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Thursday, 5 February , 2009 / ermes

Paese che vai, usanza che trovi


“Motorizzazione civile e Aci producono due documenti: il libretto di circolazione e il certificato di proprietà del veicolo. Entrambi sono realizzati elettronicamente, attingendo dati dall’Archivio nazionale veicoli il primo e dal Pubblico registro automobilistico il secondo. Ma il Pra è un duplicato dell’Anv e per tenere allineati i due database si investono, sprecandole, risorse. In altri paesi basta il solo libretto per tutte e due le funzioni. Siamo sicuri che in questo caso non ci siano margini per razionalizzare e ridurre la nostra spesa pubblica?”

utile-per-inutile-non-vitiaturGemelli diversi: Motorizzazione civile e Aci

di Vincenzo Perrone e Francesca Petrina, 20.01.2009, Lavoce.info

Cosa farebbe un manager di una azienda privata o il buon padre di famiglia, col suo buonsenso, se scoprisse che due organizzazioni distinte producono servizi complementari e in buona misura sovrapposti, partendo dalla stessa base informativa? La lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione, per la riduzione intelligente e strutturale della spesa pubblica, si fa anche andando a caccia delle duplicazioni inutili. Le analisi della Commissione tecnica sulla finanza pubblica hanno messo in luce come Motorizzazione civile e Aci abbiano importanti aree di sovrapposizione e sarebbero candidate ideali per un processo di accorpamento e razionalizzazione.

Due organizzazioni, due documenti

La Motorizzazione civile, che fa capo alla Direzione trasporti terrestri, è parte integrante del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è articolata in 92 uffici periferici per una dotazione di personale di 3.709 unità e con un bilancio annuale di circa 332 milioni di euro. L’Aci è un ente pubblico titolare del Pubblico registro automobilistico (Pra) ed erogatore dei servizi a tale registro connessi. Ma è altresì azienda vasta e articolata in diversi settori di attività, che agisce anche con logiche di mercato e ha proventi che non vengono direttamente dal bilancio dello Stato né vi confluiscono, poiché è esonerata dagli obblighi della Tesoreria unica ed è esclusa dal novero degli organismi che concorrono al debito pubblico.

Sulla base degli ultimi dati ai quali abbiamo potuto avere accesso, ci risulta che l’Aci abbia entrate per 352 milioni di euro, di cui 233 milioni derivano da Pra e circa 40 milioni da riscossione di tasse automobilistiche, secondo il bilancio 2006. In pratica, dipende in gran parte dai servizi del Pra: passaggi di proprietà, prime iscrizioni, radiazioni. L’Aci opera, inoltre, come concessionario di riscossione per conto dello Stato, il che porta altri 26,5 milioni di euro di diritti. Alla chiusura in sostanziale equilibrio economico del bilancio, contribuiscono il rilevante portafoglio di partecipazioni di circa dodici società controllate, non tutte strumentali all’attività svolta, e tra cui spicca la Sara Assicurazioni, per un valore di bilancio di circa 100 milioni di euro e un valore di patrimonio netto contabile di circa 227 milioni di euro. Il tutto impegnando, considerato il complesso di società che ad Aci fanno capo, quasi 6mila persone, molte delle quali in posizione di responsabilità.

Da dove nasce la sovrapposizione? Le due organizzazioni producono due documenti: il libretto di circolazione (Motorizzazione) e il certificato di proprietà (Aci). Entrambi sono realizzati elettronicamente attingendo dati, il primo, dall’Archivio nazionale veicoli (Anv) e il secondo dal Pubblico registro automobilistico (Pra). Peccato che il secondo, il Pra, costituisca un sottoinsieme/duplicato del primo, l’Anv, e che per tenere allineati i due database si investano, sprecandole, risorse. Per non parlare del problema ancora più basilare, del senso di continuare a dovere avere due documenti separati, anche ora quando il costo di molti autoveicoli equivale alla somma di quelli di un televisore al plasma e di un buon frigorifero: oggetti per i quali nessuno si sognerebbe di imporre un certificato di proprietà da usare solo in occasione di cessione del bene. In altri paesi basta il libretto per tutte e due le funzioni, di documento necessario per la circolazione e per l’attestazione della proprietà: perché da noi no?

Il ministro Bersani aveva proposto nella sua “lenzuolata” l’abolizione del Pra, ma ha dovuto rapidamente rimangiarsela, per una opposizione al provvedimento dura quanto trasversale ai due schieramenti. Il nuovo esecutivo non pare si sia ancora posto, nel tentativo di spendere meno e meglio, l’obiettivo di un profondo e complessivo ridisegno organizzativo del sistema di offerta dei servizi pubblici per la motorizzazione civile, che porti a un miglioramento dell’efficienza attraverso l’eliminazione di duplicazioni e la riprogettazione dei processi operativi anche alla luce dell’evoluzione tecnologica in questo campo, a una più netta distinzione tra sfera pubblica e sfera privata di attività. Il tutto riuscendo anche a migliorare la soddisfazione degli utenti che potrebbero vedere ridotti gli adempimenti burocratici connessi al possesso e all’utilizzo di un autoveicolo. È sensato non verificare se esistono in questo caso margini per razionalizzare e ridurre la nostra spesa pubblica?

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