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Tuesday, 17 February , 2009 / ermes

“…finalmente stette senpre nella sua maledetta ostinatione”


giordano_brunoIl giorno 17 febbraio 1600 si spengeva nel fuoco la vita di Giordano Bruno. La più vivida e spaventevole decrizione della sua passione e morte è, a mio avviso, nei documenti tratti dalle annotazioni della «Venerabile Confraternita di San Giovanni Decollato detta della Misericordia della nazione fiorentina in Roma», cui era affidato l’ufficio, conservato fino al 1870, di accompagnare all’estremo supplizio i condannati del Tribunale dell’Inquisizione.

Alcuni di questi documenti sono stati pubblicati da Domenico Orano nel lontano 1904, anche se la più parte è ancora inesplorata e giace dimenticata in un fondo speciale presso l’Archivio di Stato italiano. Orano volle raccogliere soltanto gli atti relativi ai Liberi pensatori bruciati in Roma dal XVI al XVIII secolo (come recita il titolo del suo libro, di cui possiedo un’edizione stampata in Foggia nel 1980, acquistata al costo di 50 centesimi da un disperso rigattiere…).

L’Autore si limitò a pubblicare i resoconti parola per parola, solo aggiungendovi una breve introduzione, a spiegare il senso della sua opera. Ampliando il lavoro di altri (pochissimi) studiosi, egli intese provare una volta per tutte come i Papi avessero fatto largamente ricorso al rogo nella persecuzione degli eretici: “L’utilità grande dell’Archivio di San Giovanni Decollato apparve quando si volle documentare il bruciamento del Bruno (…)

“La Chiesa negò sempre che il Bruno fosse stato bruciato (…) Fu solo quando vide la luce l’atto di morte registrato nei libri della Confraternita, che la Chiesa tacque. Ma quando non potè più negare il bruciamento del Bruno, continuò ad affermare che quel bruciamento fosse stato l’unico e il solo e che non fosse stata essa Chiesa a bruciare (…) Ingenua obbiezione sol che si pensi che la Chiesa ben sapeva quale morte spettasse a colui che essa consegnava al «braccio secolare».

“L’Archivio della Confraternita dimostra luminosamente quanta fosse l’autorità del Papa e del Santo Offizio, i quali potevano liberare il condannato anche appiedi del rogo. Che del resto i bruciamenti degli eretici fossero avvenimenti ordinari i documenti ch’io pubblico (…) lo dimostrano.(…) Il Papato conservò il bruciamento ai rei di delitti comuni sino agli albori del secolo XIX”.

Di seguito l’atto relativo al Bruno:

LXXVII

GIORDANO BRUNO DI NOLA

(17 febbraio 1600)                    [vol. 15, c. 87]

Giouedi a di 16 detto
Giustitia d’vn eretico impenitente
bruciato uiuo

A hore due di notte fu intimato alla Compagnia che la mattina si douea far giustitia d’vn in Ponte, et pero alle 6 hore di notte radunati li confortatori e cappellano in sant’Orsola, et andati alla carcere di Torre di Nona, entrati nella nostra capella e fatte le solite orattioni ci fu consegniato il sottoscritto a morte condennato videlicet.

Giordano del quondam Giouanni Bruni frate apostata da Nola di Regno eretico inpenitente; il quale esortato da nostri fratelli con ogni carità e fatti chiamare due padri di san Domenico, due del Giesu, due della Chiesa Nuoua e vno di san Girolamo, i quali con ogni affetto et con molta dottrina mostrandoli l’error suo, finalmente stette senpre nella sua maledetta ostinatione, aggirandosi il ceruello e l’intelletto con mille errori et vanità, et ansi perseuerò [sic] nella sua ostinatione che da ministri di giustitia fu condotto in Campo di Fiore e quiui spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato uiuo, aconpagniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le letanie e li confortatori sino al ultimo punto confortandolo allassar [sic] la sua ostinatione, con la quale finalmente fini la sua misera et infelice vita.

D. Orano, Liberi pensatori bruciati in Roma dal XVI al XVIII secolo, Foggia, Edizioni Bastogi, 1980, pp. VII-VIII e XVI, oltre che pp. 103-104.

16 Comments

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  1. ermes / Feb 19 2009 4:16 AM

    Ancora dall’introduzione del libro di Orano (come citato, pp. VII-XVIII):

    “Generalmente, la sera avanti della esecuzione capitale la Compagnia era avvisata dall’autorità giudiziaria di recarsi nelle carceri a prendere in consegna il condannato che aveva il dovere di confortare fino all’ultimo momento.

    “Dagli atti della Confraternita risulta che al povero paziente non veniva data pace se non quando mostrasse di ravvedersi, ciò che equivaleva alla volontà di morire nel seno della Santa Chiesa cattolica (…)

    “Nell’accompagnare il condannato i confortatori si munivano di certe tavolette ove erano dipinte imagini e queste tavolette consegnavano nelle mani del condannato e, se questo non le voleva, gliele tenevano sotto gli occhi nel confortatorio lungo tutto il tragitto, sino al palco. L’insistenza diveniva un vero fanatismo se il morituro era un eretico. E spesso se il paziente respingeva imperterrito quelle imagini, il provveditore nel trascrivere la giustizia eseguita si lasciava sfuggire ne’ suoi libri parole più o meno violente contro di lui.

    “La Compagnia della Misericordia teneva nota in appositi libri o giornali delle esecuzioni alle quali aveva preso parte sia perché esse rappresentavano un’entrata ed un’uscita che andavano registrate, sia perché vi conservavano i testamenti dei giustiziandi. Quello di raccogliere l’ultima volontà dei condannati era un privilegio di cui essa godeva. Come privilegio del pari era quello di seppellirne i corpi nelle tombe del chiostro che le era stato concesso da Papa Cibo.

    “Sono quelle annotazioni che costituiscono dei veri atti di morte dei giustiziati e che suppliscono alla fonte mancante (…)

    “E sono storie singole di anime che valgono la storia di un impero.

    “Meno rarissime eccezioni, nessuna storia, nessuna cronaca ricorda quelle morti gloriose. Nessun cronista, nessuno storico osò sfidare le ire tenaci della Chiesa, le terribili procedure della Santa Inquisizione. Del resto, che cosa rappresentarono nel secolo XVI quegli uomini dall’anima fremente di libertà, bruciati vivi? Nulla. Tante vittime di più nella immensa ecatombe che i Papi hanno immolato al rigido ideale cattolico.

    “Di molti di quei martiri non è altro ricordo che nelle brevi e disadorne parole del segretario dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato. Ebbene, quelle parole confuse fra i conti e le spese della corporazione, bastano per documentare che coloro morirono con la visione potente della libertà nel cuore, col nome adorato della libertà sulle labbra (…)

    “La Chiesa credeva di distruggere l’idea distruggendo l’uomo. Essa non comprendeva allora come non comprese dipoi, che il prestigio di una religione non può che riposare unicamente sulla fede e che la fede deve essere lasciata libera come ogni altra forma di pensiero. Si crede perché si è persuasi e non perché si è costretti; e la libertà di pensiero è così legittima come quella della parola, dello scrivere, del camminare, del vivere.

    “Ma la Chiesa cattolica invece innalzò i roghi per i pensatori, bandì gli interdetti contro le città, scagliò le scomuniche contro gli Stati. E allora i pensatori, le città, gli Stati ribelli si moltiplicarono all’infinito e la Chiesa si trovò impotente a compiere l’opera sua demolitrice. Poteva essa dunque bruciare l’umanità intera?”

  2. ermes / Mar 5 2009 11:37 AM

    Al documento su Giordano Bruno segue, nel testo di Orano, l’atto relativo ad altro “eretico” bruciato in Roma… persona che prima o poi varrà la “pena” che sia riscoperta, conosciuta…

    LXXVIII

    FRANCESCO MORENO DI MINERVINO

    (9 giugno 1600) [vol. 15, c. 110-111]

    Vernerdi a di 9 di giugno 1600

    Giustizia.

    A hore una di notte fu intimata la nostra Compagnia che la mattina seguente si doueua far giustizia; pero il Proueditore fece chiamare il nostro cappellano, confortatori in Sant Orsola, qual insieme con li sacristani, fattore alle 6 hore andarno alle carcere di Tor di Nona, qual entrati nella nostra capella, fatte le solite orationi, ci fu consegniato l’infrascritto a morte condannato.

    Don Francesco Moreno da Minerbino diocesi di Bari, il qual dopo essersi confessato dal nostro capellano chiese perdono a Dio di tutti li sua peccati e a chiascheduno che fossi stato offeso dallui e perdonando a ciascheduno che l’hauessino offeso. In quanto alle cose sue ne dispose com’a pie si dice: In prima disse hauer fatto testamento per gl’atti di messer Cesari Ianzio notaro capitolino alli 19 e 20 di maggio prossimo passato, qual sta nella strada dell’Illmo signor cardinale Bianchetti, al qual lo retifica in tutto e per tutto, eccetto quel che qua appie si dice in ogni meglior modo e ui aggiunge per essecutore di detto testamento, non mutando l’altro nominato in detto testamento, don Vincenzo Canciani parochiano di santa Maria in Publiculis alias santa Croce. Anco disse hauer in casa sua una brocca di rame, qual uale uno scudo: uole che si dia al signor Jacomo Fusanio nella uia di contro a san Pantaleo in Parione.

    Item disse che in Tor di nona ui ha una coperta di lana noua, quel uole che si dia a Fate bene fratelli.

    Item disse che in dette carceri ci ha un matarazzo, quatro tauole di abete noue: anche uole che le tauole si diano a detti Fate bene fratelli, perche l’hanno imprestati.

    Item che in Sala Regia ui ha dua banchetti, la maggior è di maestro Bernardino tornitore acanto alla casa sua dietro al signor cardinale Arigoni: uole che se li renda.

    Item disse che Anselmo guardiano di dette carceri li leuo uno scudo d’argento quando venne prigione.

    Anco disse hauer data in casa sua una coperta di dobletto di quatro teli: uole che si dia per l’amor di Dio.

    Item disse cheuole che si dia a maestro Prospero ferracocci accanto al cortile delli Matriciani una piastra fiorentina, per tanto che li deue etc.

    Disse che il sciugatore che ha al collo e da Fate bene fratelli, e il ferraiolo è di Giouan Battista cantore matriciano al detto cortile: uole che se li renda loro.

    In quanto a quel che lui ha disposto nel suo testamento che lassa li sua libri alle persone nominate nel detto testamento, li reuoca e uole che si uendino e del retratto si dia per l’amor di Dio. Altro non uolse dire.

    Alle qual cose furono presenti messer Alamanno Sincelli nostro capellano; messer Giouan Battista Toti, Cosimo Acciaioli e Stefano Martini confortatori, Cesare Mangile, Domenico Sogliani sacristani, Pietro Falconi fattore e io Francesco del Sodo proueditore che scrissi.

    Alle 9 hore si disse la santa messa, in la qual si comunicò con gran deuotione e alle xj fu condotto dalli ministri della giustizia in Ponte, doue iui fu appiccato e abrugiato; qual fu acompagniato procisionalmente dalla nostra Compagnia cantando sempre le lettanie, al ultimo il Miserere con l’oratione per li morti. Tornati con il solito silentione [sic] in sant Orsola, fatto la rassegnia, aricordato l’obligo, ogni uno fu licentiato. E si fecero l’a pie spese

    A sacristani e fattore . . . . Sc. – bai. 45

    Per greco e confetti . . . . . Sc. – bai. 17½

    Per un uiaggio . . . . . . Sc. – bai. 7½

    Per far leuar la cenere . . . Sc. – bai. 40
    ____________
    Sc. 1 bai. 10

    Li panni restorno al medesimo.

  3. ermes / Mar 20 2009 10:29 AM

    Cfr. anche Gianni Olmi, Il santo rogo e le sue vittime, Viterbo, Nuovi Equilibri, 2005

  4. ermes / Apr 27 2009 2:55 PM

    Uomo del mio tempo
    (23 dicembre 1935)

    Sei ancora quello della pietra e della fionda,
    uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
    con le ali maligne, le meridiane di morte,
    t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
    alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
    con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
    senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
    come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
    gli animali che ti videro per la prima volta.
    E questo sangue odora come nel giorno
    quando il fratello disse all’altro fratello:
    «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
    è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
    Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
    salite dalla terra, dimenticate i padri:
    le loro tombe affondano nella cenere,
    gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

    Salvatore Quasimodo, Giorno dopo giorno

  5. ermes / Apr 6 2010 1:50 AM

    “…forse avete più paura voi a pronunciare la sentenza contro di me che io ad ascoltarla”.

    Link strepitoso.

  6. Eva Dissacr / May 7 2012 1:21 PM

    AL MAL CONTENTO

    Se dal cinico dente sei trafitto,
    lamentati di te, barbaro perro;
    ch’invan mi mostri il tuo baston e ferro,
    se non ti guardi da farmi despitto.

    Perché col torto mi venesti a dritto,
    però tua pelle straccio, e ti disserro:
    e s’indi accade ch’il mio corpo atterro,
    tuo vituperio è nel diamante scritto.

    Non andar nudo a tôrre a l’api il mele;
    non morder, se non sai s’è pietra o pane;
    non gir discalzo a seminar le spine.

    Non spreggiar, mosca, d’aragne le tele;
    se sorce sei, non seguitar le rane;
    fuggi le volpi, o sangue di galline.

    E credi a l’Evangelo,
    che dice di buon zelo:
    dal nostro campo miete penitenza
    chi vi gettò d’errori la semenza.

  7. Eva Devast / May 10 2012 7:23 PM

    Er confortatore – Giuseppe Gioacchino Belli

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