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Wednesday, 2 January , 2008 / ermes

Professione giornalista


“Da una parte ci sono i pochissimi soggetti (agenzie di stampa, canali allnews, grandi giornali) che hanno ancora i mezzi (e la voglia) di andarsi a cercare le informazioni di prima mano. Il che implica un investimento considerevole: le notizie costano; ci sono corrispondenti da mantenere, biglietti aerei da pagare, inchieste approfondite da finanziare, eccetera. Dall’altra parte ci sono tutti gli altri mezzi di informazione che si accontentano di appoggiarsi sull’infrastruttura degli altri e di accrescere il rumore di fondo con commenti e infiorettamenti più o meno appropriati”.

not_in_italy.jpgLa scomparsa di Benazir è solo per chi conosce l’inglese

di Giuliano Da Empoli, Il Riformista, 31.12.07

Giovedì scorso, l’assassinio di Benazir Bhutto ha tenuto incollati ai teleschermi tutti gli italiani che hanno a cuore le sorti del mondo. O, più precisamente, tutti quelli che hanno a cuore le sorti del mondo e che, in più, hanno il privilegio di capire l’inglese.

Mentre sulla Cnn, su Fox News e sulla Bbc sfilavano incalzanti le immagini raccapriccianti dei fatti di Rawalpindi, infatti, i sedicenti canali all-news nostrani dormivano il sonno placido dei pontieri post-natalizi. Mentre Sky Tg 24 liquidava l’assassinio in tre minuti tre, per poi passare alla celebrazione del memorabile discorso di Prodi sul paese che si è rimesso in marcia, e a una pur pregevole intervista (registrata) a Giampaolo Pansa sull’anno che verrà, Rai News mandava addirittura in onda una replica consacrata a “indagini e sfide di una patologa forense”.

Solo in tarda serata, quando era ormai entrata in campo anche la televisione generalista (con “Primo Piano” di Rai 3), il canale all news della tv di Stato sì risvegliava dal coma, interrompendo la sequenza ininterrotta delle repliche per tentare di dare conto di ciò che stava accadendo in Pakistan. E anche in questo caso lo faceva limitandosi a mandare in onda i servizi già trasmessi dai canali stranieri accompagnati da un approssimativo abbozzo di traduzione.

Nulla di nuovo, si dirà: il problema è la mancanza di mezzi. Fatto sta che il mondo dell’informazione si sta polarizzando in misura crescente. Da una parte ci sono i pochissimi soggetti (agenzie di stampa, canali allnews, grandi giornali) che hanno ancora i mezzi (e la voglia) di andarsi a cercare le informazioni di prima mano. Il che implica un investimento considerevole: le notizie costano; ci sono corrispondenti da mantenere, biglietti aerei da pagare, inchieste approfondite da finanziare, eccetera. Dall’altra parte ci sono tutti gli altri mezzi di informazione che si accontentano di appoggiarsi sull’infrastruttura degli altri e di accrescere il rumore di fondo con commenti e infiorettamenti più o meno appropriati.

Il problema è che, da noi, tutti, ma proprio tutti hanno scelto di adottare la seconda soluzione. Ecco perché, sempre più spesso, i giornali italiani sembrano la fotocopia dell’Herald Tribune o di Le Monde del giorno prima. Da una parte la notizia, dall’altra il commento. La precisione, la tempestività e la novità costano care. La veemenza, le lacrime e l’indignazione, invece, pochissimo. Il problema, però, è che rinunciare a competere sul mercato delle notizie per specializzarsi nel commento a oltranza significa rassegnarsi a essere sempre e solo spettatori.

Se, nel corso dell’ultimo biennio, Al Jazeera ha dato il via a una (interessante) versione inglese e i francesi hanno lanciato il loro canale France 24, non è per caso. È perché il Qatar e la Francia ritengono che valga la pena di investire per promuovere un proprio punto di vista sulle cose del mondo. Se il New York Times e la Frankfurter Allgemeine Zeitung propongono ogni giorno inchieste e notizie originali, anziché scopiazzature d’agenzia e voci di corridoio, è perché hanno ancora voglia di pesare sul dibattito pubblico, e non solo di mandare segnali in codice ai millecinquecento lettori dei quali parlava, a suo tempo, il mai abbastanza compianto Enzo Forcella.

One Comment

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  1. Gino Imma / Jan 3 2008 4:23 PM

    Leggendo l’articolo che dedica al figlio di Benazir Bhutto (ritratto in opportunissima foto, vestito da Vampiro…), si può davvero comprendere a quali bassissimi livelli sia ormai giunto il Corriere della Sera…

    Grazie ancora al liberale (nel senso di magnanimo!) direttore Paolo Mieli…

    P.S.: resta inteso che Oxford è negli States!

    Bilawal Bhutto, sex symbol sul web

    Il profilo su Facebook: amo cricket, nuoto e squash; e sono contro l’Islam estremista
    Il neoleader del Ppp ama i Simpson e i film di Tarantino. E le ragazze sbavano per lui: «Oddio quanto è carino…»

    MILANO – Bilawal Bhutto, come quasi ogni studente americano d’oggi, ha una sua pagina su Facebook, il social network nato negli ambienti delle università Usa che rappresenta oggi una delle maggiori community della rete. Bilawal Bhutto, tuttavia, non è un ragazzo qualsiasi. Domenica scorsa il 19enne è stato nominato presidente del Partito popolare pachistano (Ppp) come successore della madre, Benazir Bhutto, assassinata da terroristi vicini ad Al Qaeda.

    PROFILO SUL WEB – Fino a pochi giorni fa il ragazzo godeva di una tranquilla vita universitara nella prestigiosa Università di Oxford negli Usa. Altrettanto spensierate e disinvolte erano le frasi e le foto che il giovane, che alla carriera politica probabilmente non pensava ancora, pubblicava sulla popolare community. La sua pagina personale è stata oscurata dopo la designazione alla guida del Ppp. Ma è comunque presente in Rete: la rivista online Radar ha infatti tempestivamente scrutinato e copiato il profilo dello studente, riproponendolo ai propri lettori.

    DAI SIMPSON A TARANTINO – Liberale e contro l’Islam estremista, recitava la sua descrizione. Tra i suoi hobby: il cricket, molto popolare in Pakistan; il nuoto, lo squash e il tiro al poligono. In tv il giovane guarda i Simpson, il telefilm con l’ammazzavampiri Buffy e «West Wing», serial incentrato sullo staff della Casa Bianca. Tra i suoi registi preferiti – racconta il magazine americano – ci sono Michael Moore e Quentin Tarantino. Insomma, gusti davvero comuni ad altri studenti qualunque. Dal web è spuntata anche una foto del neo-leader vestito da vampiro durante una festa con alcuni amici lo scorso Halloween. La didascalia dell’immagine scovata sul Facebook di un amico e pubblicata dai tabloid britannici recitava: «L’inferno in terra … mwaaahahahahahah».

    SEX SYMBOL – Ma la sua pagina su Facebook lo ha di fatto lanciato anche come sex symbol. Numerose le fan nella comunità online che hanno lasciato commenti decisamente espliciti: «Oddio, quant’è carino», dice una ragazza nel forum dal titolo «Non uccideteci Bilawal Bhutto, lui è troppo sexy, okay?». «Sono assolutamente d’accordo. E’ troppo sexy», ha scritto invece un’altra. E sono solo due tra le decine di commenti pubblicati subito dopo l’annuncio della sua elezione.

    IN ESILIO – Bilawal Bhutto è nato nel settembre 1988, un mese prima della vittoria di sua madre alle elezioni generali che la fecero diventare la prima donna premier di un paese musulmano. E’ stato costretto all’esilio assieme alle due sorelle ed ha vissuto tra Londra, Dubai e gli Stati Uniti, dove, per ora ha intenzione di completare gli studi.

    Elmar Burchia
    03 gennaio 2008

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