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Thursday, 30 October , 2008 / ermes

“Paura di volare”


Nel senso che più in basso di così…

Abeona assegna il Premio “Licenza poetica 2008” ovvero “Maestra di sciabola e scimitarra” alla scrittrice Erica Jong!

«Da Follett a Jane Fonda i liberal americani tutti in ansia per Obama»

La previsione: se perde è guerra civile
Il sospetto: «Ci sono apparecchi elettorali che ti fanno votare McCain anche quando hai pigiato il tasto Obama»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK – «Un’ ossessione. Un terrore paralizzante. Una febbre ansiosa che non ti fa dormire la notte, spingendoti o dallo strizzacervelli o all’ attivismo spasmodico o al desiderio di fuga nell’ extragalassia». Così, a detta della scrittrice americana Erica Jong, l’ intellighenzia newyorchese liberal starebbe vivendo gli spasmodici ultimi giorni della campagna elettorale del loro adorato idolo: Barack Obama.

«Se non vince, ho deciso di emigrare ad Alpha Centauri, il pianeta di un diverso sistema solare», scherza l’ autrice di «Paura di volare» e «Il Salto di Saffo», oggi una delle collaboratrici più assidue del sito politico di sinistra HuffingtonPost. Perché tutta quest’ ansia pre-elettorale?

«Perché è risaputo che le macchine elettorali in America sono truccate e negli stati dove si sta votando i repubblicani hanno già perpetrato frodi e razzie. E perché, a differenza dei nostri figli, la mia generazione ha vissuto in prima persona lo strazio per gli omicidi di Jfk, del fratello Robert e di Martin Luther King. Basta un folle armato di kalashnikov per uccidere anche il Sogno Obama».

Lo pensa davvero?

«E non son certo la sola. I miei amici Ken Follett e Susan Cheever sono preoccupatissimi. Naomi Wolf mi chiama tutti i giorni per vedere se il mio umore è più nero del suo. Ieri Jane Fonda mi ha mandato un’ email per dirmi che ha pianto tutta la notte e non riesce a guarire dal mal di schiena perché la tensione l’ ha ridotta ad un fascio di nervi».

Lei che cosa le ha risposto?

«Che anche la mia schiena è in preda agli spasmi tanto che sono dovuta correre dall’ agopuntore, facendomi prescrivere il valium. Mi sono ridotta con le pezze calde…».

Ma Obama è dato per vincitore da quasi tutti i sondaggi.

«E lei crede che, dopo aver rubato le ultime due elezioni, i mafiosi repubblicani al potere negli stati rossi se ne staranno tranquilli ad aspettare che la democrazia faccia il suo corso? Per fortuna Obama ha chiesto uno Special Prosecutor che possa supervisionare la trasparenza delle elezioni e si sta già preparando a contestare un’ eventuale sconfitta. Ne vedremo delle belle».

Cosa intende dire?

«Nel mio prossimo blog per Arianna Huffington anch’ io chiederò a tutti gli americani di portarsi la macchina fotografica al seggio per immortalare lo schermo degli apparecchi elettorali che ti fanno votare McCain-Palin, anche quando hai pigiato il tasto Obama-Biden. Aspettatevi una marea di ricorsi che arriveranno fino alla Corte Suprema. Purtroppo molto di destra».

Non le sembra di essere eccessivamente pessimista?

«Ne riparleremo mercoledì prossimo quando, se Obama perde, scoppierà la seconda guerra civile americana. Ci sarà il sangue per strada, mi creda, e non è un caso che il presidente Bush abbia richiamato dall’ Iraq un contingente di soldati che sotto il comando di Dick Cheney saranno impiegati nelle strade contro cittadini americani qualsiasi».

È un’ ipotesi apocalittica.

«Gli intellettuali ebrei come me non si stupiscono più di niente, dopo otto anni di amministrazione Bush che come scrive Naomi Wolf in “La fine dell’ America” ha trasformato gli Stati Uniti in uno stato di polizia, dalla tortura all’ imprigionamento dei giornalisti al Patriot Act».

Eppure non sono molti gli scrittori americani ad essere scesi in campo.

«Tom Wolfe e John Updike sono uomini di destra e Philip Roth ormai è un eremita che conduce vita monastica in Connecticut, lontano da tutto e tutti. Però ci siamo io e Michael Chabon ed abbiamo preso il posto, rispettivamente, di Susan Sontag e Normal Mailer. Abbiamo la stessa coscienza politica ma un senso dell’ umorismo che né Susan né Norman avevano».

Alessandra Farkas – Corriere della Sera, 29 ottobre 2008

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6 Comments

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  1. Ivo Cassat / Oct 30 2008 6:22 PM

    «Abbiamo la stessa coscienza politica ma un senso dell’ umorismo che né Susan né Norman avevano».

    Confermo…

  2. fabristol / Oct 30 2008 6:39 PM

    MA e’ pazza o che..?

  3. ermes / Oct 30 2008 6:44 PM

    Probabilmente ha visto una trasmissione di Santoro & Co

  4. Ivo Curat / Nov 9 2008 11:28 AM

    E’ del poeta il fin la maraviglia / chi non sa far stupir vada alla striglia!

    (indimenticabile Giovan Battista Marino)

  5. Fear of the dark / Nov 26 2008 10:29 AM

    Obama: dubbi sulle scelte di bioetica

    Caro Direttore,
    l’elezione di Obama a presidente degli Usa è una sciagura perché l’ideologia progressista che lo pervade lo spingerà a moltiplicare gli aborti nel suo Paese e a favorire interruzione di gravidanza, contraccezione e sterilizzazione in tutto il mondo. Milioni, forse decine di milioni di vittime innocenti verranno sacrificate all’idolo sanguinario del progressismo di sinistra, del «politicamente corretto». Ma per tanti, anche cattolici, ciò è irrilevante: quel che conta è cambiare regime, dimenticando che dalla padella di Bush si può cadere nella brace, com’è sicuro che accadrà per l’illusa e sventurata America. Spero e prego di sbagliarmi, ma purtroppo basteranno non quattro anni, ma mesi o settimane per vedere il volto abortista del progressismo, che distrugge alla radice ogni pace, fratellanza e benessere. Ma tanti, come ieri e oggi e sempre, faranno finta di non vedere, a lode e gloria del «divino» progressismo.
    Carlo Aimar, Busca (Cn)

    l direttore risponde

    Le sue preoccupazioni, caro Aimar, non sono prive di fondamento. Gli ambienti culturali, scientifici ed economici ‘progressisti’ hanno tutti apertamente sostenuto la candidatura di Obama.
    Chiarissimo, al riguardo, è stato il cardinale di Boston O’ Malley, che ha espressamente indicato Planned Parenthood, una delle maggiori organizzazioni abortiste d’Oltreoceano, fra le lobby elettorali a sostegno del candidato afroamericano, del quale ha anche stigmatizzato la «posizione deplorevole sull’aborto». Queste parole del porporato esplicitano l’attenzione critica che la Chiesa cattolica riserva alla nuova stagione politica che si sta aprendo in America, articolando peraltro la stessa componente cattolica dell’elettorato fedele ai principi del cristianesimo. Ora non so se questa attenzione critica combaci del tutto con il suo pessimismo a tinte fosche. E tuttavia non si deve dimenticare che, stando all’analisi dei flussi di voto, il 54 per cento dei cattolici americani ha scelto Obama, il quale fra l’altro porta con sé a Washington Joe Biden, ossia il primo vicepresidente cattolico nella storia degli Stati Uniti, che però è noto anche per le sue posizioni ‘aperturiste’ nei riguardi del cosiddetto diritto all’aborto. Pur ricordando che tra i grandi suggeritori e consulenti, Obama ha Douglas Kmiec, un illustre giurista cattolico che ha argomentato le ragioni ha sostegno del voto dei cattolici alla coppia Obama-Biden come il più idoneo a proseguire sulla strada ideale dei Kennedy e di Luther King, permangono rilevanti punti interrogativi che solo il tempo potrà chiarire. Poco incoraggiante il fatto che già il giorno dopo la vittoria, il neo-presidente abbia fatto trapelare l’intenzione di porre subito mano, liberalizzandole, a varie disposizioni dell’era Bush, a cominciare da quella dell’agosto 2001 che limitava i fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Contestualmente è giunta la dichiarazione del cardinale Lozano Barragan , «ministro della Salute» della Santa Sede che – in risposta alla domanda di un giornalista – ribadiva l’inaccettabilità etica delle ricerche sull’embrione umano. Una conferma della posizione consolidata della Chiesa in materia bioetica, che gran parte dei mass media internazionali ha letto però come una sorta di «scomunica» preventiva nei confronti di Obama, fatto escluso espressamente dal prelato («ho riaffermato quello che sosteniamo da sempre senza riferirmi esclusivamente al nuovo presidente degli Stati Uniti, di cui non conosco a fondo la posizione in materia»). La Chiesa ripropone a tutti gli uomini il principio della sacralità della vita che scaturisce dal Vangelo e continuerà a farlo in ogni occasione lo scorgerà minacciato, quale che sia il colore dell’Amministrazione Usa (e di qualsiasi altro Paese).

    Avvenire 22/11/08

  6. Ivo Afflitt / Dec 1 2008 7:36 PM

    Per la serie ‘gallina vecchia (non sempre) fa buon brodo’.

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