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Tuesday, 12 August , 2008 / ermes

Disumana vita


Ovvero, quella che milioni e milioni di esseri umani sono stati e sono costretti a patire, in nome di princìpi (e quindi prìncipi) supremi ed immodificabili.

Un conto è pre-tendere di pre-ordinare pre-suntuosamente l’intero cosmo ex cathedra, un conto dialogare, incontrare, avere cura di madri, pargoli, derelitti ed indifesi.

Hanno calato dalle infinità celesti un rigido telaio di verità ascose, ora disperatamente comandano che sia imposto alla nostra ria terra, valle di lacrime e paure.

Quanti innocenti appena nati, subito condannati alla morte del freddo, della fame, della sete… altrettanti bambinelli privati financo di mangiatoie per riparo…

L’articolo che segue credo vada conservato, sine die, quale lucida sintesi della facile (e tremenda) partigianeria di tanti alfieri del Bene, così dimentichi degli innumerevoli mali che si possono arrecare giocando a Guardie e ladri, Santi e peccatori, moralizzandi e Moralizzatori:

A quarant’anni dall’”Humanae vitae”

di Giovanni Maria Vian – L’Osservatore Romano, 25 luglio 2008

Quarant’anni fa, il 25 luglio 1968, Paolo VI firmava l’Humanae vitae, l’enciclica che respingeva la contraccezione con metodi artificiali, contro l’edonismo e le politiche di pianificazione familiare, spesso imposte ai Paesi poveri da quelli più ricchi. Appena pubblicato, il 29 luglio, il testo sollevò un’opposizione senza precedenti all’interno della stessa Chiesa cattolica, al punto che il Papa decise di non utilizzare più la forma solenne dell’enciclica, con ogni probabilità per non esporre a inutili logoramenti l’autorità pontificia: «Raramente un testo della storia recente del Magistero – scrisse nel 1995 il cardinale Joseph Ratzinger – è divenuto tanto un segno di contraddizione come questa Enciclica, che Paolo VI ha scritto a partire da una decisione profondamente sofferta». A spiegare il dissenso e le reazioni polemiche concorsero molti fattori, dal clima culturale complessivo di quegli anni agli enormi interessi economici implicati.

Su questo tema cruciale Papa Montini non mutò tuttavia il suo atteggiamento. Anzi, poche settimane prima della morte – parlando il 23 giugno 1978 al collegio cardinalizio – ribadiva, «dopo le conferme venute dalla scienza più seria», le decisioni prese allora, in coerenza con il Vaticano II, per affermare il principio del rispetto delle leggi di natura e quello «di una paternità cosciente ed eticamente responsabilizzata». E nel discorso per la festa dei santi Pietro e Paolo, esplicitamente presentato come un bilancio del pontificato, Papa Montini citò le encicliche Populorum progressio e Humanae vitae come espressioni di quella difesa della vita umana che definì elemento imprescindibile nel servizio alla verità della fede.

Definito con irrisione «l’enciclica della pillola», il documento papale – in continuità con il magistero di Pio XI e soprattutto di Pio XII, richiamato in proposito anche dalla Gaudium et spes – è coerente con le importanti novità conciliari sul concetto di matrimonio, ma nonostante questo fu sommerso dalle polemiche. Oggi, di fronte agli inquietanti sviluppi dell’ingegneria genetica, l’Humanae vitae appare lucida e antiveggente quando dichiara che «se non si vuole esporre all’arbitrio degli uomini la missione di generare la vita, si devono necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti che a nessun uomo, sia privato, sia rivestito di autorità, è lecito infrangere».

La bufera sollevata contro l’enciclica di Paolo VI oscurò soprattutto l’insegnamento sul matrimonio, descritto non come «effetto del caso o prodotto della evoluzione di inconsce forze naturali», ma istituito da Dio. Sacramento per i battezzati, il matrimonio è però «prima di tutto – afferma con forza l’Humanae vitae – amore pienamente umano, vale a dire sensibile e spirituale», come anche «forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa».

L’elaborazione del testo fu preceduta dai lavori di una commissione pontificia per lo studio della popolazione, della famiglia e della natalità che, com’è noto, nel 1966 concluse a maggioranza e non senza contrasti – e questo è molto meno noto – in favore della liceità della contraccezione nel quadro di una «paternità responsabile». Paolo VI tuttavia non si sentì legato a queste conclusioni, e per la sua decisione fu criticato e attaccato. Non si devono però dimenticare i consensi: su «L’Osservatore Romano» del 6 settembre 1968 Jean Guitton definì l’enciclica ferme mais non fermée («ferma ma non chiusa»), in quanto «se parla della via stretta» mostra che è «la via aperta verso l’avvenire», mentre il cardinale gesuita Jean Daniélou sottolineava che il documento «ci ha fatto sentire il carattere sacro dell’amore umano», esprimendo una «rivolta contro la tecnocrazia».

Autentico segno di contraddizione, l’Humanae vitae non è ricordata volentieri. Certo per il suo insegnamento esigente e controcorrente. Ma anche perché non è utile al gioco ricorrente che mette i Papi l’uno contro l’altro, metodo forse utile dal punto di vista storiografico per delineare ovvie diversità, ma da respingere quando è usato strumentalmente, come avviene di continuo soprattutto nel panorama mediatico. Sostenitori di Paolo VI furono infatti il cardinale Karol Wojtyla – l’arcivescovo di Cracovia che aveva avuto un ruolo importante nella commissione allargata e che avrebbe poi molto innovato con il suo magistero pontificio sul corpo e la sessualità – e Joseph Ratzinger, altro porporato ab eo creatus. A mostrare la vitale continuità della proposta cristiana anche sul problema del controllo delle nascite, che già il 23 giugno 1964 il Papa definiva «estremamente grave» perché «tocca i sentimenti e gli interessi più vicini alla esperienza dell’uomo e della donna».

2 Comments

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  1. Ivo Prseservat / Oct 4 2008 12:54 PM

    brrrrrrrr…..

    «Così Paolo VI arginò il naufragio morale»
    DA MILANO
    ANTONELLA MARIANI
    P aolo VI «tentato nel de­serto, sfidato dai farisei e sottoposto a una grande prova». Ma, come Ge­sù, il Papa non si fece «sedur­re » da tutti coloro che – e furo- no tanti — cercavano di strap­pargli un’enciclica più «loro». Così monsignor Michel Schooyans, professore emeri­to di Filosofia politica all’uni­versità di Lovanio in Belgio, e­sordisce nel suo ultimo libro, che l’editore Cantagalli pub­blicherà nei prossimi giorni: raccontando che la Humanae Vitae costituì per Paolo VI un lungo e doloroso travaglio. Il Papa ascoltò esperti e com­missioni, laici e clero, fu sotto­posto a mille pressioni da par­te di chi, già dalla fine degli an­ni Cinquanta, spingeva perché la Chiesa riformasse le sue po­sizioni in materia di controllo delle nascite e di demografia. «A Paolo VI – scrive Schooyans in ‘La profezia di Paolo VI. L’Enciclica Humanae Vi­tae’ – viene quasi intima­to di seguire il parere della maggioranza delle Com­missioni e dei loro esperti»: quello che in molti si aspetta­vano era il riconoscimento del­la liceità morale del ricorso al­la contraccezione, cioè della separazione, nell’unione co­niugale, dei fini procreativo e u­nitivo ». Paolo VI aspetterà cinque an­ni a pronunciarsi e il 25 luglio 1968 l’Humanae Vitae fu pub­blicata
    scate­nando, come scrive Schooyans, «un bel putife­rio ». L’encicli­ca, in realtà, ha il valore di una autentica pro­fezia: già 40 anni fa il testo appariva il pun­to di resistenza decisivo sulla complessa questione della bioetica. «Se PaoloVI avesse ce­duto sul tema della contracce­zione – continua l’autore –, a­vrebbe aperto la porta a un naufragio in campo morale, a­vrebbe cioè sconfessato la ra­gione, capace nel suo retto u­so di discernere il vero dal fal­so, il bene dal male».
    Ed è proprio la ragione che por­ta, prima ancora della fede, «a giustificare la posizione di Pao­lo VI sulla contraccezione»: è la medicina a dire che la pillola ormonale non fa bene alla sa­lute; sono gli psicologi a dire che l’aborto può essere causa di disturbi gravi per la donna; sono le statistiche governative a mostrare come la banalizza­zione della contraccezione non faccia diminuire il nume­ro degli aborti; sono le riviste dei consumatori a mettere in e­videnza che i preservativi non sono affidabili. Dunque, se­condo monsignor Michel Schooyans, «l’adesione all’en­ciclica Humanae Vitae è ragio­nevole: essa afferma con co­raggio che l’etica edonista non è buona per l’uomo».
    I fatti stanno lì a dimostrarlo, e il docente belga li elenca: il crol­lo della fecondità e il conse­guente invecchiamento della popolazione, le pressioni eu­genetiche sulle gravidanze, l’ir­rompere di correnti favorevo­li all’eutanasia… Tutti temi di grande attualità, tanto che monsignor Giampaolo Cre­paldi, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, nel­la introduzione al libro, sostie­ne che «le tematiche della vita occupano un posto centrale nella moderna ‘questione so­ciale’ ». Paolo VI lo aveva già in­tuito 40 anni fa.

    da Avvenire del 4 ottobre 1208.

Trackbacks

  1. “…comme le Kremlin d’autrefois” « Abeona forum

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