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Saturday, 11 October , 2008 / ermes

“La coscienza del montone”


Dopo il marito, la moglie. La famiglia Alberoni rende immenso servigio alla sezione Medieval di Abeona. E’ proprio il caso di dire che Dio li fa e poi ce li appioppia…

P.S.: ovviamente chiediamo scusa a Dio… P.P.S.: resta una domanda: “Perché tirare in ballo la scimmia, povera creatura incolpevole?”

Quando la darwinolatria diventa intollerante
Per Rosa Alberoni la bellezza artistica conduce al Creatore

di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 30 settembre 2008 (ZENIT.org) – In Europa e in Italia si sta riaccendendo il dibattito su Darwin, la teoria evoluzionistica e l’esistenza di un Creatore. La questione sembra uscire fuori dai binari del rapporto tra fede e scienza, con evidenti esagerazioni polemiche e ideologiche.

In questo contesto, il Pontefice Benedetto XVI ha spiegato le sue argomentazioni nel volume “Creazione ed Evoluzione” (Edizione Devoniane 2007) in cui vengono riportate le relazioni svolte in un incontro a Castel Gandolfo nel 2006. Inoltre il Pontificio Consiglio della Cultura ha annunciato un convegno internazionale sul tema per il marzo 2009.

Per cercare di comprendere quali siano i veri termini del dibattito, ZENIT ha intervistato Rosa Alberoni, la professoressa e scrittrice che sul tema ha pubblicato “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin” (Rizzoli, 2007).

Secondo uno studio dell’Università del Southhampton (riportato dal Daily Telegraph del 20 settembre) il 36% degli insegnanti di Scienze in Gran Bretagna è convinto che Dio abbia un ruolo nella creazione dell’uomo. Sempre secondo il sondaggio il 28% degli insegnanti pensa anche che gli studenti dovrebbero essere incoraggiati a scuola a dibattere della creazione insieme alle teorie evoluzionistiche. Lei che ne pensa?

Rosa Alberoni: Penso che l’iniziativa sia lodevole. Tuttavia mi sembrano dei calciatori messi in panchina, che timidamente chiedono al Mister di entrare sul campo di gioco. E questo perché la maggioranza dell’élite ha accettato l’egemonia del messaggio del profeta Darwin. Gli atleti intimiditi e la gente comune, soprattutto i genitori, dovrebbero chiedere con forza: perché mescolate il sacro con il profano? Perché una teoria viene parificata alla realtà? La Creazione non è una teoria, è una realtà forgiata da una mano potente, una realtà certificata da tutto il creato, che è misterioso e sconfinata, e controfirmata dalla venuta di Cristo, che l’ha consacrata con la sua Parola. Quindi la Creazione non è oggetto di discussione, né di opinione, ma di acclamazione. Per confutare la teoria darwinista basta il buon senso: nessuna teoria è capace di creare il cielo e la terra, e tanto meno quel mistero che è l’essere umano, capace di conoscere passo dopo passo i piccoli segreti del creato, non la potenza di Dio, non il suo piano, non il suo pensiero come sostiene Einstein.

Facendosi interprete dei desideri dei suoi studenti, il direttore del dipartimento educativo della Royal Society, il biologo Michael Reiss, ha dichiarato che la Creazione deve essere trattata a scuola tanto quanto l’evoluzionismo. Per questa sua dichiarazione Reiss ha subito incresciosi attacchi e richieste di dimissioni. Non le sembra oscurantista il divieto di discutere di teorie diverse da quelle evoluzioniste?

Rosa Alberoni: Più che oscurantista il divieto è tracotante. Semmai la domanda che bisogna porsi è un’altra: perché la civiltà ebraico-cristiana ha permesso che una teoria s’installasse nelle scuole e sui media come realtà? Perché tale appare ai nostri figli: viene loro insegnato sin dall’asilo che l’uomo proviene dalla scimmia, con tutti i disegni che indicano con cura meticolosa come la scimmia camminando nel tempo perda il pelo, si alzi in piedi e diventi uomo. Quando arriva Natale, ai bambini l’evento centrale della cristianità si presenta come una delle tante favole. Tanto è vero che aspettano Babbo natale con sacco di doni, e Gesù appare loro come uno dei figli degli ambientalisti, fatto nascere apposta in una capanna, perché là dove vivono il bue e l’asinello l’aria non è inquinata. Ora tornare indietro nella storia per mettere insieme i cocci è arduo. Solo una decisione drastica, presa da tutti i Governi delle Nazioni appartenenti alla civiltà cristiana, potrebbe ristabilire la verità: decretare che la teoria darwinista venga collocata accanto a tutte le altre teorie dell’evoluzione – Lamark, Bergson, Comte, ecc. – e diventi materia di interesse per gli studenti universitari.

Recentemente negli Stati Uniti un ricercatore è stato licenziato perché credeva nella Creazione. In Svezia il Ministro dell’Educazione ha vietato che si parli a scuola di teorie diverse da quelle evoluzioniste e il Consiglio d’Europa ha votato una risoluzione in cui sostiene che “il creazionismo può diventare una minaccia ai diritti umani”. Perché secondo lei, ci sono tante critiche nei confronti delle teorie che non si accontentano di tesi riduzioniste e che riconoscono un Creatore?

Rosa Alberoni: Primo: il Consiglio d’Europa ha perso il senno, perché una tale decisione sottoscrive il degrado morale dell’Europa. Secondo: perché Dio è ingombrate per gli atei militanti, che fomentano la dittatura dell’individualismo. E’ ingombrante perché chiama in causa la coscienza morale di ognuno, perché i valori che scaturiscono dalla parola di Dio tutelano la dignità della persona, creano la civiltà, incitano a frenare gli impulsi distruttori di chiunque, quegli impulsi provenienti da Satana che lotta per ingrandire il suo regno di anime dannate. Gli atei militanti pretendono di vivere ed agire come gli animali: fare ogni giorno quello che più gli piace. Vale a dire: abortire come e quando si vuole; matrimoni fra uomini e fra donne; adozione dei bambini da parte di chiunque; calpestare i deboli nella lotta per il potere, per l’egemonia, o semplicemente per poter dire: io valgo più di te, perché sono più forte, quindi taci e obbedisci. E agli scientisti di poter clonare chiunque, incrociare l’uomo con l’animale, usare l’essere umano come cavia, fare esperimenti a tutto campo senza limiti, usando come criterio la coscienza del montone.

E’ la menzogna seminata dai darwinisti che minaccia i diritti dell’essere umano a considerarsi tale, cioè diverso dagli animali sia fisicamente che ontologicamente. I popoli devono capire per potersi ribellare, rigettare l’inganno e pretendere la verità dagli scienziati che operano da scienziati non da imbroglioni. Agli scientisti, ai forgiatori di menzogne in realtà non gliene importa nulla della provenienza dell’uomo, la scimmia è un grimaldello per ottenere la libertà di manovra, gli interessa il potere aribitrario, il denaro. Ma sanno che per ottenere carta bianca devono sbarazzarsi di Dio, annientare la coscienza morale dell’uomo, ridurlo ad un robot da manovrare a piacimento.

Nel libro “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin” lei sostiene che la teoria evoluzionista è diventata “darwinolatria”, e che è molto dannosa per i nostri figli. Ci spiega perché?

Rosa Alberoni: Perchè polverizza i valori della civiltà ebraico-cristiana. Perché è diventata l’ideologia che ha sostituito il marxismo. Non si parla più di Marx, è sparito dal linguaggio e dagli scritti, ma al suo posto hanno messo Darwin, il DNA. Questo ci indica che il comunismo portava in grembo la scimmia. Smaterializzatosi il comunismo, è apparso l’animale peloso e il suo profeta: Darwin il possessore della verità autentica. Mentre Abramo, Mosè, i profeti, la Madonna, i Santi, Cristo Gesù, tutti bugiardi! Tutti imbroglioni! La darwinolatria è nefasta, proprio come lo è stato il comunismo, perché giorno per giorno manipola le menti dei giovani dandogli le immagini e il linguaggio, che si riferiscono alla pura corporalità profana. I detentori dei media, i darwinisti o darwinolatri, non negano apertamente i valori cardini della nostra civiltà, ma li svuotano di significato. Per esempio: non hanno (ancora) il coraggio di affermare apertamente che il non uccidere, il non rubare, non dichiarare il falso, non commettere atti impuri, come lo stupro e la pedofilia, il rifuggire i vizi, l’onorare Dio, i genitori e le autorità sono valori eterni voluti dalla saggezza umana e da Dio. Non dicono: abbandona i valori della tradizione ebraico-cristiana e segui i nostri, che calzano meglio al tuo essere moderno. Ma dicono: segui la tua idea, il tuo volere, i tuoi desideri, sii libero di scegliere, di agire come vuoi, e di crearti i valori quando ti pare. In sostanza, se sei intelligente, segui il tuo volere individuale, segui il tuo Io e le sue voglie, come l’ha definito Benedetto XVI. E’ questo che viene in modo subliminale suggerito nelle scuole, sui media. A scuola il bambino non va per imparare, ma per divertirsi, per esprimere i suoi desideri, e l’insegnante non deve insegnare ma porsi in ascolto dell’alunno. E’ l’insegnate che deve imparare dall’alunno, e i genitori, complici di tale ideologia, incitano i figli dicendo: fai di testa tua. Cioè fai quello che ti pare. Ed essi lo fanno, tranne poi lamentarsi del caos morale e sociale in cui viviamo.

Lei parla anche della bellezza del Dio di Michelangelo. Può dirci quale concetto intende comunicare?

Rosa Alberoni: Michelangelo ci indica che Dio è il forgiatore di tutto il creato, e lo forgia con sapienza, armonia e bellezza impareggiabili ed irripetibili. All’uomo che ha nominato suo aiutante e custode della terra, non resta che conoscere, e cercare di imitarlo nel creare bellezza ed acquisire saggezza. Ci dice anche che Dio ha un piano per il Suo creato e per rassicurarci che non ci ha abbandonati, nonostante le nostre brutture, egli ci ha inviato i profeti, i Santi e infine, visto che eravamo sordi e ciechi, si è fatto uomo, Cristo, per rivelarci in modo inequivocabile che il Padre nostro esiste ed è nei cieli, ci ama di un amore smisurato, e ci ha indicato la via per tornare a casa. Ma per dirci anche che la vita ha senso, ha un valore unico ed inestimabile. Sta a noi saper usare il libero arbitrio che ci ha donato sin dal principio, sta a noi scegliere se ascoltare la Sua Parola e salvarci, o seguire la sonata di Satana e dei suoi seguaci e perderci.

Osservando la Cappella Sistina e il messaggio chiaro ed inequivocabile di Michelangelo, viene da domandarsi: perché siamo arrivati a tanto? Perché tirare in ballo la scimmia, povera creatura incolpevole? Perché dovremmo barattare la vita fatta di solo polvere con la bellezza della creazione e la certezza della vita eterna? La risposta non ha scampo: o siamo diventati più ottusi della scimmia oppure Satana sta facendo un buon lavoro. E quindi nella nostre orecchie rimbomba la domanda inquietante di Cristo: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”.

8 Comments

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  1. Ivo Palliat / Oct 12 2008 10:26 AM

    Da non perdere il Falling in love Center… e soprattutto la lista dei Love films!

  2. Eva Gem / Mar 24 2009 5:48 PM

    Benedetta figliola, un po’ di calma, suvvia

    A Valladolid un giudice ha emesso una sentenza per cui tutti i crocifissi dovranno essere tolti dai muri e dalle aule di una scuola pubblica. A Oxford il consiglio comunale ha cancellato il Natale sostituendolo con la festa delle luci d’inverno. Cosa sta accadendo?

    Rosa Alberoni: Sta avvenendo ciò che gli atei militanti sognano da due secoli: riportarci al pre-paganesimo. Il crocifisso è il simbolo della civiltà cristiana che ingloba tutti: atei, dubbiosi e credenti. Eliminarlo dai luoghi pubblici è un modo per negare il nostro antenato, Cristo, e di cancellare la nostra identità e il codice culturale cristiano. I distruttori di oggi tentano di imitare i giacobini, i pionieri della scristianizzazione, gli adoratori di se stessi nascosti sotto la maschera della ragione, i costruttori delle fosse comuni, i tagliatori di teste, gli sterminatori di esseri umani in nome della dea ragione (…)

    Alcuni magistrati o sindaci emanano sentenze o leggi masochiste, e gli atei e i dubbiosi si ribellino, impediscano che si annienti il simbolo della propria civiltà. E i credenti si oppongano mettendosi il crocifisso al collo, esponendolo nelle case, stampandolo sulle bandiere, attaccandolo sulle automobili, cucendolo sugli abiti, tatuandolo sulle mani, sul petto, sulla fronte.

  3. Darwenire / Apr 2 2009 11:38 AM

    Av 2 aprile 2009

    Darwinisti, maestri d’intolleranza
    IDEE. Il naturalismo filosofico, imbevuto di ideologia evoluzionista, rigetta arrogantemente il dialogo con chi non rifiuta la trascendenza

    DI FIORENZO FACCHINI
    P er spiegare l’origine delle specie non è necessario ricorrere alla creazione.
    Tutto può spiegarsi nella natura con i cambiamenti di cui essa è capace. Una natura auto­formatasi e auto-organizzatasi non ha bisogno di Dio. Questo modo di vedere le cose viene derivato direttamente dal darwinismo che, secondo alcuni studiosi, emancipa l’uomo dall’idea di Dio. È la posizione espressa dal naturalismo filosofico in cui la storia della vita e dell’universo viene letta così da non richiedere nessuna creazione e nessuna finalità, una concezione portata avanti con molta determinazione dalla rivista
    Micromega. La teoria scientifica di Darwin viene piegata verso una concezione filosofica della natura che esclude la trascendenza.
    Questa operazione è criticabile per due motivi: perché la contingenza e la selezione naturale, alla base del pensiero darwiniano, non rappresentano l’unica ottica scientifica in cui leggere lo sviluppo della vita e tanto meno il comportamento dell’uomo, e in secondo luogo perché la loro estensione a una visione generale della natura e della storia esorbita dall’ambito scientifico per connotarsi come una concezione propriamente filosofica. E l’uomo? Un evento fortuito, un caso ben riuscito dell’evoluzione della vita. La sua origine, non diversa da quella di ogni altra specie, non impedirebbe di riconoscerne le differenze (che sono però solo di grado, come affermava Darwin) rispetto agli altri animali e anche i diritti e compiti, per cui viene rivendicata una dignità all’uomo anche nel naturalismo darwiniano. Di fatto però essa non è originaria e propria, perché dipende da quanto gli viene attribuito dalla società. Nel naturalismo il comportamento dell’uomo, compreso il senso religioso, viene spiegato in termini di adattatività darwiniana, ed è regolato geneticamente.
    Analogamente l’agire dell’uomo viene interpretato in senso deterministico sulla base di esperimenti delle neuroscienze, per cui anche il concetto di libertà viene fortemente attenuato. Il naturalismo, come concezione e spiegazione della realtà in termini puramente biologici, esprime una visione chiaramente riduttiva, connotabile come scientismo e apre la strada a tante conseguenze sul piano sociale, specialmente nel campo dell’eugenetica e delle manipolazioni genetiche. Quelli che lo criticano vengono considerati intolleranti: l’evoluzione o la si accetta nell’estensione del naturalismo, senza troppe critiche alla teoria darwiniana, o si è considerati nemici della scienza e dell’uomo.
    La teologia cattolica viene accusata di arroganza (Orlando Franceschelli). Ma quale dialogo è possibile con questa premessa?
    Dove stanno veramente gli intolleranti e i dogmatici? Perché escludere a priori un allargamento della razionalità?
    Certe posizioni di fatto sono preclusive al dialogo. Il naturalismo ripropone la questione di Dio e del suo rapporto con la realtà creata. Dio non può essere messo al margine. Nello stesso tempo non può essere visto né come un programmatore né come spettatore. Perché non se ne può discutere? Nonostante certe preclusioni, il dialogo va cercato e praticato, anche fra cattolici desiderosi di approfondire la fede e la teologia della creazione. Un modello di questo possibile dialogo è rappresentato dalla conferenza sulla evoluzione svoltasi all’inizio di marzo nella Pontificia università Gregoriana e prima ancora, nel novembre scorso, dalla riunione della Pontificia accademia delle Scienze. Rincresce, e non pare corretto, che il livello scientifico della conferenza della Gregoriana sia stato duramente criticato da Telmo Pievani prima ancora che la conferenza si svolgesse. Un dialogo può partire dalla innegabile contingenza, ma anche dal carattere finalistico di molti aspetti della natura, e può svilupparsi dalla peculiarità dell’essere e del comportamento umano, senza la pretesa di spiegare tutto in termini di selezione come avviene per le mutazioni genetiche. Inoltre il dialogo dovrebbe sfociare nelle questioni pratiche relative al modo di intendere il valore della vita umana su cui le diverse posizioni possono confrontarsi guardando proprio alle conseguenze che se ne possono trarre sul piano sociale, quali il rispetto dell’uomo e dell’ambiente

  4. Eva Devast / Apr 20 2009 10:54 AM

    Un’accoppiata esplosiva: Rosa Alberoni scrive per il Timone… cosa vuoi di più dalla vita???? mah, effettivamente… un po’ di butano!

    Tutta colpa della scimmia

    Autore: Rosa ALBERONI

    Le ideologie che causano la corruzione dei giovani

    Viviamo in una cultura che nega le radici spirituali dell’uomo.
    E ci equipara alle bestie. Con le inevitabili conseguenze.
    Se amiamo davvero i nostri giovani, è ora di svegliarsi e agire.

    Un branco di giovinastri strozza una 14enne e la getta in un pozzo. Adolescenti fuori di testa bruciano i capelli a un alunno della loro scuola. E ancora: alcune “bulle” inferocite pestano una compagna di classe perché catturava gli sguardi dei maschietti con la sua spavalda sfacciataggine. Un ragazzo è ammazzato di botte in una rissa perché si rifiuta di offrire una sigaretta. Chi sono costoro? Marziani no di certo, zingari neppure. Gli aguzzini e le giustiziere, presi dalla cronaca degli ultimi mesi, appartengono alle famiglie perbene della casa accanto. Questi tragici fatti creano panico tra i genitori. Angosciati si chiedono: è colpa nostra? Risposte convincenti non ne trovano. E tacciono impietriti, perché non riescono a capire come mai figli ai loro occhi così “bravi” diventino alieni. Chi li ha corrotti?

    L’alibi del neonazismo. Certi commentatori liquidano con superficialità questi e altri episodi simili affidandosi a una facile interpretazione.
    Per costoro, la colpa è delle solite squadracce neonaziste (che naturalmente si sono fatte più audaci con il centrodestra al governo.. .).
    Perbacco! A che serve cercare un’altra risposta? Chi genera il male è l’ideologia nazista! E poco importa se il capo del branco “bruciateste” ha solo 14 anni e i simboli del nazismo li ha scoperti su Internet, li ha visti, gli sono piaciuti, e per darsi un’identità da duro li ha adottati. Ma del nazismo ha solo orecchiato qualcosa in classe. In effetti, lo schema di comodo del nazismo non riesce ad assorbire tutte le storiacce che rimbalzano dalla cronaca quotidiana e di cui sono protagonisti i nostri ragazzi. Per esempio, i “branchi rosa” dove li collochiamo?

    La famiglia capro espiatorio. Difficile trovare valide spiegazioni.
    O meglio, una è spesso tirata in ballo: la colpa è tutta della famiglia. Già, la famiglia. Perfetta come capro espiatorio. Di picconate ne ha subite tante negli ultimi decenni. Perciò, giacché ci siamo, spappoliamola del tutto.
    Ma l’attacco sferrato alla famiglia puzza di bruciato, non è possibile accettare una tesi così semplicistica. I camuffatori della realtà sono pericolosi.
    Di fronte allo spettacolo sconcertante di violenza e mancanza di valori che mostrano tanti giovani, abbiamo invece bisogno di una lettura corretta degli avvenimenti, più profonda. Per capire, cogliere le cause. L’unico che ha usato la ragione facendola ragionare è stato Benedetto XVI: ha parlato di emergenza educativa. E di emergenza educativa si tratta.

    Le responsabilità dei mass media. L’educazione non compete solo alla famiglia, ma è una responsabilità collettiva. I soggetti che educano sono tre: oltre alla famiglia, la scuola e i media.
    E sono soprattutto gli ultimi due a creare il clima sociale in cui viviamo. I mezzi di comunicazione di massa hanno smesso da tempo di proporre modelli esemplari, ideali alti. Non mostrano più i significati profondi della nostra civiltà, su cui si deve modellare l’agire quotidiano, ma in modo soft – si pensi a certi sciagurati programmi tv confezionati proprio per i giovani – suggeriscono che ciascuno è padrone assoluto della propria vita e “creatore” dei principi in cui crede.
    Come operano i mass media? Esaltando l’apparenza, il dio denaro, l’essere aggressivi per emergere, per nutrire i propri desideri. E mostrandosi acriticamente tolleranti verso le idee che negano la vita, dal momento che ciascuno ha diritto alle sue opinioni, alle sue scelte. Insomma, ogni cosa vale un’altra, tutto è relativo. Così la malapianta del relativismo culturale, che si muta facilmente in nichilismo, cresce grazie a questi manipolatori della verità.

    Non si parla più di eroi e di santi. Ma chi sono i padri del relativismo? Il giacobinismo (ideologia totalitaria e intransigente nata dalla rivoluzione francese) e il darwinismo (“padre” del razzismo e dell’eugenetica). Ed è la scuola che ne semina le idee. Non si insegna più lo sforzo fatto dall’uomo per costruire la civiltà. Non si parla degli eroi, degli inventori, degli scopritori, dei geni del passato. Non si insegna più la nostra storia artistica e spirituale, né i Comandamenti, né i vizi capitali o le virtù. Gli studenti non sanno com’è cambiata la nostra visione del mondo con l’avvento di Cristo, e neppure chi ha ispirato Michelangelo per i suoi capolavori. E come sono sorti la cupola del Brunelleschi, Santa Croce, Piazza dei Miracoli, Piazza San Marco o il Duomo di Milano. O le opere di Mozart, Beethoven, Verdi.
    Non si insegnano più le verità e i valori assoluti che hanno forgiato il processo civilizzatore nei secoli. La storia dell’uomo viene mescolata e confusa con quella degli animali, parificando di fatto l’identità dell’uomo con quella delle bestie. La stragrande maggioranza dei giovani affermano di essere darwinisti puri, che è loro diritto imparare e fare solo ciò che piace, e che desiderano provare tutto nella vita, anche le ebbrezze estreme.
    Non credono nell’anima, tanto meno in Dio.

    L’antenato scimpanzè. I genitori un tempo non davano peso a queste chiacchiere. Ma oggi? Essi non potevano sospettare che una teoria pseudoscientifica iniettasse il virus dell’ateismo e della resa della ragione alle pulsioni. Non potevano supporre che le tesi di Oarwin lentamente avrebbero cacciato i valori sacri dell’esistenza in un anfratto della mente dei loro figli, educati alla logica dell’evoluzionismo. E poi non erano convinti che l’immagine della scimmia come antenato potesse attecchire. Ma ora, vedendo che il mito della scimmia si è imposto sempre più nei mass media e nella mentalità comune, iniziano a capire che la teoria evoluzionistica modella i comportamenti. I giovani, tutti secolarizzati, non hanno più dubbi sull’origine dell’uomo: il nostro antenato è la scimmia, non Dio. E la convinzione di avere come antenato uno scimpanzè non è poi così neutra.

    La dittatura del desiderio. Se la vita comincia e termina sulla terra, non la si concepisce più come un viaggio per elevarsi spiritualmente, dove ciascuno ha un compito e cerca di farlo al meglio. Se la vita è sorta dalla materia, ed è breve, il desiderio di provare tutto, illecito e l’illecito, si giustifica. L’uomo è nato per desiderare, il suo compito è volere, non elevarsi spiritualmente. Così l’appagamento dei desideri diventa la stella polare del giovane. Egli non è più l’uomo che fabbrica la sua fortuna sulla terra e agendo in modo morale si guadagna la stima sociale e la vita eterna, ma è un essere desiderante, quindi la sua vocazione è quella di appagare i desideri terrestri e profani. Così, se i genitori lo rimproverano, il figlio finge di ascoltare, ma in realtà il suo essere desiderante vive i richiami come ostacoli da abbattere. Le regole non servono a nulla se ignora cosa sia la coscienza morale, perché nessuno gliene ha mai parlato. Nel contesto in cui vive, tutti gli suggeriscono che è libero di seguire i propri impulsi, e di godere della propria libertà sregolata.

    No alla vita fai-da-te. Non si può più restare a guardare e neppure rifugiarsi nel lamento. Se si vuoi raddrizzare la rotta e salvare i nostri figli e il futuro della nostra civiltà, dobbiamo alzare la testa, rigettare il plagio quotidiano. E rispedire al mittente l’arroganza degli adoratori del materialismo evoluzionista, con cui hanno, in tutti i campi, relativizzato i valori, il sacro, i costumi. I giovani che incarnano la vita fai da te sono tanti, troppi. Le azioni nefaste dei branchi lo rivelano. Ma anche chi non arriva a tanto non concepisce la vita in modo diverso dai bulli. Basta togliersi dagli occhi il velo del buonismo e del sentimentalismo, che ci porta a vedere i nostri figli diversi da quel che sono.
    Solo allora capiremo che molti, in cambio della soddisfazione di un impulso, sono disposti a barattare qualsiasi valore, talvolta anche la propria vita e quella degli altri. Se li amiamo davvero, dobbiamo svegliarci e agire.

    Ricorda

    «Senza regole di comportamento e di vita, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, non si forma il carattere e non si viene preparati ad affrontare le prove che non mancheranno in futuro. Il rapporto educativo è però anzitutto l’incontro di due libertà e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà. Man mano che il bambino cresce, diventa un adolescente e poi un giovane; dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà, rimanendo sempre attenti ad aiutarlo a correggere idee e scelte sbagliate. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarlo negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano».
    (Benedetto XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008).

    Bibliografia

    R. Alberoni, La cacciata di Cristo, Rizzoli, 2006.
    R. Alberoni, Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin, Rizzoli, 2007.

    IL TIMONE – Luglio/Agosto 2008 (pag. 14-15)

  5. lagiardiaintroversa / Feb 15 2010 2:27 PM

    In sintesi: gli scienziati sono fanatici taliban perché non sono pronti a smentire le proprie teorie (!!!!!!!!!!!!!!!!), parola di noialtri “più scaltriti epistemologicamente” creazionisti dogmatici (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!). Roba da matti. Povero Popper.

    Avvenire
    11 Febbraio 2010
    RIFLESSIONE
    I taleban di Darwin, la lezione di Popper
    Negli ultimi anni il dibattito sull’evoluzione e l’evoluzionismo si è riacceso nel nostro come in molti Paesi al di qua e al di là dell’Atlantico. L’intensità della discussione è provata dal gran numero di libri che vengono pubblicati su questo argomento. È sotto gli occhi di tutti come oggi una specifica interpretazione dell’evoluzionismo venga considerata l’autentica concezione dell’evoluzione biologica: i grandi quotidiani nazionali nelle pagine della cultura e le trasmissioni televisive divulgative presentano regolarmente il neodarwinismo come l’unica concezione possibile dell’evoluzione biologica e a questa accostano considerazioni che vanno molto al di là delle reali acquisizioni scientifiche.

    In realtà, l’«idea pericolosa di Darwin» porta ad affrontare temi filosofici ed antropologici fondamentali, come la diversità fra mondo inorganico e mondo dei viventi, la presenza di un ordine nell’universo, l’esistenza di una finalità nei fenomeni naturali, la natura e il destino dell’uomo, l’origine della morale e così via. Argomenti così cruciali toccano la visione generale del mondo e dividono facilmente coloro che accolgono una concezione trascendente da coloro che rifiutano tale visione. Si comprende quindi il conflitto intellettuale che ai nostri giorni oppone gli studiosi cristiani ai laici o, come sarebbe meglio dire, ai laicisti.

    È facile vedere come molte delle attuali discussioni bioetiche traggano origine proprio dalle diverse visioni del mondo dei vari studiosi: se, infatti, si ritiene che i concetti teorici scientifici comprendano tutto ciò che vi è da sapere sulla persona umana, appare evidente che non si può andare oltre le tesi care a Boncinelli o a Pievani. Ma, se si ritiene che il discorso non possa rimanere circoscritto ai concetti scientifici, allora apparirà in tutta la sua dimensione la povertà del naturalismo ontologico. In altre parole, non vi è dubbio che le soluzioni offerte dalle varie scuole bioetiche dipendano dalle tesi filosofiche basilari dei vari bioeticisti. Il dibattito oggi in atto, insomma, rivela la sua vera natura: è un genuino dibattito filosofico.

    Nel dibattito odierno si è troppo spesso dimenticato un punto focale, rappresentato dalla distinzione che esiste fra teorie scientifiche dell’evoluzione ed evoluzionismo filosofico. I sostenitori del naturalismo ontologico ritengono che le teorie scientifiche dell’evoluzione forniscano prove ragionevoli della tesi secondo la quale l’evoluzione biologica non ha bisogno di alcuna trascendenza ed accusano coloro che sostengono la tesi contraria, di non portare argomenti in favore della trascendenza. In realtà, i naturalisti ontologici aderiscono ad una tesi epistemologica che ritengono per sé evidente, ma non la sostengono in modo argomentato: essi ritengono che non vi sia alcuna reale diversità fra sapere scientifico e sapere filosofico.

    Sarebbe quindi del tutto legittimo ritenere che le tesi filosofiche dipendano dalle conoscenze scientifiche vigenti in un certo momento storico e che, pertanto, se la conoscenza scientifica non fornisce prove in favore della trascendenza, allora la trascendenza semplicemente non c’è. In altre parole, secondo i naturalisti ontologici non solo l’onere della prova spetterebbe a chi afferma la trascendenza, ma tale prova dovrebbe avere natura empirica, come comunemente avviene nelle scienze naturali. Ed è proprio in questo assunto che il naturalismo odierno si rivela per quello che è: una forma pura di scientismo.

    Un altro punto focale della discussione riguarda il valore della conoscenza scientifica. Dopo la grande lezione di Popper la gran parte dei ricercatori considera oggi le teorie scientifiche come costruzioni mentali indispensabili, ma non come verità definitive e incontrovertibili. Già circa 150 anni or sono uno scienziato molto più scaltrito epistemologicamente di Darwin – Claude Bernard – scriveva che le teorie scientifiche sono principi relativi «ai quali bisogna accordare un valore provvisorio nella ricerca della verità. (…) Esse non devono essere insegnate come dogmi o articoli di fede. (…) In quanto sintesi delle nostre conoscenze le teorie devono rappresentare la scienza. (…) Ma poiché queste teorie e queste idee non sono verità immutabili bisogna essere sempre pronti ad abbandonarle o a modificarle».

    Invece, ai nostri giorni quando si parla di evoluzione, assistiamo ad un curioso fenomeno; la teoria di Darwin – al di là dei suoi indiscutibili ed evidentissimi meriti storici – viene di fatto considerata una costruzione intoccabile che, nonostante gli anni trascorsi dal momento della sua formulazione, non è possibile mettere in discussione. A tutto questo si deve aggiungere il fatto che, quando si parla di darwinismo, molti continuano a trascurare gran parte delle discussioni epistemologiche avvenute nel XX secolo. Il punto nodale riguarda la distinzione fondamentale che separa il discorso scientifico da quello filosofico.

    La filosofia non si muove infatti sullo stesso piano della scienza: mentre quest’ultima si occupa esclusivamente della realtà empirica, ovvero dei fenomeni naturali, formulando ipotesi controllabili e proponendo leggi e teorie generali falsificabili, la filosofia si occupa anch’essa dei fenomeni naturali, ma li studia impiegando un metodo diverso da quello scientifico e ponendosi ad un differente livello di astrazione. Ciò che colpisce maggiormente nelle discussioni odierne dei naturalisti filosofici è la mancanza di consapevolezza dei limiti che separano il discorso scientifico da quello filosofico. Così, ad esempio, l’origine naturalistica della morale viene semplicemente affermata sulla base di alcuni comportamenti altruistici osservati negli animali, senza discutere adeguatamente la possibile esistenza di un salto ontologico fra l’uomo e il restante mondo dei viventi e senza riconoscere che l’ambito della realtà non coincide con quanto è oggetto della percezione empirica.

    È peraltro possibile constatare come attualmente vi siano scienziati e filosofi che si rendono conto che discussioni puramente scientifiche non possono esaurire il dibattito sull’evoluzionismo e che, per affrontare questo argomento, è indispensabile far esplicito ricorso ad argomentazioni metafisiche. Negli ultimi tempi sono infatti divenute più frequenti le voci di studiosi che riconoscono le debolezze delle tesi neodarwiniane e sottolineano la difficoltà di fondare su una teoria scientifica una visione generale del mondo.

    A questo proposito un grande biologo evoluzionista come Francisco Ayala, ad esempio, ha recentemente scritto che «gli scienziati e i filosofi che sostengono che la scienza esclude la validità di qualsiasi conoscenza al di fuori della scienza commettono un errore categorico: confondono il metodo e il magistero scientifici con le implicazioni metafisiche della scienza. Il naturalismo metodologico afferma che a conoscenza scientifica ha precisi confini, non che è valido ciò che essa dice in ogni campo».
    Giovanni Federspil

    P.S. A proposito della questione astrazione, al Nostro sfugge che la grandezza di Darwin sta proprio nell’essere stato capace di astrarre concetti e categorie inimmaginabili (esattamente come Einstein, e tutti i grandi scienziati di quella levatura), giacché è un po’ difficile (e superficialmente disinformato) pensare che abbia formulato la Teoria dell’evoluzione in merito ad osservazioni controllate. Al contrario, ciò che stupisce è che con l’avvento della biologia sperimentale e con l’acquisizione di nuove osservazioni (controllate e non) le ipotesi del naturalista inglese sono state tutt’altro che confutate, la qual cosa non equivale affatto a dire, come il Federspil sostiene, che non si sia pronti a smentire le proprie teorie e convinzioni, né a sminuire la brillante intuizione di Darwin. E’proprio il caso di dire “da quale pulpito viene la predica”.

  6. Alissa Occhino / Dec 16 2010 1:27 PM

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  7. Oggi non sono uno stupido / Dec 16 2010 4:04 PM

    Modestamente, Kent.

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  1. Eppur ci provano « Abeona forum

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