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Friday, 9 May , 2008 / ermes

La follia dei violenti


“I governi che continuano ad assolvere la giunta si rendono complici di questo crimine. Dovranno essere considerati corresponsabili della seconda tragedia che si sta abbattendo sui birmani dopo Nargis: la deliberata omissione di soccorso”.

Nella Birmania dell’Apocalisse quel popolo ostaggio dei generali

da La Repubblica del 9 maggio 2008, pag. 45

di Federico Rampini

La giunta birmana tiene in ostaggio un popolo allo stremo, nel Paese distrutto dal ciclone Nargis, e si fa beffe del mondo intero. La nostra impotenza è avvilente, è uno spettacolo che non ha precedenti a memoria d’uomo: a una settimana dal disastro gli aiuti già disponibili sono ancora in gran parte bloccati dai militari alle frontiere.

Il bilancio delle vittime sale a dismisura, potrebbero esserci centomila morti. È una strage di proporzioni enormi su una popolazione eguale a quella dell’Italia. Almeno un milione e mezzo sono i dispersi. Nel delta allagato del fiume Irrawaddy le riserve alimentari sono esaurite, le acque contaminate possono diffondere epidemie. Ogni ora perduta è la certezza che altri birmani moriranno. Ma i generali golpisti sfidano l’indignazione mondiale e resistono nella loro feroce volontà di isolamento.

Non era mai accaduto prima, di fronte a una calamità naturale che non ha un “colore” politico, dove non ci sono fazioni in armi né guerre civili in atto.

L’Iran colpito dal terremoto nel2003 non rifiutò gli aiuti umanitari americani, anzi esentò dal visto d’ingresso i soccorritori. Myanmar segna un nuovo record nella ferocia delle dittature: gran parte delle ong umanitarie hanno squadre bloccate perché il governo non rilascia loro i visti. Anche per gli aerei delle agenzie Onu con provviste alimentari, acqua potabile e medicinali, i permessi di atterraggio sono arrivati solo dopo una settimana di ritardo. Gli apparecchi Usa ancora ieri sera erano fermi in attesa di autorizzazione. Divieto di sorvolo anche agli elicotteri francesi e inglesi che potrebbero arrivare in poche ore da due flotte militari in vicinanza. Eppure gli elicotteri sono il mezzo salvavita, l’unica speranza di raggiungere i dispersi paracadutando provviste, in un paese con pochissime strade rese quasi tutte inagibili per l’inondazione.

Si intuisce un atroce braccio di ferro dietro questa lentezza. La giunta vuole farsi consegnare gran parte dei generi di soccorso, per “gestire” la distribuzione coni metodi che le sono familiari, cioè la rapina e l’estorsione. Molte ong cercano di non cedere all’orrendo ricatto. Sanno che alimenti e medicinali sparirebbero nelle caserme o finirebbero sul mercato nero a prezzi esorbitanti per arricchire i militari. Alla tv di Stato e sui giornali ufficiali i notiziari dicono che «la situazione si normalizza» e mostrano il primo ministro, il generale Thein Sein, mentre distribuisce pacchi di alimenti ai feriti. Le testimonianze sul terreno raccontano una storia ben diversa. L’esercito è latitante nell’emergenza, la popolazione è abbandonata al suo destino. Ai militari preme andare avanti con il loro progetto politico – un referendum truffa per far passare la Costituzione che “legittimerà” il loro potere – e non vogliono testimoni scomodi nei giorni del voto.

Bernard Kouchner, il ministro degli Esteri francese, ha fatto il passo giusto. Ha chiesto che il Consiglio di Sicurezza ordini alle squadre di aiuto di entrare nel paese anche senza il permesso del governo locale, in nome della «responsabilità di proteggere». E’ un principio sancito dall’Onu nel 2005 per difendere le popolazioni vittime di genocidi, pulizie etniche e crimini di guerra. La Cina e l’Indonesia hanno bloccato la proposta francese al Consiglio di Sicurezza. Pechino, da sempre il maggiore protettore della giunta birmana, ha invitato a «non politicizzare il problema». E’ essenziale che la posizione francese diventi quella dell’Unione europea e sia sostenuta con forza presso tutte le parti in causa. I governi che continuano ad assolvere la giunta si rendono complici di questo crimine. Dovranno essere considerati corresponsabili della seconda tragedia che si sta abbattendo sui birmani dopo Nargis: la deliberata omissione di soccorso.

4 Comments

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  1. ermes / May 19 2008 12:57 PM

    Birmanie : morale de l’extrême urgence, par Bernard Kouchner, Le Monde 19.05.08

  2. ermes / May 28 2008 5:01 PM

    A proposito di corresponsabilità.

  3. ermes / Jun 27 2008 8:26 PM

    “Ottanta anni fa George Orwell scriveva «Giorni birmani», dove già si delineava il Grande fratello di «1984». In quelle pagine il magistrato locale U Po Kyin, ambizioso e insidioso, anticipa perfettamente il ritratto dei generali di oggi. C’è un filo rosso tra le lettere anonime che quel piccolo funzionario destinava a vari indirizzi, durante l’occupazione coloniale, e la capitale creata in questi anni dal nulla, isolata dal resto del paese, in apparenza spopolata, che la paranoia della giunta ha voluto chiamare Naypyidaw, cioè «Dimora dei re». Allora con i colonizzatori, e oggi dopo anni di indipendenza, si perpetua un uso contorto, opaco, paranoico del potere.”

    (Valerio Pellizzari sulla Stampa)

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