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Saturday, 26 April , 2008 / ermes

Risorse alimentari


Di seguito articolo pubblicato dal Corriere della Sera del 25.04.08, a firma Danilo Taino:

Il mondo alla prova della «profezia di Sen»

La teoria elaborata dal premio Nobel per l’Economia Amartya Sen dice che le carestie non si verificano nei Paesi democratici. Bene: il mondo è a un passo dal metterla alla prova. Gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari che si registrano da un anno e mezzo, negli ultimi mesi hanno provocato crisi drammatiche in Paesi in via di sviluppo, al punto che le Nazioni Unite hanno definito la situazione uno «tsunami silenzioso». Un’onda portentosa che rischia di mettere sottosopra economie emergenti e consolidate come non succedeva da almeno trent’anni. Il fatto è che il problema non è solo del Terzo Mondo: anzi, per i Paesi ricchi la preoccupazione non può essere inferiore a quella che già hanno per la crisi finanziaria globale.

Il mondo occidentale non è innocente nella creazione di questa drammatica crisi dovuta all’esplosione dei prezzi di grano, mais, soia, riso. Per tanti motivi. Primo, la conversione di grandi estensioni di terreno alla produzione di raccolti da trasformare in biocarburanti – strada intrapresa dall’Unione Europea, Germania in testa, e dagli Stati Uniti – ha tolto ettari ai raccolto destinati all’alimentazione. Secondo, le politiche di sussidio all’agricoltura, ancora in Europa e negli Usa, distorcono i mercati internazionali, penalizzano i Paesi poveri e oggi creano penuria: la Politica agricola comunitaria, per dire, continua, in piena crisi alimentare globale, a spingere gli agricoltori a tenere improduttivi i terreni, allo scopo di non creare quelle che una volta erano eccedenze. Terzo, ci sono molti operatori finanziari che, non sapendo dove investire, si sono gettati sulle materie prime di ogni genere, comprese le alimentari, e hanno fatto impennare i prezzi.

Ci sono ovviamente anche limiti nelle politiche del Terzo Mondo, in questa crisi. Ciò nonostante, l’Occidente non può pensare di avere contribuito a una situazione inaspettata e molto seria e lasciarla gestire agli altri. Perché il mondo, oggi, non funziona più così. Innanzitutto, la crisi è ormai anche arrivata nei paesi ricchi. I ristoratori americani, per esempio, dicono di sentirla come mai in passato. In Germania, gli allevatori di bestiame minacciano di non portare più il latte ai cittadini perché i costi dell’alimentazione del bestiame salgono ma le catene di supermercati vogliono abbassare i prezzi. In più, i governi, Ue in testa, devono rivedere le loro politiche, per esempio sugli incentivi all’uso del bioetanolo nelle benzine, se non vogliono peggiorare la situazione.

Ma non solo. Crisi alimentari e rivolte per la farina e per il riso nei Paesi emergenti sono qualcosa di non previsto sulla strada della globalizzazione che, per quanto criticata, resta l’asse portante dell’economia del mondo. Rivolte e blocchi della produzione in India, in Indonesia piuttosto che in Cina o in Sud America sono una minaccia forse maggiore della crisi dei mutui americani.

Tra le altre cose, è successo che gli squilibri e alcune ingiustizie strutturali dell’economia globale sono arrivati al pettine. La politica agricola comunitaria europea e i sussidi agli agricoltori americani erano insostenibili da tempo. Nessuno ha però avuto il coraggio di tagliarli. Ora, i problemi esplodono e, quando in discussione c’è il pane, il protezionismo e le guerre commerciali prosperano. Non è un caso che nessuno oggi parli più del Doha Round, cioè delle trattative per la liberalizzazione dei commerci. Sono bloccate da anni. Su cosa? Sull’agricoltura dei Paesi ricchi, naturalmente. Tutti, adesso, fanno il tifo per la teoria di Sen. Un po’ in ritardo.

One Comment

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  1. fabristol / Apr 28 2008 1:17 AM

    OT

    Ciao, ho cambiato indirizzo del blog. Potresti aggiornare il link? Grazie. ;)

    http://fabristol.wordpress.com/

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