, però ti danno tutto” (parola di ragazza intervistata…)

    Fuori del minuscolo centro storico, nelle zone più popolate, antichi palazzi nobiliari e costruzioni senza blasoni vivono il degrado che vedete: è così quasi dappertutto a Cuba. La proprietà è dello Stato, i privati non possono acquistare gli appartamenti che abitano e nessuno si prende cura della manutenzione: questa gente, se aggiusta casa, non mangia.

    Ma è quando scende il sole che gli abitanti delle periferie degradate e del centro restaurato, i nativi dell’isola e i turisti in cerca di avventura, si ritrovano assieme per una notte in allegria, aspettando un altro giorno.

  2. Dina Fon / Dec 15 2007 4:19 PM

    Prima mattina del 23 ottobre scorso, Tg1 delle ore 8,00: Borrelli da New York…

    “Per i nostalgici del cinema all’aperto è il ritorno a un mito del passato, anche se in formato ridotto (già si capisce che ci parlerà di una sciocchezza…). Dopo averlo visto spazzar via dalle grandi catene dei multisala (???), il drive-in, ideato nel ’33, torna di moda almeno qui, nella Lower East Side di Manhattan (e beato te che ci stai e perdi il tempo in chiacchiere…)

    “Non è come quello di una volta (peccato!), ma cerca di ricostruire le atmosfere di un tempo (meno male…) Per andarci non serve una macchina (ah no??), c’è già una Ford Falcon del 1965 parcheggiata davanti allo schermo (cosa??????) Erba e tronco d’albero artificiali (geniale…) Sei i posti disponibili per ogni proiezione (incredibile!)

    “L’idea, spiega Ben Smith, che gestisce la sala col fratello Howl (o similia…), è quella di creare un’alternativa alle comuni sale cinematografiche (vabbù) Il salone, aperto in via sperimentale (e ti credo!), tre film al giorno, accoglie un pubblico entusiasta (ovviamente…)

    “Andrà avanti fino agli ultimi giorni di novembre (noooooo!), poi, tirate le somme (e noi non potevamo aspettare…), se avrà successo, questo drive-in dentro una stanza continuerà a tenere aperti i battenti (alè alèèèèèè!), per cercare di far rivivere vecchie emozioni (i brividi…) agli appassionati di cinema (ma dici a me? ma dici a me?? ma, dici a me?!?! ehi, con chi stai parlando… dici a me?! beh, non ci sono che io qui! di’, ma con chi credi di parlare tu?? ah sì, eeeh… va bene…)”

  3. Chuck Norris / Dec 20 2007 10:43 PM

    Per la serie “Miglior tema da quarta elementare”, di seguito formidabile servizio di Giulio Borrelli per il Tg1, addì 02.10.07:

    Le favole, il bisogno di fantastico non hanno età (cominciamo bene…) Sono sempre attuali e la nostalgia di passato è continuamente di moda in televisione (mah! se lo dice lui…)

    ‘Supercar’, ovvero ‘Knight Rider’ nella versione originale americana (magistrale esempio di ricerca delle fonti…), una serie di grande successo negli anni Ottanta, torna sugli schermi (davvero????) in una reinterpretazione più moderna e spettacolare (alè alèèèèèèèèèè!)

    E’ la rete Nbc a riproporla (provvidenziale…) Un uomo solitario, Michael Knight (chi?????), combatte le ingiustizie (cosa??????) con l’aiuto del suo compagno a quattro ruote Kitt (lo scemo sarò io…), un’auto intelligente e indistruttibile (ebbè!)

    Ma se negli anni Ottanta le imprese (?!?!?), i prodigi (i prodigi?!?!?) di questa macchina parlante erano affidati a vecchi trucchi cinematografici (ma no???), adesso il vecchio Kitt è figlio della tecnologia e degli effetti speciali (lo sviluppo scientifico, la globalizzazione, il Protocollo di Kyotoooooooooo!)

    In primavera la puntata pilota (doppio senso…) della durata di due ore (uauuuuuuu!!!!!) Il regista della nuova serie, Doug Liman, lo stesso di ‘Mr and Mrs Smith’ (perbacco!), promette di appagare il nostro bisogno di immaginazione (forse informazione…) e giustizia (suvvia, per la giustizia c’è già ‘Walker Texas Ranger’!)

  4. Silvia Scio / Jan 22 2008 8:04 PM

    La rovina del Belpaese sono quelli come voi; quelloi che parlano per frasi fatte, mettono nero su bianco con un’arroganza e una presunzione imbarazzante (senza nemmeno firmarsi con nome e cognome) opinioni personali e inobbiettive, pensando di capire, di conoscere o di poter criticare un giornalista, una televisione, un modo di fare informazione. La RAI è una macchina complessa, è ridicolo banalizzare tutto quello che c’è dietro ad un giornalista con improbabili paragoni con attori e comici di altri tempi…secondo voi sono Masotti e Borrelli che decidono i pezzi da fare e da mandare in onda sul tg o c’è una redazione esteri e un direttore di testata che imposatano il giornale, e davvero avete il coraggio di dire che parlano solo di gossip, grassoni, e Windsor? Si vede che il telegiornale lo guardate una volta a settimana.
    E davvero avete il coraggio di sminuire la carriera ultra trentennale di 2 giornalisti affermati banalizzandola con sarcasmo e ignoranza? Ma chi vi credete di essere? Chi siete? Dei giovanotti alle prime armi senza ombra di dubbio, altrimenti come fate a dimenticarvi degli anni di Borrelli come inviato di guerra? Delle numerose esclusive giornalistiche della sua lunga e rispettabile carriera? Delle tre interviste a George W. Bush, di quella a Colin Powell o di quella a Bill Clinton (di pochi giorni fa)?
    Voglio dire, ogni personaggio pubblico può stare più o meno simpatico ma visto che parlate di “Julius Caesar” date “a cesare quel che è di cesare”…

  5. Ugo Notto / Jan 22 2008 9:00 PM

    Diamo a Cesare quel che è di Cesare…

    I volti dei padri della patria illuminati dai fuochi d’artificio sul monte Rushmore, South Dakota. La faccia di G.W.Bush in West Virginia rabbuiata nel ripetere ancora una volta: “Dobbiamo vincere in Iraq, non importa quanto sarà difficile”.

    Tra momenti che riportano alla memoria immagini e sentimenti del passato, discorsi sui nervi scoperti di oggi, misure di sicurezza rafforzate e sfilate in costume, l’America celebra i duecentotrentun anni della sua nascita. Il ricordo e la tradizione, il passato e il presente con le sue sfide.

    La più attesa, per la verità, era la gara all’ultimo salcicciotto tra il campione giapponese Takero Kobayashi, reduce da una brutta artrite alla mascella a furia di masticare troppo, e l’americano Joey Chestnut, che un mese fa gli aveva sottratto il record.

    Ebbene, nell’annuale disfida di Coney Island, in un clima di festa strapaesana, ha vinto l’americano. E’ riuscito a divorare in dodici minuti ben sessantasei panini col wurstel.

    Non è un buon esempio di mangiar sano, in un paese con un terzo della popolazione obesa, ma questa è l’America: una grande meravigliosa realtà che, anche nell’anniversario della nascita, mette in scena le sue tante contraddizioni.

    (Giulio Borrelli, 5 luglio 2007, ovviamente Tg1)

  6. Oggi sono uno stupido / Jan 23 2008 10:15 AM

    Ma insomma, vogliamo parlare o no delle posizioni politiche dei candidati (almeno nelle materie principali) alle primarie USA 2008? Vogliamo parlare delle Università? Della ricerca? Dei nostri professori/ricercatori che vivono lì? Della “questione” delle minoranze? Vogliamo o no smetterla di parlare ciclicamente dell’ “America” violenta? Nella preparazione di un pezzo giornalistico vogliamo o no ricordare che gli Stati Uniti sarebbero paragonabili alla UE (se non fosse per il fatto che non sussistono paragoni visto l’ectoplasma che ci ritroviamo…) e non alla singola Italia?

    Dall’altro lato dell’Atlantico, vogliamo parlare di come si stanno affrontando le questioni etiche? O vogliamo far apparire i britannici sempre e solo attraverso lo stesso stereotipo? Vogliamo citare delle fonti che non siano il Sunday Times o il Sun? Vogliamo sfruttare il Guardian, l’Economist, il Times, la BBC, anche quando non fanno servizi “clamorosi” (solo per noi) sull’Italia? Vogliamo parlare dei ricercatori e dei ragazzi italiani che sempre più spesso frequentano quelle università e non i nostri desolanti atenei? Vogliamo parlare della sterlina i termini economico-politici e non solo goliardici? Vogliamo rendere agli italiani il servizio PUBBLICO minimo di permettere loro di conoscere sistemi che per alcuni (credo tanti) versi funzionino meglio del nostro, o vogliamo lasciare, per esempio, gli elettori alla disperazione del proporzionale sporco, un pò alla tedesca con commistioni di francese e piccole spruzzate di spagnolo, salvo ritornare al proporzionale nella sua versione vergognosamente “pura”?

    Da questo cantuccio del Mediterraneo, vogliamo o no parlare della Francia in termini che non siano Sarkozy&CarlaBruni? Vogliamo parlare delle politiche economiche, sociali, estera del Presidente francese? Vogliamo parlare dei mille modi in cui la Francia riesce puntualmente ad anticipare delle tendenze sociali che poi si manifestano gradualmente anche nel resto d’Europa? Vogliamo parlare del ritorno di alcuni partiti “estremisti”? In Spagna, vogliamo dipingere Zapatero come un politico che avrà pure mille difetti, ma che ha avuto un impatto più che importante per la Spagna? Vogliamo parlare o no del fatto che tutto il tempo di Zapatero non è consumato in una lotta senza quartiere alle gerarchie ecclesiastiche? Di una Spagna che a livello sociale ci ha GIA’ sopravanzato (e solitamente questo preannuncia sorpassi di tipo politico ed economico)? Vogliamo dire o no che in Germania non è che siano tutti contenti del Governo di unità nazionale, emanazione diretta di quel sistema di voto (che ad alcuni dei nostri piace tanto)? Vogliamo dire delle politiche tedesche sui rifiuti? Vogliamo dire delle università tedesche? Nel resto d’Europa, vogliamo parlare in termini seri della questione del Kosovo, dei Balcani, della Turchia, del fatto che Cipro conserva dei muri in un’Europa allergica alle barriere (ed alla Turchia)? Vogliamo parlare di cosa hanno fatto gli altri Paesi con i Fondi Europei? Dei rapporti UE-Russia, delle emergenze democratiche nei Paesi ex-URSS, dei proiettili all’uranio che pare stiano ammazzando i nostri (ed ovviamente anche d’altri) militari?

    Se a te è capitato di sentir parlare di questi argomenti in modo organico, allora probabilmente sei fortunata, perchè forse sei tu quella che vede il TG1 una volta la settimana…

    P.S.: A proposito, a che ti servono i nomi e cognomi? Non sono forse le idee e le opinioni più importanti delle facce che portiamo (e questo vale anche per i Borrelli e i Masotti, degni strumenti d’una degna redazione (e non solo loro))? Basterebbero un paio di carabinieri per scoprire perfino che misura di scarpe portiamo… Ma poi?

    Tra le righe di questo blog c’è da leggere molto di più di quanto dicano le “letterine nere”; anche l’uso di un nickname ha un significato, ma se per te siamo necessariamente dei “presuntuosi da imbarazzo”, benvenuta nel mucchio su cui hai sparato!

  7. Etta Porch / May 22 2008 3:21 PM

    Ovviamente, chi va con lo zoppo…

    Ancora da New York, Gerardo Greco!

    “Per quanto possa sembrare irrivente (cominciamo bene…), il simbolo della grande festa nazionale americana, cioè il Giorno del ringraziamento, che si celebra domani, non è l’aquila che avete appena visto, ma è il tacchino, cioè un gigantesco pollo (esperto faunistico!) cresciuto a dismisura su scala americana (e ti pareva…)

    “Domani, giorno del ringraziamento (repetita iuvant), gli americani si ritrovano in famiglia, almeno per questa volta (mentre nel resto dell’anno…), a celebrare e a mangiare tacchino come hanno sempre fatto (?), anche se con qualche problema (davvero?): per esempio, quest’anno si dibatte e si discute (dibatte e discute!) della grande guerra del tacchino contro il maiale (novella batracomiomachia…)

    “Il problema è piuttosto antico (suvvia, analizziamolo): nasce nel lontano 1619 quando, secondo le ultime interpretazioni (?), alcuni pellegrini, sbarcati in Virginia (la tecnologiiiiiiiiia!), si misero in testa (come?) di ringraziare il Signore (ah vabbé, allora non sono atei?) per aver trovato terra e per essere sopravvissuti agli indiani, almeno per il momento (!)

    “Il fatto è che lo fecero con un banchetto a base di maiale, porchetta, prosciutto: apriti cielo! (e apriti, benedetto cielo, una buona volta!!!!!) I pionieri del Mayflower infatti, quelli della tradizione e del tacchino (chi????), avrebbero fatto il loro ringraziamento solo un anno dopo, secondi (che dramma!)

    “E quindi tutta la storia americana (ma proprio tutta!) sarebbe da riscrivere col maiale (col maiale…) Trentacinque milioni di volatili all’anno ammazzati quasi per errore (macabra e spassosa ironia…)

    “Comunque, al di là delle dispute storiche (storiche…), in questa festa dell’abbondanza trovata (aridaje!), il Presidente grazia due tacchini, che invece di finire sulle tavole degli americani andranno questa volta a Disneyland (!), in prima classe (!!), perché è il sessantesimo anniversario (di che?)

    “Insomma, questa della grazia presidenziale è una tradizione che addirittura è partita con il Presidente Truman (finalmente citato in un telegiornale…) Si ripete ogni anno, ma quest’anno, proprio per quella battaglia di prima (di prima?), dei maiali contro i tacchini (evito facili battute sui corrispondenti della Rai oltreoceano…), qualcuno ha chiesto che il Presidente grazi anche un maiale (perbacco!)

    “Anche perché, questo è il vero problema (eh sì, è proprio un problema…) il tacchino è difficilissimo (!) da cucinare e diventa stoppaccioso (uh?) in un secondo! Già cucinare un pollo cresciuto a dismisura (ancora!!!) è complicato: se poi lo si mette in mano (cosa?) a cuochi notoriamente inesperti come gli americani (ma perché????), l’impresa diventa impossibile (e noi ci crediamo…)

    “I primi pellegrini del New England, quelli del tacchino e non del maiale (ah quelli…), nel Seicento risolsero il problema riempiendo la povera vittima (non parla degli abbonati Rai) di mollica di pane e bacche, perché questo avevano, solo che anche i contemporanei continuano su questa strada (ke skendelo!)

    “Le tv allora accendono dirette (sorry?) senza fine con l’esperto, il forno, la cottura, i condimenti (manca solo Masotti…) La massaia USA (la massaia USA?!?!?) di solito non si dà per vinta (brava!) Ma a volte esagera: la cronaca racconta di un incredibile aumento di incendi di casa in questi giorni proprio per i problemi legati alla difficile cottura del tacchino (rileggetevi tutta la frase e ditemi se lo stupido sono io…)

    “Mentre l’America intera a lutto (scusi, ma dice sul serio?) deve fare i conti con la scomparsa della signora Seens (mi pare) che nel ‘72 inventò il comodissimo (ebbé!) ripieno già pronto, e che è morta poco tempo fa lasciando un vuoto nelle cucine, ma non nel tacchino (a voi fa ridere?), perché l’imbottitura pronta rimane (meno male…)

    “E quindi, anche il povero (?) e generoso (??) tacchino – simbolo dell’abbondanza (ouf!) – in fondo un enorme pollo pronto a sfamare un intero Paese (ribadisco che il cucco sono io…), non sempre alla fine è commestibile (saudade!) Segno che anche avere a che fare con l’abbondanza (è proprio fissato!) può essere complicato (figurarsi guardare ogni giorno servizi di questo tipo…)”

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