Skip to content
Saturday, 3 May , 2008 / Iperione

Fuori dal tempo


Raccolgo un commento di Ermes e lo trasformo in articolo, affinchè possiamo ricordarci con quali forze questo Paese sia costretto quotidianamente a scontrarsi.

Le parole e le riflessioni della “arrabbiata” e terrorizzata Ida Magli potranno pure esprimere posizioni “legittime” contro le leggi sull’immigrazione, come commenta Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ma basta leggere gli articoli scritti nel corso degli ultimi anni per escludere che la “nostra” sia soltanto scivolata inavvertitamente sulla sua stessa arrabbiatura.

Proprio pochi giorni fa, riflettevamo tra noi sul parallelismo tra le grandi migrazioni di italiani e il moderno flusso verso l’Italia, realizzando che, probabilmente, non ci sono così tante differenze fra i ragazzi del secolo scorso, con le valigie di cartone, e quelli che oggi vengono da noi, affamati di vita e a cui non siamo capaci nemmeno di (ri)dare dignità d’esseri umani.

Qui non si tratta di “accoglienza”, non si tratta del perbenismo dei soccorsi umanitari: qui si tratta di dichiarare finalmente e chiaramente di voler seguire “scientemente” il crinale del razzismo, OPPURE di garantire a questi uomini, a queste donne e a questi bambini almeno i diritti di cui ipocritamente discorriamo e che ipocritamente classifichiamo come “universali”.

Ecco a voi lo sforzo intellettuale della Magli:

il Giornale.it, 23/04/2008 – Vietiamo agli immigrati di comprare case e terreni, Ida Magli

Genova non appartiene più ai genovesi. Il centro storico è stato comprato, un pezzo alla volta, un negozio alla volta, dagli immigrati africani, in maggioranza marocchini e tunisini, e i genovesi vi si sentono ormai stranieri; non osano quasi più attraversarlo, tanto meno passeggiarvi. Le moschee vi pullulano e nessuno può validamente opporsi all’erezione della moschea principale, di faccia al Duomo.
Firenze non appartiene più ai fiorentini. Il centro storico è stato comprato, un pezzo alla volta, un negozio alla volta, dagli immigrati africani e i fiorentini vi si sentono ormai stranieri; non osano quasi più attraversarlo. Ricchissimi «sceicchi» hanno acquistato i palazzi intorno al Duomo, anche quelli abitati da secoli dai discendenti di Dante. Evidentemente il Sindaco non vi ha trovato nulla da eccepire, e adesso ha la soddisfazione di affacciarsi dal suo ufficio sulle grida dei venditori e sugli effluvi di aglio provenienti dalle cucine musulmane. I negozi africani vendono ai turisti, sotto il naso dei fiorentini impotenti, borsette di autentico «cuoio fiorentino» conciato in Cina e, malgrado l’estrema battaglia ingaggiata da Oriana Fallaci, le moschee prosperano al pari dei commerci.


Roma non sta meglio. Gran parte del centro, a cominciare dalla Basilica di S. Maria Maggiore fino a Piazza Vittorio e a S. Giovanni, appartiene agli immigrati, soprattutto cinesi e africani (ma a Roma sono presenti quasi tutti i gruppi etnici esistenti al mondo). Comprano tutto quello che possono, convincendo facilmente i proprietari con l’abbondanza di denaro contante che possiedono, senza dilazioni o mutui, cosa che nessun italiano può permettersi. I cinesi, poi, sono silenziosissimi. Non salgono quasi mai alla ribalta delle cronache perché obbediscono, senza osare lamentarsi, a una disciplina ferrea, lavorando in modo disumano, al di fuori di qualsiasi normativa igienica e sindacale. Quando si ammalano o quando partoriscono ricorrono alle cure di un proprio medico allo scopo di non far scoprire il loro numero effettivo. Ci si accorge della loro presenza soltanto dalla lingua delle insegne. La questione delle insegne dei negozi, del resto, è di per sé indicativa del disprezzo dei Sindaci verso la propria città. Neanche i benemeriti Sindaci di Roma, tanto solerti verso la cultura, hanno ritenuto doveroso imporre ai nuovi padroni almeno l’uso della doppia lingua sulle insegne dei negozi.
È urgente, dunque, emanare una legge che vieti l’acquisto di terreni, di edifici, di locali agli stranieri. Si tratta di una normativa talmente ovvia che esiste in quasi tutti gli Stati, anche in quelli africani dai quali provengono molti dei nostri immigrati acquirenti; la sua mancanza è sufficiente da sola a testimoniare della spaventosa indifferenza dei governanti verso il territorio italiano. Bisogna anche precisare che l’Italia ha l’obbligo di derogare, in difesa della propria esistenza, dalle normative riguardanti i cittadini degli Stati che fanno parte dell’Unione europea. Comportarsi come se l’Italia fosse un Paese uguale agli altri sarebbe stupido, oltre che falso, visto che venire in Italia è stato da sempre il sogno di tutti. Inoltre noi siamo troppi e il territorio italiano va salvaguardato dall’eccesso demografico non soltanto per la sua intrinseca fragilità ma anche per la sua bellezza paesaggistica.
Spetta al nuovo governo provvedere in fretta dato che nessuno ha dubbi sul fatto che il successo elettorale del centrodestra sia dovuto soprattutto alla insofferenza della maggior parte della popolazione nei confronti della immigrazione. Un’insofferenza che ha profonde motivazioni psicologiche oltre a quelle concrete e che si estende ad aspetti che di solito i governanti non prendono in considerazione quando si occupano della «sicurezza». Ma se è vero che gli italiani hanno deciso di riprendere in mano la propria vita e il proprio futuro provocando l’attuale terremoto politico, è perché non ne potevano più di non avere diritto a custodire il patrimonio che con tanta fatica hanno conquistato: la propria terra. Non ne potevano più di essere oppressi dalla invasione di stranieri e dalle conseguenze inevitabili che tale invasione porta con sé. Si tratta di conseguenze che vanno molto al di là del pur grave assedio dei crimini quotidiani. Nessuna «sicurezza» è possibile a un popolo che non possieda un territorio ben delimitato e chiuso, così come ogni individuo si sente al sicuro soltanto se possiede una casa nella quale nessuno possa entrare. L’Italia è diventata negli ultimi anni terra di approdo per chiunque. Ma un popolo è tale appunto perché possiede un territorio. I «confini» esistono e sono sempre esistiti, in ogni tempo e in ogni luogo, perché delimitano la sacralità dello spazio nel quale vive un determinato gruppo di uomini. Chi non sa che si deve mettere i piedi in un solco d’acqua per attraversare il confine di alcuni stati? L’acqua segnala appunto la necessità di una purificazione per entrare nel territorio altrui. Ma anche il «tappetino» davanti alla porta di casa segnala, sotto la debole razionalizzazione del pulirsi le scarpe, la sacralità del nostro territorio.
Ida Magli

6 Comments

Leave a Comment
  1. Etta Panc / May 21 2008 9:50 AM

    “Sanno bene che nessuno (sic!) zingaro amerà la lingua italiana né scriverà (scriverà???????????) le melodie di Puccini. Sanno bene che nessun (arisic!) musulmano lascerà in piedi le cattedrali gotiche né ammetterà (ammetterà????????????) che si cantino le Messe di Palestrina o di Rossini”.

    P.S.: la razzista stessa cui è dedicato il nostro post intitola la propria rubrica con le seguenti parole: “cultura distruttiva“. Onore alla capacità di introspezione e sintesi…

  2. Eva Nescente / Jan 11 2009 12:38 AM

    Anche l’articolo seguente è frutto dell’acuto ingegno di colei che non possiamo non ritenere la moglie ideale di Luca Volonté (e Marcello Pera e Paolo Del Debbio e Rocco Buttiglione e Marcello Veneziani e Claudio Brachino presi insieme…):

    Il progetto ebraico – di Ida Magli, ItalianiLiberi (si fa per dire!), 17.12.08

  3. Iperione / Mar 28 2009 11:01 PM

    Ecco un altro esercizio di pensiero…

    Manovre per l’Europa – di Ida Magli, Italiani Liberi (mah…), 27/03/2009

  4. Eva Scoperch / Nov 22 2010 5:18 PM

    Un tempo era tutta colpa delle demoplutogiudaocrazie… Siamo ancora a quel tempo.

Trackbacks

  1. Istinti tribali « Abeona forum
  2. Impazzimento « Abeona forum

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: