Skip to content
Saturday, 28 March , 2009 / ermes

Disgrega(na)zione


Di seguito due passaggi (come riportati dal Corriere) di un intervento dello storico Christopher Duggan, in occasione di una recente presentazione del suo ultimo lavoro editoriale.

forza_destino“E a peggiorare le cose, il nuovo Stato nacque proprio mentre l’ estrema sinistra e la Chiesa riuscivano a mobilitare la gente comune su una scala senza precedenti – e si trattava di una mobilitazione rivolta contro il nuovo regno. Per vari motivi, in Italia gli strumenti impiegati in quest’ epoca da altri Stati per nazionalizzare le masse – l’ economia, la scuola, l’ allargamento del suffragio, il carisma della monarchia – ebbero un effetto limitato; e sotto la spinta della disperazione le élites fecero ricorso alla guerra (nel 1866, nel 1895-96, nel 1911-12, nel 1915-18), con risultati spesso catastrofici. E naturalmente il fascismo legò inscindibilmente il suo programma di nazionalizzazione al linguaggio e alla pratica della guerra. Tra i temi principali del mio libro La forza del destino (Laterza) è il grande ostacolo frapposto fin dal principio dalla Chiesa cattolica al movimento nazionale. Abbiamo qui un altro enorme paradosso: come Gioberti e altri riconobbero, la religione era sotto molti aspetti l’ elemento culturale più «nazionale» rinvenibile in Italia; ma a partire dalla primavera del 1848 si vide che non esisteva la minima possibilità che la Chiesa diventasse qualcosa di diverso da un intransigente nemico dell’ unificazione della penisola. Le conseguenze furono colossali. Fin dalla sua nascita, lo Stato liberale vide la sua autorità minata dal Vaticano, il cui diritto di denigrare gli avversari era protetto dalla legge delle guarentigie. Né gli attacchi del papato erano l’ unico fattore nocivo. Il fatto che tra gli uomini di governo i cattolici fossero così numerosi, e sperassero nella conciliazione con la Chiesa, indebolì fin dal principio la capacità dello Stato liberale di affermare se stesso. Se le élites non credevano convintamente nei valori del nuovo Stato, come sorprendersi che la massa della popolazione fosse incerta quanto alla fonte ultima della sovranità? A me sembra che la presenza dominante della Chiesa abbia avuto anche un altro effetto di lungo periodo, nel senso che introdusse – inevitabilmente – nella vita politica italiana una nota di estremismo. Avrebbe Mazzini concepito il suo programma nazionale in termini così intransigenti e così squisitamente religiosi senza l’ opposizione della Chiesa? Avrebbe il socialismo (ma anche il fascismo) avuto un carattere così accentuatamente rivoluzionario se il cattolicesimo non fosse stato il suo grande rivale per i cuori e le menti delle masse? È ovvio che questo estremismo inasprì le divisioni del Paese. E grosse furono altresì le sue conseguenze per i valori dello Stato: quanti dei compromessi morali di cui si resero responsabili i democristiani, e che minarono la credibilità della Repubblica, trovarono una giustificazione nella sensazione di essere impegnati in una guerra civile ideologica?”

Eppoi oltre:

“D’ altro canto, l’ erosione della dimensione nazionale in sede politica rese però estremamente difficile per lo Stato postbellico affermarsi come fonte di autorità morale. Come tanti patrioti risorgimentali avevano temuto sarebbe accaduto in un regime rappresentativo cui facesse difetto un potente senso etico della nazione, i partiti, le loro fazioni interne, le organizzazioni clandestine e le reti clientelari colonizzarono lo Stato in misura via via crescente, spogliandolo degli attributi dell’ imparzialità e dell’ efficienza. L’ impulso a «fare l’ Italia» e a «fare gli italiani» comportava il rischio di produrre (e ha di fatto talvolta prodotto) conseguenze catastrofiche. Ma l’ incapacità d’ instaurare e difendere valori collettivi chiaramente definiti può essere altrettanto perniciosa. Se lo Stato e le sue istituzioni perdono autorità, e si rompe l’ equilibrio tra l’ interesse pubblico e gli interessi privati, si corre il pericolo di creare una spirale di disillusione inarrestabile. E nel caso dell’ Italia questo rischia di riportare alla ribalta la dialettica che ha segnato tanta parte della sua storia: da un lato la frammentazione (anche territoriale), e dall’ altro gli appelli alla «coesione nazionale» e una ricerca, talvolta disperata, di meccanismi capaci di esercitare un’ azione unificatrice”.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: