Skip to content
Thursday, 26 March , 2009 / ermes

Guerrafondaio


A scorno delle critiche rivolte a Sua Santità Benedetto Decimo Sesto, per le sue riflessioni riguardanti la diffusione dell’Aids in Africa, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Sua Reverendissima Eminenza Cardinale Angelo Bagnasco, si produce in una stratosferica (e comica se non fosse tragica) invettiva contro chi la pensa diversamente da lor signori… o sarebbe meglio dire lor gestori (e manipolatori) della Verità.

bagnasco

(…)

La dinamica contestativa di cui dicevamo, per le forme subdole che talora assume ma anche per gli appoggi clamorosi di cui gode, è una delle tracce che ci portano a identificare la cifra più marcata del nostro tempo qual è il secolarismo. È su questo che vorrei dire oggi una parola. Sembra a me infatti che vari segnali ci rendano vieppiù avvertiti che il trapasso culturale dentro al quale ci troviamo vada assumendo il carattere di un vero e proprio spartiacque. Chi, tempo addietro, paventava uno scontro di civiltà, facendolo magari derivare in parte da divaricanti matrici religiose, oggi si trova dinanzi agli occhi una situazione alquanto diversa, e non necessariamente più complessa da descrivere: si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all’uso della ragione. Al centro di entrambe c’è – come sempre – una specifica risposta alla domanda sull’uomo. Da cui discendono due diverse, per molti aspetti antitetiche, visioni antropologiche. Su un versante c’è la cultura che considera l’uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia. Qualcosa che è qualitativamente diverso e che costituisce la radice del suo valore e il fondamento della sua dignità. In altri termini, l’uomo − prima di metter mano a se stesso – si accoglie come dono che ha un’identità e una consistenza iscritte nella struttura del suo essere. Dono che non dipende da lui, che precede ogni sua autodeterminazione, e che ne fa quello che egli è: persona, appunto. È a partire da questo dato ontologico, e tenendolo fermo quale fatto oggettivo, che il soggetto cresce e si compie nello sviluppo della vita. In questa prospettiva, la natura umana, dentro lo scorrere della storia, è un perno fermo e insieme bussola per l’esercizio della libertà personale. Nel gioco stesso dell’uomo, la libertà trova così i riferimenti oggettivi per le scelte e i comportamenti coerenti alla sua autentica umanità. Nell’altro versante, invece, si esplica una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo, ivi inclusa la sua autocoscienza. In quanto risultato di un processo evolutivo mai concluso, l’uomo sarebbe solamente un segmento di storia, sganciato cioè da qualunque fondamento ontologico permanente e comune a tutti gli uomini, privo quindi di riferimenti etici certi e universali. Essendo semplicemente uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia, l’individuo si trova sostanzialmente prigioniero di sé ma anche solo con se stesso. E se è ovvio che non sia questa la sede per richiamare, neppure nelle sue coordinate generali, la questione dell’evoluzionismo, di cui s’è infatti parlato recentemente in sedi autorevoli (cfr la Conferenza internazionale svoltasi alla Pontificia Università Gregoriana su «Evoluzione biologica: fatti e teorie», Roma 3-7 marzo 2009), dobbiamo tuttavia segnalare come si annidi, proprio nella posizione che prima evocavamo, un’interpretazione esasperata e unilaterale del paradigma evoluzionistico.

Nel contempo, collegata alle due citate visioni antropologiche, e alla dialettica che le contrassegna, c’è una diversa concezione della libertà. Da una parte si ritiene – in base ad una riflessione millenaria e all’esperienza universale – che la libertà umana sia uno dei valori più grandi (per i cristiani essa è addirittura dono di Dio creatore), non però un valore assoluto né solitario. La libertà infatti deve fare i conti con altri valori − come la vita, la pace, la giustizia, la solidarietà… − che in qualche modo vengono prima e le danno come sostanza, anzi la rendono vera in quanto sono per il bene dell’uomo, e lo realizzano secondo quella linea di appartenenza che si identifica nella natura umana e con i vettori che dall’interno le danno sviluppo pieno. Il tipo di società che ne deriva è chiaramente aperto e solidale: in essa il farsi carico degli altri – specialmente dei più deboli, dei meno dotati ed efficienti – è congenito e vitale. Dall’altra parte, invece, si afferma una libertà individuale non solo come valore, ma come valore assolutamente primo, sciolto da qualsiasi altro vincolo che lo possa misurare, con il pretesto che la libertà non può negare se stessa, andando con ciò − se occorre − anche contro la persona. In questa prospettiva, la libertà sembra priva di relazione, è legge a se stessa, al di fuori di ogni contesto relazionale. L’individuo, paradossalmente, finisce schiacciato dalla propria libertà, e ritenendo di essere pieno e assoluto padrone di se stesso arriva a disporre di sé a prescindere da ciò che egli è fin dal principio del suo esistere. E concepisce ogni suo desiderio, magari confuso in qualche caso anche con l’istinto, quale diritto che la società dovrebbe riconoscere come elemento costitutivo di se stessa. In questa direzione, si scivola inevitabilmente verso un nichilismo di senso e di valori che induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia ed alla violenza. Anzi, verso un nichilismo gaio e trionfante, in quanto illuso di aver liberato la libertà, mentre semplicemente la inganna rispetto ad una necessaria e impegnativa educazione della stessa.

(…)

Il resto della prolusione al Consiglio permanente della Cei (come le innumerevoli del passato non contestata da un vescovo che sia uno… ecco il cattolicesimo oggi in Italia…) è davvero roba troppo cotta e ricotta per meritare ulteriore spazio.

9 Comments

Leave a Comment
  1. Eva Abbozz / Mar 26 2009 6:06 PM

    Montgomery Burn(ia)s(c)!

  2. Eva Abbacin / Mar 26 2009 10:16 PM

    D’altro canto, “Molto meglio identificarsi in quella che è la migliore tradizione del nostro cattolicesimo: stare con il Papa, sempre e incondizionatamente”.

    Becero squadrismo, volgare idolatria, chiuso indottrinamento.

    In altri (e più spiccioli e forse più appropriati) termini: meglio polli da batteria che fastidiosi grilli parlanti.

  3. Eva Inorrid / Mar 28 2009 8:35 PM

    “…pure certi cattolici sono deboli, fino a riferirsi al Papa o in modo formale o addirittura contestandolo”: ke skendelo!

    (parola di Mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino… come dire, quando la forza delle idee travalica i confini!)

    P.S.: il passo è tratto da un articolo del ControRiformista

  4. Eva Dilett / Mar 22 2010 9:13 PM

    Eccolalà.

    Cioè a dire la dichiarazione più scontata con le parole più scontate nel momento più scontato dal politicante più scontato del Paese più scontato del mondo.

    Cioè a dire la noia circonfusa d’incenso.

  5. Eva Tramut / Apr 19 2010 3:59 PM

    IRAN: AYATOLLAH, TERREMOTI NEL PAESE PROVOCATI DA RAPPORTI EXTRACONIUGALI

    Teheran, 19 apr. – (Aki) – “I rapporti sessuali extraconiugali sono all’ origine dell’ incremento dei terremoti” nella Repubblica Islamica, un territorio da sempre a forte rischio sismico. E’ quanto ha teorizzato l’ ayatollah ultraconservatore Kazem Sediqi, secondo il quale la causa dei terremoti è da imputare al modo di vestire “inappropriato” di alcune iraniane, che incitano gli uomini all’ infedeltà.

    “Molte donne che vestono in modo sconsiderato provocano smarrimento nei giovani, mettono a rischio la loro castità e incitano ai rapporti al di fuori del matrimonio nella società che incrementano i terremoti”, ha dichiarato Sediqi, citato dal quotidiano ‘Aftab-e Yazd’. “Le calamità naturali – ha aggiunto – sono il risultato delle azioni della gente”.

    Nella Repubblica Islamica sono frequenti i terremoti, anche di alta magnitudo, come quello avvenuto a Bam, nel sud del Paese, nel 2003. Negli ultimi tempi gli esperti hanno spesso lanciato l’ allarme sul rischio sisma in particolare a Teheran, dove si calcola che un terremoto di intensità medio-alta provocherebbe centinaia di migliaia di vittime. Lo stesso presidente Mahmoud Ahmadinejad nelle settimane scorse ha messo in guardia la popolazione, affermando che almeno cinque milioni di abitanti di Teheran dovrebbero lasciare la capitale perché vivono in zone altamente a rischio.

  6. Eva Cass / Sep 3 2012 2:01 PM

    Quella italiana è tra l’altro l’unica Conferenza Episcopale al mondo il cui Presidente non è eletto dall’assise dei vescovi, ma nominato dal Papa in quanto Primate d’Italia.

    Sia detto en passant: nei primi secoli, all’elezione di vescovi e papi partecipavano direttamente le comunità di fedeli, financo donne e schiavi……. Concorse anche questo elemento alla diffusione del cristianesimo nel mondo??

Trackbacks

  1. Sia fatta la loro volontà « Abeona forum
  2. allucinAOnte « Abeona forum
  3. Domandare è lecito « Abeona

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: