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Wednesday, 16 April , 2008 / inermes

Ora potrà riprendere la pena di morte negli USA


Articolo tratto dal sito del Corsera, mercoledì 16 aprile 2008:

Corte Suprema conferma le iniezioni letali

Con il voto favorevole di 7 giudici su 9, l’Alta corte ha respinto il ricorso di due detenuti del Kentucky

WASHINGTON – Per la Corte suprema statunitense le esecuzioni capitali per iniezione letale non violano la Costituzione. Con sette voti contro due, l’Alta corte ha respinto il ricorso presentato da due detenuti nel braccio della morte in Kentucky, secondo i quali il metodo dell’iniezione letale viola il divieto costituzionale di pene crudeli e inusuali che infliggano inutilmente sofferenza e dolore. Il ricorso, secondo i giudici, non è riuscito a dimostrare tale assunto.

LA STORIA – Coloro che si oppongono alla pena di morte sostengono che il condannato può avvertire un dolore lancinante senza essere in grado di urlare se riceve una dose troppo piccola di anestetico. Alcuni stati Usa hanno iniziato a usare l’iniezione letale, un mix di tre sostanze, nel 1978 come alternativa ai consueti metodi di esecuzione, sedia elettrica, camera a gas, impiccagione e fucilazione. Ma negli ultimi anni, in esecuzioni in Florida e California alcuni condannati hanno impiegato fino a 30 minuti per morire. Le esecuzioni sono scese a quota 42 lo scorso anno negli Usa, il minimo degli ultimi 13 anni, e sono state temporaneamente sospese alla fine di settembre in attesa della decisione dell’Alta Corte. Ora possono ricominciare. Ad esprimersi con voto contrario, i due giudici Ruth Bader Ginsburg e David Souter.

AMNESTY – Una «sentenza inaccettabile». Così Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International, stigmatizza la decisione della Corte suprema. Una decisione che «rischia, dopo sette mesi di sospensione, di rimettere in moto la macchina della morte in tempi brevi». «È una sentenza inaccettabile, perchè – sostiene il responsabile di Amnesty – è come se affermi che c’è un modo umano e indolore di mettere a morte una persona. Che l’iniezione letale sia una forma d’esecuzione crudele è dimostrato da numerosi casi, in cui questo metodo ha provocato sofferenze indicibili». «Ciononostante – conclude Noury – auspichiamo che l’attuale fase di ripensamento sull’uso della pena di morte negli Usa e i sette mesi di moratoria contribuiscano a convincere l’opinione pubblica e le autorità dei singoli Stati degli Usa che, come affermato chiaramente a dicembre dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, della pena di morte si può e si deve fare a meno».

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