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Saturday, 21 February , 2009 / ermes

Essere o non essere: questi sono il problema


veltroni_obamaQuando dico che “questi” sono il problema, intendo i “sinistri” del panorama politico italiano. Intendo che per il nostro Paese sono loro “il problema”, il dramma per eccellenza. Dico dei figli di Luigi Berlinguer, gli ex comunisti senza spina dorsale (e senza idee) che hanno creato dal nulla glorie politiche come Paola Binetti e Clemente Mastella, Oliviero Diliberto e Lamberto Dini, passando per Rocco Buttiglione, Franco Giordano, Alfonso Pecoraro Scanio, Antonio DiPietro e Sergio Cofferati.

Dico dei disperati buoni a nulla che in nulla riescono, se non nell’assicurare – sempre e comunque – immensi domìni a Mr. capace davvero di tutto. Gente che non conosce, dimostra di non aver letto Antonio Gramsci: altrimenti altro che lotte imbastirebbe, altro che studio della prassi, altro che dialoghi per vincere e con-vincere. Burocrati ingrigiti dall’età prim’ancora che dal sonno, pachidermi che cominciano barlumi di battaglie per poi subito ritrarsi, si innamorano di facili (e demagogici) sogni e ci rendono puntualmente soltanto ben drammatici giorni.

Massimo D’Alema non merita neppure di essere qui richiamato, Abeona ha già forse detto tutto. Fabio Mussi è dottore della Normale di Pisa, ma di meritocrazia e di eccellenza politico-universitaria (donde la selezione delle classi dirigenti se non dalle Facoltà?) dimostra di non capire un’acca. Piero Fassino si barcamena tra le secche del pensiero, tra riassuntini di dispense e indignate rimostranze che farebbe bene a muovere innanzitutto a se stesso. Walter Veltroni era atteso al varco ma, banale più che la banalità stessa, ha deciso di non decidere e perire.

Vittima di se stesso e del suo qualunquismo (non buonismo) d’accatto, Veltroni resterà negli annali politici come la reincarnazione più riuscita di Quinto Fabio Massimo, generale romano detto “il Temporeggiatore”…  La politica è il luogo delle scelte, dei contrasti, dei compromessi non compromissori. E invece, il Nostro non porta a termine una riforma che sia una, preferisce giocare sulle parole e mai affrontare una guerra (di liberazione dal regime). E se il Cunctator infine vinse Annibale, egli invece si comportò da ameba, non altro: un concentrato di buone intenzioni che però solo tali rimangono.

Non la cacciata di Antonio Bassolino, non il muso duro contro le baronie universitarie, non l’apertura alle nuove generazioni (basta Marianna Madia a rappresentare i ggggiovani…), non la denuncia degli sconquassi del mondo della sanità, non manifestazioni con il “popolo dei consumatori”, non inviti a Tony Blair-José Zapatero-Sonia Gandhi-Dalai Lama. Piuttosto la solita critica preventiva all’imperialismo dei trinariciuti e lascivi repubblicani statunitensi, il silenzio sulle dittature libica-siriana-iraniana, la consueta sfarinata di Sabrine Ferilli e Lorenzi Jovanotti nei comizi e nelle piazze.

Invece di farsi forza dell’elezione (ma sarebbe da dire nomina…) a Segretario del Partito Democratico sulla spinta di più di tre milioni di voti (ma come, con quali regole, con quali contrappesi?) per estendere ad ogni livello il sistema delle primarie, Veltroni decide di chiudere la partita del rinnovamento delle classi dirigenti. Favoleggia della maestosità di Barack Obama, ma rifiuta di sfidare Silvio Berlusconi sul solo terreno che ridurrebbe il tycoon delle illibertà presto o tardi (e più presto che tardi) alla sconfitta: la modifica del sistema istituzional-elettorale italiano sul modello amerikkkkano!

Nulla, ancora e sempre nulla: di nuovo infinite riproposizioni di asseriti modelli mezzo-tedeschi-mezzo-francesi-mezzo-spagnoli-mezzo-belgi-mezzo-svedesi con proporzionali puri, impuri, depurati… e ancora ingegnerie spaziali su arcane soglie di sbarramento, scorpori, premi di maggioranza, riporti e sottrazioni, quote rosa-giallo-verdi-beige-e-lillà. La chiarezza non fa per lui, lo sfidare feudi e rendite non è pratica che gli appartenga: tutto era forse già visibile, tutto già visto. Tutto penosamente concluso riproponendo una tra le più improponibili cariatidi del passato della storia italica: Oscar Luigi Scalfaro.

L’unica lotta che si ricordi dei suoi diciotto mesi di leadership è il sostegno all’Italia dei (dis)Valori e a Leoluca Orlando (è proprio vero che per capire l’Italia bisogna studiare la Sicilia) alla Presidenza della Commissione parlamentare di vigilanza del sistema radioteleviso. Non invece un’iniziativa atta a sparigliare il campo e a far di tutto tabula rasa… per dire invocando l’esempio BBC o la privatizzazione della Rai, o anche la semplice traduzione in italiano di decine di programmi di CNN, ABC, CBS… Non l’impazzimento di fronte alle perversioni di Gianni Riotta ed Emilio Fede.

Rompe con bertinottiani e castristi vari, ma non si assicura che tale rottura sia definitiva (appunto con la richiesta di un sistema maggiotario… anche e soprattutto a livello locale!) Soprattutto non rompe in nome di una sinistra liberista, liberataria: ignora Alberto Alesina e Francesco Giavazzi (che avrebbe ben potuto nominare nel Governo ombra…) Non distrugge – come potrebbe – d’un colpo Giulio Tremonti, non denuncia – come dovrebbe – fino in fondo le volgarità leghiste, non approfitta di personalità quali Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino, Renato Soru, Umberto Veronesi.

L’incapacità, la mancata speranza, l’impreparazione, la debolezza connaturata ai propri poveri orizzonti di ex occhettiani falliti hanno impedito ai “questi sinistri” di pretendere che in Italia nascesse una sinistra davvero riformatrice, progressista, laica, liberale. E con ciò hanno consentito che ritornassero a pullulare in Italia i peggiori incubi e fantasmi razzisti, xenofobi, integralisti, fanatici. Sono da sempre legati a doppio filo con pre-poteri e pre-potentati inguardabili: che siano industriali corporativi, sindacalisti conservatori, giustizialisti barricadieri, baciapantofole vaticane…

La vicenda di Eluana – e soprattuto del “signor” Beppino – Englaro dice tutto, a mio avviso, riguardo allo stato comatoso in cui ormai versano gli eredi di Palmiro Togliatti. Le violenze, le infamie subite dalla famiglia Englaro non hanno trovato contrasto, impedimento da parte di chi rivendica di essere democratico… Solo balbettate e tardive riflessioni… Di seguito ripropongo un articolo che sottoscrivo parola per parola (eccetto il primo capoverso e forse una certa idealizzazione del concetto di “sinistra”) di un profetico Fabrizio Rondolino sulla Stampa del 17 febbraio scorso, poco prima delle dimissioni dell’americano a chiacchiere

Libertà di coscienza non è abdicare

I grandi partiti vivono di valori e di principi condivisi, non di elenchi di buone cose da fare. Quando non si fanno o si fanno male, ci si deve poter aggrappare ai valori, e riprendere il cammino. Questa legge della politica ha consentito a Dc e Pci di prosperare per 50 anni, e a Forza Italia per 15, ma sembra ignorata dai dirigenti del Pd.

Un principio su cui ogni donna e uomo di sinistra conviene è l’autodeterminazione dell’individuo, il diritto a decidere le questioni che lo riguardano senza essere ostacolato né guidato da un’autorità civile o religiosa. Risale a Locke e buona parte della sinistra italiana ha faticato ad accettarlo; e tuttavia, senza questo principio condiviso, non può esistere oggi un partito che si dica di sinistra (o di centrosinistra). La linea della «libertà di coscienza» scelta dal Pd prima sul ddl del governo sull’alimentazione forzata, e ora anche sulla «Dichiarazione anticipata di trattamento», potrà forse aiutare a conservare per un altro po’ unita una compagine che ancora non sa a quale gruppo parlamentare iscriversi in Europa, ma certo mina alle radici l’idea stessa di sinistra.

Veltroni e altri dirigenti del Pd sostengono che sulle questioni «etiche» la libertà di coscienza è doverosa. Ma la legge sul testamento biologico, proprio perché è una legge e non un catechismo o un manuale di filosofia morale, non è affatto un «tema etico», ma un atto politico. Etica è la scelta che ciascuno di noi, liberamente e privatamente, deve poter compiere sulla propria vita e sulla propria morte. Negare questo diritto è una scelta politica e culturale, non etica. Ed è una scelta regressiva che una forza di centrosinistra non può né condividere, né avallare, né accettare una volta che fosse compiuta. D’altro canto, l’obiezione di coscienza può e deve valere per chi è oggetto di una legge, non per chi è costituzionalmente chiamato a redigerla.

Il medico obiettore può astenersi dal praticare un aborto, se la coscienza glielo vieta, ma i partiti hanno il dovere di assumere una posizione e di regolamentare per legge il diritto all’interruzione di gravidanza. Un parlamentare che fa del proprio credo religioso una legge dello Stato non esercita nessuna libertà di coscienza: si batte per lo stato teocratico. Se la libertà di coscienza è libertà di scelta, non può contemplare la libertà di votare una legge (come la Calabrò) che cancella il diritto di scelta.

La controprova viene dal cambio della guardia alla commissione Sanità di Palazzo Madama: il sen. Marino, autore di un disegno di legge sul testamento biologico che sancisce il diritto a veder rispettata la propria volontà, sottoscritto da più di 100 senatori Pd, è stato sostituito come capogruppo dalla sen. Bianchi, la quale pochi giorni fa ha dichiarato: «Nonostante l’orientamento del mio partito avrei votato sì al decreto del governo sul caso di Eluana». Che l’avvicendamento sia stato malevolo o casuale o improvvido non cambia la sostanza: il capogruppo del Pd in commissione Sanità voterà in nome della «libertà di coscienza» a favore di una legge che esclude dalla libertà di scelta tutti coloro che non condividono la morale cattolica.

La modernità nasce come definizione e tutela d’uno spazio in cui l’individuo – con la sua coscienza, le sue scelte, i suoi principi e stili di vita – sia e resti inviolabile. «Nessuno può decidere per me» è il motto della modernità. Un partito che si dica di centrosinistra non può abdicare su una questione così cruciale. I diritti inviolabili dell’individuo sono il perno su cui ruota ogni possibile sinistra del XXI secolo, e i dirigenti del Pd non possono non saperlo né ignorarne le conseguenze. Se il Pd rinuncia a questo principio, lascia senza rappresentanza la sinistra italiana. Rifiutandosi di assumere una posizione sul testamento biologico il Pd si salva forse dalla scissione, ma rischia l’autoscioglimento.

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12 Comments

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  1. Eva Succed / Feb 21 2009 11:54 PM

    Nel teatro dell’assurdo, mi accade di essere d’accordo con Gad Lerner!

    E vabbé, tenetevi pure come Segretario un allievo dell'”onesto” Zac (dove Zac sta per Zaccagnini e non Zaccheroni… ma è vero, poco ci manca…) Se questo è il risultato di trent’anni di lotte fratricide, complimenti fratelli.

    P.S.: Emiliano con la sciarpa del Bari è inarrivabile!

  2. Eva Siricred / Feb 22 2009 3:51 AM

    Altra statua da galleria delle cere… Dibattiti che neanche all’asilo…

  3. Eva Riproduc / Feb 22 2009 4:02 AM

    Quando dico che la maionese è impazzita

  4. ermes / Feb 26 2009 10:36 PM

    Questo è il metodo (l’assurdo, l’inqualificabile, il comico metodo) di selezione della classe dirigente del partito che si definisce democratico. Nuove batterie di polli crescono.

  5. Eva Interpret / Mar 3 2009 10:51 PM

    Eccolalà:

    anche per lei, anche per la ggggiovane Marianna, “non è più il tempo per i libri di economia, ma per il tempo per la Bibbia”. Tramonti, tramontati e tramortiti docent.

  6. Eva Precis / Mar 4 2009 6:42 PM

    Ancora sul meraviglioso processo di selezione di Elisa Meloni (chi??):

    “Si sente una cooptata?”

    Assolutamente no. Prima di questa nomina nel direttivo, Dario Franceschini l’avevo visto una sola volta, quando è venuto a fare delle iniziative in campagna elettorale”.

    Principio di non contraddizione, questo sconosciuto…

    P.S.: il suo alter ego politico invece pensa ai “meloni di Zaia e a un bomber del Civitavecchia che vorrei tanto conoscere”.

  7. Eva Question / May 22 2009 9:18 PM

    Ditemi che è tutto uno scherzo

  8. Eva Deprech / Dec 8 2010 11:45 AM

    Se fosse vero, dovrebbe riferire la notizia di reato prendendo parola nell’Emiciclo della Camera dei Deputati della (ancora?) Repubblica italiana – oltre che recarsi nel primo ufficio di pubblica sicurezza per sporgere formale denuncia.

    Non già rilasciare simpatiche interviste.

  9. Eva Copi / Oct 21 2011 3:37 PM

    “Ci siamo ispirati, migliorandola, all’esperienza italiana di Prodi e Veltroni”.

    Se questa è la sinistra francese di domani….. e di sempre…..

  10. Eva Teorizz / Nov 21 2011 11:04 PM
  11. Eva Etern / Aug 12 2012 3:22 PM

    D’altro canto, chi semina vento…

    Renzi, politica e incultura, Claudio Giunta sul Sole.

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