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Friday, 23 May , 2008 / ermes

E non chiamatela crociata…


Traggo per intero dal sito Zenit.org articolo/recensione su di un testo che va conservato nelle biblioteche di tutto il mondo, naturalmente tra i racconti di Pirandello e le commedie di Molière…

Ed in effetti ci sarebbe di che ridere, se il tutto non fosse di una tragicità quasi incredibile:

Riusciranno i cattolici a salvare la vita e la famiglia in Europa?

Un libro riflette sui family-day e sul futuro dell’Europa
di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 19 maggio 2008 (ZENIT.org).- La famiglia naturale e la difesa della vita sono alla deriva in Europa. Papà e mamma contano meno di una coppia omosessuale e non vengono più riconosciuti, diventando progenitore A e progenitore B.

In diversi paesi sta inoltre nascendo l’idea che la famiglia naturale sia omofobica e che discrimini tante altre forme di unione.

Ma le famiglie non ci stanno ad essere discriminate e così sono scese in piazza a Roma e Madrid per rivendicare la loro centralità sociale ed il loro ruolo di difesa e proseguimento della civiltà.

Lo scontro moderno tra le ideologie relativiste e la famiglia che difende il diritto naturale viene raccontato da Angela Pellicciari nel libro “Family Day, Roma-Madrid, e dopo?” (Edizioni Fede & Cultura, 64 pagine, 10,00 Euro).

La Pellicciari, storica del Risorgimento e dei rapporti tra Papato e Massoneria, racconta le manifestazioni di piazza delle famiglie, a Roma (12 maggio 2007) e a Madrid (30 dicembre 2007), spiegando che si tratta non solo di una rivolta contro leggi inique, ma dei segni di una rinascita culturale e civile.

Nel suo volume la storica paragona la cultura relativista, contraria alla verità, che respinge il diritto alla vita e che vuole disintegrare la famiglia naturale, alla eresia dei Catari.

Per i Catari, dilaganti nella Francia meridionale del XII secolo, la vita era un male ed era un crimine propagarla, tanto da preferire il suicidio. Il matrimonio era il loro peggior nemico e qualsiasi rapporto sessuale era considerato migliore di quella tra marito e moglie.

Secondo la Pellicciari, la propaganda all’eutanasia, l’aborto legalizzato, l’aborto eugenetico, la pillola del giorno dopo, il divorzio express, l’esaltazione dei rapporti omosessuali, la denatalità dilagante, la dissoluzione dei matrimoni a favore di unioni diverse, rappresentano “il ritorno dei Catari” in Europa.

In termini più espliciti, la storica del Risorgimento sottolinea che dietro alla difesa di “nuovi diritti” in realtà si nasconde “il dominio dei forti sui deboli”.

Per la Pellicciari, evitare la sofferenza con la dolce morte, legittimare unioni per definizione assenti dalla procreazione, sollevare la donna dall’esclusiva della maternità e fabbricare esseri umani secondo i propri desideri “non ha nulla a che vedere con la giustizia e la difesa dei più deboli”.

“Tutto ciò – sottolinea l’autrice del libro – ha a che vedere con la difesa dei forti, che impongono il soddisfacimento del proprio utile a scapito di quello dei più indifesi. Tutto ciò ha a che vedere con un dominio spietato dell’uomo sull’uomo, spacciato per tutela della libertà individuale, rispetto delle minoranze e della democrazia”.

Scriveva a questo proposito Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae del 1995: nelle stesse democrazie “la regolazione degli interessi avviene spesso a vantaggio dei più forti, essendo essi i più capaci di manovrare non soltanto le leve del potere, ma anche la formazione del consenso. In una tale situazione, la democrazia diventa facilmente una parola vuota”.

La Pellicciari spiega che oggi come ieri, a difendere i deboli dalle ingiustizie e dai soprusi dei “forti” è ed è stata la Chiesa ed il popolo cattolico.

Questo spiega perché, per secoli, l’attacco si è concentrato contro i Pontefici, mentre oggi – precisa la Pellicciari – “l’attacco è alla vita” e per colpire la vita è necessario “distruggere la famiglia che la vita genera e protegge”.

Per farlo, devono “distruggere la donna” sottraendola alla “sua funzione biologica propria di mamma, spostando la procreazione in laboratorio secondo esigenze e progetti individuali o collettivi”.

In questo modo stanno cercando di “cancellare il disegno di Dio sull’uomo, fondato sull’amore coniugale”, ha sottolineato l’autrice del libro.

Per evitare ai cittadini europei un futuro decadente e disumano, la Pellicciari conclude riproponendo l’invito di Kiko Argüello, fondatore del Cammino neocatecumenale, di “replicare in tutte le capitali europee le giornate della famiglia organizzate a Roma e a Madrid”.

2 Comments

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  1. lagiardiaintroversa / Nov 10 2010 8:01 PM

    Avvenire, 10 novembre 2010

    RADICALI CI PROVANO. CONTRO CUORE E LEGGE

    PUBBLICITÀ MORTALE

    FRANCESCO OGNIBENE

    I n un Paese nel quale va pericolosamente logorandosi il principio di responsabilità, occorre sempre stare in guardia di fronte alle sparate deliberatamente provoca­torie. A prima vista sembrano eccessi senza futuro, ma poi si scopre che finiscono per scavare nella coscienza collettiva producendo ingenti danni a lunga scadenza. Non ci vuol nulla a tirare un sasso nella cristalleria dei va­lori condivisi da un intero popolo, sperando di produr­re il maggior danno possibile e di portare a casa discuti­bilissimi dividendi. Ma questa attività di premeditato bullismo politico e culturale va chiamata col proprio no­me, smascherandone subito l’aperta strumentalità. E chiamando chi può – e deve, per funzione istituzionale – a sopperire con la propria al grave difetto di responsa­bilità altrui. L’ultimo esempio è di ieri. L’eutanasia in Italia è illega­le? Visto che in Parlamento quasi nessuno la vuole am­mettere per legge, allora si prova a blandire l’opinione pubblica mostrandone il volto ‘libertario’ e ‘pietoso’ at­traverso uno spot televisivo nel quale un malato termi­nale spiega pacatamente di voler scegliere come e quan­do farla finita. I radicali, promotori del nuovo abbor­daggio a quello che chiamano «tabù» ma che è sempli­ce senso comune (presidiato dal diritto), tentano una nuova sortita per via mediatica e scavalcano la rappre­sentanza politica, ben sapendo che solo la loro propo­sta di legge sul «fine vita» prevede esplicitamente l’eu­tanasia: dunque sono del tutto isolati, scaricati ieri per­sino dal loro collega nel Pd Ignazio Marino – pure so­stenitore dell’autodeterminazione assoluta –, che teme un autogol parlamentare con la legge sulle Dichiarazio­ni anticipate di trattamento ancora attesa al passaggio in aula alla Camera.

    Lo spot non è nuovo alle cronache. Si tratta infatti della versione italiana dei 40 secondi televisivi prodotti in Au­stralia da Exit – l’associazione che si batte su scala in­ternazionale per legalizzare l’eutanasia – e bocciati a metà settembre dalla locale Authority per la pubblicità poco prima che potessero andare in onda. Rilanciato poi in Canada, lo spot viene ora adottato da una delle molte sigle della galassia radicale – l’associazione Luca Coscioni – col chiaro intento di provocare un caso, aprire una breccia e azzardare la dimostrazione del trito teo­rema secondo il quale il Paese sarebbe più avanti del Pa­lazzo (e della Chiesa, manco a dirlo) nell’esigere la co­dificazione di nuove ‘libertà’, compresa quella di farsi uccidere. È vero: gli italiani sono molto più consapevo­li e maturi rispetto a come vengono dipinti, ma nel sen­so opposto a quello immaginato da certuni. E a poco serve sbandierare sondaggi – come succede in coda al­lo spot – realizzati allo scopo di dimostrare quel che si desidera. Chi soffre (e, con loro, le famiglie) non chiede di morire ma di essere aiutato a vivere. E l’acuta preoc­cupazione con la quale i palliativisti italiani hanno ac­colto ieri la pubblicità all’eutanasia basta e avanza per screditare questionari e campagne.

    Va peraltro ricordato agli smemorati che il Codice pena­le sanziona con chiarezza l’«omicidio del consenziente», la fattispecie sotto la quale ricadono eutanasia e suicidio assistito. Permettere che si pubblicizzi un reato attraver­so i mezzi di comunicazione a noi pare inammissibile: ed è lecito attendersi che l’Autorità garante delle comunica­zioni, alla quale i radicali si sono rivolti per chiedere il via libera allo spot della morte, faccia il proprio dovere senza esitazioni fermando questa i­nutile provocazione. Sempre ammesso che non ci pensino prima l’editore o il direttore di Telelombardia, l’emittente commercia­le milanese che si è incautamente pre­stata all’operazione. Associare il proprio nome a questo macabro gioco non ser­ve ad accreditarsi se non presso i ra­dicali e i loro sodali. Poca roba, a conti fatti. Anche per chi doves­se mirare solo all’audience.

Trackbacks

  1. “…interminati / spazi” « Abeona

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