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Saturday, 2 February , 2008 / Iperione

The 2008 Index of Economic Freedom


2008 IEF MapDopo un anno ecco nuovamente spuntare la coppia “Heritage Foundation” / “Wall Street Journal“con il suo “2008 Index of Economic Freedom“. La metodologia è pressocchè identica a quella dell’anno scorso; alcune modifiche sono state apportate nel sistema di calcolo e di peso delle tradizionali “10 economic freedoms” (chi ne è interessato, può leggere qui) e nella presentazione dei risultati che ora includono una sorta di evoluzione storica delle variabili e una rappresentazione grafica dell’andamento delle stesse rispetto all’ultima analisi.

Il nostro Paese ancora una volta si piazza nella categoria delle zone a “moderata libertà economica”, passando dal sessantesimo posto del 2007 (con un indice di libertà economica del 63.4% e ventottesimo posto su quarantuno nell’area europea) al sessantaquattresimo (64-esimo!!!) del 2008 (con un indice di libertà economica sceso al 62.5% ed anche una posizione persa nella classifica relativa alla zona Europa, 29/41).

Le accuse rivolte all’Italia, che perde lo 0.2% rispetto all’anno scorso, riguardano soprattutto la staticità rispetto a riforme che nei Paesi vicini sono state affrontate, il peso della burocrazia, del carico fiscale e della corruzione. In ogni caso, le aree nelle quali l’Italia rimane poco competitiva sono essenzialmente il “peso del Governo” (spesa pubblica e tassazione) e la “libertà dalla corruzione”, di cui riporto i reltivi trafiletti:

Freedom from Government – 29.4%

Total government expenditures, including consumption and transfer payments, are very high. In the most recent year, government spending equaled 48.5 percent of GDP. Reducing the budget deficit and public debt (still equivalent to over 100 percent of GDP) is a priority, but progress has been sluggish.

Freedom from Corruption – 49%

Corruption is perceived as present. Italy ranks 45th out of 163 countries in Transparency International’s Corruption Perceptions Index for 2006. Corruption is more common than in other European countries. Italians regard investment-related sectors as corrupt.

2008 IEF CoverRagionando in termini assoluti, probabilmente i nostri responsabili politici ed economici, i nostri giornalisti, direbbero, se avessero il coraggio di rendere palesi e fruibili queste analisi, che “l’Italia è pur sempre ben al di sopra della media mondiale ed al di sotto di quella europea solo per ritardi congeniti su cui tanto si sta cercando di fare e tanto si farà…” (simulazione di un medio intervento quotidiano in un TG qualsiasi, per esempio il TG1).

Fantasie, pur sempre verosimili, a parte, rimane il triste andamento declinante motivato, in questo caso come in tanti altri che riguardano l’Italia, dall’immobilismo, dal pre-potere, dai privilegi, dalle caste grandi e piccole (anche e soprattutto sindacali), dalla sfiducia, dalla poca trasparenza. Per certi versi ci ostiniamo a recitare il ruolo degli asini che a scuola venivano fatti sedere accanto ai bravi e che, in qualche modo ed alcune volte, riuscivano a mostrare qualche segno di miglioramento: c’è ragione di ritenere che se non ci fosse l’Unione Europea, l’Italia sarebbe un Paese di gran lunga più arretrato ed alcuni dei nostri progressi, nell’ambito delle libertà economiche, siano dovuti, piuttosto, alla costante pressione ed ai vincoli rivenienti dalla partecipazione alle istituzioni continentali.

Per quanto riguarda i Paesi con cui noi amiamo tanto confrontarci e che tanto amiamo ridicolizzare, mentre nel 2007 i primi tre erano Hong Kong, Singapore e Irlanda, con USA e UK al sesto e settimo posto, nel 2008 solo il Regno Unito perde tre posizioni, scambiandosi con il Canada, ora settimo, mentre gli USA sono ora quinti (e i primi tre sempre gli stessi). Ad entrambi i Paesi, Usa, calati dello 0.3%, e UK, sceso dello 0.5%, vengono rimproverati il peso della spesa pubblica e il carico fiscale.

Per trovare avversari alla nostra portata dobbiamo guardare, tra i maggiori, alla Francia (oggi quarantesima, con il 65.4%, ma essendo partita dalla nostra stessa posizione nel 2007), alla Spagna (trentunesima, 69.7%), alla Norvegia (34), al Portogallo (53), alle Repubbliche Ceca e Slovacca (37 e 35) ed alla Grecia (80).

Per chi vuole il sito della Heritage Foudation destinato al 2008 Index of Economic Freedom contiene numerosi documenti ed anche la possibilità di consultare le classifiche degli anni scorsi attraverso la sezione “Explore”.

One Comment

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  1. Lino Peroso / Feb 28 2008 7:16 PM

    E scus!

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