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Monday, 30 March , 2009 / NickPolitik

Rispondiamo alle domande piiiiiccanti?


Ma siamo davvero così bigotti?

È accaduto a Novara in una classe di bambini di quinta elementare

Lezione di sesso esplicito a scuola
I genitori: «Via la maestra»

L’insegnante si è difesa sostenendo di avere risposto alle domande per non creare ulteriori morbosità

NOVARA – Una lezione di educazione sessuale troppo esplicita, anche se a parole, non è piaciuta ai genitori degli alunni di una quinta elementare della scuola «Bollini» di Novara che hanno chiesto l’allontanamento dell’insegnante di scienze. L’accusa è di avere risposto in maniera dettagliata a domande su rapporti orali e masturbazione ma di avere anche approfondito temi come il piercing sui genitali, frustini e manette.

IL DIRIGENTE – «Credo – commenta il dirigente scolastico Vincenzo Guarino – che la maestra abbia commesso una grave ingenuità. Non ha saputo capire che linguaggi e argomenti di un certo tipo possono essere usati nei confronti di ragazzi di terza media e non con alunni di quinta. È vero che ha risposto a domande che le sono state avanzate ma c’è modo e modo di interloquire. Ora le ho chiesto una relazione scritta e poi valuteremo». La maestra si è difesa sostenendo di avere seguito le direttive impartite a suo tempo da un corso per insegnanti sull’educazione sessuale: rispondere alle domande per non creare ulteriori morbosità. Una parte dei genitori non intende però fermarsi alle scuse che l’insegnante, nel corso di un burrascoso colloquio, avrebbe fatto: «Ormai il danno è fatto – affermano – ma non vogliamo che i nostro ragazzi abbiano più a che fare con lei in questi ultimi mesi di scuola elementare».

30 marzo 2009

Dove se non sul Corriere?

5 Comments

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  1. Iperione / Mar 31 2009 12:32 AM

    Ecco cosa va in onda in televisione in UK:

    Channel 4 9pm (e dico, 9pm!!!): The Sex Education Show
    Vs Pornography

    http://sexperienceuk.channel4.com/sex-education

  2. A Venire / Apr 1 2009 9:07 AM

    poteva mancare la disamina di Davide Rondoni?
    Av 1 aprile 2009

    In margine a una vicenda scolastica novarese
    Adulti ridotti a babbei. Il sesso nuovo totalitarismo

    I bambini fanno domande imbarazzanti. È naturale, sono bambini. Chiedere è il loro mestiere, si può dire. E infatti chiedono su tutto: sulla nonna che chissà dove è finita, o su chi ha fatto le montagne. Una volta, uno dei miei figli mi chiese a che punto della Creazione, dopo stelle, mari e uomini, Dio avesse fatto la Ferrari. I nostri piccoli hanno la ragione allo stato naturale: curiosa e spalancata come una finestra che si sta aprendo sul reale.

    È giusto, è naturale, è bello che facciano domande. Se gli adulti si imbarazzano e non sanno come rispondere o come stare di fronte a tali domande significa che loro, invece, non sono adulti. Soprattutto se uno fa di professione il maestro o la maestra elementare. Questo è il succo, direbbe Manzoni, della faccenda che da Novara è stata molto amplificata su alcuni media, a seguito delle proteste dei genitori di una classe di elementari che non hanno gradito le risposte di una insegnante circa alcune curiosità sul sesso da parte dei suoi bambini.

    E ne hanno chiesto la rimozione. Fa quasi sorridere la strana euforia con cui alcuni commentatori hanno ripreso la faccenda, come il simpatico Gramellini sulla Stampa. Come se la maestra che spiega senza né remore né veli certe ‘pratiche’ a dei bambinetti fosse quasi una postuma campionessa della liberazione sessuale («forse esagerando», ammette la prima pagina della Stampa, che peraltro all’interno pubblica le foto scabrose e da pubblica gogna dell’ex potente piemontese Soria).

    O dall’altra parte, sconforta un po’ la constatazione su quelle pagine e altrove di chi se la cava dicendo: ‘ah ma tanto ormai il sesso variamente esibito e interpretato è onnipresente e i bambini vengono a contatto con tante cose e dunque tutto questo è inevitabile.’ Di inevitabile appare ormai solo l’impaccio, la mancanza assoluta di delicatezza nel trattare il tema. Di inevitabile purtroppo sembra solo che ci sia la perdita di delicatezza da parte degli adulti a trattare il tema del sesso. Una delicatezza che viene dalla forza. La forza dell’amore.

    Una delicatezza che dovrebbe guidare gli insegnanti per amore dei ragazzini loro affidati, che dovrebbe correggere la grossolanità di tanti pubblicitari – approvati peraltro da serissimi manager e da consigli di amministrazione –. Una delicatezza che dovrebbe far parte dell’amore che i genitori hanno verso i loro figli. Il sesso trattato senza la delicatezza che viene dal considerarlo una parte dell’amore si trasforma in una pratica, più o meno come una tecnica sportiva, una faccenda su cui si può parlare a vanvera, con la leggerezza acida che è il contrario della delicatezza. E questo capita anche tra genitori, ignari di essere ascoltati dai figli.

    Eppure, il sesso non è una pratica, ma un gesto d’amore. Un gesto in cui si mettono in moto gli strati profondi dell’offerta e della gioia. Dell’identità e della ricerca. Sta a vedere che ormai siamo rimasti noi cattolici a prender sul serio, con gioia e delicatezza, il sesso. Banalizzare queste cose di fronte a dei bambini illustrandone le ‘tecniche’ come se si trattasse delle istruzioni per costruire una bicicletta è una mancanza suprema di delicatezza. Oltre che un segno di adulti ridotti pericolosamente a babbei. Il che deve far pensare.

    Poiché, com’è noto, i babbei sono i maggiori alleati del pensiero totalitario. E solo un babbeo, appunto, non si accorge che dietro a questo gonfiare notiziole, a questo confondere le acque addirittura alla faccia dei bambini c’è un montare preciso di un totalitarismo di pensiero che fa a pezzi l’uomo, considerandolo di volta in volta macchina di congegni biologici, macchina di pulsioni sessuali, macchina di pezzi di ricambio, macchina fabbricabile a piacere. Macchina, automa, a cui il totalitario non-pensiero, concede pure lo svago di qualche pratica sessuale. E se i bambini in fondo se lo ficcano in zucca fin da piccoli, per il non-pensiero totalitario, è meglio…
    Davide Rondoni

    • Tore Moralizza / Apr 1 2009 12:11 PM

      “Eppure, il sesso non è una pratica, ma un gesto d’amore.”

      Cominciamo con i dogmi di morale sessuale…

      “Un gesto in cui si mettono in moto gli strati profondi dell’offerta e della gioia. Dell’identità e della ricerca.”

      …e la solita minestra di giri di parole infiniti per imporre i propri sofismi.

      “Sta a vedere che ormai siamo rimasti noi cattolici a prender sul serio, con gioia e delicatezza, il sesso.”

      Non potevano mancare le barricate…

      “Banalizzare queste cose di fronte a dei bambini illustrandone le ‘tecniche’ come se si trattasse delle istruzioni per costruire una bicicletta è una mancanza suprema di delicatezza. Oltre che un segno di adulti ridotti pericolosamente a babbei. Il che deve far pensare.”

      Banalizzare? Babbei? Allora adesso è tutto più chiaro: mia madre banalizzava ed era una babbea, quando mi spiegava, enciclopedia medica alla mano, cosa è il sesso all’età di nove anni. E io che pensavo di essere cresciuto in una famiglia avanti nei tempi…

      “Poiché, com’è noto, i babbei sono i maggiori alleati del pensiero totalitario. E solo un babbeo, appunto, non si accorge che dietro a questo gonfiare notiziole, a questo confondere le acque addirittura alla faccia dei bambini c’è un montare preciso di un totalitarismo di pensiero che fa a pezzi l’uomo, considerandolo di volta in volta macchina di congegni biologici, macchina di pulsioni sessuali, macchina di pezzi di ricambio, macchina fabbricabile a piacere. Macchina, automa, a cui il totalitario non-pensiero, concede pure lo svago di qualche pratica sessuale. E se i bambini in fondo se lo ficcano in zucca fin da piccoli, per il non-pensiero totalitario, è meglio…”

      Si commenta da sè.

  3. Eva Valut / Apr 1 2009 2:13 PM

    Again in the UK.

  4. Anto Picc / Apr 3 2009 2:38 PM

    “Dopo aver tentato di rispondere alle domande piccanti del figlio, questa psicologa americana ha infatti deciso di trasformare l’istintivo imbarazzo in una sfida professionale.”

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