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Saturday, 7 February , 2009 / ermes

Il cerchio si chiude


Traggo dal sito di RaiNews24:

Sul caso di Eluana Englaro “ci sono due culture che si confrontano: da un lato la cultura della liberta’ e della vita e dall’altro quella dello statalismo e, in questo caso, della morte; noi siamo per la vita e per la liberta’ “. Cosi’ il premier Silvio Berlusconi

Ormai la partita è chiusa. La partita del dialogo, del confronto, della riflessione. In questo maledetto Paese, eterno terreno di coltura per i peggiori fondamentalismi dell’età moderna (fascismi, comunismi, clericalismi, partitocrazie, corruttele, camarille, mafie, camorre, pietismi, familismi, mercimoni, scomuniche, superstizioni…) nulla è cambiato dai tempi di Giordano Bruno, nulla cambia.

Da una parte i saccenti custodi della verità e della vita, dall’altro quelli delle menzogne e della morte, dice il mio Presidente del Consiglio. Sulla terribile sorte di Eluana un bivacco di manipoli distingue il bene dal male, il giusto dal torto, su quel corpo martoriato si spartiscono le vesti i maestri del vero, separano buoni e cattivi, santi ed eretici, angeli e mostri in forma (dis)umana.

Attendo una spiegazione dal fu popperiano Capezzone, ma forse è troppo impegnato nel preparare le puntate del Processo di Biscardi… Attendo una parola dal sedicente progressista Brunetta, ma forse è troppo preso dal preparare slogan ad effetto… Attendo un impazzimento dalla auto(no)ma Prestigiacomo, ma forse è troppo attaccata alla poltrona dell’autorevolissimo Ministero dell’Ambiente…

Ciò che mi scandalizza, mi scava l’anima è questa galleria delle cere che mi si affastella ogni giorno davanti al video, questi decrepiti conoscitori della blasfemia, dell’ingiuria… Credo si possano avere le più disparate idee, opinioni, credo si possano, si debbano cambiare idee, convincimenti, opinioni sulle questioni che toccano le morti, le vite, gli aborti, le stragi, i decubiti, gli strazi, le carni.

Ciò che non si può, ciò che non si deve… a mio modesto avviso, è spartire torti e ragioni con le sicumere di padreterni pronti a schiacciare e condannare derelitti povericristi. Orwell aveva visto e previsto troppo bene… Le neolingue, i maiali che sguazzano nel fango, i regimi delle menti, i megafoni che mordono le calcagna. Orwell non conobbe l’Italia, eppure descrisse stupendamente l’Italia di ieri, l’Italia di oggi.

Docenti che per decenni non avete formato o avete volutamente deformato le fragili teste voi affidate… Destri, sinistri, iperuranici che avete insanguinato le strade per idologia e micragnosa distribuzione delle rendite… Pacifisti annoiati e spenti come la più antica lava fossile… Avete tutti, e sempre, gridato parole di propaganda, mai critica, mai argomentazione dell’intelletto. Solo discorsi da bar dello sport, o al massimo da curva da stadio.

Le conseguenze della vostra, delle vostre storie, del vostro inquinare di tracotanza ogni ambito civile, gli effetti del vostro lasciarsi vivere son oggi tutti visibili. Oggi il cerchio si chiude. Non sbraitate, non gridate all’eccessivo Berlusconi, al caimano pachidermico, al nano psicolabile donnaiolo e battutaro. Non altri che un vostro prodotto, quel Berlusconi che ora additate. Non altro che il più coerente ed onesto tra di voi. Vostro figlio, vostro salvatore.

14 Comments

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  1. ermes / Feb 7 2009 9:27 PM

    Quando dico che Berlusconi, in particolare il Berlusconi di ieri e di oggi, è un loro prodotto…

    A Napolitano Welby scrisse una tra le sue lettere più scandalosamente belle. Napolitano, novello Pilato, semplicemente la trasmise alle Camere, non altro.

    Non un intervento sul sistema di (dis)informazione, non l’amata “moral suasion” su partiti-partitini-partitacci, non denuncia dell’elefantismo burocratico del nostro diritto, non urla contro la paralisi dei tempi nei tribunali, non richiesta di indagini negli ospedali, nulla, semplicemente nulla.

    Anzi, salamelecchi al Papa, incensi ai diplomatici d’Oltretevere, cene di gala agli zuavi pontifici.

    Ora, come degno effetto di cotanta miopia… il conflitto con Berlusconi. Chi semina vento (in Italia) raccoglie uragani…

  2. ermes / Feb 7 2009 9:35 PM

    P.S.: e per fermare l’uragano che ha contribuito a creare, ovviamente viola la Costituzione, inviando una missiva durante un Consiglio dei Ministri…

    Roba da Sudamerica (e chiedo scusa al Sudamerica): per impedire una violazione del diritto, si opera convintamente altra violazione del diritto. L’emergenzialismo come regola: ecco quello che mi sembra il lato più caratteristico dell’Italia di sempre.

    Assistiamo all’ennesimo scontro di alcuni fra i più protervi sistemi di (pre)potere che l’Europa abbia conosciuto, eppure i due fronti contrapposti assurgono una volta ancora al rango di baluardi della libertà…

  3. Eva Eramegliosetac / Feb 8 2009 12:13 PM

    Il puello delle libertà ha risposto:

    “…il dibattito pubblico di questi giorni si e’ incaricato di dimostrare che non valgono gli schemi tradizionali destra/sinistra o laici/cattolici”.

    Come dire, analisi profonda quanto la testa di uno struzzo sotto la sabbia.

  4. Pina Atro / Feb 9 2009 10:21 AM

    per oltre un decennio è STATO braccio destro di Camillo Ruini alla CEI
    Monsignor Betori: «Per i cristiani
    le persone sono sopra la legge»
    L’arcivescovo di Firenze: «nella storia di Eluana l’amore più alto e concreto è quello delle suore»

    FIRENZE — Giuseppe Betori, per oltre un decennio braccio destro di Camillo Ruini alla guida della Conferenza episcopale italiana, da quattro mesi è arcivescovo di Firenze. Questa è la prima intervista dal suo insediamento. Nello studio che guarda Santa Maria del Fiore ha il ritratto di Elia Dalla Costa, «arcivescovo dal ’31 al ’61, l’uomo che chiuse le porte e le finestre dell’arcivescovado a Hitler. Si sostenevano a vicenda, lui e Giorgio La Pira: avevano lo stesso confessore, don Bensi. Era la Firenze di Giulio Facibeni, cappellano della Grande Guerra, fondatore dell’Opera che si occupa degli orfani. Di tutti e tre è in corso la causa di beatificazione. Per me, Dalla Costa è la fede, La Pira la speranza, Facibeni la carità».
    Quali sono i suoi sentimenti, in queste ore in cui la vicenda di Eluana Englaro si avvicina all’epilogo?
    «La vicenda di Eluana Englaro sta giungendo alla tragica conclusione che molti hanno voluto. Ancora una volta la voce della Chiesa, così spesso accusata di volersi imporre a tutti i costi, si è rivelata caratterizzata da quella fragilità che è propria di chi non può fare appello che alla coscienza. E se la coscienza per crescere ha bisogno di un processo necessariamente lento, è ancora più difficile che maturi, come in questo caso, sotto l’influsso delle grida e dei proclami ideologici, soprattutto quando anche le istituzioni invece di mettersi in ascolto dei diritti naturali si erigono a produttori di pseudo nuovi diritti. Se questa è la porta aperta per un’autodeterminazione che vuole giungere a legalizzare l’eutanasia, la nostra società si avvia verso una tragica involuzione quanto a rispetto dell’intangibilità della persona e della sacralità della vita. Sono riferimenti che nel passato hanno permesso all’umanità traguardi decisivi: l’abolizione della schiavitù, la condanna delle diseguaglianze razziali, il rispetto per i disabili. Abbandonare questa strada non sappiamo dove può condurci. Anzi, lo sappiamo, ma ci è più comodo illuderci che tutto ciò sia innocuo, forse anche vantaggioso per l’umanità. Alla Chiesa resta solo la preghiera, per tutti, sperando fino all’ultimo nella conversione dei cuori e nella fiducia che anche da questo tragico evento possa nascere una coscienza più avvertita dei pericoli che incombono su di noi, divenuti così potenti nelle tecnologie e così fragili di fronte alla sofferenza».
    Considera giusto il ricorso a un decreto? E come valuta il no di Napolitano?«C’è un realismo cristiano, per il quale il valore di una persona è superiore anche agli interessi di tenuta di un sistema politico e alle esigenze delle stesse forme giuridiche. Da questo punto di vista, quest’ultimo passaggio è in linea con le molteplici forzature che si sono registrate sul piano giuridico prescindendo dal bene della persona. Se il diritto non è a servizio delle persone diventa un problema. Noi cattolici amiamo talmente la realtà che non accettiamo di chiamare morta una persona che ancora vive. E mi lasci dire che siamo noi i veri uomini della ragione, coloro che non cadono nella contraddizione di dichiarare una persona priva di ogni dimensione umana per poi sedarla per evitarle un dolore che non dovrebbe sentire. Tutto questo ci potrà procurare anche qualche ingiuria, ad esempio di meschino integralismo…».
    Queste sono le parole di D’Alema.«Se la fedeltà alla verità ci costa qualche insulto, questo per noi è nulla purché una vita umana venga salvata».
    C’è una sentenza della magistratura, rispetto a cui la Chiesa è accusata di ingerenza.«La sentenza consente, non impone nulla. Secondo illustri costituzionalisti, non solo secondo me, la sentenza va ben oltre le possibilità che la Costituzione e l’attuale legislazione prevedono. La Chiesa ha la massima comprensione per le persone e per questo agisce nel suo modo tipico: pregando; a Firenze abbiamo organizzato una veglia di preghiera, c’erano 500 persone. Ma la Chiesa ha anche il dovere di dire la verità, non il falso. Qui è in gioco la verità sull’uomo e sulla vita umana. La vita ci è data; non è disponibile; non possiamo pensare di determinare la vita stessa. È segno della crisi del nostro tempo mascherare da diritti ciò che è solo desiderio».
    Lei disse che la legge sul testamento biologico non era necessaria.«Ero convinto che la legislazione vigente tutelasse la vita e non ci fosse bisogno di nuove norme. All’evidenza non è così. Si faccia allora una legge chiaramente a favore della vita, consentendo alle persone di esprimersi con modalità certe circa il proprio passaggio finale. Ma il caso di Eluana viene accostato al testamento biologico in modo strumentale. In realtà non ci sono indicazioni univoche sulla sua volontà. La sentenza ne ha preso in considerazione alcune e non altre. E ne ha dedotto la validità in base allo stile di vita. Una forzatura».
    Che cos’altro avrebbe potuto fare il padre? Lasciarla alle suore che si erano offerte di seguirla?
    «Mi sembra che in tutta questa vicenda se c’è qualcuno che se ne esce con intatto prestigio e accresciuta credibilità sono proprio le suore, che da anni servono questa donna come una figlia e tale la considerano. Non hanno scritto libri né si son messe a frequentare le televisioni per dire le loro ragioni, traducendo un fatto umano in un volano di azione politica; ma nessuno può negare che, se la ragione sta dalla parte dell’amore, il loro amore è stato il più alto e il più concreto fra tutti. Non chiedevano altro che di poter continuare nei gesti dell’amore. Se una donna in questi giorni viene privata della sua vita in forza di un’ipotetica ricostruzione di una sua presunta volontà, altre donne, queste suore, vengono anche loro offese, private di una relazione che non smetterà però di riempire la loro vita. Come pure il ricordo di questa donna resterà nel cuore di quanti amano la vita come un dono da custodire e non come un possesso di cui disporre».
    Veniamo a Firenze, che pare in difficoltà. Inchieste giudiziarie, un sindaco che si incatena, primarie a sinistra affollate e contestate.«Firenze non è fuori dall’Italia. Anche questa città subisce l’impoverimento della politica che segna il momento del Paese. Un impoverimento ideale, che Firenze condisce con un suo carattere tipico, l’antagonismo. Quelli che potrebbero essere strumenti di partecipazione, in un clima di impoverimento ideale diventano l’occasione per far emergere tutte le contrapposizioni possibili. Va detto che, in una città cui non bastavano Guelfi e Ghibellini e si è inventata pure i Bianchi e i Neri, cinque candidature possono rappresentare un segno di moderazione…».
    Quando il Pd tenne le primarie nazionali nel 2007, lei espresse dispiacere per la partecipazione di preti e suore. La pensa ancora così?«Sì. La Chiesa non partecipa alla vita interna dei partiti. La Chiesa non è di parte; è di tutti. Dio non è di qualcuno: Dio è con noi, Dio è contro di noi… sono slogan che hanno avuto esiti nefasti, per quanto regga il paragone con le piccole vicende politiche della nostra Repubblica attuale. Lo strumento con cui la Chiesa sta con tutti è la parrocchia. Al mio clero rivolgo un ringraziamento perché, per quanto diminuito nel numero e cresciuto nell’età, mantiene le posizioni tra la gente. La Chiesa italiana non è una Chiesa d'”élite”. È una Chiesa di popolo».
    Alla Chiesa italiana si rimprovera di schierarsi piuttosto dall’altra parte, con il centrodestra.«Sfido chiunque a trovare una dichiarazione della Cei in tal senso. La Chiesa fa scelte di cultura e di valori; le conseguenze politiche sono secondarie. Non abbiamo mai scelto una parte; noi ci siamo sempre espressi sui problemi, in particolare su quelli antropologici. La grande intuizione del cardinale Ruini è stata proprio superare l’appiattimento del mondo cattolico sulla politica. Da troppo tempo la cultura cattolica, direi dagli anni di Rosmini, era subalterna e talvolta autoemarginata rispetto ai grandi processi culturali del Paese».
    Eppure lei ha denunciato una «cultura egemone» ostile alla Chiesa.
    «Distinguerei tra una cultura pubblica, che ha l’egemonia sulle strutture di comunicazione ed è ostile alla presenza in campo della Chiesa, e una cultura diffusa. Il referendum sulla legge 40 ha mostrato come questa cultura diffusa, appannaggio non solo dei credenti, possa affermarsi sulla cultura di élite, convinta di orientare le grandi scelte con certe articolesse della domenica».
    Come giudica la vicenda dei lefebvriani? Un vescovo può negare la Shoah?«Si tratta della remissione di una scomunica, che era stata comminata non a uno solo ma a quattro vescovi consacrati fuori dalle norme canoniche. Oggetto della remissione è una condizione giuridica, non il pensiero lefebvriano. Un gesto di misericordia da parte del Papa; ed è paradossale che venga criticato da chi in genere trova la Chiesa poco misericordiosa. Un gesto che non segna la conclusione ma l’inizio di un cammino, ancora tutto da compiere. Perché il pieno riconoscimento del cattolicesimo implica accettare tutta la fede, incluso quel pezzo della tradizione che è il Concilio vaticano II».
    Ma il negazionista Williamson è vescovo oppure no?«I quattro vescovi sono stati ordinati validamente seppure illecitamente, e la Chiesa non può annullare gli effetti di un sacramento, che è opera di Dio. Ma la Santa Sede ha chiarito che tutti e quattro i vescovi non possono esercitare il loro ministero, che resta inibito fino a quando non sarà compiuto per intero il loro cammino di riconciliazione con la Chiesa, accettando il magistero del Concilio vaticano II e dei recenti pontefici. Per il vescovo Williamson si aggiunge la richiesta di rigettare esplicitamente le posizioni negazioniste sulla Shoah. Il fatto che Williamson abbia negato l’Olocausto è gravissimo, inqualificabile, vergognoso. Dal punto di vista della verità storica, è inaccettabile e inammissibile che non dico un vescovo, ma un cristiano neghi cose realmente accadute. Ciò tradisce un giudizio sugli ebrei segnato dal sentimento antisemita, che la Chiesa mai ha condiviso, e dal sentimento antigiudaico, che la Chiesa ha superato con la dichiarazione del Vaticano II Nostra Aetate. Non è possibile essere cattolici e antigiudaici».
    Come reagirebbe di fronte a una preghiera islamica davanti a Santa Maria del Fiore?«Non mi piacerebbe, e la considererei una provocazione. Ogni religione ha diritto a spazi per l’esercizio del culto; ma questo non implica il diritto a invadere spazi non propri, né la pretesa di costituire presenze al di fuori di una maturazione culturale. Prima di innalzare le proprie chiese i cristiani hanno atteso secoli, perché si formasse l’amalgama culturale con la società in cui vivevano».
    Nessuna fretta per costruire nuove moschee?«Occorre tutto il tempo necessario perché l’Islam entri in profondità nell’habitat culturale italiano. Vediamo come e in che modo questa comunità si colloca nella società. E troviamo subito insieme forme perché possa praticare il proprio culto».

    Aldo Cazzullo
    09 febbraio 2009

  5. Nick / Feb 9 2009 11:11 AM

    Lo avevo appena finito di leggere sul Corriere e lo stavo per postare…
    C’è da rimanere allibiti!

  6. Eva Versidiping / Feb 9 2009 12:22 PM

    Ormai ricamiamo poesie:

    Dice il Ministro del Welfare, il laico e socialista (ripeto: laico e socialista!) Sacconi che “venerdì scorso è stata la più intensa giornata politica che abbia mai vissuto e la ricorderò finchè campo”. D’altronde, “…fin dall’inizio il presidente del Consiglio non ha avuto dubbi. Del resto anche i suoi critici concordano che Berlusconi è uomo di straordinaria vitalità. Lui è il contrario del nìchilismo. E in Italia in questi quarant’anni abbiamo vissuto una deriva nichilista, cominciata all’inizio degli anni 70, quando il ’68 altrove finiva e da noi cominciava, quando – come De Michelis diceva già allora – ci si illudeva di intravedere i bagliori dell’alba e invece guardavamo i fuochi di un mondo che finiva. Un fenomeno largamente decadente. Qualcosa che ricorda l’inquinamento agricolo: non si vede subito ma penetra in profondità, deposita germi, inquinala falda, avvelena le acque. Ora la vocazione all’annichilimento va declinando e si riscopre il senso della vita, che ha valenza non solo civile ma è la premessa dello stesso vitalismo economico e sociale. E si dice con ragione che in questa grande crisi dei mercati finanziari e dell’economia reale è necessario ripartire dai valori più profondi».

  7. Eva Comesidic / Feb 13 2009 1:08 PM

    Parlavamo di maestro di slogan

    Ora sostiene di volere una “soft law”.

  8. ermes / Mar 4 2009 10:44 AM

    Roba dell’altro mondo… roba dell’Avvenire

    “Al partito della morte non basta avere sepolto Eluana; l’obiettivo è più ambizioso, è il rovesciamento, la sovversione anzi, della realtà. Dare acqua e cibo e lavare un malato inerte si chiama «accanimento». Non è una questione linguistica. E’ importante, il nome che si dà alle cose. Hannah Arendt nella Banalità del male spiega come il nazismo abbia evitato accuratamente di usare la paroa «sterminio» circa la eliminazione degli ebrei. L’ordine era di parlare di «soluzione finale». Suonava meglio e qualcuno poteva fare finta anche di non aver capito. Le parole, sono importanti”.

    Appunto. Fanatici della peggior genìa.

  9. Isa Tillye / Mar 10 2009 7:38 PM
  10. Tito Inver / Mar 12 2009 1:22 PM

    mi sfugge qualcosa….

    Avvenire 12/03/09
    di Andrea Rossi
    Le domande del cuore e i dogmi laicisti
    « Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere».
    «Chiunque avrà fatto una di queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli lo ha fatto a me»: la seconda frase del Vangelo riguarda i credenti in Cristo, ma la prima riguarda tutti. L’umanità intera vi può ritrovare un ethos condiviso. Quanti laici – o meglio, laicisti, o meglio ancora anticlericali (anzi, oggi si dice ‘credenti in altro’) – hanno sbandierato frasi del Vangelo a supporto di missioni verso i poveri nei Paesi sottosviluppati? Quante volte alla Chiesa è stato rimproverato «lo sfarzo che grida vendetta» nei confronti dei poveri? Quante ‘pance gonfie’ di bambini senza cibo ci hanno mostrato per sbattere in faccia alla Chiesa l’ennesima responsabilità?

    Ancora una volta abbiamo visto questi difensori dell’umanità venire da lontano come avvoltoi che si avvicinano a corpi quasi inermi. Ma questa volta gli avvoltoi hanno avuto degni ‘compari’: alcune iene che avvicinatesi hanno fiutato il sangue di una vittima, o meglio, quel che rimaneva di un corpo debilitato ma ancora capace di vibrare emozioni, di rispondere a gesti d’amore; segni decifrabili solo da un codice appreso con la vicinanza instancabile e amorevole di chi sa scorgere la vita dentro un corpo, che altri hanno già definito morto.
    Forse mai come in questo caso il vedere è il riflesso di ciò che si vede di sé stessi: chi vede la morte è già morto dentro. Chi sa vedere la vita è portatore di vita. Perché questa volta non ci hanno mostrato nessuna pancia, nessun corpo? Avremmo visto troppa vita in quel corpo? Per il rispetto e la dignità del malato? Per diciassette anni quella creatura è stata assistita, curata, accudita: insomma, amata, custodita da un grembo che continuava a tenerla in vita. Non è stato staccato un sondino, ma un nuovo aborto è stato procurato; quella creatura tolta da quel nuovo grembo materno che la viziava di attenzioni, è stata sradicata dalla calda e irrorata e nutritiva placenta, per essere posta in una anonima e asettica stanza della morte. È morta da sola, ci dicono, in onore alla dignità del malato.

    Quanti interrogativi in questi giorni, ma un unico punto esclamativo: Eluana è morta! Questa è l’unica certezza che abbiamo. Rimangono aperti tutti gli altri interrogativi: che cosa provano queste persone? Che significa stato vegetativo permanente? Ma si rendono conto queste persone di ciò che le accade intorno? Ma soffrono? Ma l’alimentazione seppur attraverso sondino è una cura oppure ciò che deve essere garantito comunque a tutti? Altri interrogativi di carattere legale ci hanno, in questi giorni, invaso: ma quel decreto era costituzionale? Ma perché non si è fatta prima quella legge? Ma le prerogative costituzionali consentivano o no la firma di un decreto che avrebbe salvato la vita ad Eluana? Perché solo all’ultimo momento si è pensato di preparare questo decreto? Ancora tanti interrogativi.
    L’unica certezza – Eluana è morta! – assediata da tanti e profondi dubbi; perché si è scelto di agire dentro questa incertezza? Dove è andato a finire il principio di precauzione? Quanta precisione in quel protocollo, astraendolo da un contesto di relazione umana che avrebbe potuto indurre a un certo tentennamento! Meglio il distacco, meglio la lontananza, anche fisica, tanto Eluana è morta 17 anni fa! Quante certezze e tutte orientate verso un unico fine: la fine di una vita. Eppoi alla Chiesa si rimprovera il dogmatismo. Si è invocata una sentenza, assunta a rivelazione celeste alla quale inginocchiarsi. Mi sorge un dubbio: chi ha voluto utilizzare il corpo di Eluana? Chi ha voluto utilizzare il dolore di una famiglia?

    Nasce spontanea una conclusione: coloro che approfittano dello stato di debolezza, utilizzando un pietismo opportunista, continuano a essere i soliti avvoltoi, mistificatori della realtà, maestri di sofismi legali e lessicali, filosofi del nulla e sbandieratori di cifre che alla fine nessuno è in grado di controllare. La loro verità si trasforma in dogma laicista sulla libertà; ma in realtà tentano di imporre il loro credo. Ancora una volta però, un corpo morto recherà loro un fastidio ingombrante più di una persona viva.
    Davanti alla vicenda di Eluana c’è chi ostenta solo certezze e chi invece non può nascondere domande che bruciano come ferite, che il tragico epilogo non ha potuto spegnere E la sbrigatività di certe tesi apre più di un dubbio sulle intenzioni

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