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Friday, 6 February , 2009 / ermes

Ci sarà pure un giudice a Berlino?


codiceSpesso si afferma – dovunque: nei libri di storia, sui giornali, per le strade, nelle aule universitarie – che fascismo e nazismo giunsero al potere “democraticamente”. Con questa definizione, volendo intendere che Mussolini e Hitler ottennero rispettivamente le cariche di Presidente del Consiglio italiano e Cancelliere tedesco non sparando un sol colpo.

Vulgata vuole che questi due barbari siano riusciti a conquistare le leve del comando, rispettando grosso modo i metodi classici della rappresentanza parlamentare. Il primo, legando a sé un blocco di partiti e partitini (alcuni persino d’ispirazione liberale) che gli assicurò il voto favorevole delle Camere; il secondo, convincendo a suon di successi elettorali il Presidente von Hindenburg a nominarlo a capo del Governo di Berlino.

Tale lettura mi è sempre sembrata allo stesso tempo banale e riposante. Quasi alla maniera di una filastrocca per bambini, di un gioco di distrazione. Altra, ben altra a mio avviso, la realtà. Io persisto ancora, infatti, nella convinzione che tali regimi abbiano potuto instaurarsi soltanto facendo ricorso alla violenza la più bieca e vergognosa, la violenza cioè ammantata di finzione, la violenza che si squaderna ma non si dichiara, quella che uccide e teme di essere scoperta.

Il discrimine credo sia tutto nelle differenti definizioni che si danno del termine “democrazia”. Non si tratta di questione di lana caprina, di esercizio retorico quali i rebus costruiti (e subito risolti) dai legulei di turno, di analisi stilistiche o critiche filologiche di inenarrabili giunture sintattiche… Non di postille e codicilli si tratta… bensì di carne e sangue, di vita e di morte, di politica – in altri termini – allo stato più puro.

Per alcuni, per i più, sistema “democratico” corrisponde ad organizzazione che consente appuntamenti elettorali, scrutini di preferenze e decisioni, urne e collegi. Il tutto più o meno in salsa rosa… un (dis)ordine sparso ma in qualche modo amministrato, gestito, tollerato. Non importa tanto come si giunga al voto, quanto che al voto (questo immondo e bestiale feticcio) si giunga. Diritto di voto per tutti che molto spesso corrisponde a diritto di vera scelta solo per pochissimi.

Per altri, invece, gente piena di limiti che quindi ben conosce i limiti dell’umana natura… una effettiva “democrazia” può darsi (si tende ad un idealtipo, non al dogma: tutto è perfettibile, tutto è falsificabile) soltanto riflettendo sui pericoli insiti nel concetto stesso di “democrazia”. Primo tra tutti il pericolo di eleggere (o plebiscitare) un dittatore, per poi scoprirsi non più in grado di liberarsene.

Soltando riconoscendo che vi sono dei diritti inalienabili degli individui che neppure gli scontri e l’alternarsi tra maggioranze potrebbero scalfire, soltanto limitando e bilanciando i diversi poteri investiti di pubblica legittimità, soltando approntando costanti controlli ai controllori, soltanto svelando anche i più reconditi arcana imperii dei governanti, soltanto dando voce ai senza voce si può sperare di approntare un minimo di tessuto “democratico” per una società.

Mussolini e Hitler, al contrario, poterono sguazzare come serpenti in pantani di infamia e paure. E’ tutto qui il punto: fascismo e nazismo presero piede perché poterono ramificare la propria forza mediante azioni squadristiche, spedizioni punitive, creazione del terrore per le piazze e nei neuroni. Invece di essere arrestate sul nascere, camicie nere e camicie brune furono accettate, talvolta forse alla ben meglio arginate, nutrite e infine legittimate.

Dove è violazione del diritto (non) vigente, dove è illegalità diffusa e non sanzionata lì non è (più) “democrazia”. Oggi assisto, oggi assistiamo a fenomeni in tutto simili a quanto accaduto in Italia nei “bienni rosso e nero” e nella Repubblica (ripeto: Repubblica!) di Weimar. Incivili e barricadieri occupano e devastano il suolo pubblico (fisico e mentale) e nessuno li sanziona. Tutto continua a scivolare nell’indifferenza e di più ancora nel ghigno.

Le parole sono pietre. Dove è strage di parola, lì è strage di legalità. E dove è strage di legalità, lì ben presto potrà inverarsi strage di corpi. Quanto continua ad accadere a Rita Bernardini e Sergio D’Elia in queste ore è di una gravità che farebbe impallidire persino i più rossi tra i marziani… Invece nulla. Silenzio. Alcun esponente politico, alcun magistrato, alcuna denuncia, alcuna indagine su notizie di reato così notorie e patenti.

Per inciso, non dico denuncia o indagine in senso generico: intendo espressamente denunce e indagini di tipo penale, individuali, nei confronti di tutti gli istigatori all’odio che – mascherandosi dietro una mail – risalgono dalle oscurità dei loro inferni e miasmi, per infangare e terrorizzare le vite altrui. Denunce ed indagini perché questi maestri dell’arte equina (chi altri schiuma così augusta bava alla bocca?) siano identificati uno per uno… ed uno per uno di conseguenza condannati.

2 Comments

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  1. Eva Incut / Mar 2 2009 3:16 AM

    A proposito di indimenticate arti equine

Trackbacks

  1. Senza memoria « Abeona forum

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