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Thursday, 14 February , 2008 / ermes

Israel


Vi sono momenti in cui la parola non ha più voce.

Di seguito alcune righe che da se sole dicono già tutto.

basilica-of-the-most-sacred-heart-of-jesus.jpg«I giudei la smetteranno di sputarci addosso»: con questo slogan i manifesti af­fissi a Cracovia annunciava­no, domenica scorsa, una speciale funzione religiosa nella Basilica del Sacro Cuo­re di Gesù. All’evento, orga­nizzato dalla Commissione contro la diffamazione della Chiesa e per la difesa del­l’identità polacca in collabo­razione con Radio Maryja, emittente cattolica più volte accusata di antisemitismo, hanno partecipato un miglia­io di fedeli. (La Stampa, 13 febbraio 2008)

Sono le stesse ingiurie che continuo ad ascoltare da sempre, dalla più tenera età, contro le più disparate (apparenti) minoranze.

E puntualmente ne segue silenzio.

Si tratta di righe che dicono tutto, davvero.

Dei fondamentalismi striscianti da secoli nella nostra tremenda Europa, di un certo modo di intendere il proprio credo religioso alla stregua di un gioco da cartomanti, dell’indifferenza elegante dei disinvolti gestori di anime che fanno capolino ad ogni canto di strada, della protervia che eterna in rigore di morte l’altrui fastidiosa diversità, della superstizione che sovrintende alla sconfitta dei dialoghi.

Mi sovviene che Borges racchiuse in una straordinaria poesia alcune tra le più belle carezze mai regalate a chi sofferse piaghe tra le più crudeli che memoria d’uomo ricordi:

Israel

Un hombre encarcelado y hechizado
un hombre condenado a ser serpiente
que guarda un oro infame,
un hombre condenado a ser Shylok,
un hombre que se inclina sobre la tierra
y sabe que estuvo en el Paraíso,
un hombre viejo y ciego que ha de romper
las columnas del templo,
un rostro condenado a ser una máscara,
un hombre que a pesar de los hombres
es Spinoza y el Baal Shem y los Cabalistas,
un hombre que es el Libro,
un hombre que alaba desde el abismo
la justicia del firmamento,
un procurador o un dentista
que dialogó con Dios en una montaña,
un hombre condenado a ser el escarnio,
la abominación, el judío,
un hombre lapidado, incendiado
y ahogado en cámaras letales,
un hombre que se obstina en ser inmortal
y que ahora ha vuelto a su batalla,
a la violenta luz de la victoria,
hermoso como un león al mediodía.

De: Elogio de la sombra

Israele

Un uomo stretto in catene e stregato
un uomo condannato ad essere il serpente
che custodisce un oro infame,
un uomo condannato ad essere Shylok,
un uomo che si china sulla terra
e che sa d’essere stato in Paradiso,
un uomo vecchio e cieco ma che squassa
le colonne del Tempio,
un volto prigioniero di una maschera,
un uomo che a dispetto degli uomini
è il Baal Shem, Spinoza, i cabalisti
un uomo che è Il Libro
una bocca che dall’abisso loda
la giustizia del firmamento
un legale o un dentista
che dialogò con Dio su una montagna
un uomo la cui condanna è il ludibrio
e l’abominazione, il giudeo
quello cui si dà fuoco, che si lapida
o è soffocato in camere di morte
un uomo che si ostina ad essere immortale
e che ora ritorna alla battaglia,
alla violenta luce di chi vince,
bello come un leone nel meriggio.

Da: Elogio dell’ombra

(tratto da Borges. Tutte le opere, Milano: Meridiani Mondadori, vol. II, pagg. 310 – 1)

4 Comments

Leave a Comment
  1. ermes / Jan 10 2009 1:44 AM

    Sull’amatissimo Signore degli eserciti:

    Cosa pensi di quello che sta succedendo a Gaza in questi giorni?
    “Sapevo già che sarebbe successo, è una profezia della Bibbia. Il popolo di Israele era quello prediletto da Dio. Ma non l’ha riconosciuto e ora ne sta pagando le conseguenze”.

    P.S.: non oso immaginare a quali celestiali catechesi si sia potuto abbeverare il nostro cristiano “rinato”

  2. Eva Sentenzi / Feb 24 2010 1:29 AM

    No, suvvia… ma si capisce, bisogna contestualizzare

  3. Eva Chios / Mar 13 2010 12:50 AM

    Non gli pareva di “buon gusto”…

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